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Fiat, Pomigliano si fermerà ancora PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Paolo Grassi da il Corriere del Mezzogiorno, 08-07-2008 07:25


E con le quattro settimane di stop annunciate ieri ai sindacati nazionali — causa crisi economica internazionale gli operai napoletani saranno infatti collocati in cassa integrazione per due settimane a settembre, una a ottobre e un'altra a novembre — fanno tre mesi di chiusura. 
Che diventano quattro se si considera che l'impianto di Pomigliano resterà fermo praticamente tutto agosto (quattro settimane di pausa estiva anziché le tre canoniche). Numeri alla mano, dunque, la fabbrica che Sergio Marchionne ha voluto recentemente intitolare al filosofo Giambattista Vico, nel 2008 sarà attiva per soli due terzi dell'anno. Una considerazione che preoccupa non poco lavoratori e sindacati.
L'elenco degli stop
Si comincia a gennaio scorso, quando Fiat sospende le attività dell'avamposto di Pomigliano a far data dal giorno 7. La fermata delle lavorazioni dura fino al 2 marzo ed è decisa per ristrutturare gli impianti produttivi e per effettuare corsi di aggiornamento per i dipendenti (l'azienda mette sul piatto un consistente pacchetto di investimenti, pari a circa 110 milioni di euro, per il cosiddetto piano di efficientamento).
Dal primo agosto prossimo, invece, lo stabilimento si fermerà per la pausa estiva, che quest'anno si allungherà di una settimana. Presumibilmente ad avvio settembre sarà effettuata la prima delle nuove fermate degli operai — circa 4.500 — che durerà quindici giorni. La cassa integrazione sarà ripresa, poi, a ottobre e novembre. In tutto fanno quattro mesi di stop su dodici.
Gli altri stabilimenti
La Fiat ha informato ieri i sindacati che a causa della difficile congiuntura economica internazionale e delle conseguenti ricadute sui mercati sarà necessario il ricorso alla cig per alcuni stabilimenti italiani del gruppo: per Mirafiori (esclusa la linea dell'Alfa «MiTo», che continuerà a lavorare) 1 settimana di stop a settembre, 1 a ottobre, 1 novembre. In tutto fanno tre. A Termini Imerese prevista 1 settimana di fermo a ottobre e 2 a novembre. Tre settimane di cig anche qui. A Melfi 1 settimana a agosto, 1 a settembre, 1 a ottobre e 1 a novembre. Quattro settimane come al Giambattista Vico di Pomigliano (impianto dove si producono l'Alfa 147, la 159, la 159 station wagon, l'Alfa Gt e, da settembre, alcune parti della Bravo). Unico stabilimento indenne è quello di Cassino.
L'allarme dei sindacati
Apre Massimo Brancato, segretario della Fiom-Cgil di Napoli: «I dati di mercato, anche i quelli del primo semestre, che di solito è più positivo del secondo, sono preoccupanti; il prezzo del carburante e la crisi americana che comincia a farsi sentire anche in Europa stanno facendo il resto. Un macro-contesto difficile nel quale si inserisce la vicenda Fiat. E questa, badate, è la prima grande crisi economica dell'era Marchionne, una situazione sulla quale inevitabilmente si misurerà la tenuta di questo management». Fiat, secondo Brancato, «ha annunciato il ricorso alla cig fino a fine anno. Mi auguro che la sitiazione possa migliorare ma non è detto che ci si fermi a queste settimane di stop. Quanto a Pomigliano, io e la mia organizzazione, spesso inascoltati, abbiamo sempre diffidato dai facili entusiasmi e detto che ci aspettavamo una vera missione industriale per lo stabilimento. Ora siamo molto preoccupati, anche perché a fronte dell'annuncio di nuove produzioni collegate alla Bravo ci hanno comunicato meno macchine da realizzare nella linea di Alfa 147. Il Giambattista Vico non può essere succursale di nessuno e soprattutto non può diventare il terreno dove scaricare i problemi delle vetture di segmento C (quello medio-alto). Ripeto: siamo allarmati per Pomigliano. È venuta l'ora di avere il piano industriale ». Sulla stessa linea il leader della Fim Cisl partenopea Giuseppe Terracciano:
«Questa nuova cassa integrazione è un ulteriore segnale di allarme, soprattutto per Pomigliano. Entriamo in un circuito molto preoccupante. L'azienda ci deve risposte importanti, ma anche il Governo faccia la sua parte: bisogna incentivare i consumi». Giovanni Sgambati,
segretario generale campano della Uilm parla di «un autunno pesante per i lavoratori».
Comunisti preoccupati
Gerardo Giannone, della sezione del Pdci della Fiat Auto: «I lavoratori Fiat in cassa integrazione perderanno una parte significativa dello stipendio, che è di circa 1200 euro. Si parla di famiglie che stentano ad arrivare alla quarta settimana. Questi operai avranno problemi a raggiungere la terza settimana del mese. Questi sono i drammi italiani che il governo dovrebbe affrontare ».




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guerra economica

Scritto da: carmine 13-07-2008 17:35

E' inutile girarci attorno:siamo in guerra. Non combattuta con proiettili e bombe, ma con l'economia. Gli 8 grandi ancora una volta non hanno avuto il coraggio di usare la tragica parola (come nel 38 a Monaco), ma è così. I paesi petroliferi hanno dichiarato la guerra e l'OPEC è il loro strumento-una sorte di rinnovato patto d'acciaio-petrolifero.Non si può tenere il resto del mondo sotto il ricatto energetico. Il petrolio è un bene comune e occorre trovare un accordo mondiale sul prezzo.Il cosiddetto libero mercato qui non c'è, ma esiste un cartello oligopolistico che ha la pretesa di ricattare e soffocare specialmente l'occidente cristiano.

 

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Il prezzo del petrolio

Scritto da: Antonio Cuomo 13-07-2008 18:22

schizza sempre più in alto per la speculazione legata al fabbisogno delle tigri asiatiche di risorse energetiche, all'incertezza della situazione iraniana e alla guerra civile strisciante in alcuni paesi africani produttori.. 
Basta leggere i giornali invece di parlare di guerra contro l'occidente cristiano ( per inciso l'Arabia Saudita e gli emirati arabi uniti hanno deciso di aumentare la produzione).

 

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incentivi

Scritto da: Dronny 01-09-2008 17:55

non sono tanto daccordo nel dare incentivi generici per l'acquisto di auto, preferirei incentivi mirati per auto costruite in italia. 
I soldi regalati alla Fiat sono stati usati da marchionne per spostare le produzioni di panda e 500 in polonia, ma a pagare sono stati i contribuenti italiani, come per alitalia del resto, intanto le piccole medie imprese dell'indotto fiat muoiono una dietro l'altra...

 

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