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	<title>Napoli onLine &#187; Rassegna Stampa</title>
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	<description>...ma Napoli non è una cartolina!</description>
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		<title>Piano edicole, gelo Iervolino-maggioranza</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 05:37:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sindaco di napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[(di P.C. da il Corriere del Mezzogiorno) Ancora otto mesi. Otto mesi per provare a lasciare un segno tangibile di questo secondo mandato da sindaco. Otto mesi, quelli che ancora separano il Comune di Napoli dal voto per il rinnovo di sindaco e Consiglio che dovrebbe arrivare nel maggio del 2011. Un lasso di tempo sufficiente per cercare di approvare qualche delibera che serva alla città. O, almeno, così dovrebbe essere. Ecco perché ieri Rosa Russo Iervolino ha chiamato a raccolta a Palazzo San Giacomo i consiglieri di maggioranza nel tentativo di trovare intese su alcuni temi da portare all’attenzione del consiglio comunale, che, da tempo oramai, non decide pressoché più nulla e non raggiunge più il numero legale. La montagna, però, ha partorito comunque il topolino, perché dopo tre ore di discussione e una ventina di consiglieri che si sono fatti vedere in sala giunta, con piglio più o meno deciso, è stato semplicemente stabilito che la giunta proporrà la delibera per il riordino del piano delle edicole, molte delle quali esistono in deroga a vecchie norme, sia per quanto riguarda il codice della strada che per quanto attiene i vincoli della soprintendenza. Per il resto — ed è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di P.C. da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Ancora otto mesi. Otto mesi per provare a lasciare un segno tangibile di questo secondo mandato da sindaco. Otto mesi, quelli che ancora separano il Comune di Napoli dal voto per il rinnovo di sindaco e Consiglio che dovrebbe arrivare nel maggio del 2011. Un lasso di tempo sufficiente per cercare di approvare qualche delibera che serva alla città. O, almeno, così dovrebbe essere.</p>
<p>Ecco perché ieri Rosa Russo Iervolino ha chiamato a raccolta a Palazzo San Giacomo i consiglieri di maggioranza nel tentativo di trovare intese su alcuni temi da portare all’attenzione del consiglio comunale, che, da tempo oramai, non decide pressoché più nulla e non raggiunge più il numero legale. La montagna, però, ha partorito comunque il topolino, perché dopo tre ore di discussione e una ventina di consiglieri che si sono fatti vedere in sala giunta, con piglio più o meno deciso, è stato semplicemente stabilito che la giunta proporrà la delibera per il riordino del piano delle edicole, molte delle quali esistono in deroga a vecchie norme, sia per quanto riguarda il codice della strada che per quanto attiene i vincoli della soprintendenza. Per il resto — ed è il caso del Piano sociale di zona— tutto è stato rinviato, ma non si sa a quando. «Dobbiamo vincere le elezioni», ha esordito la sindaca, provando a spronare un gruppo che in aula è letteralmente spappolato, non riuscendo più a garantire a Iervolino i numeri per governare adeguatamente la città.</p>
<p>Oggi, intanto, si riuniranno i capigruppo per calendarizzare l’appuntamento che dovrebbe finire all&#8217;ordine del giorno di una consiglio comunale previsto per il prossimo fine settimana. Ma gli argomenti-chiave, come la riforma dei vigili urbani o, appunto, il piano sociale di zona, per ora rimangono al palo.</p>
<p>Non potrà rimanere al palo, invece, la riunione di Consiglio sui cosiddetti riequilibri di bilancio, cioè la revisione delle previsioni di entrate e uscite che, per legge, deve essere approvata entro il 30 settembre prossimo, previo scioglimento dell’aula. Ma c’è da scommetterci: come è sempre stato finora, quando c’è lo spauracchio dell’arrivo di un commissario di governo, la maggioranza viene comunque raggiunta. Anche col sostegno del centrodestra.</p>
<p>Intanto a sinistra come a destra il dibattito è molto concentrato sui possibili candidati e sui metodi per sceglierli: le primarie, infatti, sembrano spaccare tanto il Pd quanto il Pdl. La sensazione forte è che la giunta Iervolino vivacchierà fin tanto che i partiti non avranno trovato i loro candidati. Solo da quel momento il Consiglio comunale, che già oggi non garantisce più la maggioranza a Iervolino, andrà del tutto in ferie.</p>
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		<title>Napoli sociale, spunta un&#8217;altra denuncia</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 05:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[napoli sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli) Nuovi sviluppi nell&#8217;indagine della procura napoletana sulle assunzioni irregolari nelle aziende partecipate del comune di Napoli. Sul tavolo dei magistrati del pool mani pulite coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco sono arrivati due esposti-denuncia in merito alle 215 assunzioni effettuate dall&#8217;azienda partecipata Napoli Sociale. Le denunce sono sottoscritte da sette operatori socio assistenziali: Maria Luisa Fariello, Annamaria Germoglio, Raffaela Porritiello, Bruno Coppolelli, Salvatore Corrado, tutti ex dipendenti dei consorzi Gesco e Icaro. I documenti sono stati presentati lo scorso 6 maggio all&#8217;ufficio ricezione denunce della Procura della Repubblica di Napoli protocolli 3722/10/den e 3723/10/den. Le denunce sono corredate da documentazioni, atti amministrativi, corrispondenze epistolari prodotte dai dirigenti delle politiche sociali di Palazzo San Giacomo e dalla giunta. I lavoratori sostengono che nell&#8217;estate del 2008, con un vero e proprio blitz sarebbero state effettuate assunzioni di operatori in Napoli Sociale che non erano in possesso della qualifica di operatore socio assistenziale con le caratteristiche previste dalla deliberazione numero 810 del 10 giugno 2004. Le &#8216;infornate&#8217; furono fatte puntualmente nella settimana di ferragosto ossia il 18 agosto. E non finisce qui. I denuncianti sostengono che dopo alcune settimane furono effettuate altre sedici assunzioni. “La dottoressa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Nuovi sviluppi nell&#8217;indagine della procura napoletana sulle assunzioni irregolari nelle aziende partecipate del comune di Napoli. Sul tavolo dei magistrati del pool mani pulite coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco sono arrivati due esposti-denuncia in merito alle 215 assunzioni effettuate dall&#8217;azienda partecipata Napoli Sociale. Le denunce sono sottoscritte da sette operatori socio assistenziali: Maria Luisa Fariello, Annamaria Germoglio, Raffaela Porritiello, Bruno Coppolelli, Salvatore Corrado, tutti ex dipendenti dei consorzi Gesco e Icaro. I documenti sono stati presentati lo scorso 6 maggio all&#8217;ufficio ricezione denunce della Procura della Repubblica di Napoli protocolli 3722/10/den e 3723/10/den. Le denunce sono corredate da documentazioni, atti amministrativi, corrispondenze epistolari prodotte dai dirigenti delle politiche sociali di Palazzo San Giacomo e dalla giunta. I lavoratori sostengono che nell&#8217;estate del 2008, con un vero e proprio blitz sarebbero state effettuate assunzioni di operatori in Napoli Sociale che non erano in possesso della qualifica di operatore socio assistenziale con le caratteristiche previste dalla deliberazione numero 810 del 10 giugno 2004. Le &#8216;infornate&#8217; furono fatte puntualmente nella settimana di ferragosto ossia il 18 agosto. E non finisce qui. I denuncianti sostengono che dopo alcune settimane furono effettuate altre sedici assunzioni. “La dottoressa Giulietta Chieffo del servizio politiche sociali giustificò l&#8217;integrazioni di ulteriori assunzioni sostenendo che alcune operatrici erano incinte, altre avevano presentato dei ricorsi alla magistratura del lavoro &#8211; racconta l&#8217;operatrice Maria Luisa Fariello &#8211; Una balla colossale. Nessun ricorso fu presentato. Le ulteriori assunzioni furono legittimate da un accordo sindacale sottoscritto dai sindacati con- federali di categoria e dall assessore alle politiche sociali Giulio Riccio”. Accordo sindacale che sarebbe stato firmato anche da un sindacalista indagato nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta &#8216;parentopoli&#8217;. “Molte persone assunte in Napoli Sociale non maturarono i minimi di anzianità previste dalla legge &#8211; aggiunge Fariello &#8211; Altre, addirittura non svolsero attività nelle cooperative esternalizzate. Chiediamo di conferire direttamente con i magistrati che si occupano dell&#8217;inchiesta parentopoli, siamo pronti a fornire i nomi e cognomi degli assunti in Napoli Sociale e altri dettagli”. Dunque, una nuova tegola si abbatte sull&#8217;assessorato alle Politiche sociali. I magistrati sono intenzionati a verificare ogni dettaglio per fare emergere la verità. Tra l&#8217;altro, guardano con attenzione il ruolo assunto dall&#8217;agenzia interinale Staff Studio in merito alle assunzioni di tre coordinatori nella partecipata comunale. Tante le domande che vengono poste dai cittadini napoletani. Quali criteri sono stati adottati dall&#8217;agenzia interinale? I dirigenti di Napoli Sociale hanno partecipato alle prove di selezione per l&#8217;assunzione dei tre coordinatori? Quanti disoccupati laureati hanno partecipato alla selezione?<br />
Infine, ieri pomeriggio si sarebbe svolto un vertice a Palazzo San Giacomo presieduto dal sindaco Rosa Russo lervolino in merito alle attività di assistenza scolastica agli alunni disabili. Sarebbe stata decisa una proroga in favore dei consorzi di cooperative Icaro e Gesco per garantire il servizio considerata l&#8217;imminente apertura delle scuole. </p>
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		<title>Sul “pasticcio Napoli Sociale”</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 05:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[napoli sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Giulio Riccio da la Repubblica Napoli) Assessore comunale alle Politiche sociali Se c&#8217;è un pasticcio va chiarito. Il tormentone agostano intorno a Napoli Sociale, su cui torna Giovanni Laino ieri su queste pagine, si è basato su notizie false somministrate in modo incolpevole dai quotidiani locali e ruota intorno a un equivoco di fondo: la presunta stabilizzazione di dipendenti di cooperative sociali. Il Piano Sociale di Zona, approvato dalla giunta e ora all&#8217;attenzione del consiglio comunale, non parla in alcun punto di stabilizzazione delle operatrici attualmente impegnate nell&#8217;assistenza agli alunni diversamente abili. La strada indicata dall&#8217;Amministrazione è un&#8217;altra: procedura concorsuale pubblica aperta agli Osa che abbiano maturato sei mesi di esperienza lavorativa. È un requisito che amplia la partecipazione ben oltre il numero degli operatori già impegnati nel servizio. Il rischio, denunciato da Laino, di vedere una minoranza clientelare stabilizzata semplicemente non esiste. Dovrà e potrà essere verificato, in ogni caso, dopo che il concorso sarà indetto ed espletato. L&#8217;Amministrazione ha compiuto una scelta di piena trasparenza: nessuna assunzione in Napoli Sociale, azienda interamente partecipata del Comune, avverrà senza una selezione pubblica, come si evince dalla delibera approvata dalla giunta. Né altrimenti potrebbe essere, date le novità legislative intervenute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Giulio Riccio da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Assessore comunale alle Politiche sociali</p>
<p>Se c&#8217;è un pasticcio va chiarito. Il tormentone agostano intorno a Napoli Sociale, su cui torna Giovanni Laino ieri su queste pagine, si è basato su notizie false somministrate in modo incolpevole dai quotidiani locali e ruota intorno a un equivoco di fondo: la presunta stabilizzazione di dipendenti di cooperative sociali. Il Piano Sociale di Zona, approvato dalla giunta e ora all&#8217;attenzione del consiglio comunale, non parla in alcun punto di stabilizzazione delle operatrici attualmente impegnate nell&#8217;assistenza agli alunni diversamente abili. La strada indicata dall&#8217;Amministrazione è un&#8217;altra: procedura concorsuale pubblica aperta agli Osa che abbiano maturato sei mesi di esperienza lavorativa. È un requisito che amplia la partecipazione ben oltre il numero degli operatori già impegnati nel servizio. Il rischio, denunciato da Laino, di vedere una minoranza clientelare stabilizzata semplicemente non esiste. Dovrà e potrà essere verificato, in ogni caso, dopo che il concorso sarà indetto ed espletato.</p>
<p>L&#8217;Amministrazione ha compiuto una scelta di piena trasparenza: nessuna assunzione in Napoli Sociale, azienda interamente partecipata del Comune, avverrà senza una selezione pubblica, come si evince dalla delibera approvata dalla giunta. Né altrimenti potrebbe essere, date le novità legislative intervenute in materia ad agosto 2009. È nel 2007 che nasce la decisione di affidare alla nostra agenzia interamente pubblica l&#8217;assistenza scolastica ai diversamente abili, un servizio rappresenta non più del 10 per cento delle risorse economiche investite nelle politiche comunali di welfare. Resta, dunque, ferma la scelta di erogare i servizi sociali comunali in larga prevalenza attraverso la sussidiarietà con il terzo settore e, solo in parte residuale, attraverso la mano pubblica. È internalizzare l&#8217;assistenza scolastica ai diversamente abili? Per garantire, ad esempio, ai ragazzi la continuità terapeutica nell&#8217;intero ciclo scolastico, anche nel passaggio da un livello a un altro.</p>
<p>Senza nascondersi dietro a un dito va detto che uno dei principali motivi sta nel volere assicurare puntualità nel pagamento degli stipendi agli operatori, alleggerendo nel contempo le erogazioni per cassa del Comune e determinando così un miglioramento nel pagamento degli altri servizi sociali. Napoli Sociale, partecipata al 100 per cento dal Comune, è in utile, sebbene modesto, e ha una ragguardevole solidità patrimoniale. È una società sana che, assistita da un pool di banche, riesce a pagare puntualmente i suoi dipendenti.</p>
<p>Il problema dei ritardi nei pagamenti al terzo settore resta aperto. Va detto che si è ottenuto un sensibile miglioramento rispetto a esso, nonostante una situazione che resta particolarmente critica, causata da un insieme di norme e limiti di cassa che tutti gli enti pubblici sono costretti a rispettare e che li appesantisce in modo preoccupante, tant&#8217;è che l&#8217;Unione europea ha sentito l&#8217;esigenza di emanare una direttiva certo non dedicata al Comune di Napoli nella quale stabilisce che le stazioni pubbliche appaltanti devono assicurare i pagamenti entro 60 giorni. Un termine che, ora come ora, è una chimera per qualsiasi ente pubblico. Ciò, però, non libera le imprese sociali dall&#8217;obbligo di pagare regolarmente i propri dipendenti. Già in passato il Comune ha fatto ogni sforzo possibile per garantire sostegno economico al terzo settore e continuerà a farlo, tant&#8217;è che a breve sarà di nuovo operativa la cessione del credito per pagare tutto quanto maturato fino a febbraio 2011. Sempre pronto a confrontarmi su idee e indirizzi diversi nella gestione delle politiche sociali, a battaglie per difendere e il welfare cittadino, come quella indicata dallo stesso Laino, per vedere le spese sociali riconosciute come essenziali e indispensabili una battaglia che ci ha visto inascoltati da governi di centrodestra e centrosinistra o quella per il trasferimento con tempi certi del Fondo Sociale dalla Regione Campania al Comune di Napoli, cosa che non avviene da due anni. Non posso invece accettare le critiche di chi vuole solo screditare il terzo settore e l&#8217;Amministrazione.</p>
