martedì 12 maggio 2015

Impresentabili: fuori i nomi

Marco Demarco

di Marco Demarco da il Corriere del Mezzogiorno 

Qui la politica c'entra, eccome. Ma prima ancora c'entra la logica. Quella del Pd è ormai data per dispersa. «Non votateli», dicono ora Lorenzo Guerini e Vincenzo De Luca, cioè il centro e la periferia del partito. Parlano degli impresentabili nelle liste del centrosinistra campano. E ne parlano senza pudore, come se fosse normale averli in lista, come se ci fosse quasi un obbligo a prevederne una quota. Il loro sembra un appello corretto e sensato, se non ispirato da un'alta motivazione morale. 
È invece una mostruosità retorica. Nella forma, perché è tardivo; nella sostanza, perché è omertoso. Si, clamorosamente omertoso. «Non votateli!» Ma non votate chi? Chi sono gli impresentabili? Senza i nomi e i cognomi è solo un abbaiare alla luna. E dunque, cari Guerini e De Luca, ora fuori i nomi! Vi riferite ai cosentiniani o ai fascisti? Ai trasformisti o alle mogli di? Ora dovete dirlo. Siete obbligati a farlo. A meno che non vogliate anche contraddirvi. 
È stato proprio De Luca, col plauso di Roma, si immagina, a dire infatti che le denunce generiche non sarebbero state accolte; e che, se ci fossero stati fondati sospetti su qualcuno, sarebbe stato giusto andare in Procura. Ebbene, ora De a Luca accusa, dice che qualche candidato sarebbe stato meglio lasciarlo a casa, ma non va dai pm. Perché mai? Inoltre, De Luca non nomina gli impresentabili ma li conta. Dice che sono «quattro o cinque» su centinaia. Testuale. 
Dunque sa chi sono, li ha individuati. La sua è senz'altro un'approssimazione per difetto, ma tant'è: perché li enumera e non li nomina? L'omertà, come si vede, c'è tutta. La logica salta anche quando, cinicamente, il Pd scarica tutte le colpe sugli alleati scomodi. Che però sono diventati scomodi ora, non quando De Luca li ha a lungo corteggiati e selezionati. 
Ma l'appello contro gli impresentabili è anche diseguale. Perché per De Luca vale il principio della legittimazione popolare, che viene invece negato nel caso degli altri. De Luca ha un impedimento che gli viene dalla legge Severino. Se dovesse vincere non potrebbe insediarsi alla Regione perché destinato alla sospensione: per un giorno o per un anno e mezzo, nessuno può dirlo. Ciò nonostante, il Pd ha preso atto del voto delle primarie. Un voto, dice, che vale più della legge. Lo sosteneva a suo vantaggio, ma il Pd lo contestava, anche Berlusconi. E se ora le preferenze dovessero legittimare ex post gli impresentabili? 
Infine, un quesito che riguarda Renzi. Quando con orgoglio dice di appartenere alla sinistra a cui piace vincere, è anche alla sinistra di De Luca che pensa? Quella che per vincere ha trasformato le liste in una raccolta indifferenziata di candidati? Tutto sta a saperlo. 
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