«Ai clan i terreni della Regione Ora si cerchino le complicità»

29 novembre 2009

(di Stefano Piedimonte da il Corriere del Mezzogiorno)

Se a Varcaturo i clan di ca­morra fanno la corsa all’oro, accaparran­dosi i terreni della Regione Campania e costruendovi abusivamente mostruosi complessi residenziali, discoteche, alber­ghi, lidi balneari, è perché Palazzo Santa Lucia «è vittima di un grande raggiro».

Così la pensa l’assessora regionale al­l’Edilizia, Gabriella Cundari, che com­mentando l’inchiesta del Corriere del Mezzogiorno sostanziata dalle indagini dei carabinieri, riferisce: «Il procuratore aggiunto Aldo De Chiara ha ragione quando afferma che tutto ciò non sareb­be potuto avvenire in assenza di conni­venze. Ma bisogna capire in quale ente esistano queste connivenze, e a quale pe­riodo ci si riferisca». I carabinieri della compagnia di Giugliano, diretti dal capi­tano Alessandro Andrei, hanno seque­strato soltanto nell’ultimo anno 280 ap­partamenti, 78 ville, 14 hotel, 6 discote­che, 8 discopub, 11 lidi. L’ultimo grosso sequestro riguarda il Parco Roberta , co­struito da persone contigue al clan Mal­lardo e venduto dalla società immobilia­re Ma.Ca. di proprietà di Carlo Antonio Mallardo, figlio del capoclan Feliciano. In quest’ultimo caso, il terreno su cui è stato edificato abusivamente un com­plesso di 31 villette a schiera era di pro­prietà della Edil Pino, e non di Palazzo Santa Lucia. Ma gli investigatori non hanno dubbi sul fatto che, in molte occa­sioni, nelle società costruttrici comparis­sero i nomi di persone contigue alla ca­morra. Secondo l’assessora all’Edilizia, per scoprire quale sia l’anello debole «si deve guardare nei fascicoli del Comune di Giugliano. Lì c’è stata qualche elusio­ne: il Comune sa bene come è diviso il territorio e chi lo occupa, mentre la Re­gione lo sa solo per interposta persona. La legge, infatti, dice che responsabile del proprio territorio è direttamente il Comune». I prezzi delle case abusive, seppur contenuti in ragione dell’illegali­tà, comportano comunque l’accensione di un mutuo. «Se una persona chiede un mutuo senza avere un regolare titolo di abitabilità della casa — dice la Cundari — la banca non lo concede. Esistono ca­nali paralleli con regole stabilite dalla ca­morra: chissà di quante piccole banche locali è proprietaria». Abbiamo cercato di contattare l’assessore al Demanio, Oberdan Forlenza, senza riuscirvi. A in­tervenire è invece Franco D’Ercole, con­sigliere regionale Pdl, che commenta sarcastico: «Sono rimasto molto sopre­so dall’inchiesta del Corriere , soprattut­to perché parlai delle stesse cose in con­siglio regionale tempo fa, senza che nes­suno se ne accorgesse. Gli immobili non sono beni di cui si possa ignorare l’esi­stenza: sono inseriti nel catasto, sempre identificabili. Ecco perché quando un so­lerte funzionario regionale mi informò della situazione, mi indignai e sollevai il caso in consiglio». Il solerte funzionario di cui parla D’Ercole si chiama Franco Vi­tale, e fino al 2005 ha svolto il ruolo di dirigente dell’area Demanio. Vitale rac­conta: «Era noto che non disponessimo della nostra proprietà, soprattutto sul li­torale domizio. I terreni ex Onc, erano terra di nessuno. Si tratta di un territo­rio enorme, che va da Castel Volturno fi­no a Pozzuoli, finito spesso in mano ai malviventi. Ero riuscito a comporre una squadra speciale, e a far pagare un cano­ne a chi aveva occupato le aree senza ti­tolo. Una volta obbligai anche uno di questi ‘personaggi locali’ a pagare: fui chiamato dal sostituto procuratore No­viello, al quale spiegai che non potendo di fatto cacciarli almeno li obbligavo a pagare. Il patrimonio regionale è una co­sa che sta lì come un peso. Invece, do­vrebbe essere la prima entrata della Re­gione, prima ancora delle tasse».

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