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L'assessore: «A Napoli anarchia infelice Cantieri aperti solo per intascare fondi» PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno, 30-08-2008 09:02


«Un'anarchia infelice», così la chiama Claudio Velardi. A sottolineare quanto si è ormai anni luce distanti dallo stereotipo del caos creativo che ha reso Napoli celebre e celebrata in ogni dove.
Dinanzi a questa anarchia infelice l'assessore regionale al Turismo prova a opporre un progetto politico. Chiaro. Fin troppo, lo accuserà qualcuno. Che ha tre capisaldi: la Iervolino e la sua giunta devono andare a casa, si deve votare nel 2009 e il soggetto forte, intorno a cui ruoterà tutto, dovrà essere una lista civica, alternativa ai partiti e pronta a risanare la città.
Ieri sul suo blog ha inviato l'ennesima bordata a Palazzo San Giacomo. Ma perché ora l'esempio peggiore di governo dell'esistente è il Comune?
«Perché vedo le difficoltà generali che viviamo in questa regione. Che sono sviluppo e governo di una realtà complessa che non cresce. È proprio Napoli che cresce meno di tutte. La particolarità di Napoli è legata ad una quotidianità di assoluta emergenza. E quando le difficoltà ricadono sul territorio cittadino e devono avere risposte il quadro diventa catastrofico, perché Napoli non è governata in nessuno dei suoi ambiti. Vive in un'infelice anarchia, non esiste più alcuna legge che tenga, anche quelle della convivenza sono saltate, le norme civiche sono completamente andate e così anche il migliore dei cittadini molla le briglie. Le funzioni ordinarie delle amministrazioni e cioé il rispetto delle norme, la raccolta dei rifiuti, la vigilanza, i trasporti pubblici non sono garantiti ».
Manca la quotidianità, dunque. E il futuro?
«Non parliamo di prospettive. Quali? Piani di sviluppo non si vedono e se ci sono giacciono da decenni. Anche tutta questa cantierizzazione selvaggia avviene in uno spazio senza tempo: si apre un cantiere, ma non si sa quando comincia e quando finisce. Una dimensione surreale. L'unica cosa che si avverte con chiarezza è la mancanza di governo».
Si potrebbe dire la stessa cosa di tutti i livelli istituzionali.
«Non credo. Perché Bassolino può non piacere, e va bene così, ma almeno governa. Anche di questa giunta regionale si può dire tutto il male del mondo, ma tutti sanno quello che vuole fare. Io sto facendo cazzate? Può darsi, ma sono in campo, si sa. A Napoli non è così. Nel senso che non sai l'idea su cui si muove l'amministrazione».
Quindi tutti a casa con tre anni d'anticipo?
«Sì e spiego il perché. Il mio è un ragionamento che dovrebbe fare il centrosinistra, non io che svolgo una funzione tecnica e sto qua per dare una mano».
Qual è questo ragionamento?
«Se il timing si rispetta e per la Provincia si vota nel 2009, per la Regione nel 2010, per il Comune nel 2011, il centrosinistra fa un bel filotto di sconfitte, perché Napoli porta a fondo tutto il resto. Se fossi un dirigente di partito proverei a pensarci. Se la situazione di maggiore decadimento è quella napoletana bisogna archiviarla, è il caso che questa amministrazione passi la mano».
Per fare cosa? A cosa pensa?
«Una volta che la classe dirigente del centrosinistra si è logorata ed esaurita e nel centrodestra non ci sono alternative brillanti, l'unica operazione valida è quella di una lista civica, in cui le forze di questa città che ci sono e sono deluse si mettano insieme in maniera totalmente trasversale, per proporre un altro modello di governo della città fondato su una diversa cultura dell'amministrazione che per anni è stata subordinata alla politica».
Quindi per lei tutte le giunte sono state ostaggio dei partiti?
«Non è solo un problema di ingerenza dei partiti. Quanto piuttosto che abbiamo avuto più grandi leader politici che grandi amministratori. Lo stesso Bassolino ha governato Napoli, ma non ha lasciato un'amministrazione pubblica che sopravvivesse al suo regno. Questo è stato il vero limite politico e culturale di Bassolino».
