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	<title>Napoli onLine</title>
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	<description>...ma Napoli non è una cartolina!</description>
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		<title>Il Comune di Acerra ritira i propri rappresentanti dall&#8217;osservatorio ambientale del termovalorizzatore</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 18:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescoiacotucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritore di Acerra]]></category>

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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA DEL SINDACO 
Nel corso di questi mesi, le problematiche connesse all’insediamento del termovalorizzatore hanno rappresentato per il Comune di Acerra il terreno di un’azione istituzionale, politica e amministrativa responsabile e attenta, nell’ottica di preservare e difendere i primari interessi della comunità, a partire dal diritto alla salute.
L’esercizio dell’impianto, sul piano ambientale, ha, infatti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA DEL SINDACO </p>
<p>Nel corso di questi mesi, le problematiche connesse all’insediamento del termovalorizzatore hanno rappresentato per il Comune di Acerra il terreno di un’azione istituzionale, politica e amministrativa responsabile e attenta, nell’ottica di preservare e difendere i primari interessi della comunità, a partire dal diritto alla salute.<br />
L’esercizio dell’impianto, sul piano ambientale, ha, infatti, posto e pone puntuali questioni su cui è indispensabile operare con attenzione, razionalità e rigore.<br />
L’Osservatorio Ambientale istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato utile, in una fase di gestione straordinaria, per assicurare un’informazione sulle attività e le vicende dell’impianto, ma anche per definire e approvare un Progetto, fortemente voluto dal Comune di Acerra, di monitoraggio epidemiologico e ambientale, di valenza regionale, che richiede l’istituzione di una struttura di alto profilo tecnico-scientifico, che potrà avviarsi se e quando Governo Nazionale e Regione Campania decideranno di passare ai fatti.<br />
È evidente che l’Osservatorio, in quanto organo tecnico, non possa rispondere alle numerose questioni ancora aperte, dai Protocolli d’Intesa disattesi alle bonifiche programmate ma non realizzate.<br />
Restano aperte, in particolare, una serie di questioni come lo scarico delle acque, il raddoppio del Sistema di Monitoraggio delle Emissioni, il sistema di controllo della radioattività e quello della valutazione del mercurio, il percorso delle scorie in uscita dall’impianto, la fondamentale speciazione delle particelle PM10 e il sistema complessivo dei controlli esterni.<br />
Il termovalorizzatore e la sua realizzazione rimangono una ferita democratica inferta a questo territorio e a questa comunità e l’Osservatorio non può esserne il “cappello”.<br />
Nessuno può immaginare che quella parte del territorio, dichiarata con enfasi di interesse strategico nazionale, sia stata definitivamente “espropriata” alla comunità acerrana e tutte le decisioni che si assumono e si continuano ad assumere prescindano totalmente dalla volontà dei cittadini.<br />
Acerra ha il diritto di riappropriarsi “di quel territorio” e governarne i processi.<br />
La grave latitanza delle istituzioni dal confronto con l’Amministrazione comunale di Acerra non può continuare ad essere tollerata.<br />
Il Comune di Acerra ha il diritto e il dovere di reagire.<br />
In assenza di questo confronto, il Comune di Acerra non parteciperà ai lavori dell’Osservatorio Ambientale, ha ritirato i propri rappresentanti e intraprenderà tutte le iniziative necessarie per difendere il diritto di Acerra a non essere calpestata. </p>
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		<title>Quando il centrodestra sostenne De Luca, grazie a Lettieri</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)
Un affondo morbido, che il Pdl ha quasi timore di vibrare al corpo dell’avversario: di quel Vincenzo De Luca che al ballottaggio del 2006 usufruì dei voti del centrodestra locale per battere Alfonso Andria, sostenuto dalla coalizione dei partiti del centrosinistra. Un’intesa cittadina, circoscritta al ballottaggio, ma pur [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Un affondo morbido, che il Pdl ha quasi timore di vibrare al corpo dell’avversario: di quel Vincenzo De Luca che al ballottaggio del 2006 usufruì dei voti del centrodestra locale per battere Alfonso Andria, sostenuto dalla coalizione dei partiti del centrosinistra. Un’intesa cittadina, circoscritta al ballottaggio, ma pur sempre politica. Con metà centrodestra (l’allora Alleanza nazionale si tirò fuori) schierato a favore dell’attuale candidato del Pd alla presidenza della Regione, Vincenzo De Luca.</p>
<p>Il coordinatore campano del Pdl, Nicola Cosentino, lo ha ricordato l’altro ieri durante una manifestazione politica, limitandosi a ricordare che «alle ultime elezioni comunali di Salerno, al ballottaggio, decidemmo di appoggiare l’attuale sindaco in contrapposizione al centrosinistra di Antonio Bassolino. Io stesso incontrai De Luca». La prima evocazione, in chiave piccata, di quello «scomodo evento» è stata di Enzo Nespoli. Il senatore e viceresponsabile elettorale nazionale del Popolo della Libertà riferì al Corriere del Mezzogiorno dello scorso 16 febbraio, (dichiarazione poi ripresa da Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano): «De Luca oggi dice che i voti dei Casalesi sono a destra. Ha già dimenticato quando, nel 2006, in occasione del ballottaggio contro Andria, che oggi lo sostiene, venne a chiedere i nostri voti? Ha dimenticato quando incontrò i vertici regionali del centrodestra? Noi finimmo per appoggiarlo, ma soltanto perché indotti dalla necessità del male minore». Ma com’è che l’attuale antagonista di Stefano Caldoro riuscì a trovare una sponda a destra? Cosentino preferisce glissare sui particolari. Edmondo Cirielli, attuale presidente della Provincia di Salerno e all’epoca dei fatti presidente di An, smentisce qualsiasi coinvolgimento personale: «De Luca ebbe un incontro con alcuni esponenti locali del centrodestra. Io, appena lo seppi, fui costretto a rendere pubblico, in televisione, il mio dissenso su eventuali alleanze elettorali. An decise di lasciare libero il suo elettorato. Io stesso, che risiedo a Cava de’ Tirreni, se avessi votato a Salerno non mi sarei recato alle urne».</p>
<p>Ma negli ambienti del centrodestra salernitano circola con insistenza la voce che un contributo all’intesa elettorale fu fornito dal presidente degli industriali napoletani, Gianni Lettieri, amico ed estimatore dell’attuale sindaco e candidato presidente del Partito democratico e dell’Italia dei Valori. Proprio lui, Lettieri, l’imprenditore che, a lungo, è stato indicato tra i possibili sfidanti di De Luca alla vigilia della campagna elettorale regionale. Il leader degli industriali napoletani oggi non ama parlare di quelle vicende. Tantomeno del ruolo che rivestì, certamente non collaterale, come conferma il racconto convergente dei testimoni: «Lettieri fu il promotore di quel breve idillio elettorale tra il primo cittadino ‘‘sceriffo’’ e buona parte di Forza Italia. Aiutato, probabilmente, anche dai buoni rapporti che vantava (e vanta tuttora) con Nicola Cosentino». Un idillio, quello tra il primo cittadino e il centrodestra, che forse, in modo carsico, è proseguito nel tempo, come dimostra l’esortazione contenuta in una nota a firma del consigliere regionale del Pdl, Salvatore Gagliano, datata otto mesi dopo il ballottaggio: 26 febbraio 2007. «Chiedo all’onorevole De Luca», scrive Gagliano, «di allontanarsi in modo forte da questo tipo di politica (quella del centrosinistra regionale, ndr) che dimostra di non condividere e che non gli appartiene, e di fare un passo deciso in una direzione diversa. Si potrebbe costruire, in questo modo, un progetto alternativo e coerente, non solo a livello locale, come già è avvenuto, ma anche a livello regionale, visto che ci sarebbero i tempi necessari per far comprendere a tutti i cittadini della Campania i disastri della Giunta Bassolino, che sta portando alla distruzione il nostro territorio. Penso che tutti noi saremmo ben lieti di percorrere un cammino politico in comune, visto che ciò che contesta e propone l’onorevole De Luca, quasi sempre, trova la nostra condivisione. Per cui propongo, a titolo personale, al sindaco di Salerno di abbandonare questo centrosinistra sempre più alla deriva (e non lo diciamo solo noi), per passare, anche quale indipendente, dalla parte opposta, per creare, nei tempi necessari, un’alternativa indispensabile al dopo Bassolino».</p>
<p>Pasquale Vessa, deputato salernitano del Pdl, nel 2006 era vicecommissario provinciale di Forza Italia e tra i primi ad avviare i contatti con De Luca. Il presupposto fu una coincidenza di interessi: un centrodestra piuttosto fiacco, al di sotto del 20 per cento di consensi, escluso dal ballottaggio e con un elettorato già tendenzialmente a favore di De Luca; e il sindaco di Salerno in diretta competizione con Andria che, al primo turno, aveva registrato un risultato al di sotto delle liste che lo sostenevano. «Concordemente con il vertice regionale del partito», racconta Vessa, «decidemmo di appoggiare De Luca contro le liste ufficiali del centrosinistra, di ispirazione bassoliniana. Il nostro apporto fu sicuramente determinante, ma l’intesa si limitava a quel sostegno elettorale, senza prevedere future collaborazioni amministrative. Ci incontrammo in via Diaz, presso la sede dell’associazione culturale Sud Europa che faceva riferimento al sindaco di Salerno». Quell’incontro che diede l’abbrivio all’alleanza spuria lo ricorda anche l’altro protagonista, l’allora commissario azzurro Gaetano Fasolino, oggi con NoiSud di Enzo Scotti: «Aprimmo un dibattito nella sede di Forza Italia a Salerno: la maggioranza decise di appoggiare De Luca. Alla fine, ci fu chi lo votò, come, suppongo, furono tanti anche coloro che si astennero». L’11 giugno 2006 De Luca strappò la vittoria con il 56,95% (aveva ottenuto il 42% al primo turno) ad Alfonso Andria (fermatosi al 43,05%). E i commenti del centrodestra furono unanimi. Il senatore Nino Paravia esultò: «La verità è una sola: in questo voto c’è tantissima destra». Così il parlamentare della Dc di Rotondi, Franco De Luca: «Il sindaco De Luca è il nuovo, è il Sud che rialza la testa». Parole poco profetiche, ma oggi tanto scomode. Per De Luca e per quel centrodestra che lo appoggiò.</p>
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		<title>E lo sciopero del voto spacca la politica</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[don Riboldi]]></category>

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		<description><![CDATA[(da il Corriere del Mezzogiorno)
Unica voce fuori dal coro è quella di Alessandra Mussolini. «È grave che siano proprio il vescovo emerito monsignor Riboldi ed un settimanale cattolico come Famiglia Cristiana a promuovere uno sciopero del voto — spiega —. Da sempre la Chiesa in tutti i suoi documenti si richiama al diritto-dovere civico di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Unica voce fuori dal coro è quella di Alessandra Mussolini. «È grave che siano proprio il vescovo emerito monsignor Riboldi ed un settimanale cattolico come Famiglia Cristiana a promuovere uno sciopero del voto — spiega —. Da sempre la Chiesa in tutti i suoi documenti si richiama al diritto-dovere civico di votare. Nel Sud i cittadini hanno proprio nel voto lo strumento unico per giudicare chi li ha governati». E prosegue: «Non è certo l’astensione che può sanare il malgoverno che ha caratterizzato molti di questi territori e promuoverne lo sviluppo sociale ed economico».</p>
<p>Chi va oltre don Riboldi è invece il democratico deputato Eugenio Mazzarella che invita al voto etico. «Ha ragione Don Riboldi — dice — la politica clientelare è quella che dimentica i cittadini ed è anche la più costosa. Più che lo sciopero del voto, contro questa politica è utile il voto etico. I cittadini, i cattolici non votino i candidati la cui faccia campeggia da settimane su tutti i manifesti. È un’offesa alle tasche vuote di tanta gente del Sud e alla fineè dalle loro tasche che verrà pagata». Mentre a non concordare con don Riboldi è proprio il cattolico Andrea Sarubbi, parlamentare Pd, che spiega: «L’invito di monsignor Riboldi ai cattolici a non votare alle regionali, finisce per trasformarsi in un Aventino della società civile. Come cattolico impegnato nella città dell’uomo e come cittadino, sono dispiaciuto delle parole di monsignor Riboldi. I cittadini hanno solo un colpo da utilizzare ogni cinque anni, e cioè la scheda elettorale, e non va sprecato. Uno può pure sbagliare, nel senso di pentirsi di aver votato un certo partito, ma rinunciare a quest’unica arma per incidere nella politica mi sembra un Aventino permanente della società civile».</p>
<p>Di certo le dichiarazioni dell’alto prelato hanno il merito di aver spaccato trasversalmente il mondo politico.</p>
<p>Salvatore Varriale, candidato del Pdl al consiglio regionale, dice: «Non va trascurata la denuncia di monsignor Riboldi che si spinge a parlare di sciopero del voto, ma mai come ora ci sono tutte le condizioni affinché le cose cambino davvero per la Campania e per il Sud. La Campania ha bisogno del voto dei tanti uomini e donne di buona volontà come don Riboldi che in questi anni hanno visto peggiorare le condizioni della Campania appaltata agli interessi nazionali del centrosinistra. Per cambiare non serve restare a guardare — conclude —. Si rischia anzi di fare un favore a chi non ha bisogno del voto di opinione ma conta sulle clientele politiche costruite in anni di malgoverno sulla pelle dei cittadini onesti».</p>
