domenica 3 maggio 2015

La patologia del potere



di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno

Fino all'altroieri, Vincenzo De Luca si presentava come l'antitesi militante del bassolinismo e il nemico giurato di Caldoro. Ora stringe un patto di ferro con Ciriaco De Mita, ovvero l'alter ego del bassolinismo e l'alleato di Caldoro. Per parte sua, De Mita (fino all'altroieri) lamentava che la politica stesse abdicando a un populismo senza partito, senza cultura e senza programmi. Ora entra in un cocktail guidato da un leader trasversale e populista e comprendente, oltre ai democratici, spezzoni fittiani, fascisti perbene, "cosentiniani", micronotabili di ogni specie. 
Parigi vai bene un pò di trasformismo, si dirà. Ed è assai probabile, d'altronde, che in pochi ricorderanno certe intemerate di De Luca («da quarant'anni il problema politico della Campania si chiama Ciriaco De Mita») o i ripetuti cambi di casacca del leader di Nusco (con la sinistra nel 2000, con la destra nel 2010, con la sinistra oggi). E ancor meno saranno gli elettori in grado di decifrare la materia del contendere: i conflitti attorno a Pasquale Sommese e Pietro Foglia, il futuro di Antonia e Giuseppe De Mita, questioni indifferenti all'universo mondo. Ma è altrettanto probabile che l'opinione pubblica ne ricaverà comunque il senso di una politica spogliata di ogni ragione programmatica e collettiva. Condotta sul filo di interessi piccoli, personali, tutt' al più familiari. 
Una patologia che segnala ancora una volta il problema dei problemi: quello di una classe dirigente meridionale incapace di rendere più credibili e dunque partecipate le istituzioni. Di un Sud che si conferma territorio di municipalismi, cacicchi sempiterni. Truppe cammellate nei secoli fedeli. De Luca aveva costruito il profilo del grande vendicatore che espelle i mercanti dal tempio («a calci nel sedere»), scioglie nell'acido le burocrazie regionali, decapita le oligarchie sanitarie. De Mita aveva auspicato una politica attenta alla dimensione comunitaria, erede del popolarismo, culturalmente agli antipodi dai demagoghi con la bandana. Oggi i due si alleano proprio con il reciproco paradigma di nemico: De Luca con De Mita, De Mita con De Luca. 
Resta da capire fino a che punto gli elettori apprezzeranno. Ma, se questa è la politica, nessuno potrà stupirsi di fronte alla crescita dell'astensionismo o a un successo grillino. Ne potrà stupirsi, l'anno prossimo, se Luigi de Magistris sarà in grado di rivendicare la sua totale estraneità a simili giochi di potere. Dopotutto, l'opinione pubblica non è quella dei tempi di Depretis. 
Nel frattempo, il connubio ha già avuto i suoi effetti: in Campania, il centro non esiste più e il Pd si spacca ulteriormente tra chi venderebbe l'anima per una poltrona e chi, testardo, pensa ancora alla bella politica. 
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