| Segnali di declino nella città della mafia |
| Scritto da Richard Owen da The Times | |
| mercoledì 08 agosto 2007 | |
Una crisi finanziaria minaccia il futuro della più antica "Opera House" d'Europa, icona culturale di Napoli, salvata dalla rovina durante la seconda guerra mondiale dalle forze di occupazione britanniche. Il teatro San Carlo è stato posto sotto il diretto controllo dello Stato a causa della oramai vicina bancarotta. Una situazione difficile, metafora del declino della città di fronte all'aumento del crimine e del dominio della mafia. Francesco Rutelli, il Ministro della Cultura, ha spedito un "commissario straordinario" da Roma per assumere la direzione del teatro, probabilmente il più bello d'Europa, che sta subendo un disavanzo di bilancio di 20 milioni di euro (13.5 milioni di sterline). "Questa umiliazione è sintomatica di una città in uno stato avanzato di decomposizione," dice Roberto De Simone, celebre compositore ed ex direttore artistico del San Carlo. "E' il simbolo del crollo della stessa Napoli".
La crisi del teatro arriva mentre la sanguinaria guerra delle gang
ritorna nelle strade di Napoli. Ieri due affiliati della Camorra, la
Mafia di Napoli, sono stati assassinati mentre guidavano, con gli
assassini che li hanno affiancati ed hanno aperto il fuoco. La polizia
dice che le uccisioni fanno parte di una spietata guerra tra i clan per
lo spaccio di droga, il traffico di armi e il racket.
L'anno scorso, il governo di centrosinistra di Romano Prodi ha annunciato un "giro di vite contro il crimine” a Napoli ma ha resistito alla richiesta di inviare l'esercito. Rosa Russo Iervolino, il sindaco, dice che la situazione è rimasta “drammatica”, con la Camorra che compie le sue vendette sia nel centro della città che nella scura periferia. Il San Carlo, costruito nel 1737 di fianco al Palazzo Reale e di fronte al golfo di Napoli, è stato sempre luogo di incontro delle elìte culturali. Stendhal, lo scrittore francese, osservava nel 1817 che il San Carlo “abbaglia l'occhio e cattura l'anima”. Venne salvato dalla distruzione nel 1943 dalle truppe britanniche, che vi organizzarono non soltanto alcune riviste ma anche da 30 opere. I suoi debiti sono tuttavia cresciuti, con 133.000 euro spesi per i costumi nei primi tre mesi di questo anno e 54.000 euro per il lavoro dei parrucchieri. Il sig. Rutelli ha detto che non c'era altra soluzione che esonerare il consiglio di amministrazione – presieduto dalla sig.ra Iervolino – e inviare Salvatore Nastasi, un alto funzionario del ministero, come commissario "per mettere le cose in ordine". Gioacchino Lanza Tomasi, il Sovrintendente del San Carlo, è da elogiare per il suo tentativo di risollevare la situazione con la produzione di inizio stagione molto applaudita del Falstaff di Verdi, con Ambrogio Maestri e condotta da Jeffrey Tate, il direttore musicale inglese del teatro. Il sig. de Simone dice che tutti i teatri italiani hanno lottato contro una legge approvata nel 1996 che li mette nelle mani di fondazioni semi-private riducendo sensibilmente le sovvenzioni statali. Ma Napoli soffre "di un malessere generale”, con le istituzioni nelle mani "di una cricca potente che non affronta la realtà". Mario Martone, che doveva dirigere il "Torvaldo e Dorliska" di Rossini il mese prossimo, dice che la produzione ne ha disposto l'annullamento. Gloria Mazza, a nome dei 366 impiegati, dice che, anche se il sig. Nastasi li ha rassicurati di non essere un liquidatore, temono lo stesso dei licenziamenti che sarebbero "un altro colpo alla città". La sig.ra Iervolino dice di aver girato tutta l'Italia alla ricerca di sponsor danarosi "per conservare il San Carlo". E aggiunge, "se il controllo non passerà nuovamente a noi entro sei mesi, bacchetterò personalmente il ministero della cultura”. Roberto Saviano, uno scrittore napoletano il cui vendutissimo romanzo sulla Camorra, intitolato Gomorrah, sta per diventare un film, sostiene che il problema della città non consiste soltanto nell'essere "la capitale del mondo" del commercio di cocaina ma anche che la polizia sembra non avere alcun potere contro il sistema dei clan. |