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Castellammare, le accuse di Persico

martedì, novembre 3, 2009

(di Antonio Tricomi da la Repubblica Napoli)

tessera_pd «Non è la camorra che tenta di infiltrare il Pd, ma sono pezzi di un partito debole e diviso che utilizzano ambienti e persone vicine ai clan». Non fa sconti Paolo Persico, commissario del circolo Pd di Castellammare di Stabia. E punta il dito contro le degenerazioni del suo partito, rovesciando uno schema consolidato: non è la camorra che si muove verso il Pd, ma al contrario sono «pezzi di partito» che vanno verso i clan, «in una spasmodica ricerca di consenso interno e di peso specifico. Castellammare – sottolinea Persico – non è un episodio isolato. Ognuno di noi che ha avuto un legame con la vicenda politica e culturale della cittadina in questi decenni è rimasto scosso dalla scoperta, tra gli iscritti al Partito democratico, di persone riconducibili a clan della camorra».
Il commissario allude a Catello Romano, il giovane killer iscritto al Pd che partecipò all´omicidio di Luigi Tommasino, consigliere comunale dello stesso partito assassinato a Castellammare il 3 febbraio 2008. Romano, oltre che iscritto, era anche stato candidato in una lista per l´elezione del direttivo cittadino del partito.
Da quando sono emersi questi dati, spiega Persico, «si sono rincorse analisi e valutazioni. Ma il punto di partenza, a mio modo di vedere, è opposto al tentativo di lettura proposto da alcuni». Per il commissario sono stati pezzi del partito a usare i clan, non viceversa. «Per l´elezione del direttivo locale a Torre Annunziata si presentarono in massa a votare persone notoriamente legate al traffico di droga e ai clan locali». Ma i dirigenti locali contrastarono il fenomeno «lavorando per un tesseramento più limpido trasparente». Casi analoghi, non meno inquietanti, si sono verificati in diversi comuni delle province di Napoli e di Caserta. In molti di questi casi, ricorda Persico, «siamo riusciti a intervenire. In altre realtà bisognerà ritornarci con obiettività e rigore».
Una spirale che rischia di aggravarsi nei prossimi mesi. «Si guardi – insiste il commissario del Pd – agli atti di molte amministrazioni di centrodestra. È tempo di reagire – scandisce Persico – a Castellammare e in tutta la Campania. Ce lo chiedono i tanti che hanno partecipato spontaneamente alle primarie, ce lo impone una società stanca di essere additata come terra di nessuno. A Castellammare abbiamo dato vita, nella sede storica del corso Vittorio Emanuele all´Antenna per la legalità. Si può vincere questa guerra se la politica compie un´operazione di verità e di svolta».
Quasi a confortare Paolo Persico giunge l´intervista concessa dal segretario regionale Pd Enzo Amendola a Lilli Gruber, su La7. «Se Bassolino fosse condannato farebbe meglio a cedere il passo, penso che tutti siano uguale davanti alla legge e che cittadini meritino una classe politica rispettabile». Contro il governatore, precisa Amendola, «al momento è avviato un procedimento penale».

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Tags: Castellamare di Stabia, partito democratico

Questo post e' stato inserito martedì, 3 novembre, 2009 ed e' archiviato nella/e categoria/e In primo piano, Rassegna Stampa. Puoi seguire la discussione sottoscrivendo il feed RSS 2.0 .

3 commenti a “Castellammare, le accuse di Persico”

  1. Sciosciammocca
    3 novembre 2009 alle 11:57

    Il Pd si infiltra nella camorra? Beh…non è il caso di andare per il sottile. Tutto sommato è una buona notizia….almeno fa qualcosa|||

    #3776
  2. Gianni
    6 novembre 2009 alle 12:43

    Se il PD non fa subito pulizia a cominciare da Bassolino, la regione la prende Berlusconi. E’auspicabile un forte intervento da Roma.

    #3900
  3. gianluca
    7 novembre 2009 alle 11:05

    ma avete letto sui giornali le dichiarazione della Ersilia Salvato, la ex sindaca di Castellammare?
    lei, appena insediata sulla poltrona di primo cittadino di Castellammare,i si era accorta delle infiltrazioni della camorra in alcune parti della amministrazione comunale . E, immediatamente, aveva addirittura avvisato il segretario del suo partito, Fassino.
    Ma, mentre un comune cittadino ha il dovere di informare le forze dell’ordine, un militante di partito ritiene più opportuno e sufficiente informare il suo segretario: e poi, scatenare una battaglia, sempre politica e in politichese, ma sempre e solo all’interno del suo partito.
    Quale è il confine tra “militanza” e “omertà”?
    La parola “omissione” significa qualcosa per la signora Salvato?

    #3958
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