<p>Non ho mai smesso di fare una distinzione chiara e netta tra il terzo settore che eroga servizi, producendo reddito e cittadinanza, e quella parte di esso che, invece, opera in modo scorretto e con la quale ci siamo già scontrati, anche in sede giudiziaria. In passato il Comune ha escluso dalla gestione dell&#8217;assistenza scolastica ai diversamente abili soggetti che si erano distinti per evidentemente illegittimi, non trasparenti e non rispettosi dei diritti dei lavoratori. In un caso il soggetto è stato colpito da interdittiva antimafia, successivamente alla decisione del Comune.</p>
<p>L&#8217;Amministrazione, quando si è trattato di seguire il cambio di gestione del servizio dal soggetto escluso a un altro (e anche allora ci fu una polemica su presunte assunzioni clientelari) lo ha fatto rispettando tre punti chiave: continuità terapeutica degli utenti, mantenimento dei livelli occupazionali e titoli professionali. Non ho motivo di ritenere che le cooperative sociali, che attualmente gestiscono il servizio per conto del Comune, abbiano assunto persone che non fossero già dipendenti del precedente gestore o che fossero in possesso del titolo professionale, richiesto come obbligatorio, del resto, da un regolamento adottato da questa Amministrazione comunale.</p>
<p>Quali sono le ragioni vere di questo tormentone estivo? Forse Napoli Sociale fa gola a molti. Forse c&#8217;è chi è interessato a mettere le mani sulla proprietà di una società che in un quadro di generale privatizzazione dei servizi pubblici, che osteggio apertamente per convinzione politica e esperienza amministrativa, è una delle poche partecipate in utile. O, più banalmente, la spiegazione va ricercata nella pratica del dossieraggio, moda sempre più dilagante nella politica regionale e nazionale condotta da una parte del centrodestra. Nel mese di agosto, pur avendo risposto alle illazioni circolate sull&#8217;intera vicenda con una nota chiara in cui escludevo che in alcun modo gli attuali gestori potessero essersi resi protagonisti di comportamenti poco trasparenti, non ho inteso dare seguito alla polemica, convinto del fatto che qualsiasi indagine giudiziaria venisse avviata su Napoli Sociale, sul terzo settore e la gestione delle politiche sociali al Comune di Napoli non fosse da temere. L&#8217;Amministrazione è aperta a ogni forma di controllo di legalità, come già avvenuto più volte nel recente passato.</p>
<p>Forse qualcuno pensa di perdere le prossime amministrative e tenta di recuperare schizzando un po&#8217; di fango a danno degli utenti, degli operatori sociali, dei dirigenti del Comune, sul cui operato esprimo la mia massima fiducia, e della città, producendo dossier fasulli e rendendo impraticabile e indecifrabile il dibattito politico. Resta aperto, invece, il dibattito su quali strategie adottare per salvaguardare e rafforzare ulteriormente il sistema di welfare comunale, per contrastare l&#8217;idea che emerge dal cambiamento di nome del competente assessorato regionale da Politiche sociali ad Assistenza circostanza di cui tutti si sono accorti e per riaprire una grande battaglia a Napoli, in Campania e nel Paese per spiegare alla politica e ai governanti che nel Mezzogiorno le politiche di inclusione sociale e le politiche educative sono la premessa per uscire dalla crisi e ritornare a crescere. </p>
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		<title>Il Pdl serra le fila contro l’Udc</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 05:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno) L’obiettivo perseguito dal Pdl campano è quello di isolare Ciriaco De Mita dal resto dell’Udc per neutralizzarne le incursioni continue nelle scelte dell’amministrazione regionale di centrodestra. E il Popolo della Libertà prova a scuotersi, guardandosi intorno, magari pensando anche ai cosiddetti «cespugli» (Noi Sud, Alleanza di centro e Mpa) e ai mastelliani dei Popolari per il Sud come eventuale soluzione alternativa se l’Unione di centro dovesse decidere di ricollocarsi nel centrosinistra, in vista della prossima tornata elettorale di Napoli. È per questi motivi che Fulvio Martusciello, capogruppo regionale del Pdl, ha organizzato a proprie spese una cena in un locale di Posillipo. L’agape fraterna si è consumata tra battute di compiacimento in un ristorante di Marechiaro. A capotavola, il coordinatore del Pdl, Nicola Cosentino; quindi, il suo vice, Mario Landolfi; il capogruppo regionale, Fulvio Martusciello e i ventuno consiglieri regionali del Pdl, con in più Carmine Sommese, del gruppo misto. Domenico De Siano ha squadernato le sue lagnanze con ironia: «Mio nonno— ha raccontato — diceva sempre: ero piccolo e comandavano gli adulti. Ora sono diventato adulto e comandano gli altri». L’accento di insofferenza su quanto sta accadendo a causa dei burrascosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>L’obiettivo perseguito dal Pdl campano è quello di isolare Ciriaco De Mita dal resto dell’Udc per neutralizzarne le incursioni continue nelle scelte dell’amministrazione regionale di centrodestra. E il Popolo della Libertà prova a scuotersi, guardandosi intorno, magari pensando anche ai cosiddetti «cespugli» (Noi Sud, Alleanza di centro e Mpa) e ai mastelliani dei Popolari per il Sud come eventuale soluzione alternativa se l’Unione di centro dovesse decidere di ricollocarsi nel centrosinistra, in vista della prossima tornata elettorale di Napoli.<br />
È per questi motivi che Fulvio Martusciello, capogruppo regionale del Pdl, ha organizzato a proprie spese una cena in un locale di Posillipo. L’agape fraterna si è consumata tra battute di compiacimento in un ristorante di Marechiaro. A capotavola, il coordinatore del Pdl, Nicola Cosentino; quindi, il suo vice, Mario Landolfi; il capogruppo regionale, Fulvio Martusciello e i ventuno consiglieri regionali del Pdl, con in più Carmine Sommese, del gruppo misto. Domenico De Siano ha squadernato le sue lagnanze con ironia: «Mio nonno— ha raccontato — diceva sempre: ero piccolo e comandavano gli adulti. Ora sono diventato adulto e comandano gli altri». L’accento di insofferenza su quanto sta accadendo a causa dei burrascosi rapporti con l’Udc è stato subito evidente. E il gruppo regionale dei pidiellini si è ritrovato intorno a Cosentino in vista sia delle prossime elezioni amministrative — e quelle probabili per il rinnovo del parlamento nazionale —, sia per lanciare la sfida definitiva ai centristi e ai finiani, potenziali alleati nella costruzione del terzo polo. L’incontro tra il commissario partenopeo dell’Unione di centro, Ciro Alfano, e il segretario provinciale del Pd, Nicola Tremante, e poi con l’Api, ha finito per giustificare il risentimento del Popolo della libertà, già manifestatosi, di recente, a causa delle nomine nelle Asl e ora in previsione di quelle negli Ept che il vicepresidente della giunta regionale con delega al turismo, Giuseppe De Mita, vorrebbe fermamente limitare ai dirigenti interni, senza coinvolgere esterni alla Regione. «Le priorità dei consiglieri regionali— ha spiegato Martusciello — vanno dalla necessità di riequilibrare i rapporti con la giunta (i temi della riforma degli Ato, degli Ept e del Piano-casa sono stati delegati rispettivamente a Luca Colasanto, Pietro Diodato e Domenico De Siano) ed è stata ribadita la linea di scegliere a capo degli Ept persone competenti all’esterno della macchina regionale». Durante la cena di Marechiaro è stato anche specificato che «se De Mita vuole ricorrere ai dirigenti della Regione per risparmiare, il Pdl sarà pronto a proporre un elenco di nomi, esperti in promozione turistica, che gratuitamente sapranno svolgere lo stesso ruolo. Ma la necessità — è stato sottolineato— oggi è quella di dare un segnale di novità e di responsabilità politica: i dirigenti della Regione facciano i dirigenti a tempo pieno». Cosentino ha, quindi, commentato con diplomazia, ieri pomeriggio, dopo il pranzo romano con Denis Verdini: «Non voglio credere che l’Udc, il cui elettorato è tradizionalmente legato al centrodestra, possa decidere di mandare tutte le alleanze di governo in Campania a gambe all’aria per allearsi con il centrosinistra a Napoli. Certo, la strategia politica dei centristi è differente dalla nostra, volendo, essi, superare la logica bipolare». Ma il suo vice, Landolfi, è stato decisamente più pesante nel giudizio: «I nostri consiglieri regionali— ha affermato— hanno auspicato un accordo più stretto con gli assessori della giunta Caldoro. Hanno chiesto al coordinamento regionale del partito di essere aiutati e di farsi tramite con la giunta regionale. Il Pdl, su questo, farà la sua parte. Ma il nodo vero resta il rapporto con l’Udc, reso difficile non certo per nostra scelta: abbiamo obiettivi diversi, noi vogliamo rafforzare il bipolarismo, loro vogliono abbatterlo e ci provano sempre, come i guastatori del Genio. In Campania— ha proseguito Landolfi— la presenza di De Mita aggiunge qualche problema in più: è un politico che viene dall’altra parte, dal centrosinistra, e soffre più di altri a rimanere nel centrodestra». Landolfi ha ritenuto di dover avvertire anche Caldoro: «Se è ancora convinto che il bipolarismo sia un obiettivo da perseguire— ha concluso— non può continuare a tenere in vita il Nuovo Psi oltre la campagna elettorale». Insomma, è ora di serrare i ranghi contro le insidie che provengono da Futuro e Libertà e le spinte centriste che convergono sulla opportunità di dar vita al terzo polo. E il Pdl ci prova a non rimanere ostaggio dei suoi alleati. È per questo che la riunione di giunta regionale di venerdì potrebbe registrare un nuovo rinvio delle nomine negli Ept. </p>
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		<title>Bagnolifutura: &#8220;sui ritardi della bonifica nessuna truffa&#8221;</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/bagnolifutura-sui-ritardi-della-bonifica-nessuna-truffa</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 04:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Bagnoli]]></category>

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		<description><![CDATA[(da la Repubblica Napoli) Bagnoli: la Procura indaga per truffa, per la mancata bonifica. Sotto la lente di ingrandimento del procuratore aggiunto Francesco Greco e del pm Stefania Buda, Comune, Provincia, Arpac e i vertici di Bagnolifutura. Ma per Bagnolifutura: «La bonifica di un sito d´interesse nazionale, come quello di Bagnoli, è disciplinata da specifiche leggi, sia per le caratterizzazioni delle aree inquinati che per la bonifica». Pertanto, «il piano di monitoraggio dell´area, i risultati dello stesso e la progettazione degli interventi di bonifica sono stati obbligatoriamente sottoposti al vaglio del ministero dell´Ambiente, che si è avvalso del parere anche degli istituti nazionali competenti, quali l´Istituto superiore di sanità, l´Ispra e altri e li ha approvati in ogni loro parte in Conferenza dei servizi». Un iter lungo e complesso «proprio a tutela e garanzia della buona riuscita dell´operazione». E per Riccardo Polidoro, legale della società: «Bagnolifutura ha, sin dal primo momento, collaborato affinché l´attività d´indagine procedesse in maniera spedita, fornendo immediatamente tutta la documentazione richiesta ed agevolando le numerose ispezioni sui luoghi. Attività che si è protratta per circa due anni, determinando uno sforzo organizzativo &#8211; pur doveroso &#8211; dei suoi uffici».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Bagnoli: la Procura indaga per truffa, per la mancata bonifica. Sotto la lente di ingrandimento del procuratore aggiunto Francesco Greco e del pm Stefania Buda, Comune, Provincia, Arpac e i vertici di Bagnolifutura. Ma per Bagnolifutura: «La bonifica di un sito d´interesse nazionale, come quello di Bagnoli, è disciplinata da specifiche leggi, sia per le caratterizzazioni delle aree inquinati che per la bonifica». Pertanto, «il piano di monitoraggio dell´area, i risultati dello stesso e la progettazione degli interventi di bonifica sono stati obbligatoriamente sottoposti al vaglio del ministero dell´Ambiente, che si è avvalso del parere anche degli istituti nazionali competenti, quali l´Istituto superiore di sanità, l´Ispra e altri e li ha approvati in ogni loro parte in Conferenza dei servizi». Un iter lungo e complesso «proprio a tutela e garanzia della buona riuscita dell´operazione». E per Riccardo Polidoro, legale della società: «Bagnolifutura ha, sin dal primo momento, collaborato affinché l´attività d´indagine procedesse in maniera spedita, fornendo immediatamente tutta la documentazione richiesta ed agevolando le numerose ispezioni sui luoghi. Attività che si è protratta per circa due anni, determinando uno sforzo organizzativo &#8211; pur doveroso &#8211; dei suoi uffici». </p>
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		<title>Mancata bonifica a Bagnoli: s&#8217;indaga per truffa</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 10:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Leandro Del Gaudio da il Mattino) C&#8217;è il Comune, la Provincia, l&#8217;Arpac. Ma anche il ministero dell&#8217;Ambiente e, soprattutto, i vertici di Bagnolifutura, la società di trasformazione urbana nata con una mission di alto profilo: bonificare la zona dell&#8217;ex Italsider, recuperare una fetta di territorio urbano, restituire a Napoli e alla Campania respiro turistico, sbocchi residenziali, rilancio sotto il profilo ambientale. Ci sono Palazzi cittadini, ma anche un pezzo di ministero dell&#8217;Ambiente nell&#8217;ultima inchiesta della Procura di Napoli, nell&#8217;ultima mossa dell&#8217;ufficio guidato da Giovandomenico Lepore. Indagine choc per molti versi, che va raccontata senza provocare allarmismi e rispettando la cautela dovuta a una vicenda non ancora approdata a uno snodo conclusivo. Fatto sta che da due anni, la Procura di Napoli sta battendo una pista delicata, a voler ripercorrere le mosse di due sezioni di polizia giudiziaria. Detto in soldoni, l&#8217;accusa è questa: dopo alcuni anni di gestazione, la bonifica non avrebbe ottenuto i risultati richiesti, non avrebbe raggiunto i livelli sperati, tanto che il territorio destinato ad ospitare il futuro della metropoli napoletana sarebbe rimasto ancora per molti versi off limits. Una versione quest&#8217;ultima duramente contrastata in questi mesi dalla Bagnolifutura, che oltre a mettere a disposizione qualsiasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Leandro Del Gaudio da il Mattino)</strong></p>
