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Fedele: «Velardi? Solo chiacchiere e distintivo» PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Pietro Treccagnoli da il Mattino, 13-01-2009 14:20


«Napoli punto a capo» è un’associazione che raccoglie imprenditori, commercianti, artigiani, manager e docenti. Una fetta della cosiddetta società civile.
Il portavoce è Sergio Fedele, piccolo imprenditore, già presidente dell’Api ed ex vicepresidente dell’Unione industriali di Napoli. Da tempo è tignosamente impegnato a fare le pulci alle politiche regionali per il turismo. Proposte, proteste, comunicati e post sul sito web dell’associazione e sul blog dell’assessore Claudio Velardi. Fedele vorrebbe cavarsela con una battuta dagli «Intoccabili»: «Solo chiacchiere e distintivo», ma non ci mette nulla a tirare fuori il suo cahier de doléances. A Napoli gli operatori del turismo, da quello a cinque stelle ai bed&breakfast, stanno alzando bandiera bianca. «Anche perché ci sono state campagne di promozione sbagliate e intempestive». Che voi avete sempre bacchettato. Senza risultati. Come mai? «Perché si invoca sempre la partecipazione della società civile, ma poi nei suoi confronti c’è l’assoluta indifferenza. Tutto quello che si dice non viene mai preso in considerazione». Faccia qualche esempio. «Abbiamo criticato campagne come “Monnezza, a chi?” e quella per invitare un amico a Napoli. Erano intempestive, fatte quando la città soffocava ancora per l’immondizia in strada. Bassolino invitò Prodi che rispose: no, grazie. Noi invece abbiamo presentato un dossier con il quale s’invitava a puntare sul recupero di una vivibilità ordinaria». Che farebbe piacere pure ai napoletani. «Esatto. Quando in città non c’è un minimo di accoglienza come si fa a portare i turisti? I coraggiosi che vengono ne ricavano un’impressione pessima e non tornano più. È solo pubblicità negativa». Ma perché non siete ascoltati? «Con questa amministrazione non c’è diritto di critica. Chi lo fa viene escluso. Prima dell’estate scorsa proponemmo l’incontro Velardi-Brambilla per creare un coordinamento per la stagione turistica». Fu varata la cabina di regia. «È vero. Abbiamo chiesto che cosa ha prodotto e non abbiamo avuto ancora una risposta. In compenso Velardi è quotidianamente impegnato sui giornali a parlare di politica e di argomenti lontani dal suo ruolo di assessore al turismo». Be’, non può chiudersi in una riserva indiana. «Ma almeno risolvesse qualcosa. La verità è che in ballo ci sono un po’ di investimenti come quelli previsti da due delibere rispettivamente di 12,5 e di 3,5 milioni di euro per due bandi che giudichiamo anomali». In che senso? «Il primo, quello da 12,5 milioni, riguarda la campagna di comunicazione turistica in Campania. L’incarico sarà assegnato con una procedura discrezionale. Non vincerà chi avrà proposto il prezzo più basso, ma chi sarà scelto da una commissione». Velardi sul suo blog dà però ampie rassicurazioni sui rischi della discrezionalità. «Con l’inchiesta giudiziaria in corso a Napoli è una procedura che fa nascere sospetti di clientelismo. È, come minimo, inopportuna». E l’altro bando? «Riguarda la realizzazione di un sito web. Ma già si conosce il vincitore. Senza una gara. Lo realizzerà “Campania digitale”, una società interna alla Regione. Se la suonano e se la cantano. È puro assistenzialismo che danneggia il settore privato».




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