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Galli Della Loggia: «Napoli chieda aiuto» PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno, 20-11-2008 07:34


Ernesto Galli della Loggia invita ad un'azione di coraggio: «Napoli chieda aiuto», perché lasciarsi le emergenze alle spalle è possibile, disegnando così un futuro tutto nuovo. 
E l'invito è ai cittadini, alla società civile, alle forze della produzione; «perché — dice — cosa hanno fatto oltre a lamentarsi? Solo chiedere soldi ». Uno dei più ascoltati editorialisti del Corriere della Sera
non fa sconti ad una città e ad un territorio, il Meridione, «che ha dilapidato risorse, fiumi di denaro, senza riuscire a mutare di un nulla la propria condizione». Al ‘‘chiedete'' di della Loggia, sembra di capire, arriverà l'evangelico ‘‘vi sarà dato''. Così come sta avvenendo con provvedimenti che hanno calato sulla Campania la presenza dello Stato: dalla soluzione alla crisi rifiuti, al contrasto alla camorra.
Galli della Loggia è intervenuto ieri a Napoli (Camera di commercio) ad un dibattito dal tema «Napoli e la Campania: oltre ogni emergenza, per un futuro possibile», al quale ha preso parte Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, e coordinato da Felice Siciliano, direttore della Compagnia delle Opere Campania. Siciliano ha lanciato una proposta: costruire «un pensatoio nel quale far nascere un giudizio, ogni mese, sulla realtà di Napoli e della Campania e che possa costituire il punto di partenza per il rilancio del territorio».
Siciliano specifica subito che «non si tratta di un osservatorio nè di una forza politica nè, tantomeno, di un club di intellettuali lontano dalla realtà ma uno strumento per sollecitare, da un lato, le istituzioni e stimolare, dall'altro, la partecipazione della società civile affinché si impegni concretamente per la rinascita di Napoli e della regione. In un momento di crisi quale quello che stiamo affrontando e che coinvolge tutti i settori — aggiunge il direttore — occorre ripartire dalla coscienza del valore del nostro territorio fatto di piccoli imprenditori radicati in sani principi ed in grado di esprimere eccellenze e tipicità apprezzate e riconosciute in tutto il mondo».
«Perché le eccellenze ci sono qui a Napoli, basta ricordare quante imprese sono nate grazie alla legge De Vito, ma molte sono poi finite — gli fa eco Vittadini —. Ed è da quelle che hanno resistito che bisogna ricominciare». Come? «Grazie alla sussidiarietà, mettendo al centro il soggetto e da esso ripartire, perché le tecnologie e le leggi dell'economia da sole non bastano a creare una società. E' una questione di responsabilizzazione — sembra dire Vittadini — e il Federalismo una mano la potrà dare: perché imporrà una nuova responsabilità a non disperdere le risorse». Un tema al quale si riallaccia proprio della Loggia, che con poche parole fa a pezzi «il vittimismo meridionalista ». Lo Stato «dall'Unificazione a oggi ha sempre fatto affluire denari al Mezzogiorno — dice il prof — il problema è che sono stati spesi male. E sono stati spesi male da quella classe politica che questo territorio ha eletto. Cosa abbiamo imparato dalle esperienze passate, allora? A non ripetere gli errori. E occorrono due criteri: far funzionare il meccanismo elettorale, buttando fuori i farabutti; dall'altro ristabilendo criteri di legalità. Io sono un
emergenzialista, e quindi d'accordo con tutti i provvedimenti che il governo ha intrapreso per Napoli. Ma dopo tocca ai cittadini cambiare». Anche questo è chiedere aiuto.




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