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Lusetti: l'ex assessore non è stato abbandonato ma il Pd è allo sbando PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Rosanna Lampugnani da il Corriere del Mezzogiorno, 02-12-2008 07:34


Onorevole Renzo Lusetti, conosceva Giorgio Nugnes?
«Da 24 anni: era uno dei capi dei giovani Dc di Napoli. Lui, io, Casini, Follini, Franceschini, veniamo tutti da quella esperienza. Sono rimasto esterefatto quando ho avuto la notizia del suo suicidio, perché Giorgio era un uomo gioviale, forte, con un profondo radicamento sul territorio».
Sotto accusa è la magistratura. Francesco Cossiga ricorda il caso di Enzo Tortora. Lei che ne pensa?
«Che ci sia un problema nel rapporto tra politica e magistratura lo si sa da 15 anni, così come si sa che nessuno paga per la fuga di notizie. Siamo di fronte ad un uso distorto delle questioni giudiziarie».
Su questo tema gli ex Dc sono sensibili, meno gli ex Pci. Non è tempo per una riflessione generale?
«Certo, ma va fatta con equilibrio. E' errato sia dire che non si pubblica nulla, che l'uso indiscriminato delle intercettazioni».
Nugnes è stato lasciato solo dal Pd?
«Al funerale c'erano molti dirigenti del partito. C'è, certamente, imbarazzo quando un esponente di primo piano del partito è raggiunto da un provvedimento giudiziario. Bisognerebbe aspettare l'esito del processo prima di prendere decisioni».
Questo ragionamento vale anche per il sottosegretario Nicola Cosentino, accusato di collusioni con la camorra da alcuni pentiti?
«Lasciando un incarico ci si difende meglio e Nugnes si era dimesso. Questa decisione sta comunque sempre alla sensibilità personale. Ripeto, il problema è l'equilibrio tra potere giudiziario e potere politico. Sull'onda del caso Tortora 21 anni fa l'80% degli italiani si espresse contro i magistrati, cinque anni dopo, in piena Tangentopoli, a favore. Nel nostro Paese manca equilibrio ».
Napoli deve fare i conti con le dimissioni dell'assessore Enrico Cardillo, con il suicidio di Nugnes, con possibili nuove pesante inchieste. C'è un caso Napoli?
«Per naturale consunzione della classe politica si sta chiudendo una fase politica, quella iniziata quindici anni fa, la stagione dei sindaci. Quando tramontò la Dc a Napoli si affacciò alla ribalta il Pci di Bassolino. Ora dopo Bassolino e Jervolino si affaccerà qualcun altro. Ma nel Pd non c'è un gruppo dirigente pronto a raccoglierne l'eredità».
Perché?
«Chi lascia non ha saputo allevare eredi e chi arriva non ha voglia o ambizione a fare bene. C'è stanchezza nella politica, non c'è passione, anche nel Pdl».
Non c'era passione nel Pd al tempo delle primarie?
«Forse abbiamo dato troppa importanza alle primarie e caricato di significato il ruolo del leader».
Sta mettendo sotto accusa la leadership di Walter Veltroni?
«Veltroni è il contraltare di Berlusconi. Sono d'accordo con Fini quando denuncia il cesarismo, la mancanza di collegialità nel prendere decisioni».
Non si è drammaticamente aperta una questione morale nella sinistra napoletana? E non nasce forse dal non aver mai fatto i conti con i brogli delle primarie, messi sotto il tappeto per correre a Milano all'assemblea costituente?
«Le primarie furono fatte con molta confusione, e il Pd è stato creato troppo in fretta. Credo che ci siano molta frammentazione e molti personalismi. Il Pd ha una profonda crisi d'identità e così ognuno guarda al proprio orticello, non ha più una visione generale. E mentre la politica diventa sempre più debole, cresce a dismisura il ruolo del potere economico».




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Scritto da: Beau 02-12-2008 14:39

Citazione

Il Pd ha una profonda crisi d'identità e così ognuno guarda al proprio orticello, non ha più una visione generale. E mentre la politica diventa sempre più debole, cresce a dismisura il ruolo del potere economico».
 
dargli torto??

 

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Ciao Norberto, Beau, ciao a tutti.

Scritto da: formisano_giuseppe@libero.it 03-12-2008 01:55

Pd del Nord, Veltroni apre: è scontro. 
Il no di D’Alema è chiaro: «I partiti sono nazionali, poi si articolano sul territorio in strutture federali.  
Tino Iannuzzi, segretario regionale del Pd della Campania, boccia così l’idea: «È un errore profondo che mina l’esistenza stessa del Pd». Iannuzzi dice sì ad «un partito a dimensione regionale e federale.>>>>>> 
 
E’ cosi il Presidente della fondazione Italiani Europei On. D’Alema, comincia a impostare con chiarezza che il Partito Democratico non soltanto in Campania ma anche nel resto del Italia, si sta recando verso il fallimento, il mio consiglio è, che l’unica soluzione per riprendere con urgenza del controllo del partito stesso, è di convocare immediatamente il congresso per far eleggere il nuovo leader del partito democratico, in cui porterà il partito per le FUTURE elezioni sia Europee che Provinciali, con un po’ di dignità, ma chi dovrà eleggerlo il nuovo leader lo dovrà eleggere il congresso stesso, in tale legalità senza fare le FALSE primarie che si sa già chi vince, è già chi perde. Giuseppe Formisano

 

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