martedì 2 giugno 2015

Una prima analisi del voto in Campania



I voti infatti si contano, non si pesano, né può farsi diversamente in una pubblica assemblea, dove nulla è tanto ineguale che l'eguaglianza stessa. (Plinio il Giovane)

di Norberto Gallo - Nell' azzardare una prima, stringata analisi del voto, il dato che salta agli occhi è il numero di votanti campani: 2milioni e 400mila persone, esattamente quanti avevano votato alle europee di un anno fa. Questo dato e lo scenario politico radicalmente mutato dall' irrompere sulla scena nazionale di Matteo Renzi, rende impossibile il paragone rispetto alle scorse regionali, quando votarono 3milioni e 100mila elettori e Caldoro vinse con 1milione e seicentomila voti contro il milione e 240mila di De Luca, mentre il Movimento 5 Stelle con candidato Roberto Fico, si fermò ad appena 40mila voti.
Stavolta De Luca vince con 988mila voti, 67mila di scarto rispetto ai 921mila di Caldoro. Merito del travaso di voti 'Caldoriani' ed anzitutto dell' alleanza 'last minute' con De Mita che sposta 53mila voti da destra a sinistra. Se fosse rimasto con Caldoro il centrodestra avrebbe vinto con 40mila voti in più.

Rispetto alle europee, dove si votava con il proporzionale e senza coalizioni, la lista del Pd in era renziana perde 390mila voti, che però restano a De Luca tra voti al solo candidato presidente e liste civiche apparentate.
Suggestiva la coincidenza, ovviamente tutta da verificare rispetto agli effettivi flussi di spostamento del voto, tra i 140mila voti che perde il M5S ed i 140mila che guadagna Caldoro rispetto alla somma dei voti presi dai partiti di centrodestra alle scorse europee. 
Debacle di Sel che passa dagli 87mila voti della lista Tsipras ad appena 52mila voti, restando fuori dal Consiglio regionale con un modesto 2,32%.
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