<p>C&#8217;è il Comune, la Provincia, l&#8217;Arpac. Ma anche il ministero dell&#8217;Ambiente e, soprattutto, i vertici di Bagnolifutura, la società di trasformazione urbana nata con una mission di alto profilo: bonificare la zona dell&#8217;ex Italsider, recuperare una fetta di territorio urbano, restituire a Napoli e alla Campania respiro turistico, sbocchi residenziali, rilancio sotto il profilo ambientale. Ci sono Palazzi cittadini, ma anche un pezzo di ministero dell&#8217;Ambiente nell&#8217;ultima inchiesta della Procura di Napoli, nell&#8217;ultima mossa dell&#8217;ufficio guidato da Giovandomenico Lepore. Indagine choc per molti versi, che va raccontata senza provocare allarmismi e rispettando la cautela dovuta a una vicenda non ancora approdata a uno snodo conclusivo. Fatto sta che da due anni, la Procura di Napoli sta battendo una pista delicata, a voler ripercorrere le mosse di due sezioni di polizia giudiziaria. Detto in soldoni, l&#8217;accusa è questa: dopo alcuni anni di gestazione, la bonifica non avrebbe ottenuto i risultati richiesti, non avrebbe raggiunto i livelli sperati, tanto che il territorio destinato ad ospitare il futuro della metropoli napoletana sarebbe rimasto ancora per molti versi off limits. Una versione quest&#8217;ultima duramente contrastata in questi mesi dalla Bagnolifutura, che oltre a mettere a disposizione qualsiasi accesso agli atti da parte della polizia giudiziaria, si è affidata ai massimi esperti dei settore per dimostrare la validità del proprio operato, per far emergere l&#8217;evoluzione progressiva della riqualificazione del territorio. Fatto sta che proprio dove sono attesi parchi giochi e impianti residenziali, si svolge da mesi un braccio di ferro tra accusa e difesa: una partita che si sta giocando a colpi di perizie, di interventi di carotaggio e monitoraggi a campione. Detto ancora più chiaramente: stando alla ricostruzione finora compiuta dagli inquirenti, il massiccio investimento di denaro pubblico per la riqualificazione delle aree dismesse finisce al centro di indagini approfondite. Scenario tutto da approfondire. La Procura vuole vederci chiaro, punta ad accertare le condizioni di un terreno segnato dalla possente industrializzazione avvenuta nel secolo scorso, oggi al centro di importanti progetti turistici e abitativi. Inchiesta coordinata dal pool mani pulite dell&#8217;aggiunto Francesco Greco e affidata al pm Stetania Buda. Indagini incrociate, consulenze e analisi di laboratorio, l&#8217;inchiesta sembra essere al capolinea: truffa e omessa bonifica sono le accuse ipotizzate nel fascicolo investigativo, secondo quanto emerge da una serie di step che &#8211; come era inevitabile &#8211; non hanno mancato di allertare uffici e palazzi cittadini, tra acquisizioni documentali svolte in questi mesi, testimonianze agli atti, interventi dei difensori di parte, tra cui il penalista Riccardo Polidoro, storico avvocato di Bagnolifutura. Sono due dunque gli organi di polizia giudiziaria in campo: i carabinieri del Noe del colonnello Sirignano, vale a dire il nucleo operativo ecologico specializzato in reati ambientali; ma anche il comando provinciale di Napoli, agli ordini del colonnello Mario Cinque. Ampia la gittata dell&#8217;inchiesta e non è impossibile provare a percorrere a ritroso il lavoro svolto negli ultimi anni dagli inquirenti: si parte da accertamenti in campo ecologico, indagini in materia ambientale, per passare a un livello che investe in modo sempre più incisivo la gestione della pubblica amministrazione. Insomma, dalle analisi del territorio ai finanziamenti sbloccati dal ministero dell&#8217;ambiente, per finire ad alcuni dispositivi comunali e all&#8217;azione di controllo esercitata da Arpac e Provincia. Una buona fetta di storia di Napoli ovest è finita così al centro di un fascicolo investigativo. Fatto sta che per diversi mesi, almeno fino alla parentesi estiva, ben due reparti di polizia giudiziaria hanno ripetutamente visitato gli uffici e il territorio di Bagnolifutura, ma anche passato al setaccio stanze e archivi che contano. Accertamenti e richieste di acquisizione degli atti si sono ripetuti a ritmo incessante e hanno riguardato, ovviamente a vario titolo, i soggetti chiamati a svolgere un ruolo nella tormentata storia della riqualificazione della periferia occidentale. Diverse le mosse degli investigatori, condotte con la riservatezza di sempre, quanto basta comunque ad offrire &#8211; anche se in modo involontario &#8211; discovery incidentali di una vicenda investigativa giunta al giro di boa conclusivo. </p>
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		<title>Vassallo: e se non fosse camorra?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 10:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Umberto De Gregorio da “La Città” di Salerno) Forse c’è la camorra dietro l’omicidio di Angelo Vassallo e forse no. Nessun elemento preciso lascia presagire la mano della criminalità organizzata eppure tutti (o quasi) i mezzi di comunicazione, giornali e televisioni, locali e nazionali, hanno ieri titolato : “Vassallo ucciso dalla camorra”. Certo, fa appeal una notizia del genere, molto più che il titolo “Vassallo ucciso da ignoti”. Eppure genera effetti devastanti sul piano dell’immaginario collettivo e dei conseguenti effetti economici e psicologici; effetti che non si riusciranno poi a far retro-agire, un domani, ove si scoprisse che con la morte di Vassallo la camorra non c’entra proprio nulla. Ma perché tanta fretta nel trarre conclusioni? Perché tanto impeto anche da parte degli inquirenti nel rilasciare dichiarazioni prima di avere un quadro definito? Perché non sentire piuttosto la comunità locale e lasciar parlare non intellettuali ed autorità che villeggiano pochi giorni all’anno ad Acciaroli ma coloro che di questo luogo conoscono eventi e storia quotidiana? Sino a prova contraria nessuna intimidazione o minaccia era stata inoltrata al sindaco pescatore, il quale &#8211; come hanno testimoniato tutti quelli che gli sono stati vicini nei giorni immediatamente precedenti all’assassinio &#8211; era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Umberto De Gregorio da “La Città”  di Salerno)</strong></p>
<p><div id="attachment_1194" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/umberto_de_gregorio.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/umberto_de_gregorio.jpg" alt="Umberto De Gregorio" title="Umberto De Gregorio" width="200" height="200" class="size-full wp-image-1194" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto De Gregorio</p></div> Forse c’è la camorra dietro l’omicidio di Angelo Vassallo e forse no. Nessun elemento preciso lascia presagire la mano della criminalità organizzata eppure tutti (o quasi) i mezzi di comunicazione, giornali e televisioni, locali e nazionali, hanno ieri titolato : “Vassallo ucciso dalla camorra”. Certo, fa appeal una notizia del genere,  molto più che il titolo “Vassallo ucciso da ignoti”. Eppure genera effetti devastanti sul piano dell’immaginario collettivo e dei conseguenti effetti economici e psicologici; effetti che non si riusciranno poi a far retro-agire, un domani, ove si scoprisse che con la morte di Vassallo la camorra non c’entra proprio nulla. Ma perché tanta fretta nel trarre conclusioni? Perché tanto impeto anche da parte degli inquirenti nel rilasciare dichiarazioni prima di avere un quadro definito? Perché non sentire piuttosto la comunità locale e lasciar parlare non intellettuali ed autorità che villeggiano pochi giorni all’anno ad Acciaroli ma coloro che di questo luogo conoscono eventi e storia quotidiana? Sino a prova contraria nessuna intimidazione o minaccia era stata inoltrata al sindaco pescatore, il quale &#8211;  come hanno testimoniato tutti quelli che gli sono stati vicini nei giorni immediatamente precedenti all’assassinio &#8211;  era assolutamente tranquillo. Parlava di alici e non di licenze e appalti, concessi o negati. Quali interessi economici contrastati potevano giustificare un omicidio cosi efferato ad opera di una criminalità organizzata mai avvertita o percepita dalla comunità locale? La verità è che Angelo Vassallo era uomo di carattere e diceva pane al pane e vino al vino. Aveva molti amici ma anche alcuni nemici. Non per questioni personali ma per interessi economici locali, che lui, da oltre dieci anni, cercava di gestire e mediare nel modo giusto. Un modo che evidentemente a qualcuno, a torto o a ragione, non piaceva. E magari un labile di mente, un tossicodipendente, un sanguigno ubriaco, ha commesso una follia.</p>
<p>Noi ci auguriamo sinceramente che sia questa la triste storia che ha posto la parola fine alla vita di un uomo coraggioso e volitivo, e che la camorra non c’entri nulla. Vogliamo credere che lo sviluppo spontaneo di un territorio lontano dai grandi affari e dai grandi appalti possa essere coniugato  con la legalità, essere gestito da personalità endogene, e non possa essere scippato da una criminalità lontana, pressoché inesistente in un paese dove sino a ieri si lasciava la serratura di casa con la chiave inserita. Sino a prova contraria Acciaroli resta un luogo tranquillo, dove lo sviluppo sostenibile voluto caparbiamente da Angelo Vassallo andrà avanti indisturbato, dove la camorra non è mai esistita, dove  evidentemente un folle una notte ha compiuto un gesto insano. Il sogno di Angelo Vassallo di un Cilento diverso, sviluppato ed ecologicamente attento, ci auguriamo, prosegua nei prossimi anni. Evitiamo che il fantasma della camorra faccia più danni della camorra stessa.</p>
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		<title>La sentenza: il Comune doveva vietare la balneazione</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 08:06:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lidi]]></category>
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		<description><![CDATA[(da il Mattino) Dal 2001 al 2005 il Comune di Napoli aveva l&#8217;obbligo di vietare la balneazione nella zona di Coroglio, la cui sabbia era fortemente inquinata, e di informare i cittadini della situazione di pericolo: invece l&#8217;ordinanza di divieto non fu emessa e l&#8217;Autorità portuale autorizzò i lidi. E&#8217; scritto nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 4 maggio i giudici dell&#8217;Xl sezione del Tribunale condannarono per omissione l&#8217;ex assessore comunale alla Sanità Casimiro Monti, ora vicepresidente di Bagnolifutura, e l&#8217;ex subcommissario per le bonifiche Arcangelo Cesarano. Già nel 2001 al Comune arrivò una relazione dell&#8217;lcram, istituto del ministero dell&#8217;Ambiente, «che segnalava una preoccupante situazione di inquinamento dei sedimenti marini sui quali insiste l&#8217;area di colmata, soprattutto in prossimità della costa».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da il Mattino)</strong></p>
<p>Dal 2001 al 2005 il Comune di Napoli aveva l&#8217;obbligo di vietare la balneazione nella zona di Coroglio, la cui sabbia era fortemente inquinata, e di informare i cittadini della situazione di pericolo: invece l&#8217;ordinanza di divieto non fu emessa e l&#8217;Autorità portuale autorizzò i lidi. E&#8217; scritto nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 4 maggio i giudici dell&#8217;Xl sezione del Tribunale condannarono per omissione l&#8217;ex assessore comunale alla Sanità Casimiro Monti, ora vicepresidente di Bagnolifutura, e l&#8217;ex subcommissario per le bonifiche Arcangelo Cesarano. Già nel 2001 al Comune arrivò una relazione dell&#8217;lcram, istituto del ministero dell&#8217;Ambiente, «che segnalava una preoccupante situazione di inquinamento dei sedimenti marini sui quali insiste l&#8217;area di colmata, soprattutto in prossimità della costa». </p>
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		<title>Primarie d&#8217;autunno</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 08:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Benedetto Gravagnuolo da il Corriere del Mezzogiorno) In questa calda estate, oltre che di possibili elezioni anticipate a livello nazionale, si è discusso molto di eventuali primarie per scegliere il candidato a sindaco di Napoli. La novità è che questa formula viene ora caldeggiata non solo da sinistra, ma anche da alcuni prestigiosi esponenti di destra e di centro. Essendo stato tra coloro che si schierarono a favore delle primarie già per le scorse elezioni regionali — restando poi deluso dagli assurdi rinvii della data ufficialmente fissata dai dirigenti del partito democratico: dapprima il 13 dicembre dello scorso anno, poi slittata a gennaio e infine vanificata — vorrei provare a motivare perché, prima ancora che discutere dei nomi, è importante definire le regole del gioco per evitare che il confronto di idee si trasformi in una farsa, per così dire «confermativa». Peraltro, pur ritenendo che in linea di principio il metodo dell’ascolto diretto degli elettori sia valido per entrambi gli schieramenti, mi permetto di insistere sull’ineludibilità delle primarie per le forze democratiche che si dichiarano di sinistra. E ciò non solo perché tale principio è stato agitato come il vessillo di un nuovo corso, più attento alle attese della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Benedetto Gravagnuolo da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>In questa calda estate, oltre che di possibili elezioni anticipate a livello nazionale, si è discusso molto di eventuali primarie per scegliere il candidato a sindaco di Napoli. La novità è che questa formula viene ora caldeggiata non solo da sinistra, ma anche da alcuni prestigiosi esponenti di destra e di centro. Essendo stato tra coloro che si schierarono a favore delle primarie già per le scorse elezioni regionali — restando poi deluso dagli assurdi rinvii della data ufficialmente fissata dai dirigenti del partito democratico: dapprima il 13 dicembre dello scorso anno, poi slittata a gennaio e infine vanificata — vorrei provare a motivare perché, prima ancora che discutere dei nomi, è importante definire le regole del gioco per evitare che il confronto di idee si trasformi in una farsa, per così dire «confermativa».</p>
<p>Peraltro, pur ritenendo che in linea di principio il metodo dell’ascolto diretto degli elettori sia valido per entrambi gli schieramenti, mi permetto di insistere sull’ineludibilità delle primarie per le forze democratiche che si dichiarano di sinistra. E ciò non solo perché tale principio è stato agitato come il vessillo di un nuovo corso, più attento alle attese della società che non agli accordi tra le nomenclature dei partiti; e non tanto perché ha dato in Puglia un esito vincente con Nichi Vendola; ma anche e soprattutto perché la competizione per le prossime comunali sarà durissima e richiede la scelta in tempi rapidi di un candidato autorevole latore di un programma innovativo e largamente condiviso.</p>
<p>Dunque la prima regola da fissare — in termini non dilazionabili — è la data della presentazione dei programmi dei candidati, strettamente correlata alla conseguente data delle primarie. L’altra regola da definire è l’articolazione di un pubblico confronto tra le tesi dei candidati, atto a coinvolgere non solo i militanti, ma anche gli incerti. La terza norma dovrebbe inoltre tendere ad allargare il diritto a presentare la propria candidatura, oltre ai soliti noti accreditati dai partiti, anche a figure dell’associazionismo, dell’imprenditoria, della cultura e del mondo giovanile. Va da sé che sarebbe auspicabile l’adesione a tale metodo di una larga coalizione. Tuttavia, il criterio elettorale del doppio turno per le comunali consente di non forzare l’accordo tra le forze eventualmente disponibili a un’alleanza al di là ogni ragionevole limite cronologico. Le primarie possono avere un senso solo se si svolgeranno in autunno, per consentire all’eventuale designato di disporre di un arco di tempo sufficiente ad allargare ulteriormente il proprio consenso popolare, nonché a ricucire qualche inevitabile strappo con gli altri competitori del suo stesso schieramento.</p>
<p>La partita è aperta, ma lo schieramento di sinistra parte svantaggiato, come comprova il trend verificatosi nelle ultime elezioni, sia provinciali che regionali. Non sarà facile recuperare al voto quella larga fascia d’opinione progressista che si è arroccata nell’astensionismo per una profonda delusione sui ritardi attuativi dei grandi progetti di modificazione urbana, annunciati anni fa con grande enfasi, e soprattutto per l’avanzare del degrado nella ordinaria qualità della vita quotidiana. Certo, l’amministrazione comunale ha dei limiti intrinseci. Per esempio, non rientra nella sfera delle proprie competenze il controllo dell’ordine pubblico per la lotta alla criminalità, né la diretta responsabilità sulla crescente disoccupazione, conseguente alle sempre più frequenti dismissioni delle strutture produttive.</p>
<p>Tuttavia, una buona gestione della città può svolgere un ruolo di catalizzazione dello sviluppo, sia economico che civile. Napoli mostra con tutta evidenza delle notevoli potenzialità di crescita come città-porto del Mediterraneo, non foss’altro perché oggi è ben collegata a Roma e all’Europa da un rafforzato sistema infrastrutturale. Permangono peraltro a Napoli figure imprenditoriali di alta caratura, oltre a strutture per la ricezione turistica tutt’altro che sottovalutabili, a cinque università e a numerosi centri di ricerca. In tale scenario il Comune può esercitare un ruolo vitale di regia, coinvolgendo con una sagace governance molti soggetti imprenditoriali e intellettuali nei progetti innovativi, a patto di snellire le estenuanti lentezze burocratiche. Decisivo in tal senso sarebbe l’elaborazione di un piano strategico, indicando con chiarezza puntuali priorità attuative, nonché i tempi realistici per la loro esecuzione connessi alle risorse pubbliche e private da investire.</p>
