giovedì 5 marzo 2015

Salta la Buona Scuola? Come Pecore in Mezzo ai Lupi - II serie, puntata 16



La Buona Scuola si trasforma da decreto legge con procedura d' urgenza in disegno di legge da affidare ai tempi del Parlamento. Ci sono ancora i tempi per le assunzioni di 120mila precari entro settembre? Ne parliamo con Claudio Velardi, Angelo Palumbo degli idonei al concorsone 2012 e Luisa Bossa parlamentare del Pd in Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Collegamenti con Angela Piscitelli dalla Francia, mentre Vincenzo Pascale da New York ci spiega che alla fin dei conti la scuola italiana resta superiore a quella di oltreoceano.


mercoledì 4 marzo 2015

Le ragioni di un successo

di Umberto Ranieri da la Repubblica Napoli

UNA riflessione meno emotiva sul risultato delle primarie campane del Pd dovrebbe partire da una ricerca delle ragioni del successo di De Luca mettendo da parte luoghi comuni e semplificazioni eccessive. Il sindaco di Salerno vince per diversi motivi. 
Prima di tutto perché è stato un buon amministratore. Fino a prova contraria tutti, anche i più critici, convengono sul fatto che la città di Salerno sia stata bene amministrata e abbia conosciuto una positiva trasformazione negli anni recenti. 
C'è un secondo motivo: De Luca ha condotto una battaglia politica contro il modo in cui erano amministrati la Regione e il Comune di Napoli negli anni del centrosinistra. C'era spesso qualcosa di sgradevole nei toni e nello stile con cui conduceva la polemica. E tuttavia coglieva nel segno. In un partito (fossero i Ds o il Pd) che non discuteva più. De Luca appariva l'uomo capace di parlar chiaro: di dire pane al pane e vino al vino. 
Infine il suo piglio decisionista e la sua tenacia hanno fatto presa a Napoli in un elettorato del Pd estenuato dalla condizione in cui versa una città che trascina irrisolti, da decenni, i propri problemi. Due vicende appaiono emblematiche di una tale situazione: la mancata bonifica dell'ex sito Italsider di Bagnoli a più di venti anni dalla chiusura dello stabilimento siderurgico; e il porto di Napoli, l'azienda più importante della città, condannato da anni al succedersi di gestioni commissariali. 
Sono queste le ragioni di fondo del successo di De Luca che prevale malgrado due grossi fardelli pesassero sulle sue spalle: il modo in cui si era comportato nel 2010 quando, dopo aver conteso a Caldoro la guida della Regione, aveva mollato tutto per tornarsene a Salerno; la sua vicenda giudiziaria che fa pesare l'ipoteca della decadenza nell'eventualità della elezione a presidente della giunta regionale. 
Non credo abbia contato nel suo successo essersi schierato con Renzi. L'unica cosa che ha saputo fare il gruppo dirigente nazionale del Pd è stata rinviare per ben quattro volte le primarie, con l'unico obiettivo di guadagnare tempo. Non mancavano obiezioni politiche verso le candidature in campo ma esse andavano discusse francamente e lealmente. Non nascoste dietro l'alibi del rinvio "en attendant Godot". Così come la scelta di coloro che non erano convinti della candidatura di De Luca era una sola: partecipare alle primarie in un confronto aperto sostenendo un proprio candidato in grado di affrontarlo politicamente, mettendoci la faccia e non nascondendosi sotto quella del partito. 
Non sono stati capaci di farlo. Si è cercata invece la via impraticabile e odiosa della soluzione dall'alto, della candidatura che avrebbe condotto al ritiro gli altri, della ricerca affannosa del 60 per cento di firme che secondo lo statuto del Pd avrebbe consentito di eliminare le primarie. Ricerca finita nel ridicolo. 
Possibile nessuno si sia reso conto che proporre di sottrarre la scelta a elettori e iscritti era un suicidio? Che la partecipazione a primarie che si svolgano in un quadro di regole sia l'unico modo attraverso il quale il Pd riesce ad attrarre e mobilitare elettorato? Ma tant'è! C'è molto da riflettere sullo stato del Pd a Napoli e nel Mezzogiorno e sui suoi gruppi dirigenti. 
Ora tocca a De Luca mostrare intelligenza politica: Caldoro è un osso duro. Non sarà una passeggiata. A Napoli si deciderà la partita del voto regionale. Occorrerà una capacità di dialogo con i napoletani sulla base della concretezza, parlando il linguaggio della verità. E facendo leva su una volontà di riscatto e cambiamento che nonostante tutto è ancora presente nell'animo dei napoletani. Vi sono energie e risorse nella città di Napoli che un'efficace azione di governo alla Regione può valorizzare pienamente. Si impegni a operare in questa direzione De Luca. Sarà questo il banco di prova. 

lunedì 2 marzo 2015

Speciale Primarie. Ha vinto De Luca

Puntata speciale di Come Pecore in Mezzo ai Lupi, il programma di Norberto Gallo e Mario Colella, dedicata interamente ai risultati delle primarie del Pd per il candidato Presidente della Regione Campania. Con il nostro inviato Francesco Bassini in giro per Comitati, collegamenti con Umberto De Gregorio, Sergio D'Angelo, Ugo Tassinari, Paolo Macry, Simona Brandolini, Adolfo Pappalardo, Carlo Porcaro, Vincenzo Iurillo, Carlo Tarallo, Leonardo Impegno e Graziella Pagano.

