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La ribellione delle elite PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Giancristiano Desiderio da il Corriere del Mezzogiorno, 22-11-2008 07:36


Paolo Macry si guarda intorno e nel deserto cittadino intravede degli embrioni di classe dirigente che definisce élite mobile perché meno legate ad appartenenze e più pragmatiche.
Claudio Velardi dice «sì, va bene», ma bisogna pur chiarire cosa realmente possono fare, come farlo e chi ne potrà esprimere, riuscendoci, la leadership. Ma le élite mobili a me sembrano piuttosto il frutto di quel «tradimento della democrazia» di cui parlava Christopher Lasch nel suo libro che capovolgeva il celebre La ribellione delle masse di José Ortega y Gasset in La ribellione delle élite. Il potere della lunga stagione di Antonio Bassolino è stato giustamente rappresentato con una piramide che è la figura geometrica e sociale che meglio rende il significato della ribellione delle élite.
Una volta a minacciare l'ordine sociale e le tradizioni di civiltà della cultura occidentale era la nota ribellione delle masse. Ai nostri tempi, invece — scriveva Lasch — la minaccia principale sembra venire da chi si trova al vertice della gerarchia sociale, non dalle masse. Le classi privilegiate sono sempre esistite ed esisteranno sempre. Ma — ecco la differenza rispetto al passato — non sono mai state tanto pericolosamente isolate dal contesto che le circonda come accade oggi. Le élite moderne, quelle internazionali e nazionali, ma anche le élite locali, sono come scollate dalla realtà sociale, hanno perso un collegamento vero con la vita quotidiana delle persone comuni, sono o comunque appaiono slegate dalla società che governano. Bassolino molto probabilmente si prepara a «migrare» a Bruxelles: lui appartiene, di fatto, ad un altro mondo, non vive nella società che governa, ma in una vera élite mobile che è a casa sua spostandosi nelle istituzioni del mondo globale. Non a caso la Regione Campania ha aperto la sua bella sede a New York. Le contemporanee élite privilegiate hanno una visione turistica del mondo: oggi qui, domani lì. Il resto, cioè la società da governare, non conta o conta molto relativamente.
La ribellione delle élite non favorisce la crescita o evoluzione della democrazia perché non facilità l'autogoverno delle comunità, la circolazione delle idee, soprattutto la produzione e distribuzione della ricchezza. La mira e la preoccupazione delle élite ribelli è la spesa: come intercettare finanziamenti e il loro utilizzo. L'ultimo caso a tutti noto, quello dei fondi europei, è esemplare. Come è esemplare, del resto, quanto è accaduto con il dramma dei rifiuti. Mai come in questo caso la causa dell'emergenza non è nelle masse, ma nelle élite. Ma i danni sono subiti dalla gente comune, non dalle élite.
In Campania è difficile concretizzare un ricambio della politica perché tra il circuito delle élite politiche e la società c'è un fossato. Bassolino non ha ridotto bensì allargato la divaricazione tra élite e maggioranza e le élite mobili di oggi, con o senza leader, appaiono come un sottoprodotto locale della ribellione delle élite.




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Ma che cacchio ha

Scritto da: Beau 22-11-2008 16:19

scritto??Ma che racconta??

 

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Caro Beau

Scritto da: fiacot 22-11-2008 17:01

l'èlite mobile non ha fatto neanche a tempo ad organizzarsi che qualcuno già la scredita, neanche fossimo in campagna elettorale...

 

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Ottimo Fiacot,

Scritto da: Beau 22-11-2008 18:14

posso capire che lo faccia Lombardi, ma l'"amico dell'imperativo caregorico"..avanti...

 

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Secondo

Scritto da: Andrea 23-11-2008 00:37

me l'equivoco nasce dal fatto che non possiamo parlare di vere e proprie élite, ma di individui che provano a creare gangli fra le reti esistenti; comunque il senso di questo articolo mi sfugge, a meno che l'autore non voglia sottendere che le èlite mobili siano in continuità con il bassolinismo, siano figlie di quella stagione "verticista". E qui ci sarebbe da discutere...

 

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A Napoli

Scritto da: maurizio de ioanna 23-11-2008 08:14

non ci sono èlite e, meno che mai, c’è borghesia di impresa. Ci sono, al massimo delle demi-èlite, più o meno, protette: quelle che oggi si stanno riposizionando in vista dello sfratto dei vecchi protettori e dell’avvento dei prossimi. Saluti.

 

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Si, Maurizio

Scritto da: Beau 23-11-2008 13:44

ma è da questo "legno" che qualche "mano" sapiente deve fare gli uscire gli "strummoli".Sperando che non escano storti ancora una volta...

 

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D'accordo,

Scritto da: maurizio de ioanna 23-11-2008 14:14

speriamo. Cordialmente.

 

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le riflessioni

Scritto da: omar 24-11-2008 00:30

di Aldo Masullo sul Mattino del 23 novembre sul dialogo Macrì/Velardi rivelano quanto siamo ancora lontani da una visione possibilista di" risveglio" da una realtà che,a mio avviso, più che immobile,sembra "addormentata"."

 

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elite mobili o cani da tartufo?

Scritto da: francesco de goyzueta 24-11-2008 01:02

questo chiacchiericcio sociologico infinito per spiegare solo che le elite mobili, eufemismo per movimento ondulatorio della borhesia affarista, si muovono da sempre alla ricerca del politico di turno con il quale instaurare un rapporto preferenziale. 
La riprova di tutto questo è che la "elite mobile" degli industriali hanno decretato che la Iervolino non deve immischiarsi nei fatti interni e dire chi deve comandare, ma il contrario. Cioè è la lobby dei costruttori o degli industriali che contano che deve scegliere il migliore e l' interlocutore politico per loro. 
Il guaio che sono solo manovre per problemi particolari e di bottega e mai che avvenga che le grandi organizzazioni e le cosidette forze sociali si concertino per avviare insieme un piano industriale di sviluppo del territorio, con garanzie pubbliche di sostegno con fiscalità di vantaggio e con sostegno alla industrializzazione, con un grande programma di infrastrutture.Cioè un incontro virtuoso tra pubblico che programma e indirizza e privato che esegue investendo, ma senza commistioni torbide tra le due sfere.

 

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Carissimo Beau, carissimi

Scritto da: Pangea blu 24-11-2008 22:21

è con vero piacere e spasmodica cuiosità che mi permetto di segnalarvi il post ..."ecco una semplice ma decisiva conclusione: Bibì e Bibò hanno rotto i coglioni"... voi che ne pensate? 
naturalmente su http://pangeablu.blogspot.com :p :p :p

 

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