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		<title>L&#8217;ambiente, il caso Asìa senza fondi, stop allo smaltimento dei veleni</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 07:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[ASIA]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Luigi Roano da il Mattino) Rifiuti speciali bloccati nei depositi: finanziamenti per un milione di euro pignorati dai creditori Mille chili di rifiuti speciali &#8211; pile e farmaci &#8211; stivati in depositi che dovrebbero essere sicuri (almeno cosi sì lascia trapelare) perché non ci sono i soldi per mandarli nelle discariche adeguate, ci vorrebbero 500mila euro. Non è finita qui: in altri siti sbucati fuori come funghi all&#8217;epoca dell&#8217;emergenza sono state stoccate tonnellate e tonnellate di rifiuti solidi urbani, quelli dei sacchetti neri, che hanno un valore di smaltimento pari a 3,5 milioni. Anche in questo caso niente soldi e rifiuti imboscati. Infine, si fa per dire, c&#8217;è una ingiunzione di pagamento per 1,2 milioni di euro del tribunale che ha bloccato i flussi di cassa &#8211; già molto ridotti dell&#8217;azienda &#8211; che in aula ha perso un contenzioso in materia di lavoro che risale a cinque anni fa. Il paragone calza a pennello: immaginate un pugile all&#8217;angolo con la lingua da fuori, basta un altro colpo ed è ko. La lingua penzoloni è secca come la terra nel deserto. Questa è oggi Asìa, l&#8217;azienda speciale per i rifiuti urbani. Una bomba ecologica posta nel centro di Napoli, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Luigi Roano da il Mattino)</strong></p>
<p>Rifiuti speciali bloccati nei depositi: finanziamenti per un milione di euro pignorati dai creditori Mille chili di rifiuti speciali &#8211; pile e farmaci &#8211; stivati in depositi che dovrebbero essere sicuri (almeno cosi sì lascia trapelare) perché non ci sono i soldi per mandarli nelle discariche adeguate, ci vorrebbero 500mila euro. Non è finita qui: in altri siti sbucati fuori come funghi all&#8217;epoca dell&#8217;emergenza sono state stoccate tonnellate e tonnellate di rifiuti solidi urbani, quelli dei sacchetti neri, che hanno un valore di smaltimento pari a 3,5 milioni. Anche in questo caso niente soldi e rifiuti imboscati. Infine, si fa per dire, c&#8217;è una ingiunzione di pagamento per 1,2 milioni di euro del tribunale che ha bloccato i flussi di cassa &#8211; già molto ridotti dell&#8217;azienda &#8211; che in aula ha perso un contenzioso in materia di lavoro che risale a cinque anni fa. Il paragone calza a pennello: immaginate un pugile all&#8217;angolo con la lingua da fuori, basta un altro colpo ed è ko. La lingua penzoloni è secca come la terra nel deserto. Questa è oggi Asìa, l&#8217;azienda speciale per i rifiuti urbani. Una bomba ecologica posta nel centro di Napoli, in chissà quali meandri sono abbandonate queste tonnellate di rifiuti. E se scoppiasse un incendio? Se ci fosse un&#8217;emergenza esiste un piano per tenere sotto controllo i siti in questione? Si studiano soluzioni che potrebbero arrivare dagli equilibri di bilancio in aula entro fine mese. Il sindaco Rosa Russo lervolino nell&#8217;unica giunta informale di una settimana fa ha catechizzato la squadra in maniera chiara sulla questione soldi: «Facciamo tutto quello che è possibile &#8211; racconta chi a quella chiacchierata ha assistito &#8211; facciamo grandi cose senza appellarci alle solite problematiche, lasciamo un buon ricordo e soprattutto non cadiamo nella trappola dei giornalisti, non schieriamoci per quello che riguarda le primarie». Vale a dire gettiamo il cuore oltre gli ostacoli e facciamo quadrare i conti per una volta con il saldo più. Non sono mancate schermaglie anche dure con qualche assessore. Ma le voci corrono veloci come il vento, in tanti non vogliono rimanere bollati a vita da problematiche non create da loro. Che risalgono ad anni addietro. E la domanda che si pongono è semplice: Asìa, che svolge una missione fondamentale per la città, quanto tempo può durare senza una gestione che garantisce almeno la parità fra entrate e uscite? E senza un contratto di servizi che stabilisce i parametri entro i quali si deve muovere? Da Chiaia il presidente della Minicipalità Fabio Chiosi e il suo vice Maurizio Tesorone chiedono il commissariamento dell&#8217;azienda perché «nonostante la minore presenza di cittadini nel mese di Agosto la città, ed in particolare i quartieri della Municipalità, risultano in uno stato di degrado igienico ambientale disastroso». La denuncia arriva da Chiaia ma vale per tutti i quartieri di Napoli. Torniamo ai conti, ai numeri di Asìa che sono da brividi anche per colpe non sempre sue e dell&#8217;unico azionista, ovvero il Comune. Asìa dal primo gennaio gestisce la discarica di Terzigno e i due siti di Caivano e Tufino, vale a dire che paga stipendi e manutiene impianti che invece dovrebbero essere a carico della Provincia. Ma dall&#8217;ente di Piazza Matteotti in otto mesi non è stato erogato nemmeno un euro. Questione &#8211; quelli dei fondi &#8211; per Naoli e il Comune spinosissima. Perché da Roma i vari governi che si sono alternati spiegano che in 10 anni è stato erogato un miliardo e più. Da Palazzo San Giacomo fanno notare che quei soldi sono finiti nelle casse del commissariato e non in quelle dell&#8217;ente.</p>
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		<title>Un tavolo tecnico per salvare Città della Scienza</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 06:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di cri.z. da la Repubblica Napoli) CONTI alla mano, fino all´ultimo centesimo, mediazione e corsa contro il tempo per salvare Città della Scienza. Il vertice che si è tenuto, ieri, in Regione tra l´assessore alla Ricerca, Guido Trombetti, il capo di gabinetto del presidente Caldoro, Danilo Del Gaizo, e il presidente della Fondazione Idis, Vittorio Silvestrini, non è stato decisivo, come speravano i lavoratori che da due giorni sono in sit-in davanti ai cancelli del Museo di Bagnoli. Ma c´è una buona notizia, che fa ben sperare per il futuro della struttura. All´uscita dell´incontro Trombetti premette: «Il clima di serenità ed equilibrio nel quale abbiamo lavorato, e continueremo a lavorare, lascia sperare in una rapida soluzione affinché continui ad operare una struttura di eccellenza come la Fondazione Idis». Il lavoro, però, è complesso ed è tutto basato su conti e valutazioni economiche, che saranno affrontate da un tavolo tecnico, istituito ieri, al termine del vertice. «Il tavolo tecnico &#8211; spiega Trombetti &#8211; stabilirà regole certe per l´interazione tra Fondazione Idis e Regione, anche con riferimento al raggiungimento di una situazione di stabilizzazione finanziaria a regime della Fondazione stessa». Per la rivendicazione dei 7,6 milioni che la Fondazione chiede alla Regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di cri.z. da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>CONTI alla mano, fino all´ultimo centesimo, mediazione e corsa contro il tempo per salvare Città della Scienza. Il vertice che si è tenuto, ieri, in Regione tra l´assessore alla Ricerca, Guido Trombetti, il capo di gabinetto del presidente Caldoro, Danilo Del Gaizo, e il presidente della Fondazione Idis, Vittorio Silvestrini, non è stato decisivo, come speravano i lavoratori che da due giorni sono in sit-in davanti ai cancelli del Museo di Bagnoli. Ma c´è una buona notizia, che fa ben sperare per il futuro della struttura.<br />
All´uscita dell´incontro Trombetti premette: «Il clima di serenità ed equilibrio nel quale abbiamo lavorato, e continueremo a lavorare, lascia sperare in una rapida soluzione affinché continui ad operare una struttura di eccellenza come la Fondazione Idis». Il lavoro, però, è complesso ed è tutto basato su conti e valutazioni economiche, che saranno affrontate da un tavolo tecnico, istituito ieri, al termine del vertice. «Il tavolo tecnico &#8211; spiega Trombetti &#8211; stabilirà regole certe per l´interazione tra Fondazione Idis e Regione, anche con riferimento al raggiungimento di una situazione di stabilizzazione finanziaria a regime della Fondazione stessa». Per la rivendicazione dei 7,6 milioni che la Fondazione chiede alla Regione si attende, invece, «la valutazione del decreto ingiuntivo». Soddisfatto Silvestrini: «È andata bene. Non si è risolto tutto ma siamo su una strada che a questo mira. Fissata l´esigenza di salvare la Fondazione e il museo, tutto il resto verrà di seguito». Silvestrini fissa come tempo massimo per la prima erogazione di fondi «la prossima settimana».<br />
Città della Scienza ha un patrimonio di quasi 100 milioni e un bilancio di 10 milioni, coperti al 65 per cento non da fondi pubblici ma operando sul mercato. Rischia di chiudere perché vanta una quantità di crediti esigibili dalla Regione Campania (accumulatisi nel corso di diversi anni) di 7,6 milioni di euro. Intanto on-line (sul sito www. scienzainrete. it) è stato lanciato un appello per salvare: &#8220;La &#8220;Città della Scienza&#8221;. Tra i primi firmatari: Carlo Bernardini, La Sapienza di Roma; Margherita Hack, Università di Trieste, Stefano Fantoni, Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa), Trieste.</p>
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		<title>Ecco le tre riforme per cambiare e ripartire</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 15:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Luciano Brancaccio da il Corriere del Mezzogiorno) Scorrendo il dibattito di questi giorni sulla immobilità di Napoli vengono alla luce problemi annosi e analisi note, per quanto in molti casi corrette e chiare. Le questioni sollevate si possono riassumere sostanzialmente nelle tesi di due grandi pensatori meridionalisti. Da un lato, sul versante socio-economico, c’è il tema di Nitti della debolezza del tessuto imprenditoriale e dell’ipertrofia di alcuni ruoli professionali accessori, che drenano risorse a proprio vantaggio senza metterne in circolo di nuove. Dall’altro, sul piano socio-politico, c’è il tema di Dorso dell’assenza di una classe dirigente che sia capace di perseguire i propri interessi e ambizioni dentro una visone strategica di sviluppo della città. Stiamo parlando di analisi effettuate rispettivamente oltre un secolo e oltre mezzo secolo fa e in linea generale ancora valide, segno evidente della fissità dei grandi problemi della città. E tuttavia sappiamo che l’esercizio analitico ripetuto soddisfa chi lo fa, ma non offre soluzioni. Ormai conosciamo le condizioni che rendono Napoli riottosa al cambiamento, ma non basta dire ciò che la città dovrebbe essere, come se una bacchetta magica potesse d’improvviso costruire il mondo che non c’è. Diventa pleonastico, ad esempio, fare appello a rigorosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Luciano Brancaccio da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Scorrendo il dibattito di questi giorni sulla immobilità di Napoli vengono alla luce problemi annosi e analisi note, per quanto in molti casi corrette e chiare. Le questioni sollevate si possono riassumere sostanzialmente nelle tesi di due grandi pensatori meridionalisti. Da un lato, sul versante socio-economico, c’è il tema di Nitti della debolezza del tessuto imprenditoriale e dell’ipertrofia di alcuni ruoli professionali accessori, che drenano risorse a proprio vantaggio senza metterne in circolo di nuove. Dall’altro, sul piano socio-politico, c’è il tema di Dorso dell’assenza di una classe dirigente che sia capace di perseguire i propri interessi e ambizioni dentro una visone strategica di sviluppo della città. Stiamo parlando di analisi effettuate rispettivamente oltre un secolo e oltre mezzo secolo fa e in linea generale ancora valide, segno evidente della fissità dei grandi problemi della città.<br />
E tuttavia sappiamo che l’esercizio analitico ripetuto soddisfa chi lo fa, ma non offre soluzioni. Ormai conosciamo le condizioni che rendono Napoli riottosa al cambiamento, ma non basta dire ciò che la città dovrebbe essere, come se una bacchetta magica potesse d’improvviso costruire il mondo che non c’è. Diventa pleonastico, ad esempio, fare appello a rigorosi criteri di selezione meritocratica in politica e nelle professioni, quando ciascuno di noi ha esperienza che le cose non funzionano in questa maniera. Naturalmente tutti auspichiamo che il prossimo sindaco selezioni competenze e profili di alto livello, ma come fare poi per innescare un processo di cambiamento più ampio? Le dinamiche di una metropoli complessa non sono così centralizzate da poter essere modificate a piacimento da piccoli gruppi.</p>
<p>C’è bisogno dunque di individuare alcuni fattori chiave capaci di innescare un processo virtuoso e su cui una squadra ben organizzata possa puntare. Ne propongo tre, che mi sembrano più di altri in grado di produrre «nuova realtà.</p>
<p>Il primo è una seria riforma della macchina comunale. Il Comune di Napoli è la più grande azienda del territorio, ma con livelli di produttività troppo bassi, sprechi, inefficienze, clientele. Per questo è assieme una grande risorsa e il principale problema organizzativo della città. La prima amministrazione Bassolino cercò di innovare con l’importate contributo del compianto professor Bobbio. Poi le compatibilità politiche presero il sopravvento e il tema fu abbandonato. Un’azione riformatrice in questo campo, ben condotta ed efficacemente pubblicizzata, sarebbe in grado di ricostruire un tessuto di fiducia nei cittadini e negli operatori economici e una nuova immagine della città all’esterno.</p>
<p>Il secondo è un piano di incentivi per attrarre capitale d’impresa esogeno, utilizzando le aree disponibili a oriente e a occidente. L’economia cittadina si basa per una buona parte su capitali di origine irregolare o camorristica, i quali sfuggendo al controllo amministrativo non sono fungibili in un’ottica di sviluppo. Il flusso finanziario che passa per i circuiti legali è troppo esiguo per far crescere un’economia che sostenga la pressione dei circa tre milioni di abitanti dell’area metropolitana, con una moltitudine di giovani che chiedono reddito, realizzazione delle proprie aspirazioni professionali, riconoscimento sociale. E sui quali la strada del crimine esercita una indubbia attrazione. C’è bisogno, anche sul piano della cultura d’impresa, di abbandonare l’ottica miope del localismo e del piccolo cabotaggio e di aprire la città al mondo. Tentativi in questo senso furono effettuati dall’assessore Barbieri alla metà degli anni ’90, ma anche il suo lavoro si arenò sulle secche delle strategie bassoliniane.</p>
<p>Il terzo fattore è un impegno straordinario in termini finanziari e organizzativi nel settore delle politiche sociali. Negli anni scorsi a Napoli sono stati sperimentati programmi di intervento assai avanzati, studiati anche all’estero come pratiche innovative. I risultati positivi sono stati inficiati nel corso del tempo da una gestione finanziaria del settore a dir poco disordinata e da una logica di gestione personalistica del potere pubblico. L’entusiasmo e la competenza professionale di molti operatori sono stati mortificati dall’incertezza dei pagamenti e da uno stile amministrativo che ha preferito, per convenienza politica spicciola, non recidere il cordone della dipendenza, evitando di stabilizzare servizi essenziali per combattere la piaga dell’emarginazione sociale. Le risorse potrebbero essere recuperate da azioni più efficaci di fund raising, da una razionalizzazione della spesa per la macchina comunale e da una politica di rigore nel campo delle aziende partecipate.</p>
<p>Realizzate con trasparenza e decisione queste linee di intervento potrebbero produrre nel corso del tempo, sul piano materiale e simbolico, effetti estesi. Il prossimo sindaco dovrebbe proporre una squadra credibile con cui perseguirle. E costruire su di esse una battaglia politica netta e alla luce del sole. Disposto eventualmente a perderla ma non ad abbandonarle.</p>