<p>«Condivido la preoccupazione ed il dolore di don Antonio Riboldi ma invito i cattolici a recarsi alle urne scegliendo le donne e gli uomini che hanno lavorato in modo trasparente per la nostra terra». Così Fiorella Girace, capolista della civica Campania libera con De Luca presidente. «Don Riboldi ha ragione, i politici nazionali e locali devono essere molto attenti alla realtà meridionale, viviamo in una terra difficile dove troppo spesso prevalgono gli interessi della malavita organizzata — continua Fiorella Girace — ma il voto è necessario per annullare definitivamente il divario che si è creato tra il Mezzogiorno e il resto dell’Italia». Salvatore Piccolo invece: «Monsignor Riboldi ha ragione quando dice che la politica ha dimenticato il Mezzogiorno — spiega il deputato Pd —. Ma la reazione più giusta non è l’astensione. Al contrario. I cittadini, per testimoniare il loro netto dissenso alle politiche del governo, dovrebbero sanzionare la politica anti-meridionalista del centrodestra bocciando i loro rappresentanti sul territorio alle prossime elezioni regionali». </p>
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		<title>Il sindaco diserta la Rai L’avversario lo accusa</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/il-sindaco-diserta-la-rai-l%e2%80%99avversario-lo-accusa</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 05:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Ferrero]]></category>
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		<description><![CDATA[(di A.A. da il Corriere del Mezzogiorno)
«Niente confronti elettorali, a meno che non si tratti di un unico dibattito, alla presenza dei rappresentanti di tutte le testate editoriali, organizzato sotto l’egida dell’Ordine dei giornalisti». Claudio Velardi, curatore della campagna elettorale di Vincenzo De Luca, ha spiegato così l’assenza del candidato alla presidenza della Regione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di A.A. da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>«Niente confronti elettorali, a meno che non si tratti di un unico dibattito, alla presenza dei rappresentanti di tutte le testate editoriali, organizzato sotto l’egida dell’Ordine dei giornalisti». Claudio Velardi, curatore della campagna elettorale di Vincenzo De Luca, ha spiegato così l’assenza del candidato alla presidenza della Regione del Pd alla tribuna elettorale regionale condotta su Raitre, ieri mattina, da Procolo Mirabella. «Beninteso», ha poi aggiunto, «noi siamo interessati al confronto, ma c’è una campagna elettorale da affrontare, con mille impegni. E non credo sia nell’interesse di Caldoro e di De Luca dar vita a questa specie di carovana che vada in giro per televisioni e giornali».</p>
<p>Stefano Caldoro, da parte sua, ha espresso tutta la sua delusione: «Sono amareggiato», ha sottolineato, «mi auguro che durante la campagna elettorale ci possano essere occasioni di confronto, è una questione di trasparenza verso i cittadini». Il candidato del centrodestra ha, inoltre, sottolineato la necessità di confrontarsi «in maniera trasparente e diretta» e che questa esigenza «la deve sentire in maniera maggiore chi è espressione della coalizione che per quindici anni ha governato male la Regione come tutti gli indicatori economici confermano. Di questi dati bisogna dare conto assumendosene la responsabilità e senza sfuggirne. Il dato che è emerso chiaro dal confronto organizzato», ha concluso Caldoro, «è che tutti hanno intenzione di voltare pagina in Campania per archiviare una stagione che è stata fallimentare». Del resto, De Luca già ha disertato il confronto diretto previsto nella trasmissione del mattino de La7, Omnibus, e quello che avrebbe dovuto tenersi ieri su Sky. La ministra Mara Carfagna ha rincarato la dose: «De Luca ha molto di cui vergogarsi, teme ciò che nasconde sui manifesti e cioè di essere parte di quel centrosinistra che ha sfasciato la Regione in questi quindici anni». Ma in serata, la voce diretta del candidato del Pd si è fatta sentire: «Ci sono altri confronti in programma», ha replicato De Luca, «anche la prossima settimana, e ci sarò. Non ho alcuna paura: ci incontreremo presto».</p>
<p>I due staff elettorali di De Luca e Caldoro hanno chiesto al presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, la disponibilità di organizzare un faccia a faccia alla presenza dei rappresentanti di tutte le testate giornalistiche campane. Ma il vertice dell’Ordine, che incontrerà le delegazioni dei due candidati domani alle 10, esperirà ogni tentativo utile perché il confronto avvenga anche alla presenza di Paolo Ferrero, candidato della Federazione della sinistra, e di Robnerto Fico, del Movimento Cinque stelle di Beppe Grillo.</p>
<p>Intanto, sia Ferrero che Fico, ieri mattina, nel corso del dibattito televisivo, hanno contestato a Caldoro sia la responsabilità della candidatura di Roberto Conte in una lista collegata, sia l’alleanza con l’Udc di Ciriaco De Mita, considerato «tra i corresponsabili dello sfascio della sanità campana». Fico, in particolare, ha tenuto a esaltare l’importante «atto democratico senza precedenti compiuto da tanti giovani campani che con tredicimila firme raccolte, contro la nuova legge regionale che esclude questo adempimento, hanno trovato lo spazio giusto per concorrere alla sfida elettorale». Ferrero, da parte sua, ha annunciato la «battaglia per la legalità e a favore dei lavoratori» che condurrà con la sua formazione politica.</p>
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		<title>Sondaggio SWG per il CORMEZ: Caldoro aumenta il distacco da De Luca</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 05:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Risultati del sondaggio SWG per il Corriere del Mezzogiorno svolto tra il 6 ed il 9 marzo su 1000 soggetti di età superiore ai 18 anni residenti in Campania.
INTENZIONI DI VOTO AI PRESIDENTI
Stefano Caldoro: 48-51%
Vincenzo De Luca: 43-46%
Paolo Ferrero: 2.5-3.5%
Roberto Fico: 2-3%
Michele Antonio Giliberti: 0.3-0.8%
INTENZIONI DI VOTO AI PARTITI
Partito Democratico 25%
Italia dei Valori 7.5%
Verdi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/03/votazione_sondaggio.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/03/votazione_sondaggio-150x150.jpg" alt="" title="votazione_sondaggio" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-7160" /></a> Risultati del sondaggio SWG per il Corriere del Mezzogiorno svolto tra il 6 ed il 9 marzo su 1000 soggetti di età superiore ai 18 anni residenti in Campania.</p>
<p>INTENZIONI DI VOTO AI PRESIDENTI</p>
<p>Stefano Caldoro: 48-51%<br />
Vincenzo De Luca: 43-46%<br />
Paolo Ferrero: 2.5-3.5%<br />
Roberto Fico: 2-3%<br />
Michele Antonio Giliberti: 0.3-0.8%</p>
<p>INTENZIONI DI VOTO AI PARTITI</p>
<p>Partito Democratico 25%<br />
Italia dei Valori 7.5%<br />
Verdi 1%<br />
Sinistra Ecologia e Libertà 3.5%<br />
Alleanza per l&#8217;Italia 2%<br />
Lista Bonino Pannella 1%<br />
Campania Libera 2%</p>
<p>TOT AREA DE LUCA 42%</p>
<p>Pdl 37.5%<br />
La Destra 2.5%<br />
Unione di Centro 6.5%<br />
Lista per Caldoro Presidente 2.5%<br />
Udeur 1.5%<br />
Libertà e Autonomia-Noi Sud 0.3%<br />
Alleanza di Centro 1%<br />
Alleanza di Popolo 0.2%</p>
<p>TOT AREA CALDORO 52%</p>
<p>Prc+Comunisti Italiani 3%</p>
<p>Movimento cinque stelle 2.5%</p>
<p>Forza Nuova 0.5%</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Da sceriffo a cavaliere</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/da-sceriffo-a-cavaliere</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 05:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Antonio Fiore da il Corriere del Mezzogiorno)
 «Assenza, più acuta presenza » . In poesia funziona, che funzioni anche in politica è ancora tutto da dimostrare. Sembra però crederlo fermamente Vincenzo De Luca, il candidato del Pd alla presidenza della Regione Campania, che sin dall’inizio della campagna elettorale ha accuratamente evitato ogni occasione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Antonio Fiore da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/01/deluca_liratv.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/01/deluca_liratv-300x225.jpg" alt="Vincenzo De Luca" title="Vincenzo De Luca" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-6353" /></a> «Assenza, più acuta presenza » . In poesia funziona, che funzioni anche in politica è ancora tutto da dimostrare. Sembra però crederlo fermamente Vincenzo De Luca, il candidato del Pd alla presidenza della Regione Campania, che sin dall’inizio della campagna elettorale ha accuratamente evitato ogni occasione di confronto diretto con i candidato avversari, in primis con quello del Pdl, Stefano Caldoro. Ieri l’ultimo episodio, quando il confronto a più voci tra gli aspiranti governatori campani organizzato dalla Rai nella sua sede napoletana si è svolto senza la partecipazione del sindaco di Salerno, in altre occasioni sceriffo sempre pronto al duello.</p>
<p>Un (ennesimo) forfait annunciato, a conferma di una strategia elettorale coerente, però non facilmente interpretabile: di norma, quando due o più candidati vengono chiamati a confrontarsi pubblicamente nei cosiddetti «faccia a faccia», a sottrarsi al dibattito è l’esponente politico che &#8211; in base ai sondaggi &#8211; si ritiene più forte degli altri. Il motivo è semplice: chi ha o crede di avere dalla sua i numeri (anche se virtuali) non ha alcun interesse a rischiare di veder erodere parte del suo consenso a vantaggio di un competitor che anzi è bene rimanga confinato nel suo «cono d’ombra» mediatico. Ma non è questo il caso della coalizione deluchiana, che invece deve provare a colmare un gap di consensi al momento tale da condannarla a soccombere (e di parecchi punti) nello scontro elettorale; d’altra parte, non è pensabile che un politico navigato, combattente nato ed efficace nel corpo a corpo dialettico come De Luca, nutra un particolare timore reverenziale nell’affrontare un avversario certamente abile ma probabilmente non dotato del colpo da kappaò, come Caldoro. E allora, perché rinunciare volontariamente a un confronto dal quale, in teoria, lo schieramento che fa capo al «peso massimo» De Luca avrebbe tutto da guadagnare?</p>
<p>La prima risposta, la più semplice, è quella secondo cui se dal consenso alle coalizioni passiamo al consenso personale, i dati si invertono, ed è Caldoro a dover inseguire De Luca. Dunque De Luca continuerà (almeno per il momento) a negarsi, rinviando continuamente il confronto alla prossima occasione. E a fare la parodia di Berlusconi, che il confronto dialettico con gli sfidanti lo ha sempre teorizzato e praticato.</p>
<p>Berlusconi lo ha fatto con successo, d’accordo: ma è il successo di chi poteva (e può) contare su una potenza di fuoco mediatica tale da potersene altamente infischiare di faccia a faccia, tribune e salotti politici «aperti» ad altri scomodi interlocutori.</p>
<p>Che Vincenzo De Luca abbia analoghe chances «alternative » per vincere illustrando la bontà dei suoi programmi è (con tutto il rispetto per «Lira tv», sua abituale tribuna televisiva) ipotesi fantasiosa: De Luca ha spericolatamente adottato il modello Berlusconi (figura che dunque continua a ipnotizzare anche i presunti «cervelli fini» della sinistra) senza alcuna possibilità di godere di analoghi frutti elettorali; eppure, da politico astuto, sa che questo atteggiamento sprezzante verso il contraddittorio almeno un risultato lo ottiene, quello di bollare l’avversario come «politicamente non trattabile».<br />
Una strategia, quella deluchiana, che mira principalmente a uno scopo: rafforzare e rendere sempre più coeso intorno a lui quello zoccolo duro del centrosinistra che si propone non di provare a battere politicamente lo schieramento opposto, ma semplicemente di delegittimarlo cancellandolo dall’orizzonte del dibattito civile.</p>
<p>E allora. Non si parla con Cosentino, non si parla con Caldoro, e per sicurezza non si parla neppure con Ferrero e Fico: così facendo, però, De Luca va progressivamente rinchiudendosi nella riserva indiana che ne farà non un autorevole presidente della Regione, bensì un agguerritissimo capo dell’opposizione in Consiglio regionale.</p>
<p>Che tutto questo debba passare attraverso il disprezzo del diritto dell’elettorato a farsi un’opinione informata e libera di quanto i candidati propongono, non è una buona cosa. Di più: è pessima, e il fatto che Berlusconi lo faccia già da una vita non rappresenta un alibi, anzi costituisce un’aggravante.</p>
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		<title>L&#8217;effetto De Luca c&#8217;è ma la sinistra non più</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 05:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Sonia Oranges da il Riformista)
 Stretti tra l&#8217;endemica disoccupazione e una sostanziale sfiducia nelle istituzioni, gli elettori campani si troveranno di qui a poco a scegliere a chi affidare la poltrona di Governatore: se a Vincenzo De Luca, noto ma non sempre considerato affidabile, o a Stefano Caldoro, ancora meno noto ai più in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Sonia Oranges da il Riformista)</strong></p>
