domenica 10 maggio 2015

L`eterno ritorno delle regionali


di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno

II voto regionale in Campania si annuncia come una rivoluzione. Ma nel senso dell'eterno ritorno degli astri al punto di partenza. Tutto ripete gli scenari del 2010. Sono gli stessi i principali competitori: Caldoro contro De Luca cinque anni fa, Caldoro contro De Luca oggi. È lo stesso, a parti invertite, il teatrino della propaganda. Nel 2010 era a Caldoro che gli indignati addebitavano la camorra. Cosentino, i condannati, gli ex-Dc, ecc. Ora, per identiche ragioni, sulla graticola finisce De Luca. Ma è un déjà vu anche l'offerta politica: debole, strumentale, fuorviante. 
Nelle ultime settimane (specie in area deluchiana), alleanze e liste sono state costruite con grande spregiudicatezza, includendo chiunque risultasse appetibile per la sua dote elettorale. E intanto, essendo impossibile desecretare le discussioni diurne e notturne su ribaltoni e ribaltini, all'opinione pubblica veniva offerta un'alternativa esclusivamente personalistica, se non fisiognomica. La grinta di De Luca o il sorriso trattenuto di Caldoro. La mascella dello sceriffo o la camicia del collegiale. E poi molte contumelie. Sciacallo, disperato, incapace. Bugiardo, macchietta, bandito. 
Sta di fatto che il secondo round Caldoro-De Luca sta partorendo il classico topolino: la chiamata alle armi delle truppe cammellate, la retorica della camorra, il duello caratteriale. Ma non un progetto per cambiare le condizioni del territorio. Nessuna svolta ambiziosa di medio periodo. Non un convincente piano per i ricchi Fondi Europei, che avvicini la Campania alla Lombardia. Neppure lo sforzo di individuare personalità e competenze nuove. 
Con la conseguenza che a fatica si riuscirebbero a trovare significative differenze tra i programmi dei candidati. Non uno che proponga la Big Society e l'altro il New Welfare. Uno che dica meno tasse e l'altro più spesa. I messaggi sono onnicomprensivi, cioè generici. Nessuno si prende il rischio di scegliere. È questo l'eterno ritorno. 
Se destra e sinistra, oggi impudicamente mescolate, ripropongono un ottimismo di maniera e in realtà si affannano nella classica caccia al voto notabilare, è perché sembrano aver rinunciato a mobilitare l'opinione pubblica su grandi idee, a sollecitare l'esercito dei delusi intorno a prospettive coraggiose che li coinvolgano realmente, a indicare concrete svolte amministrative. Ma essendo loro stesse, destra e sinistra, le prime a non credere nella possibilità di modificare l'istituto regionale, finiscono per confermare l'idea (già assai diffusa) che palazzo Santa Lucia sia ininfluente per la vita di lavoratori, famiglie, giovani. Una colpa politica grave, perché ciò che accade in altre e più virtuose regioni dice che le cose non stanno così. 
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