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		<title>Napoli Est, concessi i suoli si accelera sull&#8217;inceneritore</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 09:32:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Adolfo Pappalardo da il Mattino) Ora si parte davvero. Perché con la concessione di 8 ettari a Napoli Est, da parte della Regione al Comune, si imprime un colpo d&#8217;acceleratore alla costruzione del termovalorizzatore. «Adesso c&#8217;è il via libera per le fasi successive: non ci dovrebbero essere più intoppi», spiega l&#8217;assessore regionale all&#8217;Ambiente Giovanni Romano. Che sono, secondo un cronoprogramma di massima: «Capitolato di gara, progetto preliminare e il via ai lavori». La palla passa ora a palazzo San Giacomo che potrebbe espletare la gara già entro dicembre. Poi ci vorranno all&#8217;incirca 36 mesi per costruire l&#8217;impianto che tratterà 400mila tonnellate di rifiuti l&#8217;anno. Poco più di mille al giorno e tutti provenienti dagli impianti Stir. L&#8217;ultimo tassello, il passaggio nevralgico dell&#8217;iter burocratico, è frutto del protocollo d&#8217;intesa firmato all&#8217;inizio di agosto (e pubblicato sul Burc di ieri) tra il governatore Caldoro, il sindaco lervolino e il presidente della Provincia di Napoli. Secondo l&#8217;intesa («che consentirà di risolvere l&#8217;annosa questione dello smaltimento dei rifiuti scongiurando il reiterarsi di situazioni non controllabili dal punto di vista igienico sanitario e di ordine pubblico») palazzo Santa Lucia concede «il diritto di superficie al Comune per un periodo di anni 60. fatta salva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Adolfo Pappalardo da il Mattino)</strong></p>
<p>Ora si parte davvero. Perché con la concessione di 8 ettari a Napoli Est, da parte della Regione al Comune, si imprime un colpo d&#8217;acceleratore alla costruzione del termovalorizzatore. «Adesso c&#8217;è il via libera per le fasi successive: non ci dovrebbero essere più intoppi», spiega l&#8217;assessore regionale all&#8217;Ambiente Giovanni Romano. Che sono, secondo un cronoprogramma di massima: «Capitolato di gara, progetto preliminare e il via ai lavori». La palla passa ora a palazzo San Giacomo che potrebbe espletare la gara già entro dicembre. Poi ci vorranno all&#8217;incirca 36 mesi per costruire l&#8217;impianto che tratterà 400mila tonnellate di rifiuti l&#8217;anno. Poco più di mille al giorno e tutti provenienti dagli impianti Stir. L&#8217;ultimo tassello, il passaggio nevralgico dell&#8217;iter burocratico, è frutto del protocollo d&#8217;intesa firmato all&#8217;inizio di agosto (e pubblicato sul Burc di ieri) tra il governatore Caldoro, il sindaco lervolino e il presidente della Provincia di Napoli. Secondo l&#8217;intesa («che consentirà di risolvere l&#8217;annosa questione dello smaltimento dei rifiuti scongiurando il reiterarsi di situazioni non controllabili dal punto di vista igienico sanitario e di ordine pubblico») palazzo Santa Lucia concede «il diritto di superficie al Comune per un periodo di anni 60. fatta salva la possibilità di rinnovo, di circa 8 ettari compresi nell&#8217;ambito dell&#8217;area del depuratore Napoli Est», alla Provincia «la programmazione e organizzazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti» mentre al Comune il compito delle «successive procedure e modalità di realizzazione dell&#8217;impianto». Per ora c&#8217;è già una società comunale ad hoc: la Neam (Napoli energia ambiente), che ha un capitale di 500mila euro e che sarà ceduta per il 49 per cento al partner industriale che vincerà il bando per la costruzione e che ammortizzerà la spesa tramite la vendita di energia elettrica. L&#8217;impianto dovrebbe avere un costo che si aggira fra i 250 e i 280 milioni e sarà tra i primi cinque della nazione per dimensione. L&#8217;area è quella degli ex depositi di carburante a ridosso dell&#8217;autostrada Roma-Napoli e qualcuno ha già iniziato ad avanzare il dubbio che nella zona, a cominciare dalla centrale di Vigliena, si concentreranno molti fattori inquinanti. Un&#8217;accusa respinta dall&#8217;assessore Romano: «Sarà un impianto a griglia mobile, con tre linee di funzionamento, che non comporta particolari aspetti di complessità dal punto di vista della sicurezza e della salute pubblica. A Napoli, comunque, questa rimane l&#8217;area più idonea per quest&#8217;impianto. Noi comunque &#8211; continua il responsabile all&#8217;Ambiente della giunta Caldoro &#8211; chiederemo ai progettisti un&#8217;economia di funzionamento: ovvero l&#8217;energia termica prodotta dall&#8217;inceneritore verrà usata per disidratare i fanghi del vicino impianto di depurazione. Si risparmierà, quindi, ulteriore energia». Fugati anche i dubbi su cosa verrà incenerito nell&#8217;impianto. Niente ecoballe ma solo materiali provenienti dagli Stir («garantiti i rifiuti che verranno bruciati») dopo l&#8217;opportuno trattamento. Per una capacità tarata solo per i rifiuti prodotti a Napoli. Si uscirà definitivamente dalla crisi? «Con Acerra e con gli impianti di Napoli e Salerno – continua Romano &#8211; possiamo risolvere la situazione agevolmente senza più problemi».Rimangono le ecoballe stoccate (oltre 8 milioni di tonnellate). «Ma su questo punto non c&#8217;è molto da fare &#8211; conclude Romano -o quelle colline di rifiuti si tombano o si costruisce un inceneritore ad hoc per bruciarle. Perché al momento non sembra esserci una terza soluzione». </p>
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		<title>La Iervolino fa marcia indietro e concede la proroga ai consorzi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 09:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di c.c. da Cronache di Napoli) Il sindaco Rosa Russo lervolino ha deciso di occuparsi direttamente della vicenda relativa all&#8217;assistenza scolastica degli alunni diversamente abili. Rosetta avrebbe deciso di rinviare la scelta politica di internalizzare il servizio e di trasferire le attività alla partecipata comunale Napoli Sociale. Tante le soluzioni che starebbe valutando il primo cittadino anche per garantire l&#8217;assistenza agli alunni alla vigilia del nuovo anno scolastico. Secondo alcune indiscrezioni trapelate da Palazzo San Giacomo, il sindaco avrebbe ascoltato i suggerimenti dei capigruppo consiliari della maggioranza e dell&#8217;opposizione. La delibera redatta dall&#8217;assessore alle politiche sociali Giulio Riccio sarà radicalmente modificata. La fascia tricolore si sarebbe infunata con Riccio. “Troppa superficialità, troppi inciucì troppe fughe in avanti e non sono stata informata dettagliatamente su tante cose. Adesso basta” &#8211; avrebbe detto il sindaco sfogandosi con i suoi collaboratori. L&#8217;emendamento sottoscritto da una decina di consiglieri comunali non verrà più preso in considerazione. L&#8217;inchiesta della magistratura ha convinto il sindaco ad attivare iniziative che hanno come obiettivi principali la tutela degli alunni e la trasparenza amministrativa. Quali le soluzioni possibili? Il sindaco nelle prossime ore potrebbe promuovere una riunione alla quale dovrebbe partecipare l&#8217;assessore al bilancio Michele Saggese, i vertici dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di c.c. da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Il sindaco Rosa Russo lervolino ha deciso di occuparsi direttamente della vicenda relativa all&#8217;assistenza scolastica degli alunni diversamente abili. Rosetta avrebbe deciso di rinviare la scelta politica di internalizzare il servizio e di trasferire le attività alla partecipata comunale Napoli Sociale. Tante le soluzioni che starebbe valutando il primo cittadino anche per garantire l&#8217;assistenza agli alunni alla vigilia del nuovo anno scolastico. Secondo alcune indiscrezioni trapelate da Palazzo San Giacomo, il sindaco avrebbe ascoltato i suggerimenti dei capigruppo consiliari della maggioranza e dell&#8217;opposizione. La delibera redatta dall&#8217;assessore alle politiche sociali Giulio Riccio sarà radicalmente modificata. La fascia tricolore si sarebbe infunata con Riccio. “Troppa superficialità, troppi inciucì troppe fughe in avanti e non sono stata informata dettagliatamente su tante cose. Adesso basta” &#8211; avrebbe detto il sindaco sfogandosi con i suoi collaboratori. L&#8217;emendamento sottoscritto da una decina di consiglieri comunali non verrà più preso in considerazione. L&#8217;inchiesta della magistratura ha convinto il sindaco ad attivare iniziative che hanno come obiettivi principali la tutela degli alunni e la trasparenza amministrativa. Quali le soluzioni possibili? Il sindaco nelle prossime ore potrebbe promuovere una riunione alla quale dovrebbe partecipare l&#8217;assessore al bilancio Michele Saggese, i vertici dei consorzi Gesco e Icaro e le associazioni delle coop. Probabilmente sarà concessa una proroga delle attività alle cooperative. Una &#8216;proroga finalizzata&#8217;. L&#8217;assessore Saggese si dovrebbe occupare di quantificare e sbloccare i crediti vantati da Icaro e Gesco per garantire l&#8217;efficacia del servizio, il pagamento dei salari e dei contributi previdenziali degli operatori. I consorzi si impegnerebbero a garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori Osa sottoscrivendo un protocollo d&#8217;intesa. In caso di violazione dell&#8217;intesa sarebbero previste forti penalità nei confronti dei datori di lavoro. Un protocollo d&#8217;intesa che successivamente dovrebbe essere trasformato in un atto deliberativo della giunta comunale. E&#8217; una delle soluzioni possibili che starebbe valutando con attenzione il sindaco. In questo momento dobbiamo garantire il servizio per l&#8217;assistenza scolastica ai disabili &#8211; dice Antonio Borriello consigliere del Pd &#8211; Condivido gli orientamenti del sindaco nel ricercare una soluzione possibile. Nell&#8217;interesse degli alunni va benissimo la proroga. Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda il consigliere della sinistra e libertà Salvatore Parisi. Bisogna individuare una soluzione. Va benissimo la proroga. L&#8217;importante è che si garantisca la trasparenza amministrativa, i diritti dei disabili e degli operatori Osa.</p>
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		<title>Pdl e Pd spaventati dalle primarie</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 08:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sindaco di napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[(di A.A. da il Corriere del Mezzogiorno) Diciamo la verità: le primarie spaventano i grandi partiti poiché sottraggono ad essi la facoltà di poter decidere i candidati. Mentre sono sostenute dai cosiddetti «cespugli» appunto perché costoro pensano così di insidiare con un risultato a sorpresa il potere monocratico dei «soci» di maggioranza delle coalizioni. A Napoli le squadre che si disputeranno la sfida elettorale per palazzo San Giacomo sono ancora negli spogliatoi. Forse si potrebbe dire che sono ancora lontane dallo stadio. In campo, tuttavia, c’è già tantissima agitazione. Il Pdl fa finta di voler le primarie. «Ma— confessa il capogruppo regionale Fulvio Martusciello, anche lui dato tra i possibili candidati a sindaco di Napoli — in verità non ci appartengono. Anche perché, come Berlusconi ha saputo sempre scegliere i suoi candidati in maniera intelligente, e lo ha dimostrato con Caldoro, così il coordinatore regionale saprà scegliere ottimamente in occasione delle prossime elezioni amministrative in città». Il vero fosso da saltare per il Pdl è rappresentato dall’Udc. Ciriaco De Mita è tornato ad attaccare l’alleato, definendo il Pdl un partito organizzato per «bande politiche», e scagliandosi con veemenza nei confronti dell’assessore regionale all’urbanistica e coordinatore cittadino (al momento ritenuto tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di A.A. da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Diciamo la verità: le primarie spaventano i grandi partiti poiché sottraggono ad essi la facoltà di poter decidere i candidati. Mentre sono sostenute dai cosiddetti «cespugli» appunto perché costoro pensano così di insidiare con un risultato a sorpresa il potere monocratico dei «soci» di maggioranza delle coalizioni. A Napoli le squadre che si disputeranno la sfida elettorale per palazzo San Giacomo sono ancora negli spogliatoi. Forse si potrebbe dire che sono ancora lontane dallo stadio. In campo, tuttavia, c’è già tantissima agitazione. Il Pdl fa finta di voler le primarie. «Ma— confessa il capogruppo regionale Fulvio Martusciello, anche lui dato tra i possibili candidati a sindaco di Napoli — in verità non ci appartengono. Anche perché, come Berlusconi ha saputo sempre scegliere i suoi candidati in maniera intelligente, e lo ha dimostrato con Caldoro, così il coordinatore regionale saprà scegliere ottimamente in occasione delle prossime elezioni amministrative in città». Il vero fosso da saltare per il Pdl è rappresentato dall’Udc. Ciriaco De Mita è tornato ad attaccare l’alleato, definendo il Pdl un partito organizzato per «bande politiche», e scagliandosi con veemenza nei confronti dell’assessore regionale all’urbanistica e coordinatore cittadino (al momento ritenuto tra i più accreditati per la candidatura a sindaco): Marcello Taglialatela. «È un arrogante— gli ha detto— e farebbe bene a pensare all’urbanistica, dove è tutto fermo». Taglialatela, di tutta risposta, ha fatto sapere che ieri, a Roma, ha a quanto chiede il Pdl che, invece, sostiene la necessità di offrire un segno di discontinuità, coinvolgendo soprattutto incaricati esterni.</p>
<p>All’Udc guarda con attenzione e tentazione anche il Pd. Nicola Tremante, segretario provinciale di Napoli, avverte: «Se i centristi vogliono essere credibili per costruire il terzo polo, in Campania non possono confermare l’abbraccio mortale con il Pdl». Intanto, sulle primarie restano evidenti le incertezze: «Per me — aggiunge Tremante — restano uno strumento, non un totem da venerare. Lo statuto nazionale, tra l’altro, prevede che sia l’organismo assembleare locale, con maggioranza qualificata del 60 per cento dei componenti, a decidere se celebrare le primarie o meno. Ma non abbiamo ancora pronto il regolamento». Nel Pd, però, i bassoliniani insistono perché si dia voce al popolo degli iscritti. E tra Umberto Ranieri, responsabile Mezzogiorno, e l’assessore comunale, Nicola Oddati, Tremante pare non nutrire dubbi: «Entrambi di qualità. Solo che Oddati, da dieci anni dentro l’esperienza della giunta comunale di Napoli che l’opinione pubblica ritiene definitivamente consumata, sconta una difficoltà oggettiva: di dover interpretare il nuovo malgrado la sua storia di protagonista del ciclo bassoliniano». E l’europarlamentare dell’Idv Luigi De Magistris? «Legittima la sua proposta, ma non credo possa essere il nostro candidato— conclude il segretario del Pd —: al nostro rispetto lui ha più di una volta fatto corrispondere espressioni poco urbane». E allora, per Pdl e Pd, sarebbe meglio eludere le primarie per poter decidere e sbagliare in proprio. Soprattutto se poi arbitro della gara sarà la scalpitante Udc, un po’ spina nel fianco del centrodestra e un po’ corteggiatissima partner del centrosinistra.</p>
