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Lampioni che cadono, crolli, buche A Napoli si muore anche «di città» PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Diego Lama da il Corriere del Mezzogiorno, 09-01-2009 07:27


Napoli ha bisogno di manutenzione perché è diventata una delle città più pericolose d'Italia. Si muore di camorra, di droga, di lavoro, di degrado, di malasanità, purtroppo si muore anche «di città». 
Si muore perché un lampione precipita d'improvviso sulla testa di una donna che percorre tranquillamente in motorino via Caracciolo, si muore perché un fosso sul marciapiede fa inciampare un ingegnere comunale al Vomero, si muore perché un buco nell'asfalto fa sbandare e poi piombare al suolo un motorino — il cui conducente è munito di casco — nella galleria Vittoria. E poi si muore per un crollo di una palazzina, per l'allagamento di una strada, per una scarica di alta tensione, per uno sprofondamento del terreno. La città è diventata pericolosa, la gente si guarda attorno con attenzione ad ogni passo perché a Napoli non uccide solo la camorra, la delinquenza comune, il balordo o l'ubriaco al volante, uccide la città stessa. Non usa pistole o coltelli, usa le sue pietre, le sue strade, i suoi arredi urbani, i suoi edifici. Ogni tanto si prende uno dei suoi cittadini e se lo divora come una creatura mitica medievale alla quale ogni settimana bisognava sacrificare una vergine. È il prezzo che paghiamo per aver scelto una classe dirigente che lavora male e che non difende i cittadini, gli elettori, dai pericoli della città.
Si parla tanto delle «morti di lavoro » ma non delle «morti di città », quante sono? cosa si fa per risolvere il problema? Ha ragione Aldo Loris Rossi quando ci racconta che la maggior parte dell'edilizia campana non è antisismica: in caso di terremoto tutta Napoli potrebbe precipitare al suolo con dentro i suoi cittadini. Questa possibilità vale per la città vecchia ma anche per quella novecentesca, quella fetta enorme (quasi tutta la città) costruita prima degli anni '80. Eppure nessuno se ne infischia. «Ho altre priorità!» sembra di sentire la Iervolino. «Devo portare avanti una città!». Capiamo che fermare la camorra, la delinquenza comune o i balordi è cosa difficile, capiamo che, se si spara in pizzeria, o a Mergellina, o nei Quartieri, o a Scampia o in periferia, poco possono fare i nostri amministratori, bisognava provvedere prima, quando la degenerazione sociale di Napoli non aveva ancora raggiunto questi livelli. Capiamo anche che poco possiamo fare contro il terremoto e pochissimo è stato fatto per alleggerire il rischio Vesuvio. Ma per le morti di città è un altro discorso, perché si possono evitare, eccome. E dovrebbe essere una priorità dell'amministrazione quella di garantire che nessuno più si faccia del male per colpa della città: andrebbero controllate le strade, le buche, i canali, i lampioni, i ponti, gli arredi, tutto quello che può danneggiarci.
A che servono gli amministratori se non a questo? Possibile che un problema tanto impellente si trasformi solo nello strumento per far fare affari a qualcuno? Una città che non riesce a dare garanzie di sicurezza minima ai suoi cittadini che città è? Una città che uccide?




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Domani

Scritto da: Beau 09-01-2009 17:48

la "madre della città che uccide" publicherà sui maggiori quotidiani cittadini ( a nostre spese, la legge pare che glielo consenta) una lettera aperta ai "cittadini-candidati vittime" sul perchè è rimasta e non si è dimessa.Peccato, mai come oggi,forse, Napoli desiderava essere "orfana" . 
A questa "epistola ai napoletani" credo che si possa replicare in solo modo : vai via.Non farci perdere più tempo.

 

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