domenica 22 febbraio 2015

La Campania ultima spiaggia


di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno

Le elezioni regionali in Campania restano avvolte nelle nebbie di alleanze e candidature indefinite. E con un significativo ping-pong tra istanze locali e nazionali. Nel Pd, per esempio, da una parte ci sono i candidati ai nastri di partenza delle primarie, dall'altra quelli che sperano in un nome imposto da Roma. Analogamente, nella scelta di coalizione dei centristi di Ncd e Udc, non si capisce quanto conteranno i quadri regionali e quanto invece Alfano, Berlusconi e Salvini. È evidente cioè che i nodi da sciogliere non riguardano soltanto la Campania. E che la soluzione dei problemi dei partiti locali, quale che sia, influenzerà le geometrie parlamentari del paese.
Quelle geometrie sono fluide come non mai. Con la fine del patto del Na2areno e la crisi dell'area berlusconiana, il sistema politico rischia di perdere la sua stessa natura bipolare, perché al «partito della nazione» renziano sta venendo a mancare il contrappeso di una destra moderata, ormai ridotta ai minimi termini, mentre cresce la Lega di Salvini, ovvero una formazione regionalizzata e radicale, difficilmente in grado di competere per il governo del paese. Ed è in questo scenario che le scelte politiche della Campania potrebbero diventare poco meno che l'ultima spiaggia (o invece la pietra tombale) del sistema di alternanza inaugurato nel lontano 1994.
In Campania si prospettano due scenari assai diversi. Nel primo, la destra andrebbe alle elezioni nella sua forma attuale — un'alleanza tra Caldoro, Ncd e Udc — e la sinistra rinuncerebbe perciò ad alleanze incoerenti con gli ex berlusconiani. Il che significa, secondo il classico schema bipolare, che destra e sinistra dovrebbero contendersi i consensi di un'opinione pubblica moderata e spesso astensionista. Ovvero del centro. Un'ipotesi che potrebbe avere riflessi importanti anche nel resto del paese, vanificando o rendendo meno forte il ricongiungimento politico tra Berlusconi e Salvini, il quale si dice incompatibile con gli uomini di Ned e Udc.
Nascerebbe in Campania (dove potrebbe vincere le elezioni) il germe di un centrodestra nazionale nuovo, senza l'estrema leghista. Tutt'altro sarebbe lo scenario se invece Ncd e Udc si alleassero localmente con il Pd o se un accordo nazionale tra Lega e Forza Italia li mettesse fuori gioco. La destra risulterebbe più spostata a destra, la sinistra mescolata a un pezzo di destra. E il bipolarismo stravolto alla radice da espedienti elettoralistici. In questo caso, probabilmente, il centrosinistra campano vincerebbe a man bassa, ma il prezzo da pagare, sul piano locale e (peggio) nazionale, sarebbe la fine della destra, owero di un polo alternativo. L'ipotesi peggiore per la democrazia dell'alternanza. 
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