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		<title>Città della Scienza, oggi la «sentenza»</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 08:07:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Città della Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Angelo Lomonaco da il Corriere del Mezzogiorno) Dinosauri e robot in piazza ieri mattina non c’erano, i lavoratori di Città della Scienza sì: perché cosa li aspetta nel futuro remoto non lo sanno, ma hanno ben ragione di temere per il presente. Dalla soluzione della trattativa con la Regione dipende il fatto che, dopo tre mensilità «saltate», finalmente possano riscuotere lo stipendio. E a un bivio si trova la stessa struttura. La Fondazione Idis, preso atto della situazione contabile, ha già deciso di chiudere il museo. Ma davvero accadrà? La partita si gioca tutta in queste ore. Oggi, infatti, sono in calendario due incontri decisivi. In mattinata si riunirà il consiglio di amministrazione della fondazione, presieduto da Vittorio Silvestrini: all’ordine del giorno, appunto, la chiusura di Città della Scienza per l’impossibilità di andare avanti. Nel pomeriggio, però, lo stesso Silvestrini sarà a Palazzo Santa Lucia, dove affronterà la questione dei crediti pregressi con Danilo Del Gaizo, capo di gabinetto del governatore Caldoro, nel tentativo di sbloccare almeno parte degli 8 milioni che la fondazione reclama. Al tavolo tecnico parteciperà anche l’assessore regionale all’Università e alla Ricerca Guido Trombetti che, pur non essendo direttamente responsabile per una materia che Caldoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Angelo Lomonaco da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Dinosauri e robot in piazza ieri mattina non c’erano, i lavoratori di Città della Scienza sì: perché cosa li aspetta nel futuro remoto non lo sanno, ma hanno ben ragione di temere per il presente. Dalla soluzione della trattativa con la Regione dipende il fatto che, dopo tre mensilità «saltate», finalmente possano riscuotere lo stipendio. E a un bivio si trova la stessa struttura. La Fondazione Idis, preso atto della situazione contabile, ha già deciso di chiudere il museo. Ma davvero accadrà? La partita si gioca tutta in queste ore. Oggi, infatti, sono in calendario due incontri decisivi. In mattinata si riunirà il consiglio di amministrazione della fondazione, presieduto da Vittorio Silvestrini: all’ordine del giorno, appunto, la chiusura di Città della Scienza per l’impossibilità di andare avanti. Nel pomeriggio, però, lo stesso Silvestrini sarà a Palazzo Santa Lucia, dove affronterà la questione dei crediti pregressi con Danilo Del Gaizo, capo di gabinetto del governatore Caldoro, nel tentativo di sbloccare almeno parte degli 8 milioni che la fondazione reclama. Al tavolo tecnico parteciperà anche l’assessore regionale all’Università e alla Ricerca Guido Trombetti che, pur non essendo direttamente responsabile per una materia che Caldoro ha preferito mantenere sotto il proprio controllo, ieri ha già avuto un lungo colloquio con Silvestrini. Nei giorni scorsi erano intervenuti anche Fulvio Martusciello e Daniela Nugnes, rispettivamente capogruppo e vicecapogruppo regionali del Pdl, che avevano sollecitato il governatore affinché sbloccasse la situazione.</p>
<p>Dal mini-summit Silvestrini è uscito parzialmente rinfrancato per il fatto stesso di avere ottenuto ascolto. «Devo dare atto a Trombetti — commenta— di aver contribuito a trasformare lo scontro in un incontro costruttivo. Siamo in una fase di transizione, in una situazione anomala in cui non abbiamo potuto far altro che considerare la Regione una controparte. Speriamo di poter tornare presto a considerarla come istituzione di riferimento. Ora, che si debba ridiscutere su quali siano le risorse che la giunta può destinarci per il futuro è un discorso accettabile. Ma che siano tagliate quelle già assegnate a noi per il passato mi sembra un’operazione illegittima. Il tavolo tecnico, inoltre, ci darà la possibilità di dimostrare che la gestione della struttura è virtuosa, che la gestione dei costi è severissima, che c’è un fiorire di attività autoremunerative che ci consente di finanziare attività che non lo sono». L’ottimismo di Silvestrini non è tale, comunque, da cambiare l’ordine del giorno del cda della Fondazione Idis. La seduta comincerà in mattinata e sarà sospesa in attesa di conoscere l’esito della riunione pomeridiana a Santa Lucia. Sulla quale, manifesta un moderato ottimismo anche Trombetti: «Dobbiamo affrontare i problemi uno alla volta. Per il momento cercheremo di risolvere l’emergenza, poi analizzeremo l’intero quadro».</p>
<p>Saldati i debiti dal 2008 a oggi, con modalità e tempi da stabilire, la Regione certamente deciderà di ridurre lo stanziamento di 2 milioni annui deliberato dalla giunta Bassolino a metà marzo, cioè poco prima del passaggio di consegne. Martusciello e Nugnes lo hanno detto a chiare lettere. Ma, nel curioso «pendolo» tra passato e futuro che sembra segnare il destino di Città della Scienza, di questo Silvestrini non sembra preoccupato. Preoccupatissimi sono invece i dipendenti di Fondazione Idis-Città della Scienza e di Cuen srl, i quali ieri hanno dichiarato uno sciopero a oltranza, chiuso tutto e bloccato via Coroglio. Una delegazione, accompagnata dai rappresentanti sindacali aziendali, ha a propria volta incontrato Trombetti, «per chiedere impegni concreti» per il superamento dell’emergenza, «nonché impegni precisi per la stabilizzazione di Città della Scienza», cioè per andare oltre «soluzioni tampone».</p>
<p>Preoccupato è anche il presidente del Consorzio Chain (Campania Helicopters and Airplane Industry Network), i cui dipendenti ieri sono rimasti fuori dagli uffici. «Abbiamo scelto Città della Scienza— dice Dario Scalella— perché rappresenta un punto di riferimento fondamentale per le imprese votate all’innovazione e all’internazionalizzazione presente sul territorio regionale, grazie ai servizi, alla rete di sostegno e promozione, all’interazione tra imprese e Università. Comprendiamo le ragioni di chi manifesta. Tuttavia, la situazione imporrebbe di valutare le modalità di protesta che recano danni ad altre aziende come scelta da adottare solo dopo che si sono sperimentate tutte le altre possibili strade. E cconfidiamo che la Regione e gli altri soggetti che hanno un ruolo di responsabilità nella vicenda individuino una soluzione adeguata e in tempi brevi. Altrimenti si finisce per aggiungere danno a danno. La situazione è tanto più paradossale perché incide negativamente proprio sulle aziende che hanno fatto dell’innovazione la propria stella polare in una regione che più di altre ne ha un estremo bisogno». E che resta in bilico tra passato e futuro, prossimo e remoto.</p>
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		<title>Città della Scienza dipendenti in rivolta</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 08:06:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Adele Brunetti da la Repubblica Napoli) Traffico bloccato, iniziative azzerate e presidio notturno, stato di agitazione confermato per i 100 dipendenti di Città della Scienza in attesa di risposte dalla Regione: 3 mensilità arretrate, 8 milioni di crediti maturati e il punto interrogativo sul futuro della struttura di Bagnoli. «Le intenzioni di Palazzo Santa Lucia restano ambigue, che ne sarà di noi?» lamentano i lavoratori tra striscioni che rimandano al passato: &#8220;Ex Italsider, ex Città della Scienza?&#8221;. La manifestazione provoca disagi, impedendo l´accesso alle tante aziende accolte nella sede in via Coroglio. «Comprendiamo le difficoltà di tutti &#8211; ha dichiarato Dario Scalella, presidente del consorzio aeronautico Chain &#8211; ma il senso di responsabilità imporrebbe di valutare le modalità di protesta che recano danni a diverse realtà, e quindi all´economia regionale, come extrema ratio da adottare dopo aver battuto le altre possibili strade». Cruciale l´incontro fissato oggi pomeriggio tra il direttore della Fondazione Idis Vittorio Silvestrini, l´assessore alla Ricerca e all´Innovazione Guido Trombetti e il capo di gabinetto del presidente Caldoro, Danilo Del Gaizo. Il nodo da sciogliere, l´erogazione dei primi pagamenti per ripartire con le attività. «Risolveremo al meglio la situazione» precisa l´assessore Trombetti. «Ma è necessario abituarsi a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Adele Brunetti da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Traffico bloccato, iniziative azzerate e presidio notturno, stato di agitazione confermato per i 100 dipendenti di Città della Scienza in attesa di risposte dalla Regione: 3 mensilità arretrate, 8 milioni di crediti maturati e il punto interrogativo sul futuro della struttura di Bagnoli. «Le intenzioni di Palazzo Santa Lucia restano ambigue, che ne sarà di noi?» lamentano i lavoratori tra striscioni che rimandano al passato: &#8220;Ex Italsider, ex Città della Scienza?&#8221;. La manifestazione provoca disagi, impedendo l´accesso alle tante aziende accolte nella sede in via Coroglio. «Comprendiamo le difficoltà di tutti &#8211; ha dichiarato Dario Scalella, presidente del consorzio aeronautico Chain &#8211; ma il senso di responsabilità imporrebbe di valutare le modalità di protesta che recano danni a diverse realtà, e quindi all´economia regionale, come extrema ratio da adottare dopo aver battuto le altre possibili strade».<br />
Cruciale l´incontro fissato oggi pomeriggio tra il direttore della Fondazione Idis Vittorio Silvestrini, l´assessore alla Ricerca e all´Innovazione Guido Trombetti e il capo di gabinetto del presidente Caldoro, Danilo Del Gaizo. Il nodo da sciogliere, l´erogazione dei primi pagamenti per ripartire con le attività. «Risolveremo al meglio la situazione» precisa l´assessore Trombetti. «Ma è necessario abituarsi a non fare passi più lunghi della gamba, a razionalizzare e ridurre gli sprechi. Un approccio valido per la politica culturale che verrà, nessuno escluso». Non mancano gli attacchi. «È triste pensare che si rischi la chiusura» dice Pietro Diodato, presidente della commissione Attività produttive. «Un´ipotesi che conferma una gestione poco attenta al mercato e finalizzata al rastrellamento di pubbliche risorse. L´istituto in origine possedeva funzioni di museo e di diffusione dell´innovazione ma, nel tempo, ha valicato le sue competenze, ricevendo profonda attenzione da parte delle istituzioni. Un esempio? Lo stravolgimento del piano di risanamento del litorale di Coroglio che ha consentito alla Fondazione di conservare strutture e manufatti sulla costiera». </p>
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		<title>Agguato alla legalità</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 08:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Angelo Vassallo]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Isaia Sales da il Corriere del Mezzogiorno) Quando viene ammazzato un sindaco del valore di Angelo Vassallo in un comune e in una zona di scarso radicamento della criminalità organizzata, l’amarezza, la rabbia e il dolore debbono lasciare il posto ad alcuni pressanti interrogativi. Anche nel Cilento gli interessi camorristici si sono consolidati e ramificati? Al punto da determinare l’uccisione del sindaco-bandiera di un intero territorio pur di non avere nessun ostacolo nella difesa dei propri tornaconti malavitosi? Possibile che non ci siano stati quei segnali premonitori (intimidazioni, minacce, avvertimenti, attentati sui cantieri, danneggiamenti di locali pubblici) che quasi sempre precedono un delitto di stampo mafioso? Ed è possibile che la situazione si era fatta così grave senza che ci fosse una traccia di tale livello di allarme nelle relazioni della magistratura, nei rapporti delle forze dell’ordine, negli articoli di stampa, nelle attività di denuncia dei partiti e delle organizzazioni sindacali? Se Angelo Vassallo avesse avuto la certezza di un rapido impadronirsi di attività economiche da parte di forze camorristiche, ne avrebbe parlato pubblicamente, avrebbe avvertito di ciò le forze dell’ordine e la magistratura, avrebbe usato le sue notevolissime relazioni con il mondo politico-istituzionale e con la stampa per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Isaia Sales da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<div id="attachment_166" class="wp-caption alignleft" style="width: 182px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/sales_isaia5.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/sales_isaia5-172x300.jpg" alt="Isaia Sales" title="Isaia Sales" width="172" height="300" class="size-medium wp-image-166" /></a><p class="wp-caption-text">Isaia Sales</p></div>
<p>Quando viene ammazzato un sindaco del valore di Angelo Vassallo in un comune e in una zona di scarso radicamento della criminalità organizzata, l’amarezza, la rabbia e il dolore debbono lasciare il posto ad alcuni pressanti interrogativi. Anche nel Cilento gli interessi camorristici si sono consolidati e ramificati? Al punto da determinare l’uccisione del sindaco-bandiera di un intero territorio pur di non avere nessun ostacolo nella difesa dei propri tornaconti malavitosi? Possibile che non ci siano stati quei segnali premonitori (intimidazioni, minacce, avvertimenti, attentati sui cantieri, danneggiamenti di locali pubblici) che quasi sempre precedono un delitto di stampo mafioso? Ed è possibile che la situazione si era fatta così grave senza che ci fosse una traccia di tale livello di allarme nelle relazioni della magistratura, nei rapporti delle forze dell’ordine, negli articoli di stampa, nelle attività di denuncia dei partiti e delle organizzazioni sindacali? Se Angelo Vassallo avesse avuto la certezza di un rapido impadronirsi di attività economiche da parte di forze camorristiche, ne avrebbe parlato pubblicamente, avrebbe avvertito di ciò le forze dell’ordine e la magistratura, avrebbe usato le sue notevolissime relazioni con il mondo politico-istituzionale e con la stampa per denunciarlo. Il coraggio non gli mancava.</p>
<p>Dopo la grande speculazione edilizia sulla costa cilentana degli anni ’60-’70 fatta anche con capitali malavitosi, dopo il tentativo di inserimento nelle attività turistiche culminato nella costruzione dell’Hotel Castelsandra a San Marco di Castellabate da parte di un clan camorristico, dopo la cattura di latitanti nascosti nella zona, sembrava che il Cilento avesse mantenuto una sua estraneità al fenomeno camorristico; o , in ogni caso, un’aggressione esterna senza radicamento locale. Anche i grandi interventi infrastrutturali, che superavano l’isolamento geografico del Cilento, avevano sì registrato alcuni tipici fenomeni di corruzione politico-imprenditoriale ma senza un’esposizione al controllo della delinquenza organizzata. Se dietro il delitto di Angelo Vassallo c’è la mano di bande di camorra, è incredibile come non ci sia stato un allarme nei mesi precedenti.</p>
<p>Certo, il comune di Pollica era ed è al centro di grossi investimenti in opere pubbliche e di infrastrutture al servizio del turismo. Vassallo era riuscito a ottenere importanti risorse regionali ed europee per realizzare il sogno di un grande porto tra Agropoli e Sapri. Ed era riuscito a coniugare interventi massicci in infrastrutture con le peculiarità storiche della sua comunità. La modernità per lui non doveva offendere le tradizioni e lo scorrere tranquillo della vita cilentana. Chi veniva a godersi l’incanto di uno dei mari più puliti e uno dei centri storici più lindi e ben conservati d’Italia, doveva adattarsi ai ritmi e alle abitudini di chi già ci viveva, piuttosto che imporre i propri. Innovazione e salvaguardia della peculiarità cilentana erano perfettamente coniugate ad Acciaroli e a Pioppi e negli altri splendidi borghi collinari che danno vita al comune di Pollica. Se questa comunità è diventata espressione di un Sud capace di amministrare e tutelare le proprie risorse al pari, se non meglio, di altre piccole località italiane lo si deve alla tenace azione del sindaco-pescatore. Una tenacia che lo portava a brusche reazioni quando si frapponevano impedimenti non giustificati ai suoi obiettivi ambiziosi di trasformazione di Acciaroli in un borgo marinaro di importanza internazionale. Così nelle settimane scorse aveva lodato della Lega di Bossi la capacità di sostenere la competenza dei sindaci di fronte alle pretese del demanio marittimo e di altre istituzioni di comandare sui porti.</p>
<p>Sì, Angelo a volte era brusco, di una schiettezza burbera tipica del carattere cilentano. Diceva molti no, soprattutto verso chi credeva di potersi vedere riconosciuto il diritto a intraprendere senza tenere conto degli interessi della intera collettività. Immaginava un’armonia tra ambiente, mare e attività turistiche. E se doveva dire a un suo compaesano che una finestra anodizzata o una costruzione abusiva stonavano con tale armonia, lo faceva di persona. Anche tra i tanti no che ha detto va cercata la causa del delitto di uno degli uomini di governo che non ti faceva vergognare del modo in cui in tanti nel Sud hanno inteso l’autonomia comunale. Quando l’abitudine di chi governa è quella di non inimicarsi un possibile elettore, Angelo svettava per la sua atipicità. Una mano assassina, piena di odio e rancore, ci ha tolto una delle figure più significative del nostro Sud.</p>
