Andria: «Ora sto con Enzo Nessuno è migliore di lui»

2 febbraio 2010

(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)

Nel 2006 una sfida tra eretici e ortodossi già si consumò. Teatro fu proprio Salerno. Candidati alle comunali Vincenzo De Luca e Alfonso Andria, centrosinistra spaccato. I Ds ritirarono la maglia (il simbolo) pur di non darla a De Luca. Che, però, vinse. Negli ultimi quattro anni tra i due avversari c’è stato un progressivo avvicinamento. Fino all’abbraccio, a furor di telecamere e fotografi, nel giorno dell’investitura ufficiale del candidato presidente De Luca, all’hotel Vesuvio.

Senatore Andria, dunque avevamo visto giusto, lei e l’area democratica del partito stavate corteggiando De Luca da tempo.

«Eh no, corteggiando no. Seguo con gradualità un percorso politico. Non posso ignorare che c’è stato un accanimento che mi ha visto contrapposto a De Luca. Quella situazione ha creato sfilacciamenti, lacerazioni, ma pian piano ho cercato di ricomporre una situazione. Quando, poi, ci siamo trovati nello stesso partito, il Pd, ho avvertito un’esigenza politica in più».

Facciamo un passo indietro, al 2006. Lei fu il candidato della coalizione, dei partiti e di Santa Lucia, De Luca fu quasi scomunicato. Ma chi decise? «Roma». Praticamente la presero in giro?

«Ricordo, era un mercoledì, ero ospite di Vittorio Prodi a Bruxelles, quando mi chiamarono, mi chiesero di candidarmi perché la coalizione c’era. Nelle ore successive andò diversamente. Addirittura alcuni alleati promossero il voto disgiunto. Tant’è che all’atto dell’insediamento io mi trovai dietro al banco degli assessori alcuni miei candidati consiglieri. Ora, posso dire, mi sarei regolato in modo diverso».

Al secondo turno lei perse, dunque in consiglio comunale a Salerno era all’opposizione. «Certo». Per esempio sul Crescent, la megastruttura in piazza della Libertà.

«Sul Crescent continuo a non essere d’accordo, perché ha volumetrie eccessive e caratteristiche invasive. Difatti ho votato contro. Come ho votato contro il primo bilancio e contro il Puc». Poi cosa è successo? «Che ho graduato politicamente la mia posizione. Il terzo e quarto bilancio ho votato a favore, costringendo l’amministrazione ad apportare correttivi. Ci sono state aperture di De Luca nei miei riguardi. Pubblici apprezzamenti su come avevo condotto le politiche culturali durante i due mandati alla Provincia. Ma so che ancora oggi molti non capiscono questa mia posizione. Che passa attraverso obiettivi riconoscimento dell’autorevolezza di De Luca, che da un anno e mezzo lavora sodo a questa partita. E poi siamo nello stesso partito».

Anche Bassolino è ancora nel Pd e non ne vuole sapere di De Luca. Perché?

«Bisogna chiedere a lui. Io credo che quando ci sono determinate risorse, nell’interesse del partito e per battere la destra, certi problemi devono essere superati. In passato anche io sono stato uno strumento di questa guerra, oggi credo che sia segno di superiorità e maturità politica evitare questi personalismi, un antagonismo deteriore, uno scontro tra opposte fazioni che porta alla sfiducia della gente. Soprattutto perché non abbiamo il vento in poppa».

Cosa pensa della prima uscita da candidato di De Luca?

«Che ha cercato di disinnescare molte micce e accortamente ha tentato, da politico navigato, di prevenire certe osservazioni. L’ha fatto con chiarezza e credo che questo lo premi nel giudizio della pubblica opinione. Il valore aggiunto che lui porta è oggettivo. Gli alleati lo tengano presente».

Ma ancora ieri Bassolino e altri hanno chiesto un candidato unitario.

«Ma scusi, dov’è questo candidato alternativo? Chi era l’alternativa non si è voluto misurare. Non solo Marone, anche Cascetta. Alle primarie non ci siamo andati e certo non possiamo spostare le elezioni».

Qual è il punto debole di De Luca?

«In questo momento deve attrarre gli alleati».

Tra gli anatemi di Di Pietro e la distanza di Vendola crede che ci siano margini?

«Spero che ci siano. Altrimenti ci infileremmo in un arzigogolo tecnico-burocratico che destinerebbe tutti alla sconfitta certa. C’è bisogna di responsabilità ematurità politica».

Quali errori ha fatto, invece, il governatore?

«Non ne ha fatti di enormi. Chi governa un ente è esposto al rischio di errori. Il problema è che si è trovato in un momento di deresponsabilizzazione delle clasi dirigenti locali, di debolezza dei partiti. Questo, che ha trovato il suo picco intorno alla vicenda rifiuti, ha vulnerato un’esperienza che ha tanti punti eccellenti, di cui godiamo gli esiti anche a Salerno. È stato troppo forte l’impatto, da travolgere il bambino e l’acqua sporca. Lo trovo profondamente ingiusto. E De Luca è stato abile anche nel riconoscere un ruolo nella politica meridionale di Bassolino». Com’è conciliante. «Dobbiamo capire che la storia non finisce qua, ma le regionali sono un passaggio nodale sia per la rilevanza nazionale e per le scadenze dell’anno prossimo. Politica è prospettiva e la corsa di De Luca non è l’ultima cosa. Dopo c’è già il Comune di Napoli».

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One Response to Andria: «Ora sto con Enzo Nessuno è migliore di lui»

  1. vincenza on 3 febbraio 2010 at 21:47

    Che delusione! E’ vero che tira brutta aria nel PD ma addirittura sentire che Andria difende De Luca è il colmo. Ce ne ricorderemo in futuro di questa cazzimmata di Alfonso Andria, che finora aveva avuto grande stima da noi salernitani.

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