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Camorra: militari della Us Navy inquilini del boss Setola PDF Stampa E-mail
 

Scritto da il Velino, 14-01-2009 15:57


I militari della Us Navy di stanza ad Aversa pagano l’affitto delle loro abitazioni alla camorra casalese. Giuseppe Setola, il boss della cosiddetta “ala stragista” dell’ex clan Schiavone, ora clan Bidognetti, incassa diverse migliaia di euro dai gloriosi marines statunitense.
Una situazione, come si dice, imbarazzante che era già venuta alla luce a settembre scorso e che ora si è riproposta (come i peperoni indigesti) nonostante le raccomandazioni e le formali richieste inoltrate nei mesi scorsi al governo italiano dall'ammiraglio Mark Fitzgerald, comandante in capo delle Forze statunitensi della Campania. Gli investigatori campani dopo essersi fatti scappare, lunedì, Giuseppe Setola, accusato di numerosi omicidi sul litorale domizio tra i quali la strage di extracomunitari dello scorso 18 settembre, già condannato all’ergastolo sia in primo che in secondo grado, che è riuscito a lasciare il suo covo a Trentola Ducenta attraverso un tombino mentre i carabinieri erano fuori la porta, oggi hanno dato l’assalto, per la seconda volta, al patrimonio immobiliare di Setola, famiglia e soci. Immobili per 10 milioni di euro, dicono gli investigatori, sequestrati al boss. Che si aggiungono ad altri 10 milioni di euro già sequestrati nei mesi scorsi. Tutti e due i sequestri si sono imbattuti in appartamenti che il boss ergastolano latitante accusato di omicidi plurimi aveva regolarmente dato in affitto ai militari Usa. Questa volta si tratta di due ville delle quattro sequestrate insieme con tre appartamenti e le indagini svelano un “copione” identico a quello già andato in scena a settembre.

In quell’occasione l’operazione “Principe Uno” (chissà chi sarebbe il principe) del 29 settembre portò al sequestro di altri villini e diversi appartamenti intestati, oltre che a Giuseppe Setola, anche al fratello Pasquale e alla cognata Giovanna Baldascino. Villette tanto carine che erano state affittate a militari (naturalmente ignari) della Us Navy. Soldati e ufficiali che avevano preferito andare a vivere al di fuori della cittadella della marina militare satunitense realizzata a Gricignano d’Aversa, una zona di antiche tradizioni agricole alle quali si sono aggiunte le più recenti camorristiche, entrambi fiorenti. E così già a settembre gli investigatori chiesero la collaborazione delle autorità statunitensi per esaminare i contratti di locazione custoditi nell'Housing Department della base di Gricignano, l’ufficio che si occupa dei rapporti tra proprietari ed affittuari di immobili. Un ufficio, nel quale operano impiegati italiani e statunitensi, che gestisce la banca dati degli immobili disponibili in varie zone della Campania e che vengono presi in affitto con contratti triennali. Complessivamente in Campania ce ne sono poco più di 400 con contratti che prevedono il pagamento di canoni di locazione che vanno dai 1500 ai 3000 euro al mese, a seconda delle caratteristiche dell'immobile.

Dopo l’imbarazzante scoperta l'ammiraglio Mark Fitzgerald, il comandante in capo, espresse tutto il suo disappunto per la vicenda e chiese, tra l'altro, al governo italiano “l'assistenza necessaria ad assicurare che il personale statunitense possa essere protetto dalle organizzazioni criminali e alloggiato in ambienti sicuri”. Il comando statunitense decise inoltre di vietare ai propri militari della marina americana la sottoscrizione di contratti di locazione di immobili in zone ad alta concentrazione della camorra. Un provvedimento che, evidentemente, non è stato rispettato da tutti, visto che a quattro mesi di distanza siamo punto e a capo con altre due ville. I beni sequestrati oggi a Giuseppe Setola erano intestati anche alla moglie Stefania Martinelli, arrestata lunedì dopo la fuga-beffa del marito che attraverso un cunicolo, mentre la moglie si lasciava arrestare, è sbucato lontano dagli investigatori ed è fuggito dopo aver rapinato un’auto ad una signora di passaggio. Magra consolazione, donna Stefania è ora detenuta a Pozzuoli con l’accusa di detenzione di “numero una pistola” che i carabinieri hanno trovato nel rifugio.

Intestatari dei beni, che secondo l’accusa sono stati acquistati – naturalmente – con i proventi di estorsioni e traffico di droga (nessuno ha mai pensato che si trattasse di un investimento fatto con un prestito bancario o con i risparmi di una vita), erano anche il fratello di Giuseppe Setola, Pasquale, in carcere da tempo, la sorella Immacolata con il marito Mario Baldascino, i due cognati di Pasquale Setola, Giovanni Diana e Giuseppe Visone. Il provvedimento di sequestro di oggi è stato adottato dal gip, su richiesta dei pm della Dda, Giovanni Conso e Raffaello Falcone, perché le persone indagate, sulla base delle indagini patrimoniali sul loro conto, sono tutte prive di redditi adeguati a giustificare il possesso dei beni oggetto del provvedimento della magistratura napoletana. Insieme con appartamenti a Casal di Principe e a Cassino, un bar, terreni edificabili e terreni agricoli a Casal di Principe, sono state sequestrate anche otto autovetture di media e grossa cilindrata, tre moto e una società di impiantistica. I pubblici ministeri, hanno individuato i beni immobili da sequestrare anche grazie a una “dritta” dei pentiti Domenico Bidognetti, nipote di Francesco, uno dei capi storici del clan e predecessore di Setola, Alfonso Diana e Gaetano Vassallo.




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