<p><div id="attachment_3469" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/vincenzodeluca.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/vincenzodeluca-295x300.jpg" alt="Vincenzo De Luca" title="Vincenzo De Luca" width="295" height="300" class="size-medium wp-image-3469" /></a><p class="wp-caption-text">Vincenzo De Luca</p></div> Stretti tra l&#8217;endemica disoccupazione e una sostanziale sfiducia nelle istituzioni, gli elettori campani si troveranno di qui a poco a scegliere a chi affidare la poltrona di Governatore: se a Vincenzo De Luca, noto ma non sempre considerato affidabile, o a Stefano Caldoro, ancora meno noto ai più in Regione e con un livello di fiducia ancora più basso, non fosse altro perché tutto da conquistare. È questa la fotografia della Campania, a poco più di due settimane dal voto, scattata dal sondaggio realizzato dall&#8217;Istituto Piepoli per Il Riformista. Un testa a testa in cui il centrodestra risulta in vantaggio, ma in calo rispetto alle politiche e alle europee, coerentemente con gli ultimi sondaggi che danno sia il presidente del Consiglio, sia il Pdl, sia il Governo in picchiata. Addirittura al minimo storico. Mentre i risultati previsti per la coalizione di centrosinistra, nonostante il coro di critiche sull&#8217;operato delle Giunte di Antonio Bassolino e seppure in svantaggio rispetto ai competitor, risultano in crescita se paragonati a quelli delle politiche 2008 e al voto per Bruxelles dello scorso anno: l&#8217;effetto De Luca, sindaco virtuoso a Salerno e storico avversario interno del Governatore uscente. Certo, cifre ben diverse dai plebisciti che premiavano le amministrazioni regionali del centrosinistra prima che diventassero il simbolo del mancato smaltimento dei rifiuti. E che ben difficilmente basteranno a colmare il gap di 12 punti percentuali che separa la coalizione di De Luca da quella di Caldoro, che pare essere vincente.<br />
Il piatto forte della campagna elettorale è senza dubbio rappresentato dai temi economici. De Luca ha appena presentato il suo piano per Napoli, «per cambiare la città come fatto con Salerno, in tempo per il Forum delle culture del 2013», con un&#8217;agenzia regionale ad hoc e un investimento di 740 milioni, per dare forma a quattro chimere della città, il Centro Storico, palazzo Fuga, Bagnoli e Napoli Est, luoghi della memoria ma ancor più dell&#8217;immaginazione, su cui sono stati spesi fiumi di parole (e denari) negli ultimi decenni senza cambiarne, se non minimamente la fisionomia e la destinazione. Occasioni sprecate. Sul fronte opposto, proprio ieri Caldoro faceva le pulci all&#8217;amministrazione-feudo di Bassolino: «Abbiamo la sanità più costosa in Italia e la peggiore assistenza sanitaria, perché dobbiamo tamponare il buco enorme di debito che il centrosinistra ha creato. L&#8217;economia in Campania è immobilizzata. Gli investitori non si fidano più di questa Regione perché i problemi come i rifiuti e la criminalità hanno fatto da deterrente per l&#8217;insediamento di nuove realtà aziendali e per l&#8217;afflusso di investimenti esteri». Entrambi, evidentemente, sanno che il problema che più affanna i cittadini campani è la disoccupazione (il 51% del campione intervistato), seguita da rifiuti (10%), sanità e inquinamento (per entrambi 4%).<br />
Certo, Caldoro ha gioco facile, visto che il 79% del campione interrogato, si è detto insoddisfatto della Giunta uscente, contro un risicato 15% che si dice pienamente soddisfatto. E forse anche per questo, finora De Luca, erede involontario di quella parte politica, si è ben guardato dall&#8217;andare allo scontro diretto con Caldoro. I due si sono incrociati a fine febbraio al congresso della Cisl, immortalati nella più classica photo oppotunity, ma da allora il sindaco di Salerno ha evitato accuratamente i faccia a faccia più volte sollecitati dal suo avversario. Anche quello di ieri, in una tribuna Rai, dove Caldoro ha lamentato che «sulla gestione della regione di questi anni e per capire le reali motivazioni di questo fallimento politico avrei voluto confrontarmi con De Luca, ma non è venuto, manca anche questa mattina e non riesco a parlare con lui». Ma De Luca, conosciuto dal 60% del campione e con un buon 54% che si fida di lui, rifugge le platee televisive, tessendo sul campo la sua rete, laddove invece il candidato del centrodestra, cresciuto politicamente nei palazzi romani, ha bisogno di maggiore visibilità, visto che è conosciuto dal 48% degli intervistati e gode della fiducia di un angusto 39%.<br />
Questo però non gli impedisce di godere di un vantaggio, seppur minimo, dall&#8217;avversario: nelle intenzioni di voto, infatti, se si andasse ora alle urne, secondo il nostro sondaggio, il 49% degli elettori sceglierebbe Caldoro, contro il 46% di De Luca. A rafforzare la candidatura di Caldoro che, sin qui, potrebbe apparire un po&#8217; debole (la contestazione che gli si è sempre fatta, all&#8217;interno dello stesso Pdl, è sempre stata di non essere radicato sul territorio), ci sono però i numeri riferiti alle intenzioni di voto relative ai partiti, che segnano una forchetta di ben 12 punti percentuali a favore del centrodestra. La coalizione che sostiene Caldoro, infatti, si aggiudica un teorico 54% (suddiviso tra un 44% al Pdl, il 6,5% all&#8217;Udc e il 3,5% ad altri partiti) che è meno del 59,6% delle politiche e del 57,1% delle europee (un calo equamente distribuito tra le varie formazioni), ma è sempre più del 42% della coalizione di centrosinistra che sostiene De Luca (29% Pd, 6,5% Idv, 6,5% altri partiti). Cui va dato il merito di arginare un prevedibile disastro: a sorpresa, infatti, dalle politiche (33,9%) e dalle europee (38,3%) il centrosinistra guadagna qualcosa. Una tendenza ben nota al comitato elettorale di De Luca, secondo cui il divario si sta progressivamente accorciando. E che punta molto sugli indecisi. Per loro, la partita è ancora aperta.</p>
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		<title>Allo &#8220;sceriffo&#8221; restano solo i sogni</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 16:18:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Anna Trieste da il Roma)
 Volendo sintetizzare al massimo, si può dire che il programma messo a punto per le prossime elezioni regionali dall&#8217;aspirante governatore del centrosinistra Enzo De Luca è il seguente: &#8220;Cambierò tutto&#8221;. Ma non lo farà sapere ai telespettatori campani, visto che diserterà, per scelta, il primo confronto tra i candidati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Anna Trieste da il Roma)</strong></p>
<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/03/anna_trieste.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/03/anna_trieste.jpg" alt="Anna Trieste" title="Anna Trieste" width="254" height="272" class="alignleft size-full wp-image-7251" /></a> Volendo sintetizzare al massimo, si può dire che il programma messo a punto per le prossime elezioni regionali dall&#8217;aspirante governatore del centrosinistra Enzo De Luca è il seguente: &#8220;Cambierò tutto&#8221;. Ma non lo farà sapere ai telespettatori campani, visto che diserterà, per scelta, il primo confronto tra i candidati governatori in programma stamattina sul Tgr Campania. Per adesso, siccome senza denari non si cantano messe, e quei pochi che c&#8217;erano, come denuncia il Pdl, se ne sono andati tutti per tappezzare strade e vicoli di manifesti elettorali, lo &#8220;sceriffo&#8221; si è messo a batter cassa, chiedendo ai sostenitori di supportarlo economicamente mediante un contributo minimo di due euro. Contributo che, come precisano i membri del suo staff sulla pagina ufficiale di Facebook, si può agevolmente versare a De Luca mediante il sistema Paypal. L&#8217;unico problemino è che gli internauti non sembrano averla presa tanto bene. Anzi. A dirla tutta i più sono inferociti. Vicente D&#8217;Alessandro è netto: «No. questo no» e come lui Francesco Cimmino, che annuncia: «Adesso mi cancello». Certo, c&#8217;è pure chi l&#8217;ha presa con filosofia, come Maria Rosaria Picchione secondo cui è «meglio chiedere apertamente un minimo che sottrarre indebitamente un massimo» ma è innegabile che la maggior parte dei De Luca boys sia indignata. «Non darò un solo centesimo allo xenofobo De Luca» assicura Emanuele Monteriso, e Brigante Ataniese domanda «ma chiedete anche soldi? Ma fatemi il piacere». Qualcuno invece non nasconde la delusione, come Roberta Delli Priscoli, che ammette che «questa dei soldi non mi piace proprio». Qualcun altro inveisce. «Ma vattene» esorta Domenico Isernia, mentre Luigi De Luca fa notare: «Ma come, non bastano i soldi del rimborso elettorale, i soldi raccolti per le primarie e tutti i soldi che il Pd ha?». Evidentemente no, non bastano. Da qui la richiesta dell&#8217;obolo. Dal canto suo lo “sceriffo” fa spallucce: «Io dico sempre che alle mie spalle non ci sono potentati economici, la mia unica forza è il popolo, perciò faccio appello alla gente. Diciamo che sono come Obama» si difende De Luca, che poi dalla Casa Bianca passa a Palazzo San Giacomo e illustra i suoi progetti per la città di Napoli. Progetti che, in tutti e quattro i casi, prevedono una sorta di commissariamento del Comune retto da Rosa Russo Iervolino da parte della Regione.	«Facciamo un&#8217;opera di bene anche a Napoli» dice infatti il sindaco salernitano, che però mette le mani avanti e assicura che «si tratta di idee già avanzate ai responsabili del Comune per cui non c&#8217;è contraddizione». Nel merito, i progetti riguardano Napoli est, l&#8217;eterna incompiuta di Bagnoli, palazzo Fuga e il centro storico di Napoli. Per quanto riguarda la zona orientale, qui De Luca promette di delocalizzare in altri siti, peraltro non ben precisati, le raffinerie esistenti e di realizzare un cantiere delle fonti energetiche alternative. Il tutto mediante l&#8217;ingresso della Regione nella società consortile Napoli Orientale. A Bagnoli, che lo &#8220;sceriffo vuole collegare alla tangenziale (alla metropolitana, De Luca vorrebbe campi da golf, aree per tempo libero e soprattutto bypassare anche qui il Comune, magari rivedendo l&#8217;assetto azionario della partecipata Bagnolifutura. Poi Palazzo Fuga, che da Albergo dei Poveri diventerebbe rifugio dei burocrati, mediante il trasloco degli uffici della Regione, e degli ingegni mediante la costruzione della Casa delle Culture e delle Scienze. Infine il centro storico di Napoli: «In sei mesi approverò una legge regionale speciale» promette De Luca, che anche in questo caso propone di costituire un&#8217;agenzia a capitale totalmente pubblico, regionale e comunale, per appaltare i lavori ai privati.</p>
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		<title>Confronto Caldoro, Ferrero e Fico Trasmesso 10/03/2010 su rai tre</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 15:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Confronto tra Caldoro, Ferrero e Fico trasmesso l&#8217;11 marzo da Rai tre.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Confronto tra Caldoro, Ferrero e Fico trasmesso l&#8217;11 marzo da Rai tre.</p>
<p><object width="400" height="300"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10060486&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10060486&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="300"></embed></object></p>
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		<title>Pascale: delusa dalla campagna del Pdl In lista pochi esponenti di Forza Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 06:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Pascale]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Grazia Falciatore]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)
Francesca Pascale, giovane e rampante consigliera provinciale del Pdl di Napoli ed ex valletta di Telecafone, nonché fondatrice del comitato Silvio ci manchi, osserva dalla finestra le elezioni regionali campane. «Finalmente», commenta dopo aver letto l’intervista della commissaria dell’Asl Napoli 1, Maria Grazia Falciatore, al Corriere del Mezzogiorno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Francesca Pascale, giovane e rampante consigliera provinciale del Pdl di Napoli ed ex valletta di Telecafone, nonché fondatrice del comitato Silvio ci manchi, osserva dalla finestra le elezioni regionali campane. «Finalmente», commenta dopo aver letto l’intervista della commissaria dell’Asl Napoli 1, Maria Grazia Falciatore, al Corriere del Mezzogiorno, «anche la sinistra si è accorta del valore della bellezza: meglio tardi che mai. Per noi di centrodestra, la bellezza ha un valore anche politico: significa prendersi cura di sé, volersi bene e, quindi, rispettare il prossimo, nei confronti del quale si avverte la necessità di essere, come dire, presentabili. La sciatteria, viceversa, significa avere poco riguardo per sé e per gli altri. A sinistra, una certa tendenza radical chic ha per anni imposto trascuratezza e cupezza: atteggiamenti che facevano tanto intellettuale. Ma una donna sciatta resta tale. Anzi, è peggio ancora».</p>
