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Morando: così ho convinto Rosetta PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Aldo Cazzullo da il Corriere della Sera, 14-01-2009 08:46


Quando nel 1861 Cavour inviò il fido Costantino Nigra al Sud, questi prima borbottò in piemontese stretto, poi gli rivolse missive angosciate: «Mi avete mandato in mezzo ai negri!». 
Quando, più modestamente, Veltroni telefonò la sera del 5 gennaio scorso a Enrico Morando da Rigoroso, frazione di Arquata Scrivia (Alessandria), chiedendogli di andare a Napoli a commissariare il Pd dopo le dimissioni di Nicolais, lui pure tentò di fare resistenza: «Non potresti insistere con Nicolais perché ci ripensi?». Veltroni telefonò a Nicolais, o più semplicemente fece passare cinque minuti, poi lo richiamò: «Enrico, quello è irremovibile. Tocca a te».
La letteratura risorgimentale è ricca di piemontesi sbigottiti dai meridionali. Ma se per Massimo D'Azeglio (che era stato al Sud a differenza di Cavour, mai spintosi sotto Firenze) unirsi a Napoli era «come coricarsi con un vaiuoloso», Vittorio Emanuele II era possibilista: «Non è colpa loro, poveretti, ma di quel mascalzone di Ferdinando! Io mostrerò che con dieci anni di governo onesto quelle genti possono diventare le più ricche d'Italia ».
Morando è sceso a Napoli con un compito meno ambizioso ma altrettanto delicato. «Capii che la prima cosa da fare era indurre la Iervolino a distruggere il famigerato nastro con la registrazione dei colloqui con Nicolais e Iannuzzi — racconta oggi —. Il sindaco si era appena detto pronto a pubblicare tutto. Imbarazzante. Bisognava impedirlo, e credo di aver dato un piccolo contributo». In valigia, Morando ha «un bel libro di uno storico inglese, che racconta come la prima descrizione del fenomeno mafioso si debba a un parlamentare piemontese, in missione insieme con Sidney Sonnino». I suoi nuovi collaboratori gli hanno fatto trovare altri doni. Un blocco di foglietti, chiuso in un'elegante confezione con la scritta: «I pizzini ». Un calendario con 365 proverbi napoletani. Quello del giorno dello sbarco, domenica scorsa, diceva: «San Genna' pienzece tu»; quello del giorno successivo era più oscuro: «Si nun sapite fa ‘e scarpare nun rumpite ‘o cazz' ‘è semmenzelle». Che vuol dire, Morando? «Non l'ho capito. Credo si riferisca a un'attività agricola o artigianale del posto. Per fortuna c'è anche la traduzione in italiano: "Lasciate fare ai professionisti". Mi è parso benaugurante ». Il terzo regalo era la riproduzione di una vignetta di Marassi, il Giannelli del Mattino di Napoli: «La Iervolino insiste con le registrazioni/ già pronto il nuovo album di Morando». «Ma per fortuna – racconta lui – avevo già parlato con il sindaco. Rosetta aveva accettato di distruggere il nastro, tra l'altro in presenza di testimoni. Così, tranne qualche frase, dei colloqui riservati non è uscito pressoché nulla. Meglio così».
L'accoglienza è stata festosa. L'aereo, decollato alle 6 e 55 dalle nebbie padane, era appena atterrato a Capodichino che già un gruppetto di tassisti incitava il commissario. «Una scena incredibile. Io non sono noto al grande pubblico perché in tv ci vado poco. In più ho appena tagliato i capelli e avevo un berretto di lana sugli occhi; sa com'è, soffro di sinusite. Eppure mi hanno riconosciuto e incoraggiato. Un bel debutto, no?». Morando in effetti non è famoso, ma è considerato una delle migliori teste del Pd. Uno di cui Andreotti ha detto: «E' molto sottile, quando parla di economia in Senato lo ascolto con attenzione». Un intellettuale che però ora dovrà vedersela con le astuzie di un Velardi, le manovre di un Villari, le garrule ostinazioni di una Iervolino. E, ovviamente, con il capo, per quanto in disgrazia.