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		<title>I finiani dopo Mirabello &#8220;Primarie e gruppi autonomi&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[finiani]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Roberto Fuccillo da la Repubblica Napoli) «A MIRABELLO già tanti colleghi mi hanno detto che lavorano alla creazione di gruppi autonomi nei vari enti locali. Dovremo pensarci anche noi». Prima conseguenza del discorso di Fini: Enrico Flauto, consigliere provinciale del Pdl, ammette che ora sentirà un po´ l´aria che tira fra vari amministratori, ma fra pochi giorni a piazza Matteotti potrebbe esserci il nuovo gruppo di &#8220;Futuro e libertà&#8221;, con lui e Giovanni Bellerè. Una piccola frenata al separatismo la dà l´europarlamentare Enzo Rivellini: «Sto ricevendo centinaia di sms e telefonate, da militanti e cittadini che vogliono tornare a fare politica. Potremmo fare gruppi ovunque, ma il nostro obiettivo è andare avanti con la nostra azione. E a Napoli certo non intendiamo far saltare ora qualcuno sul carro di Fini: meglio valutare i finiani che si impegneranno al voto in primavera». Comunque, sorride Rivellini, «è un &#8220;Finimondo&#8221;». Ci va prudente, dopo aver suonato la vuvuzela a Mirabello, Italo Bocchino: «È un po´ presto per vedere cosa succederà, aspettiamo anche la reazione, vedremo». Però in fondo Rivellini spiega che «Fini mira a rappresentare una parte consistente del Paese. E lo fa da destra, per chi non si sente rappresentato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Roberto Fuccillo da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>«A MIRABELLO già tanti colleghi mi hanno detto che lavorano alla creazione di gruppi autonomi nei vari enti locali. Dovremo pensarci anche noi». Prima conseguenza del discorso di Fini: Enrico Flauto, consigliere provinciale del Pdl, ammette che ora sentirà un po´ l´aria che tira fra vari amministratori, ma fra pochi giorni a piazza Matteotti potrebbe esserci il nuovo gruppo di &#8220;Futuro e libertà&#8221;, con lui e Giovanni Bellerè. Una piccola frenata al separatismo la dà l´europarlamentare Enzo Rivellini: «Sto ricevendo centinaia di sms e telefonate, da militanti e cittadini che vogliono tornare a fare politica. Potremmo fare gruppi ovunque, ma il nostro obiettivo è andare avanti con la nostra azione. E a Napoli certo non intendiamo far saltare ora qualcuno sul carro di Fini: meglio valutare i finiani che si impegneranno al voto in primavera». Comunque, sorride Rivellini, «è un &#8220;Finimondo&#8221;».<br />
Ci va prudente, dopo aver suonato la vuvuzela a Mirabello, Italo Bocchino: «È un po´ presto per vedere cosa succederà, aspettiamo anche la reazione, vedremo». Però in fondo Rivellini spiega che «Fini mira a rappresentare una parte consistente del Paese. E lo fa da destra, per chi non si sente rappresentato da gossip e veline». Dunque non un distacco dal Pdl, ma il tentativo di reimpadronirsene. Ragionamento che poggia su un assunto: «Non credo che si vada al voto anticipato. E dunque saranno un test politico importante le amministrative». E prima ancora «saranno un test le primarie che abbiamo convocato a ottobre per dire basta al cesarismo romano nelle decisioni».<br />
Intanto uno dei papabili, Marcello Taglialatela, replica a Ciriaco De Mita. Il leader Udc domenica ne aveva denunciato l´insussistenza come assessore regionale all´Urbanistica, ieri Taglialatela ha divulgato un accordo col ministero delle Infrastrutture: 39 milioni per la riqualificazione di alloggi a canone sostenibile. Interessati vari Comuni, da Solofra a Ceppaloni, da Grumo Nevano a Eboli. È fibrillazione intanto anche nei territori. A Poggiomarino il sindaco Vincenzo Vastola vuole portare in Consiglio una mozione favorevole al premier, dal titolo &#8220;Meno male che Silvio c´è&#8221;. E meno male che tre anni fa fu eletto da uno scontro tutto interno al centrodestra: lui aveva con sé An, il partito di Rotondi, quello di Sergio De Gregorio, dall´altra parte c´erano civiche, Udc e Forza Italia. </p>
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		<title>«Cricca» delle case lo strano primato della donna ucraina</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/cricca-delle-case-lo-strano-primato-della-donna-ucraina</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 07:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[parentopoli]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Leandro Del Gaudio da il Mattino) Un paio di dirigenti comunali, un sindacalista assunto nei ranghi di Palazzo San Giacomo, una assistente sociale. E poi c&#8217;è una donna. Una donna che viene dall&#8217;Est, origini ucraine ma cittadina partenopea a tutti gli effetti, tanto da scalare nel giro di pochi anni graduatorie ambite da molti napoletani: quelle della casa e del lavoro. Lei forse non lo sa, ma nel giro di pochi anni è diventata una sorta di miracolata: ha un lavoro nel campo dell&#8217;assistenza sociale &#8211; contratto da mille euro al mese &#8211; e vive in una casa del Comune in pieno centro storico, una di quelle abitazioni che da decenni scatena la ressa all&#8217;esterno degli uffici di piazza Sant&#8217;Eligio. Come abbia coronato il suo sogno italiano, come si sia inserita da primatista nella classifica tutta locale per un posto fisso è il target principale dell&#8217;ultima inchiesta condotta dalla Procura di Napoli. Case e lavoro, indagano gli uomini del pool mani pulite del procuratore aggiunto Francesco Greco, fascicolo affidato dalla polizia municipale del comandante Luigi Sementa. Indagini che nascono di iniziativa e che fanno registrare in pochi giorni massimo dinamismo investigativo, come emerge da blitz negli uffici comunali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Leandro Del Gaudio da il Mattino)</strong></p>
<p>Un paio di dirigenti comunali, un sindacalista assunto nei ranghi di Palazzo San Giacomo, una assistente sociale. E poi c&#8217;è una donna. Una donna che viene dall&#8217;Est, origini ucraine ma cittadina partenopea a tutti gli effetti, tanto da scalare nel giro di pochi anni graduatorie ambite da molti napoletani: quelle della casa e del lavoro. Lei forse non lo sa, ma nel giro di pochi anni è diventata una sorta di miracolata: ha un lavoro nel campo dell&#8217;assistenza sociale &#8211; contratto da mille euro al mese &#8211; e vive in una casa del Comune in pieno centro storico, una di quelle abitazioni che da decenni scatena la ressa all&#8217;esterno degli uffici di piazza Sant&#8217;Eligio. Come abbia coronato il suo sogno italiano, come si sia inserita da primatista nella classifica tutta locale per un posto fisso è il target principale dell&#8217;ultima inchiesta condotta dalla Procura di Napoli. Case e lavoro, indagano gli uomini del pool mani pulite del procuratore aggiunto Francesco Greco, fascicolo affidato dalla polizia municipale del comandante Luigi Sementa. Indagini che nascono di iniziativa e che fanno registrare in pochi giorni massimo dinamismo investigativo, come emerge da blitz negli uffici comunali e da una serie di testimonianze raccolte nella seconda metà di agosto. Quanto basta a raccontare la prima parte di un&#8217;inchiesta sulla presunta parentopoli napoletana, su una possibile «cricca» capace di piazzare amici e parenti quando si tratta di assegnare posti o appartamenti. La casa alla donna ucraina E&#8217; il primo atto dell&#8217;inchiesta, a giudicare dai documenti finora acquisiti dalla pg: dal 2006, la donna vive in una casa di 50 metri quadrati in zona Decumani, che le è stata concessa dal Comune. In che modo? E questo il nucleo dell&#8217;inchiesta: la donna non risulta presente in graduatoria. Lo hanno accertato gli uomini di Sementa, che hanno passato in rassegna tutte le graduatorie degli uffici di piazza Sant&#8217;Eligio che contengono i nomi degli aventi diritto e degli assegnatari di case del patrimonio comunale. Qualche traccia che rimanda al suo nome, per l&#8217;hanno trovata, sempre secondo quanto emerge seguendo a ritroso le mosse degli investigatori.<br />
La domanda fuori termine. Tra gli atti acquisiti dai poliziotti, c&#8217;è un&#8217;istanza al Comune fatta dalla donna diventata cittadina napoletana: viene presentata nel dicembre 2004, vale a dire due mesi dopo la scadenza del bando, abbondantemente fuori tempo massimo quindi. Fatto sta che due anni dopo, nel 2006, la donna riesce comunque ad ottenere la casa del centro storico. La domanda è sempre la stessa: in che modo? L&#8217;assistente sociale Scavando più a fondo, spunta un altro documento destinato a diventare decisivo in questa storia di presunti favoritismi: è una relazione firmata da una assistente sociale, che serve a segnalare l&#8217;aspirante assegnataria per le sue condizioni di particolare indigenza. Ora la relazione finisce agli atti: la donna di nazionalità ucraina viene segnalata come vedova, priva di un posto di lavoro e particolarmente indigente, tanto da vivere in un autentico tugurio da anni. Particolari su cui indugiano gli investigatori, con riscontri immediati. Tanto che nello stesso fascicolo finisce anche un parere tecnico e una ordinanza, due documenti scritti da un dirigente comunale dal contenuto fin troppo chiaro: bisogna assegnare una casa a quella donna. Il tugurio. Fatto sta che dalle indagini emergono dati contrastanti: all&#8217;indirizzo indicato nella relazione della assistente sociale non corrisponde alcun tugurio. Anzi. Ci abitano da oltre dieci anni persone perfettamente integrate nel tessuto economico cittadino. Poi: nessuno ricorda la presenza di una donna dell&#8217;Est nella casa segnalata nella relazione dell&#8217;assistente sociale. Come a di- re: perché in uno o pi atti pubblici si scrivono cose non vere? Fatto sta che è grazie al- la relazione dell&#8217;assistente sociale e all&#8217;ordinanza dirigenziale, che dal 2006 le condizioni di vita della donna cambiano, a partire proprio dall&#8217;assegnazione della casa. Le assunzioni Ma il nome della donna compare anche in una lista di persone da assumere in una cooperativa. Dodici nomi (anche se in un altro documento ne sono sedici) da assumere a stretto giro, secondo quanto emerge da un&#8217;altra ordinanza dirigenziale del Comune. Su quell&#8217;ordinanza si concentrano ora le indagini: già, perché i nomi sono tutti legati a rapporti di parentela o di amicizia con sindacalisti o esponenti delle istituzioni. E la punta d&#8217;iceberg di una parentopoli tutta da scoprire? Difficile dirlo, anche perché proporre una assunzione non è un reato di per sé. Fatto sta che dai primi accertamenti emerge con chiarezza che le persone indicate nella seconda ordinanza dirigenziale non hanno tutte le carte in regola: c&#8217;è chi ha lavorato negli ultimi mesi senza poter contare sui cosiddetti «titoli Osa» (decisivi per l&#8217;assistenza degli alunni disabii) e c&#8217;è chi non ha ancora messo in cascina i due anni di esperienza richiesti dal regolamento comunale. E anche su questo secondo filone d&#8217;inchiesta, che si muovono gli investigatori. Si scava sull&#8217;appalto che lega al Comune alcune società private specializzate nell&#8217;assistenza dei diversamente abili, ma anche sui diplomi che consentono ai singoli impiegati di comparire nelle graduatorie che contano e di accedere al sospirato posto di lavoro.<br />
Testimoni<br />
Fatto sta che nel giro di pochi giorni sono stati ascoltati alcuni potenziali testimoni, che hanno di volta in volta consentirono di mettere insieme i tasselli di una storia ancora tutta da scrivere. A partire dalla ressa all&#8217;esterno degli uffici di piazza Sant&#8217;Eligio, dal sogno di una casa o di un lavoro, dal dinamismo di un sindacalista per ottenere le ordinanze firmate da almeno due dirigenti comunali. Senza contare, poi, l&#8217;improvviso scatto in avanti di una donna che viene dall&#8217;Europa dell&#8217;Est.</p>
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		<title>Napoli sociale, nel mirino i coordinatori</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 06:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli) Emergono gravissime inadempienze dall&#8217;inchiesta della magistratura napoletana sulle assunzioni clientelari nelle aziende partecipate del comune di Napoli. Il pool mani pulite coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dai nuclei specializzati della guardia di finanza e dei carabinieri si sarebbero concentrati su alcuni bandi e avvisi pubblicati &#8216;formalmente&#8217; e puntualmente in piena estate, utilizzando, spesso, agenzie di selezione del personale. Gli inquirenti stanno verificando con attenzione il bando per l&#8217;assunzione dei tre coordinatori in Napoli Sociale, la gara per il progetto redazione sociale&#8217; e le oltre trecento persone nelle altre partecipate. Avviati controlli incrociati. Acquisiti i nomi degli assunti operati negli ultimi anni. Controllati i certificati anagrafici per verificare i gradi di parentela con politici, sindacalisti, dirigenti comunali. Verificati gli atti deliberativi della giunta e dei consigli di amministrazione delle aziende comunali. Un sistema all&#8217;apparenza &#8216;corretto&#8217; che, invece, avrebbe legittimato assunzioni e affidamenti di appalti senza rispettare le normative di legge. I bandi sarebbero stati pubblicati senza adeguata informazione e pubblicità. Alcuni esempi? I tre coordinatori sarebbero stati assunti da Napoli Sociale &#8216;in modo spericolato&#8217;. Si tratta di Maria Rosaria Longobardi figlia di Amalia Murolo coordinatrice del consorzio Gesco; Marina Migliaccio nuora del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Emergono gravissime inadempienze dall&#8217;inchiesta della magistratura napoletana sulle assunzioni clientelari nelle aziende partecipate del comune di Napoli. Il pool mani pulite coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dai nuclei specializzati della guardia di finanza e dei carabinieri si sarebbero concentrati su alcuni bandi e avvisi pubblicati &#8216;formalmente&#8217; e puntualmente in piena estate, utilizzando, spesso, agenzie di selezione del personale. Gli inquirenti stanno verificando con attenzione il bando per l&#8217;assunzione dei tre coordinatori in Napoli Sociale, la gara per il progetto redazione sociale&#8217; e le oltre trecento persone nelle altre partecipate. Avviati controlli incrociati. Acquisiti i nomi degli assunti operati negli ultimi anni. Controllati i certificati anagrafici per verificare i gradi di parentela con politici, sindacalisti, dirigenti comunali. Verificati gli atti deliberativi della giunta e dei consigli di amministrazione delle aziende comunali. Un sistema all&#8217;apparenza &#8216;corretto&#8217; che, invece, avrebbe legittimato assunzioni e affidamenti di appalti senza rispettare le normative di legge. I bandi sarebbero stati pubblicati senza adeguata informazione e pubblicità. Alcuni esempi? I tre coordinatori sarebbero stati assunti da Napoli Sociale &#8216;in modo spericolato&#8217;. Si tratta di Maria Rosaria Longobardi figlia di Amalia Murolo coordinatrice del consorzio Gesco; Marina Migliaccio nuora del segretario regionale della Uil Antonio Borriello e Maurizio Ponticelli vicino a Sinistra e libertà, il partito dell&#8217;assessore alle politiche sociali Giulio Riccio. In piena estate del 2008, viene pubblicato sul sito Internet dell&#8217;agenzia Studio Staff una &#8216;ricerca di personale&#8217; per l&#8217;assunzione di un responsabile amministrativo e coordinatori del servizio assistenza scolastica dei disabili. Gli interessati dovevano presentare le domande esclusivamente via Internet. Stranamente non erano indicati i termini per la presentazione delle domande. Era un bando senza termini di presentazione. Sembra che chi era destinato ad essere assunto non era ancora in possesso del titolo di studio (la laurea). Il 15 ottobre del 2008 il consigliere comunale socialista Carmine Simeone inviava una nota (protocollo numero 433) al sindaco Rosa Russo Iervolino, all&#8217;assessore Giulio Riccio e al presidente di Napoli Sociale. Simeone esigeva chiarezza. Perché l&#8217;avviso non è stato pubblicato sui principali mezzi di informazione? &#8211; domandava il consigliere. Altro esempio? Alla vigilia di ferragosto del 2007, il comune di Napoli pubblica un bando di gara per il progetto Redazione Sociale&#8217;, per la durata di mesi otto. Valore totale inizialmente dell&#8217;appalto: 100mila euro. La &#8216;Redazione Sociale&#8217; si doveva occupare della gestione del portale &#8216;Napoli città sociale&#8217; e la redazione di una rivista cittadina delle politiche sociali. Alla gara partecipò solo il consorzio Gesco presentando l&#8217;offerta economicamente più vantaggiosa pari a 95mila euro. Perché non arrivarono altre offerte? La &#8216;Redazione Sociale&#8217; ancora oggi si occupa delle &#8216;attività di comunicazione sociale&#8217; . La rivista Agorà sociale realizzata da Gesco per conto del Comune ha anche beneficiato di circa 300mila euro provenienti dalle casse dell&#8217;unione europea. E, spesso nelle gare per l&#8217;affidamento dei servizi di assistenza sociale, la &#8216;comunicazione sociale&#8217; era un elemento essenziale per le aggiudicazioni degli appalti. </p>
