sabato 24 gennaio 2015

Come Pecore in Mezzo ai Lupi - 2 serie - puntata 11



Norberto Gallo e Mario Colella conducono Come Pecore in Mezzo ai Lupi. Si stava meglio quando si stava peggio?
Mentre in Europa si cerca ancora la soluzione alla crisi, il Presidente Obama annuncia che gli USA sono in ripresa.; ce lo racconta Vincenzo Pascale da New York.
Con Maurizio De Giovanni parliamo di cultura a Napoli e del ritorno del Commissario Ricciardi.
Alessio Postiglione ci spiega perchè Che Guevara è meglio di Giorgio Napolitano, come ha detto il sindaco De Magistris.
Umberto De Gregorio ci parla delle primarie del Pd in Campania e della vicenda giudiziaria di Vincenzo De Luca.
E ancora, si stava meglio quando si stava peggio? E la donna sottomessa stava meglio di quella che lavora?

A seguire in diretta la partita c' è Francesco Bassini.



lunedì 19 gennaio 2015

Come Pecore in Mezzo ai Lupi - 2 serie - puntata 10

Norberto Gallo e Mario Colella parlano dei pugni del Papa e di libertà di satira. C' è una guerra 'a bassa intensità in corso? E le primarie del PD in Campania?
Interventi di Vincenzo Pascale da New York, Marco Ciriello, Ugo Maria Tassinari, Francesco Bassini, Peppe Papa.



domenica 11 gennaio 2015

Come Pecore in Mezzo ai Lupi - 2 serie - puntata 9



Norberto Gallo e Mario Colella in Come Pecore in Mezzo ai Lupi. 
L' assalto a Charlie Hebdon. Ne parliamo con Vincenzo Pascale da New York, Angela Piscitelli dalla Borgogna e Ugo Maria Tassinari.
Vigili Urbani e fannulloni del pubblico impiego. Con Salvatore Guerriero.
Le primarie del Pd, Caldoro ricandidato alla presidenza della Regione Campania e l' incognita dei grillini in Campania. Con Carlo Porcaro.
E Pino Daniele? Cantore della Napoli degli anni 70 e 80, da Napoli va via a 25 anni. Certo è che era un artista.

Musiche di Pino Daniele, 99 Posse, Enzo Avitabile, Gigi D' Alessio, Mario Merola, Clementino e Rocco Hunt.



