lunedì 11 maggio 2015

Guerini: «Basta liste fai da te non votate gli impresentabili»

Lorenzo Guerini

di Adolfo Pappalardo da il Mattino

Quando gli chiedi delle liste, di quei nomi impresentabili finiti nel centrosinistra Lorenzo Guerini, vicesegretario nazionale del Pd, dice: «Provo amarezza». «Perché - aggiunge subito - abbiamo messo in campo un impegno enorme, abbiamo pagato, anche in termini di consenso, un prezzo grande e ora tutto questo lavoro rischia di essere offuscato sul piano dell'immagine per scelte discutibili di altre formazioni». Delle civiche, intende lui che «hanno perso lo spirito originario di aprire alla società civile per diventare, in alcuni casi, meri pacchetti di consenso». Da giorni il Pd è nella bufera: polemiche e veleni per nomi discutibili. «Il Pd in Campania ha stabilito principi molto chiari in merito a qualità delle liste, con un'applicazione di regole più rigorose dello stesso codice etico. Tanto da fare scelte precise. Si è intervenuti in maniera dura con i vertici nazionali e regionali, affrontando passaggi anche dolorosi ma abbiamo fatto scelte chiare, come Pd, per poter rispondere alla richiesta di chiarezza che l'opinione pubblica ci ha chiesto. Un'asticella altissima per valutare i nomi, sia nel Pd che nelle liste del candidato governatore De Luca. Stessi principi chiesti a tutta la coalizione». 
Che però hanno tenuto un'asticella non alta. Anzi. 
«Da qui l'amarezza. Perché nonostante questo impegno molto forte messo in campo alcune situazioni di alcune liste alleate possono destare qualche interrogativo che un lavoro più attento avrebbe potuto evitare. Per questo mi rifaccio alle parole chiare di De Luca di non votare certi nomi, il nodo venga risolto con la competizione elettorale». 
Il giudice Raffaele Cantone per questo propone di non candidare persone anche senza condanne definitive. 
«Il tema di innovazione legislativa posto da lui ha legittimità e merita di essere affrontato. Sulle candidature sono d'accordo ma occorre approfondire bene per evitare poi di trovarsi davanti a situazioni di incertezza legislativa. La politica ha il dovere di darsi un sistema di regole serie ma evitando di farsi condizionare sull'onda dell'emotività. Quello di Cantone è un giusto invito al Parlamento ma occorre un approdo legislativo serio e articolato evitando l'incertezza dell'applicazione». 
Rimane il problema del codice etico: voi l'avete applicato ma i vostri alleati campani no. 
«Noi ne abbiamo uno stringente a cui vogliamo lavorare ulteriormente ed è stato applicato in maniera precisa in tutta Italia sotto la supervisione della commissione nazionale di garanzia. Poi è evidente come in una coalizione, specie con liste civiche, il codice etico vale solo per il partito che ne ha uno e lo applica. Quindi c'è il rischio che ciò che esce dalla porta rientri dalla finestra. Io invece mi interrogherei su come nascono e prosperano queste esperienze civiche. Sono nate per coinvolgere la società politica nell'impegno politico ma oggi, in alcuni casi, corrono il rischio di diventare altro. Forse su questo tema serve una riflessione articolata della politica». 
Facciamola. 
«O tornano allo spirito iniziale o queste formazioni possono dare la sensazione di esser solo contenitori di pacchetti di voti. Poi dovremmo fare in modo che laddove noi costruiamo alleanze in Regioni e comuni, ogni formazione firmi l'adesione ad un codice etico vincolante. Può essere il nostro o comunque ne occorre uno per darsi regole serie e chiare. Un elemento che assumiamo da queste esperienze». 
Anche perché per colpa delle periferie il Nazareno si trova nei guai. 
«Chiariamolo di nuovo: sulle liste il Pd ha fatto scuola. Abbiamo in Campania, e altrove, figure ineccepibili: espressioni della società civile e delle istituzioni. Purtroppo come sempre accade, ed è qui il mio elemento di rammarico, alcune situazioni negative rischiano di offuscare il tanto di positivo c'è». 