<p>Le apodittiche affermazioni della Pascale lasciano una scia di suggestioni a favore. Anche se appare esercizio evidentemente faticoso associare il valore evanescente della bellezza allo sforzo di ricercare soluzioni concrete e lasciare, così, segni permanenti del proprio impegno politico. «L’unico che ho sempre apprezzato a sinistra», aggiunge la consigliera provinciale di Napoli, «è Bertinotti: il solo ad aver cura di se stesso». Ma molto spesso, il culto della bellezza, o meglio, la mania di rincorrere showgirl e miss per lanciarle in politica ha etichettato una tendenza, quella che passa, ormai, come velinismo tout court. «Queste sono valutazioni frutto di pregiudizio perché vedere ragazze che occupano posti di rilievo, senza aver fatto la tradizionale gavetta, finisce per provocare reazioni di incomprensione o di scandalo. Ma sarebbe la stessa cosa far passare la sinistra come uno schieramento composto da brutti e straccioni. È evidente che non è così. Che è anche questo frutto di pregiudizio. Un solo suggerimento, se mi è consentito, vorrei fornire alle candidate del centrosinistra: mostratevi acqua e sapone, senza esagerare come ha fatto una delle candidate del Pdl». Chi? «Una donna, si è scelta uno slogan davvero orribile. In napoletano: ‘‘ arape ll’uocchio’’. E che è». Si tratta di Emanuela Romano, altra cofondatrice di Silvio ci manchi. «Sì, vabbè. Non ne voglio parlare. Preferisco mantenere il giusto distacco. Sono rimasta piuttosto delusa da questa campagna elettorale». Perché? «Forza Italia, la componente azzurra, è scomparsa dalle liste. In Campania il rapporto 70 a 30 non è stato rispettato. Sì, ci sono Fulvio Martusciello, Passariello. Ma le nuove leve dove sono?». Una l’ha appena nominata: la Romano. Poi c’è la Del Giudice. La Raia. «Ma chi di queste verrà eletta? Forse una, al massimo due. Non tutte». Lei chi sostiene? «Alessandra Mussolini, donna che mi rappresenta appieno, e Angelo Gava». E laministra Carfagna, capolista a Napoli? «Non ho gradito la sua infelice sortita su Fini successore di Berlusconi. Perché non credo ci sarà una successione a Berlusconi. Il presidente è in formissima». Lo crede anche lei immortale? «Ma Fini proprio no. Preferirei Casini». È più bello? «Anche, ma soprattutto perché Fini, in pochi anni, è venuto fuori dall’estrema destra per poi sostenere il voto agli immigrati, andare incontro alle richieste delle coppie omosessuali. Insomma, per me resta poco coerente». Lei prima si lamentava della sparuta presenza della rappresentanza ex di Forza Italia in questa campagna elettorale per le Regionali in Campania: cosa non le va di questo Pdl? «Lo vorrei chiedere a Cosentino: è lui che ha fatto le liste. Perché non ha candidato più esponenti ex azzurri? Perché non ha posto argine all’espansione degli ex di An? In Campania ci sono cose che non vanno. Si è fatto molto di più alle ultime Provinciali. La campagna regionale non entusiasma. Spero che dopo il voto si cambi: se non sarà rinnovato il vertice regionale del Pdl, spero che almeno si cambi strategia». Ci è rimasta male per la mancata candidatura? «Assolutamente no. Ho deciso io: non si possono affrontare due competizioni elettorali a distanza così ravvicinata: sono stata appena eletta consigliera provinciale». Farà l’assessore regionale? «Non lo so. Vorrei. Il presidente Berlusconi me lo ha chiesto. Ma vedremo, se non sarà qui in Campania, forse nella giunta Polverini. Sarà il partito a decidere». Assessora alla bellezza? «No, alle politiche giovanili. Ma è la stessa cosa».</p>
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		<title>Carloni: essere belle a sinistra adesso non è più un tabù</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 06:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Annamaria Carloni]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Grazia Falciatore]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)
«In tempi così bui ci vuole ironia, leggerezza». E allora da chi meno te lo aspetti, per esempio da Annamaria Carloni, arriva una condivisione piena della provocazione lanciata dalla Ferilli, al secolo «più gnocca nel Pd». E un ancora più vivo «sono d’accordo con la Falciatore: i manifesti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>«In tempi così bui ci vuole ironia, leggerezza». E allora da chi meno te lo aspetti, per esempio da Annamaria Carloni, arriva una condivisione piena della provocazione lanciata dalla Ferilli, al secolo «più gnocca nel Pd». E un ancora più vivo «sono d’accordo con la Falciatore: i manifesti del mio partito sono orribili». Meglio togliersi subito il molare. Annamaria Carloni, senatrice del Pd, è la moglie di Antonio Bassolino. Fra meno di un mese, il marito lascerà lo scranno più alto della Regione Campania e lei proseguirà il suo lavoro in Parlamento.</p>
<p>Quando ha letto l’intervista a Maria Grazia Falciatore cosa ha pensato? È troppo frivola?</p>
<p>«Mi sono detta finalmente. La condivido». Condivide cosa? «Condivido l’ironia con cui si trattano temi importanti come il corpo e la corporeità, il linguaggio nuovo. E l’idea che bisogna coltivare la propria bellezza».</p>
<p>Questa è una novità per la sinistra.</p>
<p>«E perché? La bellezza è un bene democratico e disponibile, farne un valore è importante, fa parte di un progetto di armonia, non di superficialità. Altra questione è il corpo violato, manipolato dalla comunicazione. Questo è uno dei primi temi che dovremmo tenere in agenda». Per esempio in che modo? «Criticando quei manifesti orribili». Quali? « Quelli del Pd, del mio partito. Sono il segno di una predominanza maschile nella comunicazione, anche dalla nostra parte».</p>
<p>Non è che mentre la sinistra si arrovella sulle veline e sul corpo delle donne, il centrodestra ha creato un modello femminile vincente?</p>
<p>«Che il centrodestra abbia un modello vorrei discuterlo. C’è una bella differenza tra i modelli femminili che propone il presidente del consiglio e le figure di grande impegno che ci sono». Per esempio? «Penso a Diana De Feo, combattiva e presente. A Nunzia De Girolamo che ha condotto una grande battaglia all’interno del suo partito, alla stessa Carfagna che pare si stia cimentando in modo serio e rigoroso con la politica. Penso anche a figure più classiche come la Mussolini. Insomma c’è una ricerca di identità femminile diffusa». E a sinistra? «A sinistra è più complicato perché abbiamo un’eredità collettiva pesante, siamo la nostra storia, la storia del femminismo. E le aspettative di tante donne che hanno dato tanto al Pd sono state deluse». Uno sfascio? «No, non c’è un disarmo, c’è una ricerca che ha prodotto delle cose anche importanti. Mi ha fatto piacere il riconoscimento a Emily, ma è stato un bene aver avuto l’intelligenza di chiudere quell’esperienza quando non aveva più la capacità innovativa». Può essere più precisa? «Si era completato il ciclo dell’Ulivo, avevamo presentato la lista Emily. A quel punto o fondavamo un partito o ci scioglievamo. Abbiamo scelto il Pd. È un valore femminile vedere la fine. Staccarsi, saper elaborare i lutti. Ciò detto credo che Emily abbia lasciato talmente tanto che la Regione Campania è stata l’unica ad aver elaborato una nuova legge elettorale».</p>
<p>Ma a lei piace il sistema della doppia preferenza, cioé della coppia?</p>
<p>«Non la amo, ma ha il merito di rispondere alla Costituzione creando competizione alla pari».</p>
<p>Fino ad un certo punto, perché non c’è competizione alla pari tra una donna, competente ma senza consenso reale, e un uomo con pacchetti di voti alle spalle.</p>
<p>«È vero, ma non c’è nessuna legge elettorale che risponde a questa necessità. C’è un dato di debolezza che attiene alla capacità di fare una buona politica, di imporre le proprie candidature. È indubbio che il voto maschile sulla preferenza sia molto organizzato, mentre quello femminile è di opinione. Questo dato deve farci agire in modo diverso».</p>
<p>In che modo?</p>
<p>«Prima cosa noi donne dobbiamo farla conoscere l’opportunità della doppia preferenza. I partiti non hanno interesse che si sappia perché più donne elette sono meno uomini eletti. Inoltre in un momento come questo dovremmo valorizzare tutte le donne, ma anche scegliere tra le candidate quelle che hanno più possibilità di essere elette. Questo attiene alla politica. Ameno che non pensiamo a liste bloccate e listini».</p>
<p>Lei è entrata in Parlamento tramite una lista bloccata.</p>
<p>«Ahimè sì. Perché abbiamo un Parlamento di nominati, ma non sono d’accordo. Ho sempre detto che servono piccoli collegi, quella è la competizione vera».</p>
<p>Qual è il suo stato d’animo attuale?</p>
<p>«Arrabbiata, delusa ma combattiva avrei voglia di esserci di più e fare di più. Soprattutto per le nostre figlie. Nel nostro Paese ormai i giovani non hanno più potere». E cosa vorrebbe fare? «Una grande vertenza delle donne del Sud sugli asili, sul tempo pieno nelle scuole, sui servizi, sul lavoro».</p>
<p>Ieri la moglie del candidato del Pdl, Stefano Caldoro, Annamaria Colao è stata contestata da un gruppo di giovani femministe. Che ne pensa?</p>
<p>«Quando ognuna di noi si espone, mette in conto anche le critiche. Non sono contro i fischi, quando mi espongo so di poter essere applaudita o fischiata. Sarebbe prezioso per il clima di civiltà generale che si credesse nel valore del dialogo. Che è un progetto femminile che va al di là degli steccati, destra e sinistra. La storia delle donne in politica è una storia di trasversalità. Non ci siamo fatte dividere dalle barriere maschili. Bisognerebbe riprendere questo seme positivo». Conferma? Più gnocca nel Pd? «Certo. Mi piace che ci siano donne belle».</p>
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		<title>Don Riboldi: «ai politici dico: potremmo non votare»</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 06:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Roberto Russo da il Corriere del Mezzogiorno)
I vescovi del Sud sono pronti a tutto anche a uno «sciopero elettorale» se i politici di ogni parte non ascolteranno davvero la voce del Mezzogiorno. Secondo i vescovi più attivi nella lotta contro la criminalità e il degrado sociale nel Mezzogiorno, l’iniziativa può rendersi necessario per mandare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Roberto Russo da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>I vescovi del Sud sono pronti a tutto anche a uno «sciopero elettorale» se i politici di ogni parte non ascolteranno davvero la voce del Mezzogiorno. Secondo i vescovi più attivi nella lotta contro la criminalità e il degrado sociale nel Mezzogiorno, l’iniziativa può rendersi necessario per mandare un forte segnale di cambiamento al Sud.</p>
<p>La ribellione</p>
<p>A guidare la «rivolta» sono tre vescovi di altrettante regioni meridionali in prima linea per la difesa delle ragioni del Sud. Per la Campania il vescovo emerito di Acerra Antonio Riboldi, per la Calabria il vescovo di Locri Giuseppe Morosini e per la Sicilia Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo. Al tema è dedicato un lungo articolo e un’intervista sul prossimo numero di «Famiglia Cristiana». Don Riboldi, in particolare, è il più convinto assertore della la proposta di disertare le urne,</p>
<p>«Adesso tocca a noi— dice monsignor Riboldi, vescovo emerito di Acerra, da sempre nel mirino dei clan —. Ai politici bisogna dire: o ascoltate la nostra voce, o non vi votiamo più».</p>
<p>Sud annesso</p>
<p>A meno di tre settimane dal voto, e pochi giorni dopo il documento della Cei sul Sud che aveva parlato anche di inadeguatezza della classe politica, per Riboldi, «se serve», si deve arrivare anche allo sciopero elettorale. «I cristiani al Sud devono svegliarsi— aggiunge—. Invece, oggi sono continuamente assistiti. Il Mezzogiorno non è l’Italia, oggi si può dire che è una zona annessa. Sarà brutto, ma è così». Uno dei simboli della lotta della Chiesa per la legalità, dice che «in 50 anni al Sud» ha visto solo «parole ed errori: fabbriche nate e morte, terreni agricoli devastati, turismo in abbandono. Le mafie — sottolinea Riboldi— hanno avuto terreno fertile, arato dallo Stato e da un sistema di corruzione e di collusione impostato con straordinaria efficacia». E la gente «ha subito e si è rassegnata. Ma la cultura dell’illegalità è stata diffusa dallo Stato. E non mi consola — dice con una stoccata sugli annunci di governo — vedere che proprio chi ha contribuito alla logica della corruzione propone una legge contro di essa».</p>
<p>Il vescovo ritiene che per cambiare serve più coraggio.</p>
<p>«La camorra domina i cuori e le menti — spiega l’alto prelato — . Impedisce ai ragazzini di andare a scuola, perchè è lei che li vuole educare». Eppure, osserva, «tagliamo i fondi alla scuola».</p>
<p>I clan e Cutolo</p>
<p>Ricordando che «Cutolo sosteneva che la camorra è come Robin Hood: toglie ai ricchi per dare ai poveri», Riboldi ammonisce che «se la scuola non contrasta questa cultura dell’illegalità come strumento di protezione sociale, non ci sarà futuro per il Sud e neppure per l’Italia». Per vincere, allora, «bisogna tagliare i ponti, anche quelli tra le nostre chiese e la cultura mafiosa, che spesso dimostra di essere devota». Anche la gente del Sud, insiste Riboldi, deve imparare a diventare libera. Come? «Non affidandosi al primo che ti propone un lavoro nero. Invece finora è prevalso il senso dell’affidamento: al politico, al prete o al camorrista». Di una Chiesa «a volte troppo timida» di fronte alla mafia parlano, sempre su Famiglia Cristiana, anche altri tre presuli del Mezzogiorno, secondo cui è ora di scelte coraggiose per il Sud, per fare in modo che il documento della Cei non finisca sugli scaffali, come quello di 20 anni fa. Il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, paventa una Chiesa «icona dell’antimafia», che sollevi i singoli dalle proprie responsabilità. «Anche nelle nostre comunità», avverte, occorre riflettere sul senso della «parola terribile» citata nel documento Cei sul Mezzogiorno: «collusione».</p>
<p>Azioni dimostrative</p>
<p>Insomma, servono segnali concreti, azioni dimostrative: «Ogni comunità — propone — scelga un argomento in relazione alla situazione del proprio territorio e agisca: pizzo, usura, corruzione della politica, mafia devota che offre soldi per le feste popolari». Essendo pronti a «pagare di persona».</p>
<p>Il vescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, quello che a Natale tolse i Re Magi dal presepe lasciando la scritta: respinti alla frontiera come immigrati clandestini, propone di «abolire ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi. Il sacro non basta per ritenersi a posto— spiega— se poi nessuno denuncia e la cultura mafiosa è l’unica ammessa».</p>
<p>Per Giuseppe Morosini, vescovo di Locri, «la nostra gente deve tornare a essere protagonista, e si diventa protagonisti con il voto e con volti nuovi». Mentre forse, conclude, «bisognava essere più chiari, anche nelle responsabilità di una Chiesa a volte troppo timida».</p>
