mercoledì 4 marzo 2015

Le ragioni di un successo

di Umberto Ranieri da la Repubblica Napoli

UNA riflessione meno emotiva sul risultato delle primarie campane del Pd dovrebbe partire da una ricerca delle ragioni del successo di De Luca mettendo da parte luoghi comuni e semplificazioni eccessive. Il sindaco di Salerno vince per diversi motivi. 
Prima di tutto perché è stato un buon amministratore. Fino a prova contraria tutti, anche i più critici, convengono sul fatto che la città di Salerno sia stata bene amministrata e abbia conosciuto una positiva trasformazione negli anni recenti. 
C'è un secondo motivo: De Luca ha condotto una battaglia politica contro il modo in cui erano amministrati la Regione e il Comune di Napoli negli anni del centrosinistra. C'era spesso qualcosa di sgradevole nei toni e nello stile con cui conduceva la polemica. E tuttavia coglieva nel segno. In un partito (fossero i Ds o il Pd) che non discuteva più. De Luca appariva l'uomo capace di parlar chiaro: di dire pane al pane e vino al vino. 
Infine il suo piglio decisionista e la sua tenacia hanno fatto presa a Napoli in un elettorato del Pd estenuato dalla condizione in cui versa una città che trascina irrisolti, da decenni, i propri problemi. Due vicende appaiono emblematiche di una tale situazione: la mancata bonifica dell'ex sito Italsider di Bagnoli a più di venti anni dalla chiusura dello stabilimento siderurgico; e il porto di Napoli, l'azienda più importante della città, condannato da anni al succedersi di gestioni commissariali. 
Sono queste le ragioni di fondo del successo di De Luca che prevale malgrado due grossi fardelli pesassero sulle sue spalle: il modo in cui si era comportato nel 2010 quando, dopo aver conteso a Caldoro la guida della Regione, aveva mollato tutto per tornarsene a Salerno; la sua vicenda giudiziaria che fa pesare l'ipoteca della decadenza nell'eventualità della elezione a presidente della giunta regionale. 
Non credo abbia contato nel suo successo essersi schierato con Renzi. L'unica cosa che ha saputo fare il gruppo dirigente nazionale del Pd è stata rinviare per ben quattro volte le primarie, con l'unico obiettivo di guadagnare tempo. Non mancavano obiezioni politiche verso le candidature in campo ma esse andavano discusse francamente e lealmente. Non nascoste dietro l'alibi del rinvio "en attendant Godot". Così come la scelta di coloro che non erano convinti della candidatura di De Luca era una sola: partecipare alle primarie in un confronto aperto sostenendo un proprio candidato in grado di affrontarlo politicamente, mettendoci la faccia e non nascondendosi sotto quella del partito. 
Non sono stati capaci di farlo. Si è cercata invece la via impraticabile e odiosa della soluzione dall'alto, della candidatura che avrebbe condotto al ritiro gli altri, della ricerca affannosa del 60 per cento di firme che secondo lo statuto del Pd avrebbe consentito di eliminare le primarie. Ricerca finita nel ridicolo. 
Possibile nessuno si sia reso conto che proporre di sottrarre la scelta a elettori e iscritti era un suicidio? Che la partecipazione a primarie che si svolgano in un quadro di regole sia l'unico modo attraverso il quale il Pd riesce ad attrarre e mobilitare elettorato? Ma tant'è! C'è molto da riflettere sullo stato del Pd a Napoli e nel Mezzogiorno e sui suoi gruppi dirigenti. 
Ora tocca a De Luca mostrare intelligenza politica: Caldoro è un osso duro. Non sarà una passeggiata. A Napoli si deciderà la partita del voto regionale. Occorrerà una capacità di dialogo con i napoletani sulla base della concretezza, parlando il linguaggio della verità. E facendo leva su una volontà di riscatto e cambiamento che nonostante tutto è ancora presente nell'animo dei napoletani. Vi sono energie e risorse nella città di Napoli che un'efficace azione di governo alla Regione può valorizzare pienamente. Si impegni a operare in questa direzione De Luca. Sarà questo il banco di prova. 
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