In diretta le prime dichiarazioni del vincitore Vincenzo De Luca.

Collegamento con Vincenzo Pascale da New York.


domenica 1 marzo 2015

Le primarie e il centrosinistra in Campania


Potrà sembrare un paradosso, ma se c'è qualcosa che cambia minimamente il verso nelle abitudini del centrosinistra campano, è il fatto che oggi si scelga il candidato Presidente della Regione con delle primarie che il partito romano ha provato (e forse ancora prova) ad azzerare.
Diciamocelo, i candidati non sono questa gran cosa. Non appassionano affatto Di Lello e Cozzolino in continuità con la politica della giunta Bassolino (in cui sono stati entrambi assessori) e nemmeno De Luca, alter ego salernitano dell' ex governatore a cui si contrappone dai tempi del Pci sul piano del puro potere. 
Certo, non sarebbe stato meglio Migliore, che al Forum organizzato da il Mattino ha tenuto a chiarire di tenere proprio Bassolino come suo punto di riferimento (del quinto candidato poco è dato sapere).

E tuttavia il fatto che oggi De Luca e Cozzolino si sfidino in campo aperto a suon di voto organizzato è un passo in avanti rispetto alle sabbie mobili degli ultimi vent' anni, in cui ogni conflitto è stato smorzato in nome dell' occupazione del potere e delle poltrone chiave a tutti i costi.
Il fatto che non ci sia una proposta politica alternativa alla continuità con gli anni passati non è certo colpa dei candidati che di quegli anni sono stati nel bene e nel male i protagonisti. Sarebbe piuttosto da capire perchè il Presidente segretario abbia affidato la gestione del cambiamento in Campania a qualche rampante giovanotto solidamente radicato nella storia degli ultimi vent' anni, preoccupato di costringere i 'vecchi' a seguirne i diktat piuttosto che pensare a come fare ad aprire a forze realmente nuove e vitali.
Però fa specie che a due giorni dalle elezioni, soltanto quando è stato chiaro che a votare si doveva andare per forza, ci si sia preoccupati di come funzionano le primarie e di rischi più o meno reali di “infiltrazioni”. Fa ridere che l' armamentario sia quello usato di solito con gli avversari, il rischio camorra e l' insostituibile Cosentino.
Tant' è oggi chi ci tiene (non io) potrà votare e scegliere chi dovrà sfidare il centrodestra uscente. Sarà credibile il vincitore per sostenere la sfida? Sarà innovazione o ritorno al passato? Lo decideranno gli elettori.

Intanto stasera, a partire dalle 22.30, scopriremo chi ha vinto e cercheremo di capire cosa si muove nel centrosinistra. Come al solito a Come Pecore in Mezzo ai Lupi, con il sottoscritto e Mario Colella e con il nostro Francesco Bassini in giro per comitati elettorali. 
Ci aiuteranno a capire cosa succede Carlo Tarallo, Carlo Porcaro, Alessio Postiglione, Sergio D' Angelo, Ugo Tassinari, Paolo Macry, Claudio Velardi, Luisa Bossa, Angela Cortese e Peppe Russo.