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		<title>Bassolino contro la Iervolino. Sconto per l&#8217;acqua ai privati</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 06:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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L&#8217;acqua divide il centro sinistra. Il gruppo comunale di Rifondazione Comunista contesta duramente gli aumenti delle bollette decisi dalla giunta regionale di Antonio Bassolino ma apprezza la scelta del sindaco Rosa Russo Iervolino di schierarsi pubblicamente contro la privatizzazione dell&#8217;oro blu. &#8220;La Regione Campania ha regalato in extremis l&#8217;ultimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>L&#8217;acqua divide il centro sinistra. Il gruppo comunale di Rifondazione Comunista contesta duramente gli aumenti delle bollette decisi dalla giunta regionale di Antonio Bassolino ma apprezza la scelta del sindaco Rosa Russo Iervolino di schierarsi pubblicamente contro la privatizzazione dell&#8217;oro blu. &#8220;La Regione Campania ha regalato in extremis l&#8217;ultimo frutto avvelenato ai cittadini napoletani e campani &#8211; ha sottolineato in una nota Raffaele Carotenuto, capogruppo di Prc &#8211; prevedendo l&#8217;aumento della tariffa idrica del 5% con effetti retroattivi dal 2003 al 2008, nemmeno rateizzabili. Altro che discontinuità&#8221;. Carotenuto ha, invece, condiviso la linea intrapresa dal primo cittadino di Palazzo San Giacomo. &#8220;Apprezziamo &#8211; ha detto il capogruppo di Prc &#8211; la dichiarazione pubblica di Rosa lervolino Russo sull&#8217;adesione alla manifestazione nazionale per sabato 20 marzo a Roma contro la privatizzazione dell&#8217;acqua e la partecipazione attiva al referendum abrogativo degli articoli incriminati della legge 133 del 2008. In questo modo &#8211; ha aggiunto Carotenuto &#8211; viene rispettato integralmente il chiaro indirizzo del Consiglio Comunale di Napoli più volte espresso a difesa dell&#8217;acqua come bene comune ed insopprimibile pubblico non commerciabile e da garantire a tutti&#8221;. Dunque, la sinistra in consiglio comunale lancia un siluro contro le scelte assunte negli ultimi anni all&#8217;unanimità dal governo campano. Le scelte operate dall&#8217;esecutivo di Palazzo Santa Lucia hanno nei fatti legittimato la privatizzazione dell&#8217;acqua. E non sono mancate le polemiche e le battaglie politiche nell&#8217;area del centro sinistra. Un bando di gara apparso nel Bollettino regionale approvato quattro mesi fa confermava le scelte verso la privatizzazione della giunta di Antonio Bassolino: si affidava a privati gli acquedotti campani del Torano-Biferno e del Sarno, sembra andare nel verso opposto. &#8220;Negli ultimi mesi sono emersi molti interessi politici di alcuni consiglieri comunali e regionali e settori industriali che punterebbero alla costituzione di un &#8216;polo energetico&#8217; in modo da favorire la costituzione di una multiutility. &#8211; denunciano gli esponenti del movimento contro la privatizzazione &#8211; Un partito trasversale che punta alla costituzione di una società mista regionale con l&#8217;ingresso in Borsa&#8221;. E negli ultimi mesi è stato duro il rapporto tra l&#8217;amministrazione regionale e le associazioni e movimenti in tutta Italia, in primis il missionario Alex Zanotelli, portavoce di questa battaglia, che da anni chiedono che gli acquedotti rimangano in mani pubbliche. Uno scontro su fronti contrapposti. Il sindaco lervolino, invece, ha sempre ribadito che l&#8217;acqua è un bene comune e pubblico da difendere scontrandosi con i poteri forti cittadini, ossia con l&#8217;Unione Industriali di Giovanni Lettieri. Le posizioni di Rosetta, non solo sono state condivise dalla sinistra ma hanno avuto il sostegno degli esponenti cattolici popolari del centro e della destra sociale presenti nel Pdl. Nei prossimi giorni, la giunta comunale di Napoli, forte del sostegno dei movimenti, della sinistra e dell&#8217;opposizione di centrodestra, si appresterebbe ad applicare una delibera approvata all&#8217;unanimità nel luglio scorso in consiglio comunale che prevede l&#8217;affidamento del Servizio Idrico Integrato a un soggetto totalmente pubblico esclude società private e società miste elaborando un piano di fattibilità per introdurre il &#8216;minimo vitale idrico&#8217; per i cittadini. I consiglieri comunali di tutte le forze politiche sono pronti ad impegnare il parlamento cittadino a modificare lo Statuto Comunale introducendo il riconoscimento dell&#8217;acqua quale bene comune pubblico, l&#8217;accesso all&#8217;acqua come diritto umano fondamentale non assoggettabile ai meccanismi di mercato e del servizio idrico Integrato quale servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica. La giunta regionale della Campania, invece, è rimasta inerme, pur avendo approvato due anni fa, un emendamento che considerava l&#8217;acqua un &#8216;bene comune&#8217;.</p>
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		<title>Il Mezzogiorno dopo Berlusconi</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 06:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Adolfo Scotto Di Luzio da il Corriere del Mezzogiorno)
 Lo spettacolo che il Pdl sta offrendo di sé in queste ore ha una rilevante dimensione geografica che è carica di implicazioni per l’Italia e per i destini politici del Mezzogiorno. Colpisce, di fronte alla débâcle del gruppo di comando berlusconiano, la relativa stabilità del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Adolfo Scotto Di Luzio da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><div id="attachment_822" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/scotto_di_luzio.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/scotto_di_luzio-300x225.jpg" alt="Adolfo Scotto Di Luzio" title="Adolfo Scotto Di Luzio" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-822" /></a><p class="wp-caption-text">Adolfo Scotto Di Luzio</p></div> Lo spettacolo che il Pdl sta offrendo di sé in queste ore ha una rilevante dimensione geografica che è carica di implicazioni per l’Italia e per i destini politici del Mezzogiorno. Colpisce, di fronte alla débâcle del gruppo di comando berlusconiano, la relativa stabilità del partito napoletano, che ha liquidato per tempo il caso del sottosegretario Cosentino e disinnescato il potenziale distruttivo che la sua candidatura avrebbe rappresentato per le elezioni in Campania. La crisi del Pdl esplode in maniera gravissima a Roma e in Lombardia, ed è insanabile, a quanto pare, nella capitale del paese. Il crollo del Pdl priva la cosiddetta Seconda Repubblica del suo baricentro e appare tanto più grave, perché avviene in un vuoto di iniziativa politica dell’opposizione. La Seconda Repubblica si era inaugurata al grido di Roma ladrona, ma il bipolarismo italiano imperniato sulla centralità berlusconiana era stato comunque in grado di riportare nella capitale la mediazione tra gli interessi frammentari del paese. Il ministero degli Interni nelle mani di un leghista era l’espressione del compromesso raggiunto e anche la sanzione dell’affidabilità nazionale della Lega.</p>
<p>La crisi del Pdl è innanzitutto la catastrofe della capacità di Berlusconi di tenere insieme la rappresentanza territoriale degli interessi italiani. L’ordine che regna a Napoli, anche sotto la direzione a distanza di Italo Bocchino per un verso; l’indisponibilità, per l’altro, della Lega ad avallare un’ulteriore forzatura del sistema insieme alle dichiarazioni di Formigoni, che di fatto sono una presa di distanza dal famigerato decreto interpretativo così fortemente voluto dal presidente del Consiglio, dicono di un processo di autonomizzazione delle grandi componenti territoriali del Pdl che, ameno di una riaffermazione, molto dubbia a questo punto, del potere centrale di Berlusconi, appare irreversibile.</p>
<p>Il punto è che con tutti i suoi limiti, che erano e sono giganteschi, Berlusconi assicurava comunque l’esistenza di un centro. Di natura carismatica quanto si vuole, ma ad ogni modo un centro. Dalla fine del berlusconismo come forza politica nazionale emergeranno una grande Lega, al Nord, che si mangerà una parte consistente del consenso di Forza Italia, e un partito azzurro al Sud, in funzione antileghista (di bilanciamento della pressione del Nord). In questo contesto il federalismo fiscale assomiglierà più che alla base di un rinnovato patto nazionale, alla proverbiale coperta corta che ognuno proverà a tirare dalla propria parte. Per evitare una lacerazione definitiva, il sistema si adagerà sugli assetti esistenti, che è meglio non dimenticarselo prevedono al Sud una grave debolezza delle strutture dello Stato unitario e il predominio della criminalità organizzata.</p>
<p>La crisi politica italiana esige un sussulto di intelligenza politica da parte del Pd, che invece, ancora una volta, si è autosegregato in omaggio ad una inesauribile vocazione girotondina e minoritaria. Di Berlusconi sappiamo quasi tutto. Quelli che verranno dopo, siamo certi che saranno migliori?</p>
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		<title>Verso il voto &#8211; Mara Carfagna</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 19:17:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mara Carfagna intervistata da Marino Marquardt, Alessandro Sansoni e Norberto Gallo.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mara Carfagna intervistata da Marino Marquardt, Alessandro Sansoni e Norberto Gallo.</p>
<p><object width="400" height="319"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10038936&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10038936&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="319"></embed></object></p>
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		<title>De Luca: 4 punti per Napoli</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 17:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vincenzo De Luca. Conferenza stampa: 4 punti per Napoli.</p>
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		<title>De Luca, legge speciale per Napoli</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una legge speciale per il centro storico di Napoli, la ristrutturazione di palazzo Fuga per ospitare gli uffici regionali e una &#8220;casa della cultura e delle scienze&#8221;, il rilancio delle aree di Napoli est e Bagnoli. Sono le quattro proposte per il capoluogo campano messe in campo da Vincenzo De Luca, candidato per il centrosinistra alle prossime elezioni regionali in Campania. Per l&#8217;area di Bagnoli, poi, ex zona industriale ad ovest della citta&#8217;, l&#8217;idea e&#8217; la creazione di un collegamento con la tangenziale e con piazza Municipio, oltre al rientro della zona nel piano dei porti turistici su ferro e gomma. &#8220;Si tratta di investimenti seri infrastrutturali&#8221;, spiega il candidato del centro sinistra alla presidenza della Regione, che parla di attrattori che siano soprattutto &#8220;impiantistica sportiva, ad esempio campi da golf&#8221;. Per Napoli est, il sindaco di Salerno pensa di un &#8220;polo in cui concentrare imprese con attivita&#8217; industriali legate alla ricerca delle fonti energetiche alternative&#8221;. Si tratta di idee che sono state gia&#8217; presentate al comune partenopeo, con cui sara&#8217; necessario stringere accordi per la loro realizzazione. &#8220;Il rilancio di Napoli e&#8217; una carta straordinaria per il rilancio dell&#8217;intera regione e del Mezzogiorno &#8211; spiega &#8211; e per questo invito i miei intercolutori a non cedere alla tentazione di danneggiare ancora questa citta&#8217; continuando a parlare dei rifiuti per propaganda elettorale&#8221;. Per quanto riguarda la legge speciale per il rilancio del centro storico, il progetto prevede la realizzazione di &#8220;concorsi di idee per la riqualificazione urbana. Ci sono 60mila edifici e circa 350 edifici di culto da recuperare. Puo&#8217; essere la leva per un movimento culturale nuovo&#8221;. Per la realizzazione dei progetti De Luca parla di una &#8220;data simbolica del 2013, quando scadono i fondi europei e anno in cui ci sara&#8217; il Forum delle culture&#8221;. In precedenza il candidato del Partito democratico aveva incontrato i rappresentanti del coordinamento regionale delle piccole e medie imprese che gli hanno consegnato un manifesto programmatico. Tra le proposte, un nuovo patto regionale per lo sviluppo economico, interventi volti a ridurre il disavanzo della bilancia dei pagamenti regionale, l&#8217;avvio immediato di programmi di investimento legati ai fondi europei 2007-2013, l&#8217;attuazione di politiche di promozione esviluppo delle aggregazioni delle Pmi, l&#8217;estensione della spesa per gli ammortizzatori sociali alle imprese con meno di 15 dipendenti.</p>
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		<title>Falciatore: brutti quei manifesti il Pd non rinunci alla bellezza</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)
Tempo fa Sabrina Ferilli lanciò una provocazione che spaccò il mondo femminile della sinistra: «Ci vuole più gnocca nel Pd». Lei è d’accordo? «Sì, sono d’accordo». Chi risponde così, al di là di ogni previsione, è Maria Grazia Falciatore, una delle donne più potenti della Campania. È l’ex [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Tempo fa Sabrina Ferilli lanciò una provocazione che spaccò il mondo femminile della sinistra: «Ci vuole più gnocca nel Pd». Lei è d’accordo? «Sì, sono d’accordo». Chi risponde così, al di là di ogni previsione, è Maria Grazia Falciatore, una delle donne più potenti della Campania. È l’ex capo di gabinetto della segreteria del governatore Bassolino nel ruolo chiave di coordinatrice della programmazione europea, ora commissario dell’Asl più grande d’Europa, la Napoli 1. Prima di motivare il suo insolito punto di vista, però, la Falciatore chiede di partire più da lontano, cosicché le sue argomentazioni non appaiano troppo leggere e superficiali.</p>
<p>Allora ripartiamo dall’8 marzo. Come l’ha festeggiato? Sempre che lo festeggi ovviamente..</p>
