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I fallimenti del Sud? Tutti all'insegna del liberismo PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Riccardo Realfonzo da il Corriere del Mezzogiorno, 14-10-2008 07:48


Sere fa, alla presentazione di La grande crisi di Napoli, Bassolino ha replicato alle critiche del libro e a quelle, in certa misura diverse, avanzate dal direttore del Corriere del Mezzogiorno.
Poiché in questi tempi difficili per l'economia globale citare Marx è in voga, il presidente ha ammesso l'esistenza di responsabilità del governo regionale sul piano della «struttura», riconoscendo quindi lacune ed errori in tema di politica economica. Che queste responsabilità esistano è fuori di dubbio, ed è principalmente per queste che alcuni, lo scrivente incluso, avrebbero auspicato una forte discontinuità nel governo cittadino e regionale. Ma ciò non si è verificato, con responsabilità significative anche tra le forze di sinistra. Desta quindi preoccupazione che i governi locali continuino a procedere sulla stessa strada, dissipando risorse (si veda il caso dei 357 progetti approvati dalla Giunta regionale a luglio) e perdendo occasioni. Ma soprattutto dovrebbe destare grande preoccupazione l'assenza tra le forze politiche di maggioranza — in primis il Partito democratico — di una riflessione profonda sugli insuccessi delle politiche implementate negli ultimi quindici anni. Politiche il cui paradigma di riferimento è stato esattamente quel laissez faire sottoposto oggi a critiche serrate, da parte non solo dei suoi oppositori della prima ora ma persino della grande stampa finanziaria anglosassone che l'aveva promosso grandemente nel mondo.
Sarebbe dunque cosa buona e giusta se effettuassimo una retrospettiva critica sull'azione di governo locale alla luce del terremoto finanziario, economico e politico in atto a livello globale. Prendiamo ad esempio gli assi portanti delle politiche sostenute dalle forze confluite nel Partito democratico a partire dagli anni successivi a Tangentopoli e alla fine dell'intervento straordinario: ci troviamo al cospetto di una sequenza di previsioni e proposte tutte centrate su un impianto concettuale liberista e tutte più o meno disattese e deludenti. Pensiamo alla continua esaltazione degli effetti benefici per il Mezzogiorno dell'unificazione monetaria e dell'apertura dei mercati. A riguardo è ormai evidente che l'attesa «legge dei vantaggi comparati» non è scattata e anziché assistere a un rilancio del Mezzogiorno, stiamo registrando un inasprimento degli squilibri regionali sull'intera scala europea. Guardiamo alle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro che avrebbero dovuto favorire i lavoratori meridionali e che invece hanno avuto effetti analiticamente indeterminati sull'occupazione, che non hanno minimamente arrestato le emigrazioni verso il Nord e hanno generato una grave depressione salariale. Ed esaminiamo le politiche di privatizzazione e liberalizzazione nel settore bancario che hanno fatto del Mezzogiorno l'unica grande regione d'Europa priva di un proprio sistema bancario, senza che lo spread tra i tassi praticati agli imprenditori meridionali e a quelli del Centro-Nord si riducesse. Ed ancora, pensiamo più in generale alle privatizzazioni, sulle quali oggi — con i paesi alfieri del liberismo che rispondono alla crisi a furia di nazionalizzazioni — pure bisognerà effettuare qualche seria riflessione. Ma soprattutto ricordiamo il modo in cui, accantonati l'intervento straordinario e le partecipazioni statali, si è varata la stagione rovinosa delle politiche di incentivazione «dal basso» e dei finanziamenti a pioggia. Politiche accompagnate dalla retorica del «piccolo è bello» e delle «vocazioni locali» che in realtà hanno fatto della Campania e del Mezzogiorno un'area sussidiata ed assistita quanto mai in passato. E per finire gettiamo uno sguardo sulla partita in corso del federalismo fiscale, nella quale le proposte del governo Prodi hanno spianato la strada al disegno di legge Calderoli, e le cui conseguenze per il Mezzogiorno destano gravissime preoccupazioni tra gli addetti ai lavori.
Insomma sarebbe ora che il fallimento di una stagione di politiche per il Mezzogiorno conducesse a una ridefinizione strategica complessiva delle proposte di politica economica delle amministrazioni locali e a un ripensamento anche del rapporto con gli esecutivi centrali. Occorre dunque che le forze al governo della regione prendano coscienza che siamo nel bel mezzo di un cambio di paradigma, proprio sul versante della «struttura » e della politica economica. Democratici, svegliatevi.




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Bah, sarà pur

Scritto da: Beau 14-10-2008 17:16

vero, ma a me sembra che la rovina del sud sia dovuta essenzialmente ad una pessima interpretazione delle teorie keynesiane.Interpretazione dovuta un pò per malafede e un pò per ignoranza.Si sono finanziate con i soldi pubblici iniziative inverosimili senza alcune ritorno concreto, giusto per alimentare clientele.Altro che liberismo.

 

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Io a Keynes

Scritto da: Pangea blu 14-10-2008 17:52

caro Beau, vista la situazione attuale del capitalismo e della sua versione liberista, gli darei il nobel post mortem. Non foss'altro perche quando era vivo, se non vado errato, il premio non esiteva :p :p

 

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Non capiscono niente!

Scritto da: pier 14-10-2008 17:56

Come al solito il Corriere non ne azzecca una.... 
Mi da lhttp://www.repubblica.it/ 2008/09/sezioni/ambiente/ ecomostri-segnalazioni/prime- eco-segnalazioni/prime-eco- segnalazioni.html sensazione di un giornale "SCONNESSO".... ma quale liberismo? Dove? 
Siamo nel pieno di un acquazzone di fondi pubblici erogati senza senso, da dieci anni si sponsorizzano salario sociale, LSU, ex detenuti, Consorzi di Bonifica, spese sanitarie (non per la salute)e 
solo a Napoli sono attivi cantieri (pubblici) per diverse centinaia di milioni (metrò, stazioni, ospedali) e nonostante tutta la leva pubblica il PIL decresce e l'occupazione è ferma. 
Cosa diavolo c'entra la liberalizzazione del mercato del lavoro? 
Al Nord, dove c'è il "mercato del lavoro" la disopccupazione è poco sopra la frizionale (3,5%).  
Ma dove diavolo vive la "classe dirigente"???? 
Se mi dtae l'indirizzo gli spiego due cosette... 
Pier

 

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