«Ai clan i terreni della Regione Ora si cerchino le complicità »
(di Stefano Piedimonte da il Corriere del Mezzogiorno)
Se a Varcaturo i clan di caÂmorra fanno la corsa all’oro, accaparranÂdosi i terreni della Regione Campania e costruendovi abusivamente mostruosi complessi residenziali, discoteche, alberÂghi, lidi balneari, è perché Palazzo Santa Lucia «è vittima di un grande raggiro».
Così la pensa l’assessora regionale alÂl’Edilizia, Gabriella Cundari, che comÂmentando l’inchiesta del Corriere del Mezzogiorno sostanziata dalle indagini dei carabinieri, riferisce: «Il procuratore aggiunto Aldo De Chiara ha ragione quando afferma che tutto ciò non sarebÂbe potuto avvenire in assenza di conniÂvenze. Ma bisogna capire in quale ente esistano queste connivenze, e a quale peÂriodo ci si riferisca». I carabinieri della compagnia di Giugliano, diretti dal capiÂtano Alessandro Andrei, hanno sequeÂstrato soltanto nell’ultimo anno 280 apÂpartamenti, 78 ville, 14 hotel, 6 discoteÂche, 8 discopub, 11 lidi. L’ultimo grosso sequestro riguarda il Parco Roberta , coÂstruito da persone contigue al clan MalÂlardo e venduto dalla società immobiliaÂre Ma.Ca. di proprietà di Carlo Antonio Mallardo, figlio del capoclan Feliciano. In quest’ultimo caso, il terreno su cui è stato edificato abusivamente un comÂplesso di 31 villette a schiera era di proÂprietà della Edil Pino, e non di Palazzo Santa Lucia. Ma gli investigatori non hanno dubbi sul fatto che, in molte occaÂsioni, nelle società costruttrici comparisÂsero i nomi di persone contigue alla caÂmorra. Secondo l’assessora all’Edilizia, per scoprire quale sia l’anello debole «si deve guardare nei fascicoli del Comune di Giugliano. Lì c’è stata qualche elusioÂne: il Comune sa bene come è diviso il territorio e chi lo occupa, mentre la ReÂgione lo sa solo per interposta persona. La legge, infatti, dice che responsabile del proprio territorio è direttamente il Comune». I prezzi delle case abusive, seppur contenuti in ragione dell’illegaliÂtà , comportano comunque l’accensione di un mutuo. «Se una persona chiede un mutuo senza avere un regolare titolo di abitabilità della casa — dice la Cundari — la banca non lo concede. Esistono caÂnali paralleli con regole stabilite dalla caÂmorra: chissà di quante piccole banche locali è proprietaria». Abbiamo cercato di contattare l’assessore al Demanio, Oberdan Forlenza, senza riuscirvi. A inÂtervenire è invece Franco D’Ercole, conÂsigliere regionale Pdl, che commenta sarcastico: «Sono rimasto molto sopreÂso dall’inchiesta del Corriere , soprattutÂto perché parlai delle stesse cose in conÂsiglio regionale tempo fa, senza che nesÂsuno se ne accorgesse. Gli immobili non sono beni di cui si possa ignorare l’esiÂstenza: sono inseriti nel catasto, sempre identificabili. Ecco perché quando un soÂlerte funzionario regionale mi informò della situazione, mi indignai e sollevai il caso in consiglio». Il solerte funzionario di cui parla D’Ercole si chiama Franco ViÂtale, e fino al 2005 ha svolto il ruolo di dirigente dell’area Demanio. Vitale racÂconta: «Era noto che non disponessimo della nostra proprietà , soprattutto sul liÂtorale domizio. I terreni ex Onc, erano terra di nessuno. Si tratta di un territoÂrio enorme, che va da Castel Volturno fiÂno a Pozzuoli, finito spesso in mano ai malviventi. Ero riuscito a comporre una squadra speciale, e a far pagare un canoÂne a chi aveva occupato le aree senza tiÂtolo. Una volta obbligai anche uno di questi ‘personaggi locali’ a pagare: fui chiamato dal sostituto procuratore NoÂviello, al quale spiegai che non potendo di fatto cacciarli almeno li obbligavo a pagare. Il patrimonio regionale è una coÂsa che sta lì come un peso. Invece, doÂvrebbe essere la prima entrata della ReÂgione, prima ancora delle tasse».

