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Global Service, la talpa sotto torchio della Dda PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Giuseppe Crimaldi da il Mattino, 04-12-2008 14:09


Un memoriale, un misterioso floppy-disk e un computer. Nella complessa indagine che sta tentando di ricostruire le ultime ore di vita dell’ex assessore comunale Giorgio Nugnes ci sono tre zone d’ombra.
Tre tasselli che ancora non si riescono a individuare. Nel fascicolo aperto contro ignoti tre giorni fa dalla Procura di Napoli nel quale si ipotizza il reato di istigazione al suicidio, gli elementi raccolti dai carabinieri del nucleo operativo del comando provinciale forniscono già un primo quadro generale. Dalle informative trasmesse all’ufficio inquirente emergerebbe cioè che Nugnes abbia vissuto gli ultimi giorni della propria esistenza ossessionato dalla paura di essere al centro di una seconda inchiesta (l’ex assessore era già stato al centro di un’indagine, quella sugli scontri di piazza a Pianura scatenati per contrastare l’apertura di una discarica). La nuova indagine sarebbe legata agli appalti del Global Service: nell’inchiesta sarebbe coinvolto anche un ufficiale della Guardia di Finanza, Iscritto nel registro degli indagati, è già stato destinato ad altro incarico, in un ufficio amministrativo. Nelle scorse settimane il finanziere sarebbe stato interrogato in Procura anche dal coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Franco Roberti. Torniamo a Nugnes. Nutriva molto più di un semplice timore: un vero e proprio tarlo scavava la sua mente. Ma - e questo è il sospetto degli inquirenti - in questo clima non certo facile da sopportare Nugnes potrebbe aver subito eventuali condizionamenti. Per questo si cerca di ricostruire nel dettaglio le sue ultime ore di vita: afflitto da una cappa irrespirabile, l’ex assessore potrebbe aver finito con il diventare facile bersaglio di un presunto condizionamento ambientale. Ordito o alimentato da chi? Per ora la domanda resta senza risposta. Ecco il motivo per cui ora sarebbe fondamentale reperire il famoso memoriale che Giorgio Nugnes stesso non faceva mistero di essere sul punto di completare. Che cosa contenevano quelle carte, se di carte si tratta? E che fine ha fatto il floppy disk sul quale lo stesso ex amministratore sosteneva di aver conservato elementi importanti, anche in grado di dimostrare la sua estraneità ai fatti che gli venivano contestati nell’ambito dell’inchiesta che a inizio ottobre aveva fatto scattare un’ordinanza cautelare agli arresti domiciliari (poi tramutati in divieto di dimora a Pianura)? Nemmeno il personal computer che gli sarebbe servito per memorizzare e archiviare fatti, nomi, circostanze e ricordi che si rivelerebbero oggi quanto mai utili nella ricomposizione del mosaico si riesce a trovare. Misteri. Riesce effettivamente difficile pensare e credere che un uomo che si sentiva bersagliato da accuse che riteneva ingiuste non abbia lasciato tracce scritte di fatti e episodi che gli avevano sconvolto l’esistenza. Fin qui il memoriale. Ciò su cui invece i carabinieri hanno fatto decisivi passi in avanti nelle ultime ore riguarda la serie di conversazioni che Giorgio Nugnes ebbe nei due-tre giorni prima di togliersi la vita. I due telefonini che usava, sequestrati dai militari della compagnia Rione Traiano (guidata dal capitano Federico Scarabello) sono al centro di nuove verifiche. Le relative «sim», le schede che contengono la memoria del cellulare - numeri di telefono in entrata e in uscita, messaggi sms e relative rubriche con numeri memorizzati - sono stati esaminati. I dati incrociati con le chiamate in entrata e uscita. E anche su questi particolari ora si cerca di tirare le somme. Sull sfondo, poi, resta l’ormai famosa inchiesta sul Global Service. Un’indagine ancora in corso che punterebbe i riflettori su dodici gare di appalto comunali per l’affidamento di lavori e servizi. Su almeno una parte di questi atti c’è il sospetto che siano stati adottati in violazione di legge. Intanto Carla Ruggiero, intervistata ieri dal Mattino per i suoi contatti con Giorgio Nugnes, chiarisce di non aver denunciato l’ex assessore e il consigliere Diodato, ma di aver «sporto querela contro ignoti appena saputo dai due politici che sulla vicenda Pianura si erano diffuse voci secondo cui i suoi interventi erano manovrati da una figura istituzionale non meglio identificata».




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