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La donna del mistero: io e Giorgio, quante falsità PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Paolo Russo da il Mattino, 03-12-2008 16:29


«Nei giorni delle proteste a Pianura, le decisioni delle istituzioni mi venivano anticipate al telefono da personaggi non di primo piano, e in particolare da una donna, con la sapiente regia di un uomo che a Napoli è potente».
Parole di Giorgio Nugnes, due giorni prima del suicidio. Dieci mesi prima, il 29 gennaio 2008, una denuncia viene presentata ai carabinieri. Porta la firma di una donna che si è già battuta in passato anche per difendere Taverna del Re, per evitare la riapertura dello stoccaggio e che in quei giorni era a Pianura, nel cuore della rivolta. È Carla Ruggiero, la pasionaria che nello scorso mese di marzo, insieme all’amica Lucia De Cicco, tentò di darsi fuoco davanti alla discarica di Giugliano. Imprenditrice, due figli, curatrice d’immagine per aziende di settori diversi, fondatrice dell’associazione «Napoli vive, io la difendo», mette a verbale: «L’assessore Nugnes e il consigliere Diodato sostengono che sarei venuta qui per conto di qualche personalità politica non meglio identificata. Io non mi faccio mandare da nessuno, è tutto falso». Il contesto è quello di un quartiere che appena ha ritrovato un minimo di normalità. I fuochi di Pianura sono spenti. E ormai la decisione è presa: la discarica non si farà, il nuovo sito è quello di Chiaiano. Partiamo da quella denuncia. Quando e come ha conosciuto Nugnes? «È stato un incontro del tutto casuale. Fui avvicinata mentre ero in auto nel traffico della galleria di Fuorigrotta. Abbassammo i finestrini, e lui mi riconobbe. Cominciò così, poi ci siamo sentiti altre volte, ma mai per questioni personali». Lei informò Nugnes della decisione del prefetto di abbandonare la scelta di Pianura perché c’era la possibilità di trasferire i rifiuti nel Salernitano? «Ho avuto a che fare con il prefetto Pansa, così come con l’ex commissario De Gennaro, ma solo perché ero e sono in prima linea per difendere la mia città. Sono arrivata a darmi fuoco per farmi ascoltare...». Ma perchè quella denuncia? «Perché in occasione di una telefonata Giorgio mi chiese chi mi aveva mandata, chi c’era dietro il mio interessamento per Pianura. La mia risposta fu secca. Pensate questo? Io vi denuncio, dissi. E lo feci. Non ho mai dato informazioni nè altro, mai avuto interessi in prima persona, non capisco perché questa vicenda viene tirata fuori in questa drammatica circostanza del suicidio. La denuncia? Dovevo difendermi da una falsità». Pianura, Taverna del Re. Ma perché un’imprenditrice decide di schierarsi per la causa dei siti di stoccaggio? «Perché ho sempre cercato di aiutare la mia città, continuo a farlo e non smetterò di cercare di contribuire. Ma non mi è mai interessata la politica, anche se proprio nei giorni scorsi mi hanno offerto una candidatura». Però conosce molte personalità del mondo politico e istituzionale. «Conosco Bassolino. Ma anche altri. Fa parte del mio lavoro. Mi occupo di relazioni, è normale che abbia confidenza con diversi personalità. Ad esempio, sono l’organizzatrice del concorso ippico di piazza Plebiscito e spesso in Regione ho parlato con Nappi così come con tanti altri. Ho confidenze con tutti, ma non è un mistero». Questo spiega le telefonate? «Ero io spesso a chiamare, sorattutto nei giorni di Pianura. Ma per chiedere, per informarmi, per cercare di mediare, che poi è la cosa che mi riesce meglio». Quando è stata l’ultima volta che ha visto Nugnes? «Poco prima che lo arrestassero, alla fine di settembre forse». Cosa le disse? «Niente di particolare. Ci incontrammo casualmente in piazza Municipio e scherzammo. La tragedia che è seguita mi ha profondamente colpito. Giorgio era simpatico, gioviale. Non riesco a immaginarlo sconvolto, è sempre stato un combattente».




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