Bocchino ferma Cosentino “Meglio un passo indietro”
(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli)
Due gelidi avvertimenti, firmati Italo Bocchino. Sul metodo. «Cosentino ha tutto il diritto di proporsi. Ma la candidatura a governatore va offerta, non può essere pretesa. Al di sopra del Garigliano, non funziona così. Abbiamo regole, meccanismi». E poi anche nel merito. «A quattr´occhi gliel´ho detto. Fossi in lui farei un passo indietro». Così il vicecapogruppo del Pdl alla Camera reagisce alla violenza verbale del coordinatore campano, che aveva stigmatizzato a modo suo i no del partito: «Ci sono dei frocetti a Roma che vogliono determinare i nostri destini». Offeso? Bocchino fa spallucce.
UN match che è solo alle prime battute, sullo sfondo di un partito dilaniato in Campania da vecchie e nuove fronde. E con l´ansia di capitalizzare il crescente consenso delle provinciali. Uno scontro che serpeggerà anche stamane, al forum del Pdl sul Mezzogiorno. I lavori si aprono alle 10.30 a Palazzo Reale, con la squadra compatta di ministri, dalla Carfagna a La Russa, da Bondi a Brunetta, insieme con i capigruppi di Senato e Camera Gasparri e Cicchitto, con i vice Quagliariello e lo stesso Bocchino.
Bocchino, la domanda va fatta. Chi sono i “frocetti”? Lei si riconosce come bersaglio?
«Mah. Le cose che si dicono vanno interpretate nel contesto. E poi non sono affatto sicuro che abbia detto così».
Eppure ci sarebbero registrazioni a testimoniarlo.
«L´avrei saputo. Direi altro: quando uno è sotto pressione, allora attacca».
Perché Cosentino è sotto pressione? Perché vuole candidarsi alla guida della Regione e sa che ci sono ostacoli a Roma?
«Perché governa un partito complesso in una regione complessa. Sulla sua candidatura: Cosentino ha assolutamente il diritto a proporla, è un coordinatore regionale, ci mancherebbe. Ma sbaglia a pretenderla. Dal Garigliano in su vige un meccanismo diverso: quel nome lo propongono i coordinatori nazionali dopo aver sentito Berlusconi e Fini. E poi lo sottopongono alla ratifica dell´ufficio di presidenza».
Al di là della burocrazia, chi decide è Berlusconi ed è noto che il premier voglia, per la Campania, un volto della società civile. È il motivo per il quale lanciò, con assoluto anticipo e provocando violenti mal di pancia nel Pdl, l´opzione Gianni Lettieri, il leader dell´Unione Industriali.
«Berlusconi vuole scegliere quel nome, è un suo diritto. Lui e Fini lo valuteranno insieme. Devo dire, a questo punto, che proprio io sono stato investito dal presidente del Consiglio di una cortese richiesta di istruttoria da condurre sul panorama del partito in Campania. Un compito che ho svolto diligentemente. E riservatamente, ho consegnato il risultato nelle sue mani».
Ha fatto il “commissario” in incognito del Pdl …
«No, niente commissario. Ho svolto una semplice istruttoria».
Allora, da consigliere istruttore: cosa emerge dall´esame? Chi è il candidato ideale?
«Diceva Pino Tatarella: il candidato ideale è quello che vince. Continuo a pensarla così».
Non è più un segreto che il suo candidato sia la Carfagna.
«La Carfagna è sicuramente il candidato più forte che c´è. Sono in possesso di tutti i sondaggi riservati che abbiamo fatto. Ci confermano che contro di lei nessun nome del centrosinistra avrebbe partita».
Ma la Carfagna non vuole. E neanche Berlusconi.
«Il ministro vuole continuare a svolgere il suo lavoro. E Berlusconi preferisce che lei resti in Consiglio dei ministri».
Torniamo ai suoi sondaggi riservati: diranno ovviamente che con certe alleanze avreste il cammino più facile.
«Sì, di fronte all´alleanza tra Pdl e Udc vince qualsiasi candidato. Mentre, in assenza dell´accordo con l´Udc abbiamo tutti i numeri per vincere, ma bisogna fare una campagna elettorale solida, dinamica. E occorre un nome davvero forte».
Quali caratteristiche deve avere il nome “forte”, per lei?
«Deve sfondare all´esterno. Saper parlare a tutti, società civile, giovani. Essere condiviso. Dev´essere un nome che Berlusconi offre e che la classe dirigente locale accoglie, accetta».
Appunto. Dica quanto contano due elementi che pesano sul nome di Cosentino. Primo: le inimicizie interne al partito…
«Se a Roma dovessero decidere per lui, mi impegno in 48 ore a risolvere i dissidi interni, a fare da coordinatore della campagna».
E l´indagine dei casalesi che coinvolge Cosentino?
«Ma siamo sicuri che è indagato?».
È iscritto nel registro degli indagati, un atto di garanzia dopo che alcuni pentiti del clan dei casalesi hanno parlato di presunti contatti tra lui e faccendieri della cosca.
«Non conosco questi dettagli. E comunque siamo tutti innocenti fino a prova contraria. Tanto per essere chiari, e prescindendo da questo, io l´ho detto a quattr´occhi a Cosentino: fossi in lui, farei un passo indietro».


Nell’intervista al Messaggero il PG GALGANO, rispondendo a una domanda sull’inchiesta della procura di Napoli sui rifiuti, aveva puntato l’indice contro il “fanatismo” di alcuni pm. A proposito di Nicola Cosentino, Galgano aveva detto: “Allo stato è una persona nei cui confronti non ho nulla da ridire”. Mentre in un altro passaggio dell’intervista aveva detto a porposito dei magistrati: “Il calo di qualità non è nè inferiore nè superiore a quello di tutti gli ambienti professionali: però c’è stato , anche se compensato da alcune eccellenze. È la storia del nostro paese, del Sud in particolare. Gli altri hanno cento cavallucci. Noi dieci stalloni di razza, ma 90 asini”.
Il procuratore generale parla di un’incrollabile «certezza nelle proprie idee» che, spesso, dà luogo a un «fanatismo strumentalizzato dall’esterno per lotte politiche, campagne di stampa, cui la magistratura dovrebbe rimanere estranea». Segnala, poi, l’oggettivo annebbiamento della funzione disciplinare assegnata a un Csm spesso vittima delle logiche corporative.
Scusa ,ma usi il ciclostile per i tuoi commenti?Hai postato più di 10 commenti tutti uguali.Facciamo volantinaggio?