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Romeo, l'immobiliarista che fa tremare i Palazzi PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno, 05-12-2008 07:47


Avrebbe dovuto segnare il suo trionfo, rischia di diventare il simbolo della sua sconfitta. L'undici dicembre Alfredo Romeo inaugura l' albergo extralusso che ha costruito in via Cristoforo Colombo, nel vecchio palazzo della flotta Lauro. 
Presenta Alessandro Cecchi Paone. Invitati: Achille Bonito Oliva, Eduardo Cicelyn, Domenico De Masi. Sindaca ed amministratori potrebbero scegliere di tenersi lontani. La compagnia di questo imprenditore, nel bel mezzo dei veleni suscitati dalle anticipazioni dell'inchiesta sul Global Service, è di nuovo imbarazzante. Proprio come nel 1993. Alfredo Vito, «mister centomila », ammette di avere ricevuto da Romeo 4 miliardi di lire. L'imprenditore sarà condannato in appello per corruzione a 2 anni e 6 mesi. La sentenza non diventerà mai definitiva: il 2 ottobre 2000 è prescritta in Cassazione. Esce indenne anche dall'inchiesta per corruzione che lo coinvolgerà due anni più tardi, con due funzionari del Comune di Napoli.
Nel 2001 Romeo è di nuovo nell'occhio del ciclone. Vigilia di voto per il Comune. Rosa Russo Iervolino fa del contrasto all'imprenditore, che gestisce dal 1998 l'intero patrimonio immobiliare napoletano, uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale. Non andrà proprio così. Nel 2005 scade il contratto col Comune per la gestione di 23.457 alloggi. La giunta rinnova l'affidamento a Romeo per altri 7 anni, senza passare per il consiglio comunale. La proposta di delibera è dell'assessore al Patrimonio Ferdinando Balzamo. La squadra della Iervolino ratifica all'unanimità. A Romeo — che nel 2003 aveva anche vinto un contenzioso amministrativo con l'amministrazione — quella delibera frutta 7.627.425 euro all'anno, dal 2005 al 2012. Lui, in cambio, s'impegna a gestire il patrimonio immobiliare del Comune: inventario, mappatura, predisposizione e riscossione dei contratti di affitto, manutenzione ordinaria e straordinaria. «Per quest'ultima il Comune investe ogni anno 15 milioni di euro », quantifica il consigliere comunale Nino Funaro. Economicamente, il nuovo contratto tra palazzo San Giacomo e Romeo non offre novità, rispetto a quello stipulato nel 1998. L'immobiliarista, però, si impegna a velocizzare il call center, ad ampliare l'operatività degli sportelli decentrati, a «migliorare l'interfacciamento tra il Comune e il Gestore (sic)», «a migliorare la reportistica sull'attività manutentiva». Che ci sia riuscito è opinabile, se si dà credito alle lamente degli inquilini che protestano per disguidi e pessima manutenzione. Che ce ne fosse bisogno è certo. Già nel 2006, ben prima della nuova indagine annunciata dai quotidiani, la Corte dei Conti dedica una relazione alla gestione del patrimonio immobiliare campano, nella quale non mancano accenti critici verso Romeo.
«Dall'esame complessivo della gestione dell'edilizia pubblica residenziale », scrivono i giudici contabili 27 mesi fa, «è emersa la necessità di una maggiore attenzione alla cura ed alla conservazione del patrimonio immobiliare». A Napoli rilevano un tasso di morosità pari al 41%. Romeo presenta le sue controdeduzioni, fa notare che migliaia di alloggi sono oggetto di contenzioso e va avanti verso altri traguardi. Il Comune di Napoli gli affida nel 2006 la vendita di 2.351 unità immobiliari, localizzate in 369 fabbricati. Gli inquilini hanno facoltà di esercitare il diritto di priorità. L'operazione, denuncia il sindacato inquilini il 6 febbraio, procede con enormi ritardi. «Nonostante i solenni e roboanti annunci dell'assessorato al Patrimonio e della società di gestione — lamenta Antonio Giordano, il segretario provinciale del Sunia — ancora non una sola lettera è giunta ai circa 13.000 inquilini del patrimonio pubblico interessato dal piano di dismissione». Va avanti invece speditamente il consolidamento del gruppo: nel 2007 impiega più di 500 persone e controlla un patrimonio da 48 miliardi. Gestisce case a Milano, a Venezia ed a Roma. Si occupa della manutenzione delle strade capitoline, ma recentemente Alemanno ha interrotto il rapporto. Sembra trascorso un secolo da quel lontano settembre 1991, quando il Tar bloccò la delibera del Comune di Napoli che, nel 1989, affidava a Romeo la gestione del patrimonio immobiliare per 6 anni e 97 miliardi di lire.




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