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Scuola «Rodinò», la periferia che sa stare al centro PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Enzo Giustino da il Corriere del Mezzogiorno, 14-10-2008 07:46


Ho avuto il privilegio di essere tra coloro che hanno presentato a Barra, all'Istituto scolastico «Giulio Rodinò», il libro di Francesco Durante Scuorno. Un libro di cui ormai si parla ovunque, che si lascia leggere tutto d'un fiato; che suscita profonde emozioni. 
Nel leggerlo si alternano commozione, tristezza, speranza.
Quando fui invitato mi chiesi come mai Barra e perché in una scuola media. Le risposte le ho trovate andandovi, ed è di questo che vorrei riferire. Una premessa. L'autore conclude il suo libro con una nota di speranza. Nel chiudere il «post scriptum», riferendosi al superamento della buia e umiliante parentesi dei rifiuti, si chiede: «vuoi vedere che dopotutto non eravamo mai morti, che sotto la cenere le braci erano ancora accese...».
E poi: «Napoli si desta a una meravigliosa giornata carica di promesse. Quante saprà mantenerne?».
Ecco, reputo che Barra sia stata scelta perché di quelle promesse sembrerebbero esserci forti segnali. La sede della scuola è un edificio moderno, dotato di un ampio salone, in quella occasione affollato fino all'inverosimile. La maggior parte del pubblico costituito da signore, ritengo per lo più insegnanti. In quella circostanza ci furono consegnate alcune pubblicazioni, ed è in questo che consiste la mia piacevole e, devo dire, commossa sorpresa. Due pubblicazioni, una della scuola, dal suggestivo titolo «La città sognata»; che raccoglie le poesie di studenti della Campania, sia delle scuole secondarie di primo grado che di quelle di secondo grado, che hanno partecipato al concorso di poesia «Periferie», a cura dell'Istituto scolastico «Giulio Rodinò» di Barra. Giunto alla quinta edizione con la regia di Alessandro Filia, il dirigente di quell'istituto. L'altra, curata da Michele Aprea, per conto dell'assessorato regionale alle Pari opportunità, con cui vengono pubblicate le storie di alcune operaie, «le donne della nuova Pomigliano » e quelle delle socie della cooperativa «Un pomeriggio di primavera », dove si lavorano tessuti, monili in pietra lavica e oggetti in ceramica. Di qui il titolo «Assunta e le altre, che abitano in una periferia che sembra aver bandito da sé per sempre bellezza ed agio», scrive Luisa Cavaliere nella presentazione.
Ma sia le poesie degli studenti, che le storie delle operaie, appaiono legate tra loro, e con il libro di Durante, da un sentimento comune: il sogno di un domani migliore. Le poesie all'insegna del sogno, le storie per il duro rapporto con la realtà di ogni giorno.
«Domani», è il titolo della poesia di Giovanna Volpe: «Sì, un volto nuovo, sarà qui domani. Sarà nelle piazze allegre, nelle strade ordinate, nell'aria fresca e pulita. Sì, un volto nuovo sarà qui domani. E non ci sarà più la periferia».
Olimpia, la presidentessa di «Un pomeriggio di primavera», è felice di essere tra le donne di Barra: napoletane, cingalesi, palestinesi, somale, albanesi. Con un progetto forte tutto da realizzare. Viene in mente il pensiero di Menuhin, il fondatore di Mus-E: «Ogni singola vita è un opera d'arte che attende di essere espressa».




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