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Amendola. «Bassolino e Iervolino ciclo ormai concluso» PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Adolfo Pappalardo da il Mattino, 09-01-2009 20:45


«La classe politica napoletana ha offerto uno spettacolo indecoroso». Enzo Amendola, ultimo segretario regionale dei Ds e ora coordinatore di Red, colpisce di fioretto (lo farà diverse volte) e bacchetta anche chi, come l’assessore Cozzolino, chiede di tornare allo spirito del ’93 («Sono passati tre lustri e il ciclo politico di Bassolino e della Iervolino è ormai finito»).
Con la nuova giunta il Pd non ha fatto una gran figura. «Tra registratori e ”sfrantummati” mi sembra un ”Grande Fratello” mal riuscito. Ma la cosa più grave è che questa sorta di reality, pur venendo dopo vicende gravi come i rifiuti o l’inchiesta Romeo, non ha spinto la classe politica ad uno sguardo sulla città e sui suoi problemi. E io mi pongo una serie di domande». Quali? «Al di là di questa vicenda, qual è il programma di questa giunta? Perché si va avanti? E ancora, dove è il principio di responsabilità?». Risponda. «I cittadini, gli elettori si aspettano progetti e risultati in tema di vivibilità, urbanistica e contro il generale decadimento che stiamo vivendo. Cose di cui non sento parlare. Come non sento parlare di quanto fatto in questi 7 anni e mezzo: comunque un bilancio assolutamente magro». Un ragionamento che potrebbe essere applicato specularmente a Bassolino per la Regione. «Il loro ciclo politico è ormai concluso. E se noi vogliamo tornare a vincere in Campania dobbiamo scindere il destino dei Riformisti e dei Democratici dal destino politico di Iervolino e Bassolino e di quella cultura politica a base delle alleanze che l’hanno eletti». Eppure i due sono sulle loro poltrone nonostante una stagione chiusa, come ripete D’Alema, e l’hanno vinta su Nicolais e Veltroni. «Così come la Iervolino ha tutta la legittimità a comporre la nuova giunta, così, penso dovrebbe prendersi la responsabilità per i mancati risultati. E questo vale anche per Bassolino alla Regione dove la principale priorità dovrebbe essere una nuova legge elettorale e lo statuto. Ma il vero problema è che in questa città ogni critica viene vista come lesa maestà o fuoco amico. Prendiamo il rimpasto: il coordinamento nazionale e il partito provinciale ponevano anche un nodo politico e non certo nomi. Era necessaria una svolta sui contenuti, insomma. Ma purtroppo sinora non è stata ancora esplicitata». L’assessore Cozzolino chiede di recuperare lo spirito del ’93: non crede sia il caso di passare finalmente ad altro? «Al mio amico Andrea dico che sono trascorsi 15 anni da quello spirito e da quella rivoluzione. Troppo tempo è passato e nel frattempo, paradossalmente, in questa città si è prodotto un vuoto di soggetti democratici e si è costruito, invece, un tessuto alternativo dove contano principalmente le relazioni e l’intermediazione tra politica, economia e società civile. Per questo dopo 3 lustri l’humus democratico si è indebolito e non è un caso che scoppino inchieste come quella di Romeo». Il Pd, a livello nazionale, non si è mostrato troppo debole sul caso Napoli? «Il partito soffre di incertezza. Da un anno e mezzo siamo in una perenne fase di costituente e il vero problema è che non sono al centro i contenuti: come si governa e come si vive una città. C’è bisogno di cose concrete e, invece, abbiamo perso tempo nella metafisica delle primarie e del tesseramento. Per questo spero che Morando a Napoli rimetta al centro i contenuti. Ovvero facendo pesare di più la meritocrazia delle cose che si fanno e di chi le propone e non di chi porta pacchi di tessere o stringe accordi e amicizie discusse per soli usi personali». Red e Italianieuropei hanno sede a Napoli: non c’è rischio che possano destabilizzare uno scenario che già lo è? «Red e la fondazione, diretta da Ivano Russo, hanno una funzione d’apporto. Ovvero chiamare a raccolta le migliori energie per creare una nuova classe dirigente che acquisti forza su idee e contenuti e attraverso una lettura autorevole della crisi meridionale. Non è certo un’operazione di maquillage per coprire gravi deficienze ma uno strumento per guidare in direzione opposta. Impegno dimostrato anche da D’Alema che è stato di parola: da dopo le elezioni è a Napoli ogni mese. È sarà di nuovo qui il 20 gennaio».




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