Dalle 22.30 in diretta su www.radioshamal.it

domenica 22 febbraio 2015

La Campania ultima spiaggia


di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno

Le elezioni regionali in Campania restano avvolte nelle nebbie di alleanze e candidature indefinite. E con un significativo ping-pong tra istanze locali e nazionali. Nel Pd, per esempio, da una parte ci sono i candidati ai nastri di partenza delle primarie, dall'altra quelli che sperano in un nome imposto da Roma. Analogamente, nella scelta di coalizione dei centristi di Ncd e Udc, non si capisce quanto conteranno i quadri regionali e quanto invece Alfano, Berlusconi e Salvini. È evidente cioè che i nodi da sciogliere non riguardano soltanto la Campania. E che la soluzione dei problemi dei partiti locali, quale che sia, influenzerà le geometrie parlamentari del paese.
Quelle geometrie sono fluide come non mai. Con la fine del patto del Na2areno e la crisi dell'area berlusconiana, il sistema politico rischia di perdere la sua stessa natura bipolare, perché al «partito della nazione» renziano sta venendo a mancare il contrappeso di una destra moderata, ormai ridotta ai minimi termini, mentre cresce la Lega di Salvini, ovvero una formazione regionalizzata e radicale, difficilmente in grado di competere per il governo del paese. Ed è in questo scenario che le scelte politiche della Campania potrebbero diventare poco meno che l'ultima spiaggia (o invece la pietra tombale) del sistema di alternanza inaugurato nel lontano 1994.
In Campania si prospettano due scenari assai diversi. Nel primo, la destra andrebbe alle elezioni nella sua forma attuale — un'alleanza tra Caldoro, Ncd e Udc — e la sinistra rinuncerebbe perciò ad alleanze incoerenti con gli ex berlusconiani. Il che significa, secondo il classico schema bipolare, che destra e sinistra dovrebbero contendersi i consensi di un'opinione pubblica moderata e spesso astensionista. Ovvero del centro. Un'ipotesi che potrebbe avere riflessi importanti anche nel resto del paese, vanificando o rendendo meno forte il ricongiungimento politico tra Berlusconi e Salvini, il quale si dice incompatibile con gli uomini di Ned e Udc.
Nascerebbe in Campania (dove potrebbe vincere le elezioni) il germe di un centrodestra nazionale nuovo, senza l'estrema leghista. Tutt'altro sarebbe lo scenario se invece Ncd e Udc si alleassero localmente con il Pd o se un accordo nazionale tra Lega e Forza Italia li mettesse fuori gioco. La destra risulterebbe più spostata a destra, la sinistra mescolata a un pezzo di destra. E il bipolarismo stravolto alla radice da espedienti elettoralistici. In questo caso, probabilmente, il centrosinistra campano vincerebbe a man bassa, ma il prezzo da pagare, sul piano locale e (peggio) nazionale, sarebbe la fine della destra, owero di un polo alternativo. L'ipotesi peggiore per la democrazia dell'alternanza. 

giovedì 19 febbraio 2015

Andrea Cozzolino - Come Pecore in Mezzo ai Lupi - 2 serie - puntata 14



Intervista a trecentosessanta gradi ad Andrea Cozzolino nella puntata di oggi di Come Pecore in Mezzo ai Lupi, la trasmissione di Norberto Gallo e Mario Colella in onda su www.radioshamal.it ogni giovedi sera a partire dalle 21.
Con Bassolino? “ci siamo fatti gli auguri a Natale”. Renzi? Se avesse avuto osservazioni sulla mia candidatura alle primarie non doveva neanche convocare una riunione, “bastava una piccola battuta e avrei fatto le mie scelte”.
Il problema ce l' ha una parte del gruppo dirigente campano che ha un suo candidato anche se presentato con mesi di ritardo. A questo punto non fare le primarie sarebbe una vera stranezza.
I soldi per la Campania sono certamente di meno ma Caldoro non li spende per incompetenza e peggiora la situazione. La ricetta da neo governatore? Aggiungere un miliardo di fondi comunitari al miliardo di spesa libera che già c'è per investire in servizi pubblici che facciano da volano ad investimenti privati.
La terra dei fuochi? Non nasce con Caldoro ma nemmeno con Bassolino. La priorità è aprire i cantieri per fare le bonifiche. Per smaltire le ecoballe non c'è bisogno del termovalorizzatore a Giugliano. Basta utilizzare gli impianti sottoutilizzati in Campania e nel resto d' Italia.

Commento di Francesco Bassini. In studio si parla di cultura e gestione dei beni culturali con Francesco Scala che insegna Management dell' Impresa culturale e dei beni di Spettacolo al Conservatorio di Salerno. Con Gianni Peluso parliamo della Mostra d' Oltremare e delle dimissioni del Cda uscente.
E ancora, diamo un' occhiata al libro Massoni. Società a responsabilità illimitata, di Magaldi, Massone democrat.




giovedì 5 febbraio 2015

Come Pecore in Mezzo ai Lupi - 2 serie - puntata 13



Mattarella Presidente. Al netto delle oramai abituali macchine del fango e beatificazioni lampo, come mai il Presidente ai tempi della rottamazione è un signore low profile con i piedi saldamente piantati nella prima Repubblica?
Con Giulio Di Donato, vicesegretario nel Psi di Bettino Craxi, parliamo dell' insana attrazione tra la DC demitiana ed il Partito Comunista degli anni 80.
Il liberale Ernesto Paolozzi si interroga della natura machiavellica o guicciardiniana del primo ministro Renzi.
Con Fabio Benincasa, giovane democristiano ai tempi del crollo della DC e poi nel PPI, ci parla di un Ciriaco De Mita ancora in piena attività.


Interventi di Vincenzo Pascale da New York e Angela Piscitelli dalla Francia.