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L'assessore e il consigliere «nero» guidavano i rivoltosi di Pianura PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Titti Beneduce da il Corriere del Mezzogiorno, 07-10-2008 07:23


«Agata!» gridavano gli ultras del Napoli. «Agata!», e a Pianura assaltavano i bus e li incendiavano, accerchiavano le auto della polizia, bloccavano le strade con i cassonetti in fiamme per protestare contro la riapertura della discarica.
«Agata!»: un grido di battaglia surreale in una situazione altrettanto surreale, dove un assessore comunale della Margherita, Giorgio Nugnes, assieme a un consigliere di An, Marco Nonno, reclutavano i più facinorosi degli ultras per mettere un quartiere a ferro e a fuoco.
Entrambi sono stati arrestati ieri assieme ad altre 35 persone in un blitz interforze; un'operazione di Digos, carabinieri e Dia che ha consentito di svelare gli intrecci tra politica, criminalità organizzata e tifosi violenti in nome della speculazione edilizia e degli interessi privati. L'assessore, con delega alla protezione civile, riceveva informazioni sullo spostamento delle forze dell'ordine e le girava in tempo reale ai manifestanti per farli arrivare prima delle pattuglie a bloccare le strade. Quando venne a sapere di essere intercettato, informò Marco Nonno. Da un lato conversava con lui fitto fitto, chiedendogli incontri riservati per parlare di «cambio di strategia» senza che «il maresciallo ascoltasse pure lui». Dall'altro, lo additava ai giornalisti come palazzinaro: «Se Nonno fa le costruzioni abusive io no, io li ho sempre combattuti».
L'assessore parlava di affari con Giorgio Di Francia, ex titolare della discarica Di.Fra.Bi., che per decenni ha inghiottito veleni ed ora è chiusa; con altri amici parlava invece di posti di lavoro assegnati e da assegnare. La sindaca gli ha tolto le deleghe, ma lo ha lasciato in giunta: garantista, preferisce attendere l'esito delle vicende processuali. Marco Nonno invece si è autosospeso e, attraverso i suoi avvocati, fa sapere di essere «sereno».
I rapporti tra gli ultras dei gruppi Teste Matte e Niss («Niente incontri solo scontri »), i politici, i faccendieri e i camorristi di Pianura sono contenuti nell'ordinanza di 535 pagine emessa dal gip Luigi Giordano su richiesta del pm Antonello Ardituro. Un'ordinanza zeppa di intercettazioni telefoniche e ambientali, nella quale sono confluite due inchieste: quella sui tifosi violenti, che l'anno scorso hanno fatto disastri in mezza Italia, e quella sui disordini che in gennaio portarono Pianura all'attenzione dell'Europa. E così, accanto alla telefonata del tifoso veronese che chiede scusa al «collega» napoletano per la denuncia fatta da un suo concittadino, che vìola le regole di omertà dei tifosi organizzati, figurano quelle dei politici che orchestravano gli scontri e quelle dei violenti che si mascheravano il volto prima di incendiare i bus. Uno spaccato sconvolgente.
Sono stati i due politici, secondo l'accusa, a pianificare gli scontri coinvolgendo i tifosi più violenti; Nonno, in particolare, coinvolto in speculazioni edilizie, pensava che la riapertura della discarica avrebbe attirato l'attenzione generale sul quartiere e avrebbe fatto crollare i prezzi delle case. Nelle telefonate intercettate dalla Digos parlava di compravendite di terreni, frazionamenti, costruzioni. Era in strettissimi rapporti, di affari e non solo, con Leopoldo Carandente, che aveva costruito case anche per conto del boss Antonio Varriale.
Durissimo il giudizio del gip sul reclutamento degli ultras: «Le conversazioni intercettate provano che il coinvolgimento del gruppo ultras non è stato affatto spontaneo, ma è stato provocato da alcune persone vicine ad esponenti politici della zona che hanno svolto un ruolo di rilievo nell'organizzare e gestire la protesta. Insieme alle Teste matte, il Niss è ben noto per la sua vocazione alla violenza. Chi lo ha chiamato in causa, essendo ben consapevole della mentalità ultras che orienta il comportamento dei suoi componenti, lo ha fatto con l'intento di portare la violenza organizzata in seno alla protesta »




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