| Fondo di previdenza integrativa, ecco il deficit del San Carlo |
| Scritto da Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno | |
| sabato 11 agosto 2007 | |
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«Sarebbe utile affondare le mani nel fondo integrativo di previdenza del San
Carlo. Da lì potrebbe venir fuori qualche sorpresa», suggerisce Marco De Rosa,
capo del personale del Massimo napoletano. E quel fondo, una qualche sorpresa -
soprattutto dal punto di vista economico - la rivela; più, forse, dell'elenco
delle consulenze stipulate dal soprintedente Gioacchino Lanza Tomasi, che pure
hanno una loro consistenza: 20, in tutto, per un impegno economico di circa
900mila euro. Tutte, per bocca del commissario Salvatore Nastasi, saranno
«risolte» al 30 settembre prossimo. Conviene, tuttavia, andare con
ordine.
IL FONDO PREVIDENZIALE - Partiamo dai dati del bilancio 2006.
Tra i valori a breve termine, i crediti ammontano a 5,7 milioni di euro, mentre
i debiti sono pari a 30,7 milioni, ricomprendendo debiti verso enti
previdenziali (Enpals) e erario già scaduti per 17 milioni; a medio e lungo
termine, invece, i debiti verso dipendenti per indennità di tfr e similari
(tenete a mente questa dicitura) ammontano a 29,6 milioni. E' fra le indennità
che si scova la stranezza del fondo previdenziale integrativo, che ogni anno
assorbe dalle casse del teatro due milioni di euro. Occorre, qui, fare un passo
indietro. Il fondo integrativo (un gruzzolo che i dipendenti del San Carlo
mettevano da parte ogni anno da affiancare alla pensione) nasce da un accordo
stipulato negli anni 70. Un fondo che avrebbe dovuto essere costituito da soldi
versati dai lavoratori (4% dello stipendio) e dal teatro (altro 4%). Inoltre,
l'iscrizione dei lavoratori alla previdenza integrativa è stata chiusa nel 1984.
«Oggi il problema è che quel fondo — dice De Rosa — non ha fondi. E per
rimpinguarlo il teatro sborsa ogni anno due milioni di euro, a fronte dei 25mila
che i restanti dipendenti versano». In pratica, il «fondo che non ha fondi» deve
pagare la pensione integrativa (il 30% dell'ultimo stipendio)ai circa 200
lavoratori messi a riposo dal '70 a oggi. E non avendo risorse le assorbe
direttamente dalle casse del San Carlo (i due milioni). E a nulla servono i
25mila euro versati da quei pochi dipendenti ancora iscritti alla previdenza
integrativa e ancora al lavoro. Perché le risorse del fondo non ci sono? «Che le
posso dire? Ci troviamo — afferma De Rosa — in presenza di un debito che
spostiamo in avanti nel tempo e che non ripianeremmo neanche in 30
anni».
LE CONSULENZE - De Rosa prende posto alla direzione del Personale nel novembre del 2003. Oggi ha 36 anni e in tasca un contratto da dirigente a tempo determinato, scadutogli nel 2006 e rinnovato fino al 2009. I conti li conosce a menadito; ed anche i consulenti, nominati e «assunti » direttamente dal soprintendente Gioacchino Lanza Tomasi. «L'elenco dei consulenti — ricorda De Rosa — non è sterminato: in tutto sono 20. E costano all'anno circa 900mila euro. La consulenza più costosa non arriva ai 90mila euro». I NOMI - Fra i consulenti troviamo: Mariano Apicella (direttore generale), Alessio Vlad (direttore artistico), Filippo Arrivi (responsabile dei rapporti con la stampa), Raffaella Tramontano (capo ufficio stampa), Emanuela Spedaliere (sponsoring), Laura Valente (Ufficio edizioni), Marco Ozbic (direttore del coro), Carmelo Columbro (altro direttore del coro) , Susy Romano (responsabile Rapporti istituzionali), Jeffrey Tate (direttore musicale), Francesco Rosa (direttore musicale palcoscenico), Sandro Bonelli (segretario artistico), Anna Razzi (direttrice scuola e corpo di ballo), Stefania Rinaldi (direttrice coro voci bianche), Giuseppe Signoriello (fiscalista e tributarista). A questo elenco devono aggiungersi gli orchestrali esterni chiamati a sostituire quelli alle dipendenze del San Carlo durante la normale programmazione del teatro (una consuetudine che nel mondo sinfonico chiamano «alternanze in orchestra »). Ebbene, queste consulenze avranno un termine. Perentorio: il 30 settembre prossimo, ha detto Nastasi. E' possibile prevedere che dal primo di ottobre parta una valanga di risorse? E' un rischio serio e tutt'altro che peregrino. «E' un segnale forte quello del commissario», commenta De Rosa. «Diciamo che è ragionevole abbassare il numero dei consulenti, 4 o 5 in meno non sarebbero un danno per il teatro. Sugli eventuali ricorsi non posso dir nulla, Penso piuttosto che quella di Nastasi potrebbe essere una maniera per ridiscutere economicamente alcuni accordi ». LA POLITICA - Sulla vicenda del San Carlo «si piangono lacrime di coccodrillo » dicono i consiglieri comunali della Margherita Mastranzo, Montemarano, Russo e Benincasa. «Bufere agostane», risponde la sindaca Iervolino. «Il caldo di ferragosto fa brutti scherzi. Questa volta li ha fatti anche ai consiglieri di Dl che sparano a zero sul San Carlo con giudizi che sfiorano l'inverosimile». |