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«Silenzi imbarazzanti la politica chiarisca» PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Pietro Treccagnoli da il Mattino, 04-12-2008 14:10


«Sento imbarazzo per loro, per il loro silenzio, per la loro insensibilità verso l’opinione pubblica, per la loro completa mancanza di responsabilità».
Loro sono gli amministratori di Napoli, i politici di una stagione per la quale sembra stia arrivando il Dies Irae. L’imbarazzo è quello che prova Biagio De Giovanni, filosofo della politica, esponente di spicco della storia della sinistra italiana. Che giudizio dà, professore, dell’attuale situazione politica di Napoli? «Siamo a un punto d’arrivo. La crisi è uscita dalla dimensione politico-amministrativa e ha toccato la sensibilità viva, la vita comune, anche con un episodio tragico come il suicidio di Giorgio Nugnes. Si ha la netta sensazione che tutto stia precipitando rapidamente». Urge un cambiamento? «Anche in fasi terribili come quella dell’emergenza dei rifiuti non ero tra quelli che gridavano: ”Jatevenne”. Però ora sono colpito dall’insensibilità della nostra classe dirigente nel suo complesso. La Iervolino non può limitarsi a dire: ”Ho le spalle larghe e resto al mio posto”. E poi sono letteralmente sbalordito dall’assenza dei parlamentari napoletani. Del resto non li abbiamo scelti, solo eletti. Li hanno scelti direttamente i partiti». Cosa auspica? «Quello che temo non avverrà: una pubblica presa di coscienza della classe politica». Le dimissioni? «Anche, ma non è questo il punto. Si può azzerare la giunta, si può andare alle elezioni, ma di certo non deve passare l’idea che la politica sia gestire il tran tran quotidiano. Basterebbe anche solo un’espressione di consapevolezza. Dire, ad esempio, restiamo ancora per altri due anni, ma ci impegniamo sui questi punti precisi». Chi è contrario alle elezioni dice che non è ancora pronta un’alternativa a questa classe dirigente. «Lasciamo decidere alla democrazia. Forse in questa città qualcuno capace di riprendere il filo della politica c’è e nessuno l’ha ancora identificato. Ma insisto, bisogna fare chiarezza. Serve la trasparenza, a cominciare dalle dimissioni di Enrico Cardillo. È stato per sette anni l’assessore al Bilancio. Non si può dire che s’è scocciato e che se ne va. Ma stiamo scherzando? Chiarisca e, se è il caso si assuma le proprie responsabilità». Ancora una volta tocca alla magistratura imporre il cambiamento? «Sono rimasto uno dei pochi che hanno giudicato molto criticamente le esagerazioni di Mani pulite. Mi auguro che non vengano fuori dei reati, ma sono sicuro, però, che quando sono i giudici a far cadere giunte e governi gli effetti sono sempre negativi per la democrazia. Quello che viene dopo è comunque peggio. Come minimo prevale il più vieto qualunquismo». È chiaro ormai a tutti che siamo alla fine di un ciclo, dell’era Bassolino, una stagione che si aprì nel segno di grandi speranze. Che cosa è successo? «Un fenomeno classico: la politica quando diventa potere mostra il suo lato demoniaco, vengono interrotti i canali con la responsabilità etica. E poi il potere senza alternative diventa illiberale». Il potere, in questo caso, logora chi ce l’ha? «Sì, per una volta possiamo dire che la vecchia volpe Andreotti sbagliava. Ma la crisi è nazionale. Ne è una prova la cancellazione dall’agenda politica della questione meridionale, di cui è responsabile anche la classe politica del Sud, con il fallimento della stagione dei sindaci».




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