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Girandola di riunioni segrete, la fronda degli ex dc PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Paolo Mainiero da il Mattino, 13-01-2009 14:19


La cautela di Enrico Morando è inversamente proporzionale alla effervescenza che anima i napoletani del Pd. Più nel partito emergono le divisioni, più il commissario procede con i piedi di piombo.
Il senatore inviato da Veltroni sa di muoversi in un campo minato e prosegue lungo la strada che ha tracciato sin dal giorno del suo insediamento. Ascolta molto. Ma parla poco. E si sbilancia ancor di meno. La riunione mattutina con i parlamentari e gli eurodeputati è stata un primo assaggio delle difficoltà. Le divisioni sono emerse tutte. Nicolais non ha partecipato, pare per non condizionare il dibattito con la sua presenza di ex segretario. Salvatore Piccolo, Luisa Bossa e Eugenio Mazzarella hanno riconfermato il giudizio negativo su Bassolino e la Iervolino e, ribadendo la solidarietà a Nicolais, hanno sollecitato un profondo rinnovamento partendo dall’azione svolta dalla Giammattei prima e dal segretario dimissionario poi. Più proiettato verso le prospettive che verso processi gli interventi di Donato Mosella, Teresa Armato e Andrea Sarubbi. Critica Annamaria Carloni. «C’è stata fretta - ha detto la senatrice - nel commissariare il partito. Nominare la giunta è una prerogativa del sindaco e non del segretario provinciale. Nicolais avrebbe fatto meglio a spiegare le sue dimissioni e Roma avrebbe fatto bene a respingerle». La Carloni ha anche attaccato «lo strabismo» del partito. «Ha l’occhio troppo rivolto alla questione settentrionale - ha detto - e non si accorge della spaventosa crisi del Mezzogiorno». Successivamente Morando ha incontrato Bassolino a palazzo Santa Lucia e poi il segretario regionale. Con Iannuzzi l’incontro è stato «cordiale, premessa di un lavoro in stretta sinergia». Ma mentre il commissario completava il suo giro di incontri prima di dedicarsi alla stampa, nel partito era tutto un susseguirsi di riunioni. In un albergo cittadino si è riunita la maggioranza che elesse Nicolais. In un’altra parte della città si manifestava il disagio degli ex popolari: Antonio Valiante, Mario Sena, Angelo Montemarano, Sebastiano Sorrentino, Pasquale Sommese e altri ex della Margherita denunciano «un insopportabile rigurgito di centralismo» che rinnega «l’idea di partito federale e territoriale» quale il Pd doveva essere». E infine, si è consumato lo strappo di Alleanza riformista.




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