<p>«Ce lo siamo chiesto tra amiche in crisi d’identità politica, non personale. Dobbiamo reagire, ci siamo dette, altrimenti le poche conquiste ottenute le perdiamo tutte». Dunque dove è andata? «Sono andata al Pascale, scelta precisa, consapevole. Tra le mille cose che una donna può fare l’8 marzo, io ho deciso di andare a parlare della qualità della vita delle donne malate di tumore. Del corpo distrutto. Quale metafora migliore per i nostri tempi?».</p>
<p>È l’anno delle veline candidate, delle escort sdoganate, del «ciarpame». Anche lei crede che il Pdl abbia fatto politica sul corpo delle donne?</p>
<p>«No, credo piuttosto che di corpo, destra e sinistra, ne abbiano parlato talmente tanto da abusarne. Ecco, direi che la politica ha distrutto il corpo delle donne come il cancro. In anni di impegno dalla parte delle bambine ho imparato che quando si subisce violenza c’è una rottura difficilmente ricomponibile. Siamo a quel punto».</p>
<p>Lei porta tacchi alti, non rinuncia ad un abito aderente, è giovane.</p>
<p>«Sono una donna che fa un lavoro da uomo. Ma si può mantenere un’identità di genere nel modo in cui gestisci i tempi e anche nel modo in cui si gestisce il potere. Si chiama libertà».</p>
<p>Ha visto la foto pubblicata a pagina 3 del Corsera che ritrae il candidato Stefano Caldoro con le donne candidate al consiglio regionale per il Pdl? Che impressione «Dell’harem, ma sprizza ottimismo». Beh, Alessandra Mussolini non può essere considerata una donna che fa da contorno.</p>
<p>«Infatti, non credo affatto che lo sia. Ha una sua storia, una sua identità precisa. Ma il rischio, a destra e a sinistra, è che le donne parlino un linguaggio, anche mediatico, tipicamente maschile».</p>
<p>Mi faccia capire meglio questo ragionamento.</p>
<p>«Il punto sono i valori. Se sei una donna di centrosinistra non puoi non parlare di nidi, di carichi familiari, di scuola pubblica. Ma tutto questo ha un nome, leggi, azioni politiche conseguenti. Faccio un esempio: se voglio ragionare di salute non posso tagliare i consultori. La differenza è tra chi sostiene queste battaglie». Chi, per esempio? «Le parlamentari. Bisogna riprendere il filo di una rete, che non è solo locale, ma anche nazionale. Dobbiamo ricominciare tutto daccapo».</p>
<p>Ma ci vogliono anche facce e gambe spendibili. Cosa pensa di Mara Carfagna? «Intelligente e carina. E non a caso dico prima intelligente e poi carina. È lei che fa da traino ai candidati consiglieri regionali non viceversa».</p>
<p>Torniamo alla Ferilli: che vuol dire, allora, che nel Pd ci vuole più gnocca?</p>
<p>«Vuol dire che anche noi donne di sinistra non dobbiamo rinunciare all’estetica per essere autentiche. È chiaro che non penso all’estetica perfetta della chirurgia plastica. Siamo donne meridionali, meravigliosamente sbilanciate. Io difendo il carisma, la bellezza che trasmette emozioni. E questa bellezza è un valore aggiunto. Ma li ha visti i manifesti del Pd?». Prego? «Sto parlando dei manifesti nazionali. Con onestà: non mi piacciono. Ci sono questi visi di donne, senza naso, con le bocche quasi cucite da cerotti, con le sopracciglia non curate. Si può essere leggeri nella forma, ma profondi nei contenuti. Se non capiamo questo saremo perdenti».</p>
<p>E lei quale testimonial avrebbe utilizzato?</p>
<p>«Bersani oltre che andare a Sanremo, poteva chiamare la Clerici, con quei vestiti sopra le righe, vaporosi, ironici. Con uno slogan chiaro come le ricette della Prova del cuoco. La comunicazione è per la gente, non per gli addetti ai lavori».</p>
<p>Non crede che per quanto opinabile il centrodestra abbia comunque un modello femminile, mentre quello di sinistra sia in crisi?</p>
<p>«Modello&#8230; non mi piace la parola, è riduttiva. Direi il senso». E il senso qual è? «Questo è il punto. Il senso è fare politica. Promuovere e risolvere i problemi. Non c’è alternativa, non c’è molto da girarci intorno».</p>
<p>L’esperienza di Emily, di Annamaria Carloni, Franca Chiaromonte, ma anche Teresa Armato, Maria Fortuna Incostante, è servita a qualcosa? «Secondo me sì». Lei era socia? «No, ma ho sempre partecipato a dibattiti che ritenevo interessanti». In cosa era vincente? «Hanno sempre mantenuto aperto il discorso, acceso il faro dell’attenzione sulle donne. Le sembra poco?». No, ma poi l’associazione si è sciolta. «Perché le esperienze ad un certo punto si devono trasformare in altro e perché una perdita di senso c’è e quindi era più difficile trovare spazi condivisi di dibattito e confronto». </p>
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		<title>Femministe contro lady Caldoro «Basta speculare sulle donne»</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno)
«Nessuna campagna elettorale sul corpo delle donne». Simonetta Matone, capo di gabinetto del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, si era appena alzata in piedi per prendere la parola, quando sei studentesse hanno srotolato il lenzuolo bianco con lo slogan a caratteri cubitali. Attimi di confusione, ieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>«Nessuna campagna elettorale sul corpo delle donne». Simonetta Matone, capo di gabinetto del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, si era appena alzata in piedi per prendere la parola, quando sei studentesse hanno srotolato il lenzuolo bianco con lo slogan a caratteri cubitali. Attimi di confusione, ieri nell’Aula Magna del Policlinico della Federico II, sede della facoltà di Medicina, e vivace botta e risposta tra le contestatrici e la professoressa Annamaria Colao, docente universitaria di Endocrinologia emoglie di Stefano Caldoro, il candidato del Pdl alla presidenza della giunta regionale della Campania.</p>
<p>L’intermezzo ha interrotto per qualche minuto il convegno promosso da Artemis, di cui Colao è presidente, nella giornata della festa della donna, e patrocinato, oltre che dalle società italiane di endocrinologia e di diabetologia, dal ministero per le Pari opportunità. Proprio la presenza della Carfagna, annunciata da tempo, aveva evidentemente acceso i riflettori sull’iniziativa di Artemis. La ministra non si è fatta vedere, ma non per questo ragazze e ragazzi dei collettivi universitari hanno rinunziato a manifestare il proprio dissenso all’esterno dell’aula del Policlinico, dove hanno organizzato un presidio di un centinaio di persone, e all’interno della stessa, dove sono riusciti ad introdurre il mega striscione che hanno srotolato. Il convegno è poi proseguito fino alle sei di pomeriggio, senza ulteriori fuori programma. Gli studenti che hanno promosso la contestazione cantano vittoria: «Oggi è stata interrotta la presentazione dell’associazione Artemis della professoressa Colao, moglie del candidato presidente del Pdl alla regione Campania Caldoro. Ospite d’onore dell’evento sarebbe dovuta essere la ministra Carfagna, che si è sempre schierata contro l’aborto, contro l’utilizzo della pillola abortiva e per un modello di donna angelo del focolare domestico». Concludono: «È stato impedito che l’8 marzo fosse, per l’ennesima volta, strumentalizzato da una politica che utilizza la donna come merce di scambio. L’università pubblica non è luogo dove fare campagna elettorale, usando come alibi la salute della donna». Di tutt’altro avviso la professoressa Colao.</p>
<p>Commenta in serata, quando il convegno è terminato da poco: «Un’iniziativa, la mia, a fini elettoralistici? Non scherziamo. Analogo convegno si è svolto oggi (ieri per chi legge, ndr) in altre sette sedi universitarie italiane. Come ho provato invano a far capire alle ragazze che hanno interrotto la manifestazione, io sono una docente universitaria impegnata da anni sul versante della tutela della salute delle donne. Il fatto che mio marito si sia candidato alla presidenza della regione Campania non è una buona ragione per tacere o per rinunciare alle attività che svolgo». Aggiunge: «Le ragazze avrebbero potuto chiedere di intervenire e avrebbero fatto bene a rimanere in aula ad ascoltare. Invece, srotolato il lenzuolo e disturbata un’iniziativa alla quale partecipavano 400 persone, sono andate via». </p>
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		<title>Acqua, bolletta sempre più cara. In Campania aumenta del 5%</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)
A Napoli e nei comuni campani aumentano del 5% le bollette dell&#8217;acqua. E gli aumenti avranno effetti retroattivi a decorrere dal 2003 e fino al mese di giungo 2008. Le somme saranno immediatamente recuperate. Non sono previste rateizzazioni. Una vera e propria stangata. Gli aumenti sono stati decisi dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>A Napoli e nei comuni campani aumentano del 5% le bollette dell&#8217;acqua. E gli aumenti avranno effetti retroattivi a decorrere dal 2003 e fino al mese di giungo 2008. Le somme saranno immediatamente recuperate. Non sono previste rateizzazioni. Una vera e propria stangata. Gli aumenti sono stati decisi dalla giunta regionale di Antonio Bassolino con la delibera numero 1488 che ha applicato il massimo degli aumenti previsti. Ma sono previste ulteriori stangate. Previsti ulteriori aumenti per il servizio fognature.<br />
E non finisce qui. Le tariffe per gli insediamenti civili per i servizi acque reflue e depurazione sono state differenziate sensibilmente da quelle accreditate alle industrie. A tutto svantaggio dei cittadini. Intanto si ipotizza la privatizzazione dell&#8217;oro blu. A Napoli, l&#8217;Arin, l&#8217;azienda controllata dall&#8217;amministrazione comunale di Palazzo San Giacomo, subito dopo le elezioni regionali potrebbe essere sciolta (è scritto nello statuto della società ed è previsto dalle leggi vigenti). Tra 10 mesi scadranno le attuali concessioni affidate alla società di via Argine, con l&#8217;effetto che i servizi verranno messi a gara. I suoi beni (dall&#8217;acquedotto del Serino a tutte le altre infrastrutture legate al servizio idrico) divengano oggetto di un vero e proprio sciacallaggio da parte dei soliti rapaci. E&#8217; prevista la costituzione di un&#8217;azienda mista pubblica e privata che dovrebbe fare l&#8217;ingresso in borsa. Si preparano ad acquistare le azioni, grandi holding private, Enel Hidro, Acea, Vianini, Hera, A2A, Tirreno Power. Dunque, L&#8217;Arin è destinata a fare la stessa fine di Acea, la municipalizzata del Comune Roma che perderà, la sua quota riservata al Comune di Roma, a favore di privati (italiani o esteri), che acquisirebbero il monopolio della gestione idrica. Questo processo, oltretutto, non vedrebbe alcuna istituzione di bandi di gara, bensì si risolverebbe con procedure private di acquisizione. L&#8217;Acca è penetrata ben oltre i confini regionali, se si considera che ha già messo radici in Toscana, in Umbria, in Campania, in Puglia e si profilano percorsi di partnership inediti, con risvolti in sede internazionale, mirati comunque a chiudere nel modo più profittevole la corsa alle risorse idriche in Italia, a partire dal centro-sud, dove, ancora, tutto appare in discussione .Una mossa, quella della privatizzazione dell&#8217;acqua, che ha sollevato un polverone di critiche.<br />
Concedendo a dei privati il monopolio della gestione idrica su Napoli e negli altri comuni campani, è previsto nei prossimi anni, un innalzamento dei prezzi, con conseguenze quanto meno discutibili, moralmente ed economicamente. In Campania la gestione dell&#8217;acqua è stata già privatizzata dal governatore Antonio Bassolino nell&#8217;Ambito Territoriale numero 3, comprendente 76 Comuni dell&#8217;area vesuviano-sarnese affidando il servizio alla Gori Spa (con capofila Acea e la francese Suez). La conseguenza è stata che i cittadini stanno ricevendo bollette pazze, con aumenti spropositati, retroattivi, senza che sia stata eseguita la lettura del contatore ma basandosi su consumi presunti, e che lo stesso gestore dichiara spesso errati o non riverificabili. </p>
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		<title>Sanità, la rivoluzione targata Pdl</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sanita]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Luca Clemente da il Roma)
«Se dovessero essere giudicati come se fossero studenti, Bassolino e la sinistra campana avrebbero un bel due in Sanità». Il Pdl prepara la rivoluzione di uno dei settori più disastrati della Campania. Ad annunciarlo sono il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, candidata capolista per il Pdl a Napoli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Luca Clemente da il Roma)</strong></p>
<p>«Se dovessero essere giudicati come se fossero studenti, Bassolino e la sinistra campana avrebbero un bel due in Sanità». Il Pdl prepara la rivoluzione di uno dei settori più disastrati della Campania. Ad annunciarlo sono il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, candidata capolista per il Pdl a Napoli, il candidato governatore del centrodestra, Stefano Caldoro, e il senatore del Pdl e capogruppo in commissione Sanità, Raffaele Calabrò. In un teatro Bellini gremito in ogni ordine di posti, la Carfagna spiega che «il sistema sanitario campano è da ribaltare. La gestione del centrosinistra ha avuto come unico obiettivo creare consenso e ottenere voti. E tutto a scapito dei cittadini». Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda Caldoro: «Occorre cambiare la politica in ambito sanitario attraversc azioni di qualità, responsabilità E controllo, ovvero gli aspetti che sono alla base dei programmi di governo». Durante il convegno &#8220;Campania, una sfida possibile&#8221;, Caldorc ha illustrato i contenuti del programma politico della coalizione, ribadendo la necessità di tutelare la salute delle fasce disagiate della popolazione attraverso degli sgravi fiscali: «La situazione della sanità regionale è disastrata al punto tale che è impossibile fare una stima del danno. In questa ottica è necessario favorire l&#8217;accesso alle cure per le persone maggiormente bisognose. Chi ha reddito può e deve pagare di più per essere curato». Il candidato del centrodestra, Caldoro, non tarda a bacchettare il suo diretto avversario, Vincenzo De Luca, che in una recente dichiarazione aveva annunciato tagli drastici al comparto sanitario. «Siamo contro gli &#8220;sciabolatori&#8221; &#8211; ha affermato -. Anzitutto perché il taglio delle teste il più delle volte viene effettuato in maniera indiscriminata. Occorre invece comprensione, ma allo stesso tempo rigore, e soprattutto assicurare ai cittadini che chi sbaglia paga». Calabrò dal canto suo ricorda che «la spesa incide per circa un miliardo l&#8217;anno e ciò si riflette pesantemente anche sulle tasche dei cittadini e degli imprenditori che in Campania sono costretti a pagare le aliquote più alte per esempio sull&#8217;Irap». Per migliorare il settore, spiega Calabrò, occorre dare innanzitutto «priorità a cittadini ed efficienza», perché il risanamento passa per «la razionalizzazione del comparto, la valorizzazione di eccellenze come quelle dei policlinici, il pagamento in tempi accettabili dei fornitori». </p>