domenica 2 novembre 2014

De Magistris ricandidato ed il PD pugile suonato


Questione di leader, direbbe un politologo cazzuto. E in effetti la sostanza politica del mese di sindacatura sospesa (sospensione a sua volta sospesa, val la pena ricordare) è tutta qui. Al netto della rappresentazione da opera buffa di un Paese nel quale la certezza del diritto appare sempre più un miraggio, il Luigi De Magistris che vince in tribunale straccia letteralmente i suoi avversari sul piano politico e recupera le carte per tornare a giocare da protagonista sulla scena politica cittadina e nazionale.
Viene sostanzialmente dimenticata la sostanza della condanna in primo grado (l’ aver effettuato intercettazioni illegittime più o meno come una spia della Stasi o della Cia), passa in secondo piano la scarsa qualità amministrativa di questi tre e passa anni, e ad emergere è la figura di un sindaco paladino del popolo in lotta contro la politica di apparato ed i poteri forti.
Intendiamoci: che il Giggino di lotta riuscisse assai meglio di quello di governo era chiaro a tutti. Non lo era altrettanto, invece, l’ incapacità del quadro politico napoletano di esprimere qualcosa di più sostanzioso. E invece, nonostante il mese di sospensione e perfino qualche insospettabile focolaio di fuoco amico, De Magistris è rimasto saldamente alla guida di Palazzo San Giacomo e, cosa più importante, ha occupato per intero la scena pubblica accreditandosi come unico leader politico vero sulla piazza.
Di fatto è il Partito Democratico ad uscire devastato dalla vicenda, aggiungendo all’ ambiguità di un’ opposizione a corrente alternata, la prova inequivocabile di una stupefacente incapacità di costruire una prospettiva di governo della città anche nel momento di massima debolezza arancione.
Il segretario provinciale Carpentieri aveva spiegato all’ indomani della sospensione «riteniamo indispensabile consentire alla città di tornare al voto per dotarsi di una guida salda e sorretta dal consenso popolare». Lorenzo Guerini, il vicesegretario di Renzi, aveva rincarato la dose avvisando «vengo a staccare la spina a de Magistris», quando a ottobre era piombato a Napoli. C’ era stata addirittura l’ investitura di un nuovo (si fa per dire) candidato alla guida della città durante la Leopolda renziana, con l’intervento da sindaco in pectore di Gennaro Migliore, ex Sel transitato alla corte del capo del Governo.
Quella spina non è stata staccata, non ci sono state mozioni di sfiducia, e invece il sindaco arancione si è ritrovato il sostegno di pezzi dati già per persi. Dai consiglieri del Centro Democratico transitati in blocco in Idv al dissidente della prima ora Gennaro Esposito, da Sel ai consiglieri di Sinistra in Movimento ai cripto-democrat di rito fioroniano, Lebro e Pasquino.
Lo ha detto bene Antonio Polito dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno di ieri: «che credibilità ha allora questa gente? Nessuna. Spiace dirlo, ma al loro confronto il sindaco di nuovo in carica è politicamente superiore».
Oggi De Magistris annuncia che si candiderà certamente per il secondo mandato e non è difficile immaginare che l’ anno e passa di consiliatura che resta sarà una lunga campagna elettorale tutta giocata sul contrasto ai poteri forti ed alle manine che vorrebbero mandarlo via con la complicità di chi ha rovinato Napoli (leggi il Pd bassolinian-iervoliniano).
Un periodo di tempo teoricamente lungo, ma che al Pd napoletano ridotto come un pugile suonato, rischia di non bastare nemmeno per contarsi le ferite subite. E che rischia di portare alla seconda edizione della scorsa tornata comunale, quando fu scelto un candidato di bandiera tanto debole da non arrivare nemmeno al secondo turno.

sabato 27 settembre 2014

Apprendisti stregoni: la rottamazione napoletana partorisce Bassolino e De Luca


Certo, impervie e misteriose sono le vie della politica, in specie di quella campano-partenopea. E però, per immaginarsi che la Leopolda di Bagnoli (alias la Fonderia delle Idee) diventasse il palcoscenico per il ritorno di Bassolino e il lancio della candidatura di De Luca, ci voleva una fantasia smisurata.
Parterre da Direzione Provinciale di una decina di anni fa, i tempi degli oramai defunti DS, sul palco di Città della Scienza va in scena l’amarcord del ventennio bassoliniano. Si stava meglio quando si stava peggio è il refrain; la speranza è tornare prima possibile ai tempi belli di una volta, quando don Antonio governava sapiente in Regione e la città di Rosetta si pasceva.
Poco più di un pretesto i tavoli programmatici, con le annunciate novità recuperate dai repertori datati di bei tempi ormai andati.
Bassolino interviene alle 16.30 e si prende il doppio del tempo previsto per spiegare che bisognerà chiedere un bilancio a Caldoro e De Magistris, colpevoli dei “ritardi” in Regione e Comune, per puntare a tornare in sella ai tempi ed ai risultati di quando governavano lui ed i suoi (of course).
Davanti a tutto «l’interesse della città», spiega don Antonio. Che propone un patto per Napoli come «quello proposto da Emma Watson, l’autrice di Harry Potter, per andare alle radici del maschilismo, per risalire alle radici dei problemi di Napoli». Suscitando più di un sospetto che il redivivo Harry Potter possa essere proprio lui.
Poco dopo, quasi a sorpresa, si presenta De Luca. Dovrà aspettare fino alle 19.40 per intervenire, «per portare un saluto», spiega un Francesco Nicodemo non troppo entusiasta dell’ ingombrante presenza. E dal palco De Luca spiega il suo programma per riprendere la Regione, tra gli applausi della platea e l’ imbarazzo degli organizzatori di un evento che pareva servisse a trovare un candidato da contrapporgli.
Parla da candidato già in corsa il sindaco di Salerno, di Fondi europei, di periferie, di lavoro, di ambiente, sanità e sicurezza. Ed in fondo è il programma dell’ unico veramente candidato al momento.
Che si deve esser divertito da matti a rubare la scena a chi aveva pensato che la Fonderia servisse a fermarlo.