Astir e Asìa, i conti non tornano

19 marzo 2010

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Tremate tremate i rifiuti son tornati! Questo il grido di guerra di questi giorni, i rifiuti sono effettivamente tornati, ma la verità che ha scatenato questo sciopero e che potrebbe portare a nuovi problemi in futuro è uno solo: non ci sono abbastanza soldi per mantenere tutte le società ed i lavoratori che sono impiegati nel settore ambientale in Campania.

Per chiarire lo stato delle cose racconterò brevemente tre storie, connesse in modo strano in questi giorni: il consorzio di Bacino Napoli Caserta, l’Astir e l’Asia.

Il destino dei lavoratori del consorzio Napoli Caserta si è definito in tre soli mesi, difatti a fine settembre 2009 il Consiglio di Stato dichiarava nulle le assunzioni a tempo indeterminato dei lavoratori dei consorzi fatte nel 2001, aprendo di fatto la strada ad un loro licenziamento. Tre mesi dopo il commissariato di governo pur ammettendo che vi era un esubero di circa 700 dipendenti, ribalta nei fatti questa decisione. Con il decreto 195 si decide che tutti i lavoratori assunti fino al dicembre 2008 anche se soprannumerari rispetto alla pianta organica, devono essere assorbiti dalle società provinciali.

Le società provinciali devono essere pagate interamente dalla Tarsu (la tassa sui rifiuti) quindi non vi sono dubbi su chi pagherà alla fine questi lavoratori, cioè noi con le nostre tasse.

Quindi costi che si vanno ad aggiungere a quello che già i cittadini campani vanno a pagare ogni anno come tassa per la spazzatura, già una delle più alte d’Italia a cui  come se non bastasse si aggiunge la notizia che negli ultimi 3 mesi tra i lavoratori del Consorzio sono state concesse ben 700 promozioni.


Il 2001 è un anno cruciale per le assunzioni di lavoratori nel campo ambientale, difatti sempre in quell’anno la Jacorossi, vincendo un appalto da 170 milioni di euro per le bonifiche, si impegna ad assorbire nella sua pianta organica 350 Lsu (lavoratori socialmente utili).

Se la Jacorossi e la sua mala gestione delle bonifiche sono ora all’attenzione della magistratura, i lavoratori invece sono ricomparsi in questi giorni, difatti trionfale l’assessore regionale Gabriele dichiara che 300 di questi lavoratori sono stati assunti a tempo indeterminato nella società Astir ex Recam.

L’Astir è la società ora di totale proprietà della regione campania nata due anni fa sulle ceneri della ben tristemente nota Recam e che solo l’anno scorso era sull’orlo del fallimento con un buco di 17 milioni di euro dovuto per lo più agli stipendi dei 450 lavoratori (quasi tutti ex lsu).

Quindi la società in un botto passa da 400 a 700 dipendenti con un buco appena sanato, ed i soldi da dove li prendono? Su questo Gabriele non ha dubbi, ci sono 50 milioni di euro di residuo di cassa del commissariato delle bonifiche.

Ma non vi preoccupate questi lavoratori non faranno mai le bonifiche, lo stesso Gabriele dopo la ricapitalizzazione ebbe a dire: “ci si è resi conto che i livelli di qualificazione degli operai della Astir (circa 450 ex Lsu) consiglia­no di impiegarli per compiti operativi, dalla pu­lizia delle spiagge alla rimozione dei rifiuti in­gombranti accumulati sotto ponti e cavalcavia delle strade regionali». Si parte a giugno con l’impiego di 200 persone per pulire gli arenili del litorale domizio flegreo”, la pulizia del litorale l’hanno fatta ed ora parte la pulizia della statale 268 per i paesi vesuviani. Quindi per dirla in parole povere si tratta di recupero di materiali ingombranti, al cui servizio, oltre alle società di igiene urbana vi sono oggi altre 700 persone impiegate nell’Astir, nel frattempo i siti da bonificare (cioè quelli che necessitano di bonifiche vere) sono passati da 2400 del 2004 agli oltre 5000 dell’ultime rilevazioni dell’Arpac, ma a queste chi ci pensa? Ma soprattutto come mai vengono girati soldi per le bonifiche per lavori di rimozione degli ingombranti?

Passiamo infine a Napoli dove, andato deserto l’ultimo bando per appaltare lo spazzamento nelle zone non servite direttamente dall’Asia, la stessa ha deciso di prorogare il servizio alla Enerambiente però riducendo le zone interessate e quindi l’importo mensile versato, Enerambiente per tutta risposta ha minacciato di licenziare 110 lavoratori interinali che sono scesi in piazza bloccando di fatto la raccolta.

Anche l’Asìa ha aumentato nel 2009 il proprio personale di 350 unità, integrando i lavoratori del bacino Napoli 5. Anche qui i costi sono destinati ad aumentare e la Tarsu con loro, i risultati invece in questo ultimo anno non sembrano variati di tanto, visto che a febbraio 2010 la raccolta differenziata è arrivata solo al 19,8%, praticamente allo stesso livello di febbraio 2009 (19%).

I costi aumentano, le persone pure ma i risultati sono sempre gli stessi.

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2 Responses to Astir e Asìa, i conti non tornano

  1. carmine on 19 marzo 2010 at 17:00

    Tutto questo che Iacotucci descrive non è altro che il frutto della gestione tragica della regione campania di bassolino, gabriele e c…Demagogia a piene mani per assicurarsi masse di manovra e raccolta di voti.Spese folli senza fondo. Non capisco inoltre perché ora i dipendenti del consorzio non debbano essere pagati con la tarsu.Questa è la tassa per i rifiuti solidi urbani e quindi mi sembra normale che con essa si debbano pagare anche gli stipendi degli addetti a questo servizio.O no?

  2. Alfonso on 19 marzo 2010 at 20:33

    Può accadere di tutto in questa società, l’unica cosa che non doveva succedere è come sia finito il maxi processo rifiuti in Campania, dove erano coinvolti i massimi esponenti politici, nonchè cifre di soldi astronomiche truffate allo stato e ai cittadini. Questo determina una legalità di tutti questi meccanismi per cui non tornano i conti.

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