Anche perché in questa regione c'è già una situazione particolare: già il candidato Vincenzo De Luca può incorrere in una sospensione per la legge Severino. Lei stesso nutriva questo dubbio e giudicava inopportuna la sua candidatura. 
«Il tema è stato posto inizialmente come elemento da valutare. Poi si è deciso per le primarie che hanno dato un risultato chiaro e quell'esito l'abbiamo rispettato. Da quel voto De Luca è il candidato del Pd, di tutto il Pd. E, lo dico in maniera chiara, la sua figura è nettamente distante da certe situazioni ambigue o opache. Per De Luca parla la sua storia di impegno contro i clan: occorre affermarlo con forza e determinazione». 
Poi ci sono i trasformisti. Prenda Melito: il sindaco-segretario pd ha come opposizione un uomo del Pdl che si ritrova in coalizione nelle regionali. Non è trasformismo è un doppio salto carpiato. 
«In politica vi possano essere posizioni che si cambiano. Ci possono essere liste, specie le civiche, che da un elezione all'altra possono. E possono esserci soluzioni contraddittorie: non solo in Campania ma accade dappertutto». 
Un argine? 
«Nella medesima istituzione può esserci ma su piani diversi è complicato. Dopodiché è la politica a dover stare attenta e valutare bene». 
Roberto Saviano dice che il governo, il Pd, non hanno più l'antimafia come priorità. 
«Parlare di disattenzione o arretramento è sbagliato e lo dimostra il lavoro che il governo sta facendo. Dalla nomina del giudice Cantone all'Anticorruzione al rafforzamento delle pene per i reati di corruzione sino al provvedimento legislativo sul voto di scambio. Certo le sue parole sono uno stimolo e non intendiamo certo banalizzarle». 
Ammetta però che candidare l'avversario del sindaco anticlan di Casal di Principe con il centrosinistra è stata una cantonata. 
«Quella candidatura a Casal di Principe è sbagliata ma non riguarda le liste pd». 
Il Pd ragiona a due velocità: a Roma in un modo, in periferia spesso in maniera opposta. Non sarà che forse occorre sdoppiare, come sempre stato, la figura del premier e del segretario? 
«Non c' entra nulla ma colgo l'occasione per riaffermare che il Pd ha oltre seimila circoli, è un partito sano e composto da militanti che lavorano duramente ed esigiamo rispetto nei loro confronti. E siamo anche l'unico partito che discute, ha organismi democratici in cui si sollevano critiche anche contro i vertici ma poi alla fine si vota». 
Poi c'è l'accordo last minute tra De Luca e De Mita. 
«L'Udc condivide l'esperienza nazionale e abbiamo fatto accordi anche in altre realtà regionali allargando il consenso intorno ai nostri candidati e i loro programmi. In Campania è un accordo maturato in extremis e quindi sconta un po' il pieno coinvolgimento degli orgasnismi dirigenti. Ma non è sicuramente un accordo innaturale». 
Non è che a furia di allargare il consenso e imbarcare tutti si perda il voto dei militanti di centrosinistra? 
«Il nostro elettorato ci chiede di presentare proposte di governo all'altezza e il programma per la Campania, con De Luca per la sua storia, per la sua capacità, rappresenta una garanzia e una risposta a tutti i dubbi. Dopodiché il nostro elettorato sa giudicare le scelte». 
Non solo il voto in Regione. Inchieste hanno travolto il Pd di Giugliano, Ercolano e Ischia. E situazioni paradossali: a Ercolano dalemiani che hanno un candidato contro quello democrat. Interverrete? 
«Le segreterie regionale e provinciale sono intervenute commissariando, correttamente, alcuni circoli. Ed io stesso ho richiesto un intervento chiaro su Ischia che deve avvenire a breve. È evidente poi come dove c'è il simbolo del Pd, significa che chi fa scelte contro si pone in contrasto con il partito». 
E quindi? Chi fa campagna contro viene messo fuori o cosa? 
«Prima di agire con le norme vorrei che ci fosse più responsabilità da parte di tutti». 
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