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Il racket dà fuoco al cuore di Napoli PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Stefano Piedimonte da il Corriere del Mezzogiorno, 09-01-2009 07:25


Ancora due negozi dati alle fiamme, stavolta nel centro storico di Napoli. Ancora una volta i proprietari non sanno niente. Non sanno chi possa essere stato, né per quale motivo l'abbia fatto. Così, almeno, hanno detto ai carabinieri della compagnia centro i titolari dei due esercizi di via Tribunali e via Maria Longo (nei pressi di Porta San Gennaro), incendiati il primo verso le 6 del mattino, il secondo circa un'ora prima.
«Non abbiamo voglia di dire niente — diceva educatamente, ma con decisione, il titolare del negozio di via Tribunali ai giornalisti — Non c'entra niente la criminalità, è una storia molto diversa da quella che potete immaginare. Ora, per piacere, lasciateci stare». Quando il sole era appena spuntato i militari dell'Arma hanno rinvenuto all'esterno del negozio, che vende articoli di abbigliamento, una bottiglia contenente liquido infiammabile. «Il fumo aveva invaso il locale e anche il deposito al piano sotterraneo — racconta uno dei pompieri intervenuti all'alba per spegnere le fiamme — ma i danni sono di poca importanza. Le fiamme hanno solo annerito la saracinesca ».
Il negozio ha infatti aperto regolarmente già dalla mattina, e nessun danno era visibile al suo interno. L'intento di chi ha appiccato le fiamme, evidentemente, non era quello di stroncare l'attività commerciale. Lo stesso dicasi per quant'è avvenuto a Porta San Gennaro, all'esterno di un negozio di giocattoli. Tanto fumo, ma pochi danni. Col fumo si lanciano i segnali: lo sapevano gli indiani, e lo sanno pure i negozianti del centro storico. Ma loro quel linguaggio non lo conoscono, non ne hanno mai sentito parlare, non hanno mai ricevuto minacce e la criminalità non c'entra niente. Ai carabinieri, che hanno ascoltato le dichiarazioni rese dagli esercenti, non risulta che vi siano state minacce estorsive. I militari indagano senza tralasciare alcuna possibilità, neanche quella secondo la quale ad appiccare il fuoco potrebbe essere stato un gruppo di giovani scalmanati. I giovani scalmanati, però, difficilmente si armano di molotov per incendiare non due negozi uno a fianco all'altro, ma distanti diverse centinaia di metri, con un intervallo di un'ora tra il primo e il secondo raid. «Siamo stati chiamati dal titolare nel negozio — spiega il pompiere intervenuto in via Tribunali — Quando siamo arrivati sul posto, l'uomo ci ha detto di aver saputo dell'incendio da qualcun altro mentre lui, ignaro, si trovava in casa propria».
Secondo Tano Grasso, presidente onorario della Federazione Antiracket Italiana, «non abbiamo bisogno della testimonianza dei due negozianti per capire che si tratta di racket. Così come non avevamo bisogno del cartello Chiuso per camorra fuori al ristorante Ciro a Mare per capire che l'economia napoletana è condizionata dalla camorra. Qualcuno dubitava per caso che a via Tribunali e a Porta San Gennaro esistesse il fenomeno del racket? Lì siamo esattamente ai confini del quartiere Sanità, e sarebbe impossibile solo ipotizzare che i commercianti non siano vittima di fenomeni estorsivi».
D'altronde, la zona di via Tribunali è ben conosciuta dall'antiracket, come confida lo stesso presidente: «Senza darne notizia, abbiamo gestito numerosi casi di negozianti che, nei dintorni di via Tribunali e in generale nel centro storico di Napoli erano colpiti dalla piaga del racket. Li abbiamo accompagnati personalmente in questura. Invito i commercianti che non l'abbiano ancora fatto a chiedere il nostro aiuto, dopo aver consultato il sito www.antiracket. it per capire come sia aumentato il numero di imprenditori che a Napoli scelgono di denunciare i propri estorsori ».




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Devono stare lontano dai lori cari.

Scritto da: formisano_giuseppe@libero.it 10-01-2009 04:24

Napoli, disabile rapinata davanti alle Poste mentre ritira la pensione: muore d'infarto.>>>>> 
 
Non ci sono parole per questa tragedia criminale, ma se a volte se non ci sono le parole bisogna che si agisce a vie di fatto, per cui mi auguro che al momento le Forze del Ordine li trovano "perché li troveranno", i GIUDICI gli dovrebbero consegnare la pena del trasferimento del carcere fuori dalla Regione Campania il più lontano possibile, in modo che i lori familiari li devono abbandonare nei carceri, questi sciacalli per avere un pezzo di pane in carcere devono lavorare talmente tanto da pentirsene di ciò che hanno commesso, credo che sia arrivato il momento per la sicurezza dei cittadini che il Governo cambi la Legge della Giustizia ci vuole più severità sui reati, la parola assassini a queste persone non gli fa nulla anzi e un premio perché vengono addirittura chiamati in TV a fare interviste come e già successo ad altri casi, alla fine si figurano come dei divi assassini. Giuseppe Formisano

 

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