Come dovrebbe avvenire il cambio di rotta?
«Puntando a fare un'operazione di carattere storico che metta al centro la pubblica amministrazione. Per fare un salto di qualità, proprio per non trovarsi più solo con qualche regnante di cui ci si innamora, come è successo con Lauro, Valenzi e Bassolino. La lista civica deve avere l'obiettivo di sopravvivere ai regnanti».
Ma per lei questa lista civica dovrà sostituire il Pd, affiancarlo o essere altro?
«È altro. Deve partire dalla società. Non mi piace il termine società civile, perché di solito è un'etichetta che si dà chi vuole entrare in politica. che non definisco civile, perché quella è l'anticamera della politica. Bisogna capire se c'è nella società napoletana, cioé tra quelli che producono ricchezza e valore intellettuale, un interesse a spendersi per Napoli».
E come si fa a sapere se questa voglia c'è?
«Se ci sono le risorse finanziarie.
Soldi?
«Già, soldi. In secondo luogo per gli aspetti comunicativi. In primo luogo per studiare la situazione e capire se c'è qualcosa da fare. Io non do per scontato che Napoli si possa salvare. Napoli è al dissesto finanziario, che formalmente non si manifesta solo per degli escamotage contabili. Lo sa perché si aprono cantieri?».
Ce lo dica lei.
«Si avviano i cantieri per intascare i fondi europei. Poi si lasciano marcire. Uno scandalo vero. Invece deve scendere in campo un gruppo di cittadini che metta risorse redigere uno studio che ci dica con precisione come sono messe le casse del Comune, nonché il personale. C'è gente inutilizzabile. Chiunque abbia buon senso e voglia di prendere un'azienda con 12 mila persone ha un buon piano di fattibilità. Ma deve sapere se c'è la possibilità di realizzare un progetto di rientro dal dissesto credibile e se c'è la possibilità di fare una gigantesca operazione di turn over nella macchina comunale. Il problema di Napoli non è cosa fare a Napoli est o ovest. Lì tutti sanno cosa fare. Il punto è la pubblica amministrazione. È avviare un'operazione di risanamento concordata con il governo centrale».
Ma con chi vuol fare questa operazione?
«A quel punto vediamo chi ci sta e naturalmente chi incarna questo progetto.
Ci deve essere una persona che prenda sul groppone questa grande ipotesi di cambiamento della città. Un leader vero. Ma sono convinto che lavorando su questa strada ci sarà qualcuno che sarà convinto dall'elaborazione e dal clima. Ma si deve fare presto».
In che modo questo progetto partirà?
«Intanto si cominci a creare un dibattito. Io ho paura di parlare di un'associazione perché se ne sono viste a decine e i soliti furbetti del quartierino napoletano che sono sempre pronti a buttarsi a pesce. Dunque per ora dico che è importante che nasca la consapevolezza ».
In sintesi: alle prossime comunali lei pensa che oltre ai due schieramenti principali ci possa essere una terza via: la lista civica. E pensa anche di vincere?
«Credo che incuneandosi tra le due coalizioni questa lista possa costringere al ballottaggio e quindi vincere. I partiti devono fare il loro corso, ma non è detto che nella lista civica non ci sia il meglio di tutti i partiti».
Ma se cade il Comune di Napoli, a cascata non si anticiperanno le elezioni anche in Regione?
«È un'obiezione che mi sento fare. Va bene, cade anche la Regione, che problema c'è? Non dobbiamo avere questo timore».
Con chi ne ha parlato sinora? Con Bassolino?
«Con Bassolino no e perché? Tra amici con cui parlo c'è una condivisione, ma non c'è un ragionamento politico ».
E lei che ruolo ricoprirà?
«A febbario del 2009 finisco il mio compito di assessore regionale e me ne torno a Roma. Ricordo a tutti che non percepisco lo stipendio. Sto dando solo una mano, ma dunque sono in gioco».




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