Bassolino contro la Iervolino. Sconto per l’acqua ai privati

10 marzo 2010

Contestato l'aumento del 5% con effetti retroattivi previsto dalla giunta regionale il Prc sostiene la scelta del sindaco di considerare l'oro blu 'bene comune'

(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)

L’acqua divide il centro sinistra. Il gruppo comunale di Rifondazione Comunista contesta duramente gli aumenti delle bollette decisi dalla giunta regionale di Antonio Bassolino ma apprezza la scelta del sindaco Rosa Russo Iervolino di schierarsi pubblicamente contro la privatizzazione dell’oro blu. “La Regione Campania ha regalato in extremis l’ultimo frutto avvelenato ai cittadini napoletani e campani – ha sottolineato in una nota Raffaele Carotenuto, capogruppo di Prc – prevedendo l’aumento della tariffa idrica del 5% con effetti retroattivi dal 2003 al 2008, nemmeno rateizzabili. Altro che discontinuità”. Carotenuto ha, invece, condiviso la linea intrapresa dal primo cittadino di Palazzo San Giacomo. “Apprezziamo – ha detto il capogruppo di Prc – la dichiarazione pubblica di Rosa lervolino Russo sull’adesione alla manifestazione nazionale per sabato 20 marzo a Roma contro la privatizzazione dell’acqua e la partecipazione attiva al referendum abrogativo degli articoli incriminati della legge 133 del 2008. In questo modo – ha aggiunto Carotenuto – viene rispettato integralmente il chiaro indirizzo del Consiglio Comunale di Napoli più volte espresso a difesa dell’acqua come bene comune ed insopprimibile pubblico non commerciabile e da garantire a tutti”. Dunque, la sinistra in consiglio comunale lancia un siluro contro le scelte assunte negli ultimi anni all’unanimità dal governo campano. Le scelte operate dall’esecutivo di Palazzo Santa Lucia hanno nei fatti legittimato la privatizzazione dell’acqua. E non sono mancate le polemiche e le battaglie politiche nell’area del centro sinistra. Un bando di gara apparso nel Bollettino regionale approvato quattro mesi fa confermava le scelte verso la privatizzazione della giunta di Antonio Bassolino: si affidava a privati gli acquedotti campani del Torano-Biferno e del Sarno, sembra andare nel verso opposto. “Negli ultimi mesi sono emersi molti interessi politici di alcuni consiglieri comunali e regionali e settori industriali che punterebbero alla costituzione di un ‘polo energetico’ in modo da favorire la costituzione di una multiutility. – denunciano gli esponenti del movimento contro la privatizzazione – Un partito trasversale che punta alla costituzione di una società mista regionale con l’ingresso in Borsa”. E negli ultimi mesi è stato duro il rapporto tra l’amministrazione regionale e le associazioni e movimenti in tutta Italia, in primis il missionario Alex Zanotelli, portavoce di questa battaglia, che da anni chiedono che gli acquedotti rimangano in mani pubbliche. Uno scontro su fronti contrapposti. Il sindaco lervolino, invece, ha sempre ribadito che l’acqua è un bene comune e pubblico da difendere scontrandosi con i poteri forti cittadini, ossia con l’Unione Industriali di Giovanni Lettieri. Le posizioni di Rosetta, non solo sono state condivise dalla sinistra ma hanno avuto il sostegno degli esponenti cattolici popolari del centro e della destra sociale presenti nel Pdl. Nei prossimi giorni, la giunta comunale di Napoli, forte del sostegno dei movimenti, della sinistra e dell’opposizione di centrodestra, si appresterebbe ad applicare una delibera approvata all’unanimità nel luglio scorso in consiglio comunale che prevede l’affidamento del Servizio Idrico Integrato a un soggetto totalmente pubblico esclude società private e società miste elaborando un piano di fattibilità per introdurre il ‘minimo vitale idrico’ per i cittadini. I consiglieri comunali di tutte le forze politiche sono pronti ad impegnare il parlamento cittadino a modificare lo Statuto Comunale introducendo il riconoscimento dell’acqua quale bene comune pubblico, l’accesso all’acqua come diritto umano fondamentale non assoggettabile ai meccanismi di mercato e del servizio idrico Integrato quale servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica. La giunta regionale della Campania, invece, è rimasta inerme, pur avendo approvato due anni fa, un emendamento che considerava l’acqua un ‘bene comune’.

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