domenica 16 agosto 2015

Zoccole: racconto di ferragosto. 2 Com’ è che zia Carlotta divenne intoccabile


2 Com’ è che zia Carlotta divenne intoccabile

«Dottò, non è di mia competenza» tagliò corto Luigino senza nemmeno alzare la testa dal giornale.
Il libraio perse improvvisamente vigore. Smise di gesticolare e con tono preoccupato, più che rassegnato, chiese «e chi la deve levare quella zoccola morta da sotto al negozio mio?».
«Chiamate il numero verde. – rispose lo spazzino - Quelli vengono subito gli esperti con le attrezzature adatte e se la portano dopo avere disinfettato tutto. E’ pure una questione di igiene» scandì Luigino alzando lo sguardo e fissando serio un don Eduardo oramai disarmato dalla risposta che non lasciava scampo. Perché il “non mi compete” dello spazzino equivaleva ad un biglietto di ingresso nel circo della burocrazia cittadina, nel quale si può entrare in qualsiasi momento, senza sapere però se ci sarà mai ritorno.
«E voi lo tenete questo numero verde?» chiese don Eduardo rassegnato. «No dottò, non lo so... ve l’ ho detto, a me non mi competono queste cose. Però se cercate sopra internet lo trovate sicuramente» rispose frettolosamente un oramai distratto Luigino, certo di aver fatto ben più del suo dovere dando quelle precise informazioni al libraio. Soddisfatto ammutolì, tornò con lo sguardo al giornale e si accese una sigaretta.

Per la verità, a Don Eduardo venivano in mente un sacco di obiezioni sensate da fare allo spazzino, ma sapeva che a quel punto la soluzione se la doveva cercare da solo. Si girò, tornò verso la saracinesca del negozio, e prendendo dalla tasca il suo telefonino cellulare (al quale aveva orgogliosamente resistito per lungo tempo, ma poi aveva dovuto ammettere “oramai è una necessità”) provò a cercare il famoso numero verde. Subito lo trovò. Senza pensarci sopra toccò lo schermo dove era scritto “effettua chiamata” e rimase ad aspettare qualcuno con cui parlare. Rispose una voce registrata che diceva di aspettare perché gli operatori erano tutti occupati.

Mentre apriva la saracinesca gli rispose finalmente qualcuno. «Buongiorno, mi dica». «Senta, chiamo da san Pietro a Majella, qui c’ è un topo morto…». Non ebbe nemmeno il tempo di finire la frase che la voce dall’ altro capo del telefono lo fermò «non è di nostra competenza, signore». Il libraio si sentì di nuovo perduto: «come non è di vostra competenza? Mi ha detto un vostro operatore che il numero verde serve per i rifiuti speciali…». «Certamente – rispose impassibile la voce – ma un ratto morto non è un rifiuto speciale, ma carogna di animale morto per causa diversa dalla macellazione. La rimozione della carogna è riservata esclusivamente ai servizi della ASL…».

Don Eduardo non ci poteva credere. Era successo proprio quello che più temeva: era entrato nell’ orrenda spirale dello scaricabarile tra uffici pubblici. «Ma me lo devo togliere da solo?» sibilò contrariato. E la voce, per niente turbata dal tono, spiegò «assolutamente no. Dovete chiamare l’ ufficio rimozione carogne della ASL di appartenenza. Se lo doveste rimuovere voi commettereste un’ infrazione al regolamento comunale. E che ne sapete che quel topo non è portatore di malattie gravissime? E se lo toccate e mischiate qualcosa a tutti quelli che incontrate? Chiamate la Asl che quelli vengono con le attrezzature adatte, ma non lo toccate, per carità…».
Rimase di sasso. Anche lì non c’ era più niente da fare: bisognava rassegnarsi e chiamare la Asl. Prima di attaccare, riuscì a chiedere con un filo di voce «mi potete dare il numero di questo ufficio per le carogne?». «No signore, spiacente. Però lo trova facilmente sull’ elenco telefonico o in internet. Buongiorno.» E riattaccò.

Intanto bisognava aprire il negozio. Avrebbe continuato dopo la ricerca. Però la rabbia che cominciava a montare doveva trovare sfogo in qualche modo. Senza riporre il suo cellulare si collegò al primo social network che aveva a disposizione e scrisse: “A San Pietro a Majella una zoccola morta giace, destinata a restar lì, ostaggio della burocrazia”.

«Io poi non li sopporto proprio a questi quando cominciano a dire zoccola tutti schifati» sbottò improvvisamente zi’ Rafele che non aveva detto una parola per tutto il tempo. «Quasi quasi pare che se sbatteva a terra la chiattona del terzo piano, la signora Ascione, ci facevano venire ‘e criature a farsi le foto ricordo…ma jatevenne…». (continua)

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