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Dai PM nuove accuse. E Romeo non risponde PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Leandro Del Gaudio da il Mattino, 14-01-2009 09:17


Non parla Alfredo Romeo, si avvale della facoltà di non rispondere. Resta probabilmente interdetto dopo aver capito che l'inchiesta sul suo conto va ben oltre le cinquecento e passa pagine del mandato di cattura che lo tiene in carcere dallo scorso 17 dicembre.
Una reazione a caldo, probabilmente dettata dalle prime battute di un «colloquio informativo» che fa presto a finire. Pochi minuti, quanto basta ad apprendere che sul suo conto la trama inquirente è più complessa rispetto alle telefonate con gli ex assessori napoletani ben più ampia dei confini di Palazzo San Giacomo. Nono piano, Procura di Napoli. Difeso dai penalisti Francesco Carotenuto e Bruno Von Arx, Romeo arriva dal carcere di Poggioreale a bordo di un cellulare della polizia penitenziaria. Si siede davanti ai pm Enzo D'Onofrio e Raffaello Falcone (che indagano assieme al collega Pierpaolo Filippelli) e agli uomini della Dia. Ci mette poco a capire che la Procura ha in mano molto più di quanto finora depositato.
Almeno tre gli elementi di novità che spingono in avanti !'inchiesta sul sistema Romeo: alcune prove testimoniali raccolte in gran segreto su presunti contatti illeciti con il mondo politico nazionale; centinaia di intercettazioni non ancora sbobinate, tutte da trascrivere, in grado di mettere a fuoco il sistema Romeo negli appalti vinti a Roma, Milano, Venezia, ma anche in Puglia e Toscana; e le intercettazioni di un'inchiesta firmata dal pm della Procura di Potenza John Woodcock, ieri mattina presente in Procura a Napoli, dove è in procinto di prendere servizio nei prossimi mesi. Ma ecco quanto trapela dal lato oscuro dell’inchiesta napoletana.
Politica e corruzione. Ci sono delle testimonianze. Tecnicamente si chiamano «sit», «sommare informazioni trascritte» in gran segreto in questi giorni. Che narrano di giri di denaro a titolo di sostegno a partiti politici da parte del presunto sistema Romeo. Nulla di concreto, finora. La corruzione è infatti un'ipotesi tutta da verificare in sede investigativa e non ci sono contestazioni precise a Romeo e agli altri indagati su questo tema. Si scava nella rete di contatti ordinari di Romeo, sui suoi sponsor politici, sui legami storici.
Le nuove intercettazioni. Ne sono centinaia e riguardano appalti in mezza Italia. Furono acquisite dai carabinieri di Santa Maria Capua Vetere, prima che gli atti finissero alla Dia di via Pontano. Conversazioni in cui Romeo parla sempre e solo di lavoro: contatti accertati con amministratori, dirigenti e funzionari (ma anche uomini politici) in diverse regioni italiane (Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Puglia). Cinque periti al lavoro per trascrivere le nuove intercettazioni.
L'inchiesta sulla talpa del sistema.
I! cerchio si stringe. E dopo aver mandato ai domiciliari il tenente colonnello della Guardia di Finanza Vincenzo Mazzucco, gli inquirenti hanno indicato alcuni termini temporali della grande fuga di notizie che - nell'ottica della Procura - avrebbe favorito Romeo, ma anche gli ex assessori coinvolti (Di Mezza, Laudadio, Gambale, Cardillo) nella redazione della delibera Global Service, appalto da 400 milioni di euro per il rifacimento del manto stradale: il 31 gennaio scorso Mazzucco avrebbe fatto una telefonata finta a Romeo, un modo per distogliere le indagini. Pochi giorni prima - il 24 gennaio 2008 - c'è invece una telefonata di un ex assessore a Romeo, ritenuta l'ultima conversazione autentica prima dell'inizio della strategia tesa ad inquinare indagini ancora in corso.
Antonio Di Pietro. L'ex ministro alle Infrastrutture sarà interrogato domani, probabilmente nel pomeriggio, sui contratti tra il figlio Cristiano (non indagato) e l'ex provveditore alle opere pubbliche in Campania e Molise Mario Mautone.




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