Camorra la vittoria lontana

2 novembre 2009

(di Raffaele Cantone da il Mattino)

Raffaele Cantone

Raffaele Cantone

Negli ultimi giorni il tema «camorra» sembra ritornato all’attenzione dei media nazionali, dopo che la Procura della Repubblica di Napoli ha diffuso un video di un omicidio, di chiaro stampo camorristico, avvenuto nel quartiere Sanità di Napoli a maggio 2009, al fine di ottenere informazioni utili per l’identificazione del killer. La diffusione del filmato da parte delle tv non solo locali, pur criticata da chi ha lamentato l’inopportunità di far vedere scene così crude, ha reso plasticamente evidente quanto pericolosa sia la camorra e quanto capace di gesti di inaudita e fredda violenza. Grazie ad una fonte confidenziale, evidentemente stimolata dai fotogrammi resi pubblici, ne è derivata l’identificazione del killer. Con una concomitanza del tutto casuale, polizia e carabinieri hanno portato a termine un’indagine che andava avanti da tantissimi anni; hanno tratto, infatti, in arresto due pericolosissimi latitanti, a distanza di un giorno l’uno dall’altro, i fratelli Pasquale e Salvatore Russo operativi nel Nolano che, pur condannati all’ergastolo, erano riusciti a non farsi prendere da oltre 16 anni. Le istituzioni, quindi, hanno dato un’immagine di reattività, sia individuando il freddo cecchino, che ci si augura sia al più presto assicurato alle patrie galere, sia infliggendo un duro colpo ai clan, con l’arresto di due capi indiscussi.
Entrambi i risultati sono decisamente molto importanti; il muro di omertà, sia pure grazie a fonti che presumibilmente resteranno anonime, si è quantomeno lesionato; l’arresto di due pericolosi capi ha messo in discussione l’aura di invincibilità dei camorristi e rigenerato un senso di fiducia dei cittadini nei confronti degli apparati investigativi e repressivi. Sarebbe, però, sbagliato e foriero di cocenti ed inevitabili delusioni parlare, come pure qualcuno in modo superficiale ha fatto, di una vittoria quasi definitiva nella lotta al crimine e di una camorra quasi sconfitta o, comunque, in rotta. Solo chi non conosce come è strutturata questa idra dalle tante teste può giungere a queste conclusioni; essa, infatti, ha un’organizzazione né unitaria né piramidale; è composta di tanti gruppi, fra loro autonomi e spesso in guerra l’uno con l’altro; l’indebolimento di uno di essi non comporta affatto automaticamente l’indebolimento di tutto il sistema, ma in molti casi persino il riposizionamento ed il rinvigorimento dei clan viciniori, che tentano di occupare gli spazi liberi. La più clamorosa dimostrazione di come la camorra sia una struttura a compartimenti quasi stagni è confermata da un episodio avvenuto pure in questi giorni e quasi completamente sfuggito agli strabici media nazionali, presenti in forza in città. Il giorno dopo la diffusione del video choc, mentre l’attenzione generale era tutta rivolta su Napoli, in un comune confinante, a pochissimi chilometri dal rione Sanità, il clan locale ha ammazzato, per strada e dinanzi a tante persone, un pluripregiudicato da poco scarcerato, denominato «manomozza», non preoccupandosi assolutamente dei riflettori accesi. E poi, come dimenticare quelle parti del filmato della Sanità, da cui emergeva la sostanziale indifferenza di non pochi dei passanti presenti sulla scena del crimine. Credo che sarà difficile cancellare dalla mente la scena di quella donna del quartiere che si avvicina al corpo crivellato di colpi, alza il lenzuolo quel tanto che basta a guardarne il viso e, avuta la certezza che non si trattava di persona a lei legata, si allontana con un senso di inaccettabile sollievo. Ed allora può essere utile una lettura che tenti di guardare in modo complessivo a tutto ciò che è avvenuto negli ultimi giorni. C’è una camorra spietata e violenta che, malgrado i colpi durissimi che le sono inferti, non è assolutamente sconfitta ed è in grado di portare a termine vendette anche a distanza di molti anni; ci sono apparati investigativi capaci di ottenere risultati eccezionali, spesso anche supplendo alla carenza di mezzi con l’abnegazione degli uomini; c’è una società civile, però, distratta, indifferente e probabilmente anche delusa, perché vivendo la quotidianità si scontra tutti i giorni con la protervia di piccoli e grandi delinquenti; ci sono i media nazionali che si accorgono della criminalità solo quando c’è il fatto eclatante e che vogliono guardare alla solita Napoli oleografica, piuttosto che comprendere. In questo scenario, tanto oggettivo da essere difficilmente contestabile, è giusto esultare per i risultati ottenuti, ma è indispensabile capire che si tratta di semplici vittorie di tappe e che per giungere al traguardo finale bisogna non solo dare continuità all’attività repressiva, ma riuscire a marginalizzare quel clima di indifferenza che genera l’omertà anche senza la violenza.

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