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		<title>Bocchino esalta Fini ma Cosentino si defila</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Roberto Fuccillo da la Repubblica Napoli)
«VOGLIAMO ringraziarti di quello che fai per le istituzioni repubblicane, per una politica più civile e meno urlata. C&#8217;è chi vede in te il riferimento di una nuova gran de stagione di riforme». Di solito una presentazione così prelude nel centro destra alla comparsa di Silvio Berlusconi. Ma a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Roberto Fuccillo da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>«VOGLIAMO ringraziarti di quello che fai per le istituzioni repubblicane, per una politica più civile e meno urlata. C&#8217;è chi vede in te il riferimento di una nuova gran de stagione di riforme». Di solito una presentazione così prelude nel centro destra alla comparsa di Silvio Berlusconi. Ma a Napoli va in scena una sorpresa, una sorta di predellino al contrario in salsa partenopea. Chi parla infatti è Italo Bocchino, il ricettore de ringraziamenti è Gianfranco Fini. Il nome del premier non risuona mai nella sala dell&#8217;hotel Vesuvio, la scenografia non è l&#8217;azzurro marino del Pdl, ma l&#8217;arancione di &#8220;Progetto sud&#8221;, lo slogan col quale Bocchino e la Fondazione Tatarella hanno portato Fini a discutere per l&#8217;appunto di Mezzogiorno prendendo a pretesto la presentazione del libro &#8220;La scossa&#8221; di Francesco Delzio.<br />
Trentasei anni, già direttore dei Giovani di Confindustria, oggi dirigente alla Piaggio, Delzio è uno che non si fa mancare proposte originali come «detassare gli studi per i corsi di laurea scientifici» e non resiste a chiedere «Ma il piano sud del governo dov&#8217;è?». Fini nel suo intervento evita proclami. Mentre da Roma giungono boatos sui malumori crescenti interni al Pdl, il presidente della Camera tiene una linea istituzionale. Ripete tutti gli allarmi lanciati venerdì nel corso del convegno all&#8217;Unione industriali. Ci aggiunge un invito esplicito ai governatori delle regioni meridionali,  «quali che siano gli schieramenti che usciranno vincenti», a rivedere il coacervo di competenze determinate dal Titolo V della Costituzione. Invita a fare anche questo passo «smettendola di rinfacciarsi sempre di chi sia la colpa», messaggio un po&#8217; indigesto a una platea che ha abbastanza rumoreggiato durante l&#8217;intervento «bipartisan» di Umberto Ranieri, responsabile per il Mezzogiorno del Pd. Infine Fini dice una cosa che potrebbe accomunare Veltroni e Bersani: «Bisogna anche far capire che flessibilità, ad esempio, non significa pagare di meno per poter licenziare, ma pagare di più per un lavoro non a tempo indeterminato».<br />
Il Fini che insomma vola alto, passando oltre il chiasso della contesa elettorale in corso. D&#8217;altro canto i candidati in sala si contano sulle dita di una mano: Diodato, Muro, Schifone. È Bocchino a proiettarlo in un ruolo di leadership che sembra riproporre il dualismo con Berlusconi. In fondo Fini e reduce anche da una visita al Nauticsud dove, in tema di eccellenze meridionali, ha approfittato di un incontro col calciatore Leandro Rinaudo per lanciarsi in un augurio: «Per fortuna hai fatto un gol solo al mio Bologna, ma vedo Napoli e Palermo in Champions league». E c&#8217;è anche il giovanissimo consigliere provinciale, Manlio Marano, che si fa fare l&#8217;autografo, ma sul libro dello stesso Fini, &#8220;Il futuro della libertà&#8221;.<br />
Insomma il presidente della Camera che cerca audience al sud. «Ma Bocchino è finiano», commenta all&#8217;inizio Stefano Caldoro, candidato presidente, come a dire che non c&#8217;è nulla di che meravigliarsi. Poi, di fronte alla prospettiva che Fini possa sfilare il predellino del sud da sotto i piedi di Berlusconi, sorride e devia sul folclore: «Ma no, Berlusconi ha la cittadinanza onoraria, ha detto che verrà con Apicella, vuole la superpizza». È esattamente quello che il giorno prima, domenica, ha annunciato Nicola Cosentino durante la convention alla quale Berlusconi è intervenuto via telefono. Convention organizzata dal partito regionale, e dalla quale Bocchino si era presto allontanato. A sua volta ieri Cosentino ha stazionato fuori dall&#8217; albergo, ma poi ha evitato di entrare nella sala della conferenza.<br />
I due, di fatto, non si incontrano mai. Alle spalle di Fini, impegnato nella sua leadership istituzionale, si consuma la sorda lotta per i futuro del Pdl in Campania: Bocchino contro Cosentino. In mezzo Mara Carfagna. Il ministro è arrivata ieri al convegno, un po&#8217; in ritardo ma è arrivata. Potrebbe davvero toccare a lei dopo  il voto il tentativo di assumere una leadership che sia anche «trait d&#8217;union» fra i finiani e gli uomini del Cavaliere.</p>
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		<title>Falsi ciechi, la lettera di Alayo dal carcere &#8220;Rispetta gli impegni e comportati bene&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Salvatore Alaio]]></category>

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		<description><![CDATA[(di D.D.P. da la Repubblica Napoli)
UNA lettera inviata dal carcere. Mittente, Salvatore Alayo, il consigliere della municipalità di Chiaia accusato di essere il regista della truffa dei finti ciechi. Destinatario, un suo ex collaboratore che dal 20 gennaio sta rendendo dichiarazioni agli inquirenti ricostruendo dall&#8217;interno il meccanismo del colossale raggiro. La missiva è datata 22 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di D.D.P. da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>UNA lettera inviata dal carcere. Mittente, Salvatore Alayo, il consigliere della municipalità di Chiaia accusato di essere il regista della truffa dei finti ciechi. Destinatario, un suo ex collaboratore che dal 20 gennaio sta rendendo dichiarazioni agli inquirenti ricostruendo dall&#8217;interno il meccanismo del colossale raggiro. La missiva è datata 22 gennaio, inizia con «caro Mimmo» e si chiude con «ti abbraccio, Salvatore». In quel momento Alayo non sa che l&#8217;uomo sta parlando con i carabinieri e i magistrati, peraltro ancora nella veste di testimone (successivamente diventerà indagato) e usa un tono che appare perentorio: «Guarda che hai degli impegni che devi portare a termine al più presto», scrive Alayo che più avanti aggiunge: «Guarda che qua sanno tutto di tua moglie, di tuo fratello delle pensioni, di tutto». E qualche rigo dopo, minaccia: «Se io parlo, te lo assicuro, in due giorni starete tutti qui a farmi compagnia, perciò comportati bene e stai al fianco dei miei cari. Conviene solo a te perché qui io già ci sto».<br />
Sentito dai carabinieri di Posillip o, «Mimmo» non nasconde di essere «molto preoccupato da questa lettera». 1128 gennaio, quando viene interrogato dal pm Giuseppe Noviello, spiega: «Ritengo che nella lettera Alayo voglia che io vada a recuperare dei soldi da persone che hanno fatto domanda falsa per la pensione e che però ancora non hanno avuto la pensione. Evidentemente Salvatore, consigliato dalla moglie (Alexandra Danaro, da alcuni giorni a sua volta detenuta) ritiene che questi abbiano ricevuto la pensione e abbiano pagato a me gli arretrati». In questo come negli altri verbali sottoscritti il &#8220;pentito&#8221; afferma di temere «per l&#8217;incolumità mia e della mia famiglia. È gente pericolosa», rimarca. La Procura ha chiesto nei giorni scorsi di interrogarlo con lo strumento dell&#8217;&#8221;incidente probatorio&#8221;, così da cristallizzare le sue dichiarazioni prima del futuro processo. Gli atti sono stati depositati e sono nella disponibilità delle parti. E le indagini vanno avanti per approfondire tutti gli spunti forniti dalle dichiarazioni dell&#8217;ex collaboratore di Alayo, anche con riferimento alle persone a diverso titolo citate. Nei verbali si parla di pratiche istruite con il numero di protocollo relativo a persone decedute, di un medico con il vizio del gioco che aiutava il gruppo e anche di pensioni rilasciate per malattie diverse dalla cecità.<br />
Fra i documenti depositati in cancelleria è citata inoltre una annotazione di servizio del 12 gennaio scorso redatta da una pattuglia di investigatori che si era appostata nei pressi del patronato gestito da Alayo. Gli agenti riferivano di aver visto «un forte andirivieni di auto con lo stemma dello Stato» e anche, «subito dopo l&#8217;esecuzione delle misure cautelari», alcuni «individui» che provvedevano «a disfarsi immediatamente dei computer e delle pratiche inerenti la truffa». Fra le persone presenti nei locali, nell&#8217;annotazione vengono indicati la moglie e il padre di Alayo.<br />
Nei verbali allegati agli atti, il testimone poi divenuto indagato riferisce un altro episodio successivo al blitz scattato agli inizi di dicembre: «Dopo gli arresti dei falsi ciechi — si legge — molti dei parenti e degli arrestati hanno manifestato la loro incredulità perché avevano chiesto sì una falsa pensione, ma non quella per la cecità intuendo che sarebbe stata scoperta».</p>
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		<title>Sondaggio Digis: liste Caldoro al 54, De Luca al 41,5</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 18:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[(cp da il Velino)
Tra i candidati presidenti, la differenza e&#8217; di pochi punti ma la forbice tra le coalizioni e&#8217; molto ampia. E&#8217; quanto si deduce, in merito alle regionali in Campania, dal sondaggio effettuato dalla Digis per Sky Tg24, reso noto nel telegiornale delle 13.45 e che il VELINO e&#8217; in grado di riportare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(cp da il Velino)</strong></p>
<p>Tra i candidati presidenti, la differenza e&#8217; di pochi punti ma la forbice tra le coalizioni e&#8217; molto ampia. E&#8217; quanto si deduce, in merito alle regionali in Campania, dal sondaggio effettuato dalla Digis per Sky Tg24, reso noto nel telegiornale delle 13.45 e che il VELINO e&#8217; in grado di riportare per esteso. Quanto alle intenzioni di voto agli aspiranti governatori, Stefano Caldoro e&#8217; al 50,5 per cento; Vincenzo De Luca raccoglie il 45 mentre Paolo Ferrero il 3 e Roberto Fico l&#8217;1,5. Diverse, invece, le intenzioni per le singole liste: quelle di centrodestra ottengono il 54 per cento, quelle del centrosinistra il 41,5 mentre la Federazione della Sinistra si piazza al 3,5. Quanto ai partiti, spiccano il 39 per cento per il Pdl e il 7,5 per Italia dei Valori. Il Pd e&#8217; dato al 24, Sel al 3, i Radicali al 2, l&#8217;Api all&#8217;1,5, i Verdi all&#8217;1, Campania Libera al 2,5; l&#8217;Udc si assesta al 6,5, l&#8217;Udeur raggiunge il 3, La Destra il 2,5 seguita dagli altri piccoli partiti collegati a Caldoro. Queste le caratteristiche tecniche del sondaggio effettuato tra il 5 e il 6 marzo: sono state interpellate telefonicamente 1.800 persone con sistema CATI sull&#8217;intero territorio regionale, con un margine di errore del 2 per cento, con un campione rappresentativo dell&#8217;universo di riferimento per sesso, eta&#8217;, area geografica, ampiezza comune di residenza e condizione professionale.</p>
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		<title>Forum con Roberto Fico</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 18:12:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[Roberto Fico]]></category>

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		<description><![CDATA[ Roberto Fico, candidato alla Presidenza della Regione Campania, intervistato da Marino Marquardt e Norberto Gallo.

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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5394" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/12/grillo_galleria.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/12/grillo_galleria-300x200.jpg" alt="" title="Beppe Grillo" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-5394" /></a><p class="wp-caption-text">Beppe Grillo</p></div> Roberto Fico, candidato alla Presidenza della Regione Campania, intervistato da Marino Marquardt e Norberto Gallo.</p>
<p><object width="400" height="300"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10008031&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10008031&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="300"></embed></object></p>
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		<title>Forum con Paolo Ferrero</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 18:10:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[ Paolo Ferrero, cadidato di Rifondazione Comunista e Pdci intervistato da Marino Marquardt e Norberto Gallo.

