domenica 10 maggio 2015

Quali differenze tra destra e sinistra



di Aurelio Musi da la Repubblica Napoli

TARDIVA e controproducente è la marcia indietro di Vincenzo De Luca sulla questione degli "incandidabili" nelle liste a sostegno della sua candidatura alla presidenza della Regione. Tardiva, perché arriva a cose fatte, come se si volesse chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Controproducente, perché riconosce la presenza di fattori inquinanti nelle liste collegate, ma tende a fortemente circoscrivere e minimizzare il fenomeno. La posizione del candidato del Pd rivela, peraltro, la doppia cifra di questa campagna elettorale. L' intreccio, cioè, tra caratteri ricorrenti e ormai di lunga durata soprattutto delle tornate amministrative qui in Campania e una novità radicale di questa congiuntura elettorale. 
Caratteri ricorrenti sono il trasformismo, il familismo, i rocamboleschi ingressi nelle liste collegate, l'annullamento delle differenze tra destra e sinistra, il ricorso alla pratica del voto di scambio, la presenza inquietante tra i candidati di inquisiti e collusi con la criminalità organizzata. Certo non è il "sistema Gomorra" esportato pari pari e organicamente inserito nella composizione delle liste, come sostiene Saviano. Ma, rispetto al passato, si registra una presenza più incisiva di quel sistema. Del resto, ha ragione Claudio Velardi: la politica e l'amministrazione sono lo specchio della società, non costituiscono certo zone franche. 
Colpisce poi il fatto che Saviano incontri i consensi e le simpatie del Pd quando denuncia le pratiche della destra; non vada invece più di moda e venga attaccato quando entra in casa dei democratici a rompere le uova nel paniere. 
La novità radicale di questa campagna e della vigilia elettorale è la profonda mutazione genetica dei partiti e della politica. A destra l'implosione di Forza Italia costringe Caldoro a personalizzare, rispetto al suo stile abituale, lo scontro con De Luca, definito «un' inquietante macchietta», accusato di voler rifare il Pdl cosentiniano e il partito fascista con Aveta, reo di essere eterodiretto dal vero padrino De Mita. 
Nel Pd alla latitanza dei gruppi dirigenti locali, patetiche comparse in scenari decisi altrove, fa riscontro l'ambigua posizione dei gruppi dirigenti nazionali: i primi prendono le distanze da alcuni criteri di composizione delle liste, rivelando così soltanto la loro impotenza; i secondi da un lato sostengono De Luca, dall'altro si mostrano preoccupati per l'esito della battaglia. 
Il tallone d'Achille del "partito della nazione" di Renzi è proprio la contraddizione tra il tentativo di rinnovamento della classe dirigente a livello centrale e il sostanziale immobilismo della periferia. È palese l'incongruenza tra il progetto renziano e il "partito personale" di De Luca che, pur mostrando non poche analogie con la pratica politica del presidente del Consiglio e segretario nazionale del Partito democratico, se ne distacca proprio per i comportamenti che sta assumendo in questa campagna elettorale. 
Insomma De Luca incarna la forza reale della continuità — e l'accordo con De Mita ne è la prova esemplare — contro la vuota retorica della discontinuità espressa negli slogan "Mai più ultimi" e "A testa alta". 
In questo contesto l'annullamento delle differenze tra destra e sinistra è pressoché totale. Diversità non si scorgono né nei programmi annunciati dai due maggiori candidati, De Luca e Caldoro, né nelle loro pratiche politiche e di governo, né nello stile che, come in uno specchio, rende assai simili la personalità del centrodestra e quella del centrosinistra. 
Perciò non stupiscono i risultati di alcuni sondaggi che vedono favorite l'antipolitica e le forze antisistema come il Movimento Cinque Stelle. La sostanziale equivalenza tra le forze di Caldoro e quelle di De Luca e la straordinaria crescita prevista per i pentastellati sono l'esatta conferma del ragionamento svolto in precedenza. 
In tali condizioni è possibile che la scelta astensionista penalizzerà sia Caldoro che De Luca: una scelta, si badi bene, che non può essere criminalizzata e che, al contrario, rivelerebbe la sua piena legittimità. 
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