«Sì, ho visto Bassolino. Riconosco che l'impressione è quella: di dimissioni non si parla più. Ormai si va alla scadenza naturale del mandato, a metà 2010. Però a Napoli non ho trovato un solo interlocutore inconsapevole del fatto che il ciclo aperto da Bassolino nel '93 sia finito. Il Pd qui è in crisi di credibilità. Se ne esce con il ricambio, e con una serie di impegni concreti da prendere subito. Non possiamo fare promesse. Dobbiamo indicare i numeri. Ne parlerò anche con Velardi, che come assessore al Turismo ha in mano le chiavi del riscatto di Napoli. A patto che consegua risultati e faccia tornare i turisti».
Ecco il vasto programma di Morando. «I rifiuti sono stati il simbolo del crollo. Non solo vanno spazzati dalle strade, ma deve partire la raccolta differenziata. Per essere credibili dobbiamo portarla al 15% tra un anno, al 30% tra due, al 60% tra cinque. Poi c'è la sanità: si devono tagliare il buco e pure le liste d'attesa per gli esami medici. La mobilità. Da anni vedo Napoli bloccata dai cantieri della metropolitana. Possibile che non si possa mettere un cartello che indichi i tempi dei lavori? Quindi c'è la legalità. Il movimento nato attorno al libro di Saviano e le condanne dei casalesi hanno mosso le acque, ma vorrei capire qual è il rapporto tra il numero di carabinieri, poliziotti e vigili impegnati nelle strade e quelli che stanno alla scrivania: temo che i conti non tornino». A se stesso Morando dà tempi più brevi: «Un commissario deve restare pochi mesi. Domenica ho incontrato i segretari di sezione, anzi i coordinatori dei circoli come si chiamano adesso. Su 120 circoli, solo 37 hanno eletto il loro rappresentante. Non va bene, gli altri devono farlo subito. Lo dirò lunedì prossimo, quando Veltroni verrà a Napoli e io esporrò il mio programma. Entro febbraio si deve fare la conferenza programmatica. Subito dopo, le primarie per le provinciali. Si vota a giugno».
Saranno mesi intensi. «Da martedì a giovedì resterò a Roma, in Senato. Gli altri giorni li passerò a Napoli». E la famiglia? «Moglie e due figli sono a Novi Ligure, che in realtà è in Piemonte. Mi mancheranno. Mi farò raggiungere, andrò a trovarli quando potrò. E' incredibile come Napoli costi meno del Nord. L'altro giorno eravamo in quattro in pizzeria. Ho pagato io: 29 euro. Ma quando mai? Anche l'albergo Oriente è economico. Sì, è un quattro stelle, ma il Pd è convenzionato...». Ecco, il Pd. «C'erano le condizioni per farlo già a metà degli Anni '90. Siamo in ritardo di oltre un decennio. E in questo vuoto si sono inseriti i cosiddetti cacicchi, le Centopadelle come le chiamava all'epoca Giuliano Amato. Così i sindaci facevano il mestiere dei partiti: rappresentanza, strategia, selezione della leadership. E i partiti tentavano di fare il mestiere dei sindaci: la gestione. Succede a Napoli ma pure a Torino, dove Chiamparino è stato contestato perché non concorda le nomine. E perché dovrebbe farlo?». Anche la Iervolino difende le sue nomine. «Ormai è andata così. Nicolais ha valutato che il rinnovamento fosse insufficiente.
Ora però badiamo ai risultati. La situazione di Napoli è drammatica. Se la recessione arriva con il ritmo che vedo in questi giorni, una città già dolente si ritroverà con sofferenze gravissime.
C'è una disperazione al limite della ferocia, al punto da scippare e far morire di crepacuore una donna in sedia a rotelle. Però Napoli conserva entusiasmo e dinamismo. Farò tutto quel che posso». Alle battaglie di minoranza Morando è abituato: «Al liceo ero trotzkista. All'università con il mio professore, Piero Bolchini, un moderato, fummo murati vivi a Palazzo Balbi durante una lezione: sì, un muro eretto da un professore rivale, capo del movimento luddista. Poi, nel Pci, ero con i miglioristi. Al congresso di Pesaro mi candidai contro il vincitore annunciato, Fassino». Ora se la dovrà vedere pure con Villari. «No, lui non lo incontrerò. Prima si dimette dalla presidenza della Vigilanza, meglio è. Quanto all'ipotesi di riammissione nel partito, la mia risposta è: assolutamente no».




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