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/02/paolo_ferrero.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/02/paolo_ferrero-300x203.jpg" alt="Paolo Ferrero" title="Paolo Ferrero" width="300" height="203" class="alignnone size-medium wp-image-6780" /></a> Paolo Ferrero, cadidato di Rifondazione Comunista e Pdci intervistato da Marino Marquardt e Norberto Gallo.</p>
<p><object width="400" height="300"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10008227&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10008227&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="300"></embed></object></p>
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		<title>Se nel Meridione irrompe il «fallimento politico»</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 06:33:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Sergio Locoratolo da il Corriere del Mezzogiorno)
 Illustrando i termini del cosiddetto decreto anticorruzione che il Governo si appresta (con qualche ritardo) a varare, il ministro Maurizio Sacconi ha annunciato che il provvedimento dovrebbe contenere la sanzione del «fallimento politico». In sostanza, laddove la gestione delle Regioni e degli enti locali dovesse registrare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Sergio Locoratolo da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/09/soldi.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/09/soldi-280x300.jpg" alt="" title="soldi" width="280" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1765" /></a> Illustrando i termini del cosiddetto decreto anticorruzione che il Governo si appresta (con qualche ritardo) a varare, il ministro Maurizio Sacconi ha annunciato che il provvedimento dovrebbe contenere la sanzione del «fallimento politico». In sostanza, laddove la gestione delle Regioni e degli enti locali dovesse registrare un andamento negativo, come acclarato da determinati indici di bilancio, l&#8217;ente sarebbe commissariato, si ritornerebbe al voto e gli amministratori responsabili sarebbero dichiarati ineleggibili a qualsiasi funzione politico-amministrativa. Come le aziende, insomma, anche gli enti territoriali pubblici potranno «fallire».<br />
La previsione, se confermata, potrebbe avere un impatto deflagrante, soprattutto nel Mezzogiorno, dove già ora intere regioni sarebbero in stato di «fallimento tecnico», soprattutto in virtù dell&#8217;enorme deficit maturato nel settore sanitario. E, tuttavia, la norma presta il fianco a qualche perplessità. Difatti, il sacrosanto intento di responsabilizzazione delle classi politiche locali verrebbe qui a realizzarsi con la sconfessione più clamorosa dei principi di autonomia e di federalismo finora sostenuti dal Governo. Il commissariamento, infatti, è la tipica sanzione di ordine centralista e il «fallimento politico» finirebbe con il sancire la morte del principio di rappresentanza democratica per il quale l&#8217;operato politico degli eletti è sottoposto solo ed esclusivamente al giudizio degli elettori, e non al variare di qualche indicatore di bilancio. Inoltre, la norma può divenire pericolosa se non vengono indicati con precisione ed oggettività ì parametri e gli indicatori su cui decretare il fallimento. E, in ogni caso, è bene evidente che spesso le situazioni di deficit si realizzano non per la mera incapacità a gestire le risorse disponibili, ma per contemporaneo insistere di altri fattori di condizionamento, primo fra i quali i rapporti politici, di maggiore o minore contiguità, con il potere centrale. Infine, è evidente che la determinazione di una responsabilità cosi grave per gli amministratori locali dovrebbe presupporre l&#8217;assoluta e totale autonomia impositiva degli enti territoriali. Solo chi può liberamente e totalmente procurarsi le risorse di cui disporre, potrà poi rispondere con severità nell&#8217;ipotesi in cui quelle risorse abbia colpevolmente dissipato.</p>
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		<title>E in Campania Cosentino lancia l’aliscafo della libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 06:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Cosentino]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Fulvio Bufi da il Corriere della Sera)
Alle Regionali del Duemila era una nave, la «nave azzurra»: solcava i mari intorno alla Penisola con il comandante Berlusconi un po’ sulla tolda e un po’ a letto con la febbre, e il suo equipaggio di candidati, coordinatori, consiglieri, bodyguard alle prese con le fatiche della prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Fulvio Bufi da il Corriere della Sera)</strong></p>
<p>Alle Regionali del Duemila era una nave, la «nave azzurra»: solcava i mari intorno alla Penisola con il comandante Berlusconi un po’ sulla tolda e un po’ a letto con la febbre, e il suo equipaggio di candidati, coordinatori, consiglieri, bodyguard alle prese con le fatiche della prima crociera elettorale italiana. Politicamente portò bene, visti il successo complessivo e i risultati positivi anche in regioni costiere come Veneto, Liguria, Puglia, Calabria, ma per altri versi portò anche un po’ male: oltre al leader influenzato, ci fu il suo portavoce Bonaiuti che cadde da una scaletta e si fratturò un polso, un altro passeggero si ruppe un dente e giù nel garage una gru si ribaltò e schiacciò l’auto di uno degli uomini della sicurezza, fortunatamente in quel momento vuota. Un candidato salernitano scese a comprare un corno rosso e se lo tenne in tasca per tutto il viaggio tra l’invidia dei suoi colleghi. Cossiga parlò chiaramente di malocchio, e il tema a Napoli e in Campania dovrebbe essere abbastanza sentito e tenuto alla larga. E invece no: ci vogliono riprovare. Stavolta non in tutt’Italia ma solo in Campania. E a dispetto dei riti scaramantici che pure dovrebbe rispettare chi vuole andar per mare, Nicola Cosentino, il coordinatore regionale del Pdl, annuncia la crociera elettorale bis ancora prima di aver fissato la data di partenza e l’itinerario. Però salperanno, giurano al Pdl campano. Con il candidato presidente Caldoro e tutti gli altri aspiranti consiglieri. Tenendo sempre lustro il ponte di comando nel caso Berlusconi volesse salire a bordo. L’itinerario è scontato: Ischia, Capri, Procida, Sorrento, Positano, Amalfi, e giù fino al Cilento, Palinuro, Sapri, Marina di Camerota. Ma non sarà una crociera, saranno gite. Andata e ritorno nella stessa giornata: «Sarà soprattutto l’occasione per incontrare i giovani», spiega il deputato napoletano Maurizio Iapicca, che nei prossimi giorni dovrebbe occuparsi di rendere operativa l’idea annunciata da Cosentino. Stavolta però non ci sarà nessuna nave da crociera: i tempi sono stretti, le tratte brevi e i fondali dove attraccare relativamente bassi. Quindi si andrà in aliscafo, il Celestina, dell’Alilauro, che è spazioso (è capace di accogliere 320 passeggeri in inverno e quattrocento in estate), ed è pure già mezzo azzurro di suo così non lo devono nemmeno addobbare. E che è proprio l’imbarcazione giusta per questi marinai elettorali che non badano alla scaramanzia: il 23 maggio del 2009, appena salpato da Mergellina e diretto a Ischia, il Celestina fu preso in pieno da un motoscafo di dieci metri che ne sfondò la poppa.</p>
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		<title>Conte, candidato desaparecido &#8220;Parlo solo per prendere voti&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 06:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Conte]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli)
SECONDO la sentenza di primo grado, Conte per tre volte si recò in casa del bos Giuseppe Misso. Si rivolse alla camorra e ottenne il sostegno elettorale in virtù di un patto politico-mafioso, perle elezioni di dieci anni fa. Correva per le regionali, anche allora. Conte pagò per finanziare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>SECONDO la sentenza di primo grado, Conte per tre volte si recò in casa del bos Giuseppe Misso. Si rivolse alla camorra e ottenne il sostegno elettorale in virtù di un patto politico-mafioso, perle elezioni di dieci anni fa. Correva per le regionali, anche allora. Conte pagò per finanziare il lavoro «dei galoppini» del rione Sanità, promettendo agli emissari della cosca che li avrebbe fatti entrare nel «ciclo delle vacche grasse» dei lavori pubblici. Il padrino Misso raccontò di aver ricevuto da lui, tramite alcuni affiliati, «100 o 120 milioni di lire». Un racconto che oggi nessuno ha voglia di rivangare. Tantomeno Conte.<br />
Il candidato per la lista &#8220;Alleanza di popolo&#8221;, promossa dall&#8217;avvocato Alfonso Marra a sostegno di Caldoro, aveva annunciato una conferenza sette giorni fa. Quotidianamente saltata. Quella di giovedì scorso era stata addirittura convocata in un albergo la cui reception diceva di non aver «mai ricevuto una simile richiesta». E difatti non venne nessuno della lista, neanche a scusarsi con fotografi e cameramen in attesa.<br />
Ai telefoni ufficiali, Conte non risponde più. Ai suoi collaboratori lascia detto: «Voi non sapete dove sto». L&#8217;autista, dopo una cortese interlocuzione, chiude il cellulare. Capita addirittura che sotto casa sua, in un parco residenziale alla periferia di Aversa, spicchi il manifesto di un altro candidato ma non il suo. Anche nel raggio di duecento metri, non un cartellone 3 x6 che pubblicizzi la sua candidatura nella lista discussa. La sua discesa in campo ha contribuito a spaccare il centrodestra campano, alimentando le tensioni che già dividono il fronte che sostiene Caldoro dal leader regionale Cosentino, accusato da alcuni dello &#8220;sgambetto&#8221; di avere approvato l&#8217;inserimento di un &#8220;impresentabile&#8221; in lista. Ma Cosentino preferisce passarci sopra: «Abbiamo tutti preso le distanze. In ogni caso, come coordinatore sono responsabile solo delle candidature del Pdl».<br />
Se poi accade che un cronista chiami proprio sul cellulare privato, Conte prima reagisce d&#8217;istinto. «Parlo solo per reperire i consensi, i voti. Poi soddisferemo i cronisti». Infine prova l&#8217;ultima carta: «Ma voi conoscete la mia voce? Chi vi dice che state parlando proprio con Conte?». La consegna, da parte degli amici del centrodestra, é: silenzio. Al punto che lo stesso Conte, dopo poco, richiama. «Comunque faccio una conferenza, lunedì (oggi, ndr)». Ieri sera, era di nuovo smentita.</p>
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		<title>Berlusconi canta vittoria. Il premier: &#8220;La Campania non sarà più un feudo rosso&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 06:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Caldoro]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Patrizia Capua da la Repubblica Napoli)
STEFANO Caldoro si mette in posa per i fotografi con la Mussolini sulle ginocchia, attorniato da nove candidate giovani e belle. Cori da stadio («Sei il nostro Maradona») da uno staff di ragazzi con cartelli bianchi e blu e maglietta in tinta. Si alza l&#8217;inno &#8220;Meno male che Silvio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Patrizia Capua da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>STEFANO Caldoro si mette in posa per i fotografi con la Mussolini sulle ginocchia, attorniato da nove candidate giovani e belle. Cori da stadio («Sei il nostro Maradona») da uno staff di ragazzi con cartelli bianchi e blu e maglietta in tinta. Si alza l&#8217;inno &#8220;Meno male che Silvio C&#8217;è&#8221;. Sul maxi-schermo la foto gigante di Silvio Berlusconi. Ecco il collegamento tanto atteso. La voce del leader invade la sala del Tiberio, albergo di recente sequestrato per abusivismo, nella zona orientale: «Cari tutti, state facendo una campagna elettorale meravigliosa. I cittadini hanno già capito che c&#8217;è bisogno di un cambiamento. La Campania non è più un feudo rosso, governiamo già 180 Comuni e tre Province, manca solo il colpo finale e cioè la vittoria di Stefano Caldoro».<br />
Berlusconi annuncia la sua visita a Napoli: «Vi garantisco che ho una gran voglia di tornare per sostenere Stefano. Preparate una superpizza, arriverò con Mariano Apicella per farvi ascoltare la canzone che abbiamo composto per San Valentino, &#8220;Tengo &#8216;o core dint&#8221;o zucchero&#8221;». Secondo indiscrezioni, il premier potrebbe essere in città il 19 marzo per concludere il viaggio della nave azzurra &#8220;Sulle onde della libertà&#8221;, un aliscafo dell&#8217;Alilauro che accompagnerà i candidati per i porti del litorale.«Ti aspettiamo il prima possibile», risponde Caldoro.<br />
In platea siede quasi tutto il Pdl campano: Nicola Cosentino, che apre la kermesse, Mara Carfagna («Non vi deluderemo, sarà una rivoluzione»), Alessandra Mussolini («Lavoro, lavoro, lavoro per la Campania») —tra le due c&#8217;è sempre più gelo, non si rivolgono nemmeno uno sguardo — , e poi Luigi Cesaro, Mario Landolfi, Pasquale Viespoli, Italo Bocchino (se ne va subito dopo l&#8217;intervento di Cosentino, «un altro impegno elettorale a Casalnuovo», dice), Erminia Mazzoni, Amedeo Laboccetta, candidati delle liste azzurre, la compagine rosa che la Mussolini chiama accanto a sé sul palco, nome per nome.«Ecco le liste che noi in Campania abbiamo presentato», sottolinea, «siamo migliori del Lazio e della Lombardia».<br />
Il leader del Pdl non parla del decreto salva-liste, lo fa Caldoro per esprimere «solidarietà al capo dello Stato per gli attacchi di una certa sinistra». Berlusconi rilancia la «scelta di campo» tra «un governo che risolve le emergenze e una sinistra che sa solo insultare e criticare. Noi risolviamo le emergenze, la sinistra sa dire solo no». «Se questa sinistra tornasse al governo — argomenta — rimetterebbe l&#8217;Ici sulla prima casa; aumenterebbe le tasse su Bot e Cct; introdurrebbe la patrimoniale; darebbe ai pm la possibilità di intercettare tutto, togliendo ogni spazio alla privacy, e spalancherebbe le frontiere agli immigrati, un&#8217;invasione per sovvertire il dato elettorale».<br />
Caldoro attacca De Luca: «In giro parla sempre di me, dice &#8220;è tenero come un babà», e poi &#8220;è amico dei camorristi&#8221;». «Presente», risponde ridendo Cosentino, e Caldoro replica: «Nicola chi ti conosce sa che non è vero». Applausi. «Sono preoccupato per De Luca», riprende il candidato presidente, «non è più lo zio burbero ma buono che conosco da anni. Non è stato scelto dal suo partito, si è fatto incoronare al congresso di Idv, e da quando Di Pietro gli ha messo la mano sulla spalla gli suggerisce anche ciò che deve dire. Dietro De Luca, però, c&#8217;è anche il sostegno di Bassolino e di lervolino e di decine di manager di Asl che hanno nominato in questo ultimo periodo e di presidenti di società miste che usano i dipendenti per la campagna elettorale».<br />
Intanto da &#8220;Alleanza di popolo&#8221;, la lista di Roberto Conte, condannato in primo grado per camorra, arriva un messaggio inequivocabile.«Non costringeteci a utilizzare &#8220;il voto disgiunto&#8221;— affermano Fortunato Sommella e Nicola Turco — . La sommatoria di una serie di errori che si possono commettere in corso d&#8217;opera, potrebbe rendere determinanti quei voti che oggi si dice di voler rifiutare, per la vittoria dell&#8217;uno o dell&#8217;altro contendente in gara: il &#8220;giovane&#8221; Caldo ro o del suo antagonista lo &#8220;sceriffo salernitano&#8221;. Gli impresentabili, nelle liste avversarie sono tanti. Non abbiamo fra i nostri candidati &#8220;condannati invia definitiva&#8221;».</p>
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