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		<title>Siniscalchi: «Lepore, Mancuso e Bassolino: questo accadde in Procura»</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 21:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bassolino]]></category>
		<category><![CDATA[Giandomenico Lepore]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[Procura]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Gianluca Abate da il Corriere del Mezzogiorno) Vincenzo Siniscalchi, penalista, parlamentare per dodici anni, gli ultimi quattro trascorsi nelle stanze di Palazzo de’ Marescialli da consigliere laico del Csm&#8230; «No». Come no? «Non mi chiami laico». Guardi che i membri eletti dal Parlamento si chiamano «laici», non lo sapeva? «Io sono un diversamente togato». Che fa, scherza? «No, ma la toga la indossano anche gli avvocati e i professori universitari. E a me ’sta storia che i magistrati si debbano chiamare togati proprio non mi va giù. Manco fossero di un altro livello». Con queste premesse saranno stati quattro anni&#8230; «Bellissimi. L’importante è mettere le cose in chiaro, il resto è un’esperienza fantastica». Addirittura. «Certo. Entri nel governo della magistratura. E ne scopri le logiche, gli schieramenti, le vere ragioni che si nascondono dietro le scelte. Come quella volta che&#8230;». Ci sono storie che, per essere raccontate, hanno bisogno di decantare. Ci sono segreti che, per essere svelati, hanno bisogno di tempo. Ci sono retroscena che, per essere rivelati, hanno bisogno della tranquillità di un edificio silenzioso nel cuore della Chiaja d’un tempo. Palazzo Fernandes, via Carducci, martedì scorso, le cinque del pomeriggio. Vincenzo Siniscalchi siede tenendo in mano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Gianluca Abate da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/09/vincenzo_maria_siniscalchi.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/09/vincenzo_maria_siniscalchi.jpg" alt="" title="vincenzo_maria_siniscalchi" width="150" height="188" class="alignnone size-full wp-image-10397" /></a> Vincenzo Siniscalchi, penalista, parlamentare per dodici anni, gli ultimi quattro trascorsi nelle stanze di Palazzo de’ Marescialli da consigliere laico del Csm&#8230;<br />
«No».</p>
<p>Come no?<br />
«Non mi chiami laico».</p>
<p>Guardi che i membri eletti dal Parlamento si chiamano «laici», non lo sapeva?<br />
«Io sono un diversamente togato».</p>
<p>Che fa, scherza?<br />
«No, ma la toga la indossano anche gli avvocati e i professori universitari. E a me ’sta storia che i magistrati si debbano chiamare togati proprio non mi va giù. Manco fossero di un altro livello».</p>
<p>Con queste premesse saranno stati quattro anni&#8230;<br />
«Bellissimi. L’importante è mettere le cose in chiaro, il resto è un’esperienza fantastica».</p>
<p>Addirittura.<br />
«Certo. Entri nel governo della magistratura. E ne scopri le logiche, gli schieramenti, le vere ragioni che si nascondono dietro le scelte. Come quella volta che&#8230;».</p>
<p>Ci sono storie che, per essere raccontate, hanno bisogno di decantare. Ci sono segreti che, per essere svelati, hanno bisogno di tempo. Ci sono retroscena che, per essere rivelati, hanno bisogno della tranquillità di un edificio silenzioso nel cuore della Chiaja d’un tempo. Palazzo Fernandes, via Carducci, martedì scorso, le cinque del pomeriggio. Vincenzo Siniscalchi siede tenendo in mano un bicchiere di the freddo alla pesca. Dietro di lui, una fila di testi giuridici Guida al diritto scrupolosamente ordinati per anno di pubblicazione, il quadro di un Vesuvio che erutta, un altro con su scritto Vedi Napoli e poi muori (ma con tanto di corni sotto), una rubrica telefonica con ancora incollato un vecchio adesivo dell’Ulivo e una bandiera del Canada. Davanti, due ore di ricordi, battute, aneddoti, retroscena. Il racconto di quattro anni vissuti al Consiglio superiore della magistratura.<br />
Bellissimi ma turbolenti. Perché s’era dimesso?<br />
«Il ministro della Giustizia parlò di programma spartitorio sulle nomine, e io presiedevo la commissione che conferiva gli incarichi. Che facevo, restavo lì mentre mi accusavano di lottizzare?».</p>
<p>Dica la verità, davvero le spartizioni non esistono?<br />
«Ci sono eccome, ma solo nelle nomine a pacchetto, quelle dove si vota un blocco di dieci o dodici magistrati».</p>
<p>Il resto invece fila a meraviglia?<br />
«Le criticità esistono, ma non sono quelle sollevate dalla polemica politica contro il Csm. Sono, piuttosto, espressione di riflessi corporativi della magistratura».</p>
<p>Un esempio&#8230;<br />
«I magistrati fuori ruolo, che sono tantissimi anche a Napoli. Il presidente del tribunale Carlo Alemi cerca di bloccare questo fenomeno, ma i suoi pareri negativi vengono puntualmente superati da accordi al Csm. E poi si lamentano che gli organici sono scoperti. Le toghe devono adottare un self-restraint. E questo non è l’unico caso».</p>
<p>Gli altri?<br />
«Ad esempio l’enorme serie di incompatibilità che ho accertato a Napoli. Ci sono mogli, mariti, fratelli e sorelle di magistrati che fanno gli avvocati. Certo, devono esercitare in settori separati tra civile e penale, ma questo limite è sufficiente?».</p>
<p>Ecco, a proposito di limiti. Qualcuno forse i magistrati l’hanno superato. Come ha vissuto gli scontri tra pm in Campania l’uomo che governava le toghe?<br />
«Devo premettere che la qualità dei magistrati è ottima. Ricordo nomine di persone eccezionali. E quattro momenti caldi: il caso dell’ex ministro Clemente Mastella, lo scontro tra la Procura di Salerno e quella di Catanzaro, lo strappo tra il procuratore di Napoli e i suoi pm, le interviste di Vincenzo Galgano».</p>
<p>Iniziamo dall’inchiesta sull’ex Guardasigilli.<br />
«L’intera vicenda in sé è stata pietosa per la magistratura. Il procuratore Mariano Maffei non ha avuto capacità di controllo, gli è sfuggita dalle mani la gestione dell’inchiesta. E in una Procura spaccata occorreva un vertice che desse risposte forti».</p>
<p>Avete mandato Corrado Lembo&#8230;<br />
«Persona perbene e magistrato di grande equilibrio. Io però votai per Franco Roberti».</p>
<p>E fu messo in minoranza. Sbagliò?<br />
«La nomina di Roberti fu affossata da Magistratura democratica. Rimasi molto sorpreso, mandarlo lì sarebbe stata la naturale prosecuzione del suo lavoro sul fronte anticamorra».</p>
<p>Vede allora che le correnti pesano?<br />
«Quella della non nomina di Roberti obiettivamente non è stata una dinamica normale».</p>
<p>Però Lembo&#8230;<br />
«È un procuratore eccellente. Forse era meglio invertirli: Roberti a Santa Maria Capua Vetere, Lembo a Salerno».</p>
<p>Salerno, il secondo caso campano dei suoi anni al Csm. Che idea s’è fatto?<br />
«Ho partecipato all’istruttoria in prima commissione. Ci fu un’oggettiva anomalia di condotte, ma oggi devo dire che la decisione di proporre il trasferimento del procuratore di Salerno Luigi Apicella e del Pg di Catanzaro Enzo Iannelli fu troppo pesante. Lo stesso errore commesso poi con Luigi De Magistris».</p>
<p>Pentito anche della posizione assunta in quel caso?<br />
«Era chiaro che c’era una questione relativa a un eccesso di esternazioni da parte di quel pm. Ma il Csm l’ha di fatto costretto a lasciare la magistratura».</p>
<p>Cosa doveva fare?<br />
«Cosa non doveva fare, piuttosto. Invece di limitarsi a censurare l’atteggiamento del magistrato, è entrato nel merito della condotta processuale. L’ho sempre detto, attenti all’accetta disciplinare: intervenire su inchieste in corso, anche le più discutibili, rischia sempre di apparire come un tentativo di condizionarle».</p>
<p>Ha fatto bene De Magistris a candidarsi?<br />
«No, è una cosa sbagliata. Così come è sbagliato che il pm che indaga sul presidente della Regione Puglia poi scenda in campo contro di lui. La legge però glielo consente, e in dodici anni non ho mai visto nessuno proporre una norma per impedire che ciò accada».</p>
<p>Il Csm è intervenuto anche sul caso Napoli. Che clima si respirava in quei giorni?<br />
«Il presidente delòla Repubblica Giorgio Napolitano era molto turbato delle fibrillazioni interne all&#8217;ufficio partenopeo».</p>
<p>Lei ha dato torto al procuratore Giovandomenico Lepore nello scontro con i due pm titolari dell’inchiesta sui rifiuti, Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. È ancora convinto di quella scelta?<br />
«La decisione di procedere separatamente per il prefetto di Napoli Alessandro Pansa e il capo della Protezione civile Guido Bertolaso fu una revoca dell’inchiesta, non uno stralcio. E comunque, per dirla tutta, io Lepore l’ho difeso».</p>
<p>Se questa si chiama difesa&#8230;<br />
«Sono riuscito a evitare che la delibera che gli dava torto fosse inserita nel suo fascicolo personale. Quella che era iniziata come una questione tecnica avrebbe potuto comportare problemi per il procuratore».</p>
<p>Se era una questione semplicemente tecnica, perché tanto clamore?<br />
«I sostituti erano preoccupati che ci fosse un secondo fine di natura politica»</p>
<p>Be’, dall’altro lato erano preoccupati per altro. Il pg Vincenzo Galgano parlò di «pm che perseguono interessi personali»&#8230;<br />
«Vincenzo Galgano è un grande magistrato e un galantuomo, ma eccede nei toni. E quella volta sbagliò. Le sue interviste al Corriere del Mezzogiorno non mi sono piaciute».</p>
<p>Anche Paolo Mancuso per la verità difese Lepore. Disse che c’era qualcuno «in cerca di visibilità». Era possibile sospettare secondi fini anche dal magistrato che indagò su Silvio Berlusconi?<br />
«Queste cose sono accadute tutte all’interno di un contenitore che si chiama inchiesta sui rifiuti. Quei pm venivano criticati per l’inchiesta su Antonio Bassolino, perché incidevano sul tessuto di governo della quotidianità campana».</p>
<p>Il suo studio ha assistito in quel processo Fibe e Fisia?<br />
«Sì».</p>
<p>Come giudica da avvocato il lavoro dei due pm?<br />
«Ho sempre ritenuto molto corretto l’operato di Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo»</p>
<p>E le contestazioni nei loro confronti?<br />
«Abbiamo verificato, ma non c’era nulla».</p>
<p>Dice che aveva ragione quella parte di Procura che si schierò con i due magistrati?<br />
«Lepore e Mancuso sono due persone perbene, due grandi magistrati. Rispetto le loro perplessità, i loro giudizi. Ma è un dato oggettivo che i due pm abbiano avuto problemi prima, durante e dopo quest’indagine».</p>
<p>A sentirla tutti i magistrati sono ottimi ma&#8230;<br />
«Mi creda, la buona fede di tutti è scontata. Però&#8230;».</p>
<p>Però?<br />
«Però quando una persona così importante come Mancuso fa una critica a quei pm, il risultato oggettivo va oltre le sue stesse intenzioni. E viene percepito come un segnale negativo per quei magistrati, un isolamento di fatto».</p>
<p>Quello scontro ha diviso anche Magistratura democratica: se Paolo Mancuso ha difeso il procuratore di Napoli, Giuseppe Narducci s’è schierato con i pm&#8230;<br />
«Narducci è un ottimo magistrato. Come Aldo Policastro. Penso abbia fatto bene».</p>
<p>Fosse magistrato sarebbe dei loro?<br />
«No, chiederei a tutti di abbassare i toni. L’avversario sta dall’altra parte».</p>
<p>La fa facile.<br />
«Divisi non si va da nessuna parte. È come in politica, il riscontro è elettorale: il cartello progressista prima aveva al Csm Ernesto Aghina e Francesco Menditto, ora non è stato in grado di far eleggere neppure un consigliere».</p>
<p>E l’ex consigliere diversamente togato Vincenzo Siniscalchi che farà ora che l&#8217;avventura è finita?<br />
«Riprenderò a fare l’avvocato. E posso tornare con più libertà nel dibattito politico».</p>
<p>Nicola Oddati o Umberto Ranieri, chi vota alle primarie?<br />
«Ranieri forse ha una maggiore storia amministrativa, ma francamente spero di poter scegliere tra molti altri nomi».</p>
<p>Questi non le piacciono?<br />
«Ci sono state troppe diserzioni, anche da parte della società civile. E la città ne soffre. È vero, Napoli è ferma». Siamo condannati all’immobilismo? «Questa è un’altra intervista&#8230;»</p>
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		<title>Parentopoli al Comune, 12 nomi nel mirino dei pm</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 07:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[parentopoli]]></category>
		<category><![CDATA[partecipate]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>

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		<description><![CDATA[(da il Mattino) Alunni diversamente abili assistiti da personale privo di titoli ed esperienza, ma anche un giro di parentele che contano quando si tratta di assumere o assegnare case. Ipotesi al vaglio della Procura, nell&#8217;inchiesta che sta passando al setaccio appalti, graduatorie, contratti in materia di welfare. Ipotesi che incassano giorno per giorno dati concreti, possibili conferme. Parentopoli all&#8217;ombra del Comune, c&#8217;è un dato numerico: ci sono dodici nomi di soggetti assunti nei progetti di assistenza agli alunni portatori di handicap su cui si sta facendo chiarezza. Parentele accertate per dodici impiegati, mentre nel mirino finiscono sindacalisti, dirigenti comunali, esponenti del mondo politico. Maneggi bipartisan, a giudicare dai primi accertamenti finora condotti. Inchiesta complessa, affidata dal pool mani pulite del procuratore aggiunto Francesco Greco ai vigili del comandante Luigi Sementa. Decisive fino a questo momento alcune mosse messe a segno dagli inquirenti: acquisizioni di atti, sommarie informazioni di potenziali testimoni. Ci sono ipotesi da verificare: mogli, amanti (stando a quanto confermato da alcune testimonianze finora raccolte), parenti di esponenti del mondo sindacale, politico e amministrativo della città risulterebbero beneficiari di contratti di assunzione nel campo della formazione di alunni diversamente abili. Un dato che fa emergere al momento uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da il Mattino)</strong></p>
<p>Alunni diversamente abili assistiti da personale privo di titoli ed esperienza, ma anche un giro di parentele che contano quando si tratta di assumere o assegnare case. Ipotesi al vaglio della Procura, nell&#8217;inchiesta che sta passando al setaccio appalti, graduatorie, contratti in materia di welfare. Ipotesi che incassano giorno per giorno dati concreti, possibili conferme. Parentopoli all&#8217;ombra del Comune, c&#8217;è un dato numerico: ci sono dodici nomi di soggetti assunti nei progetti di assistenza agli alunni portatori di handicap su cui si sta facendo chiarezza. Parentele accertate per dodici impiegati, mentre nel mirino finiscono sindacalisti, dirigenti comunali, esponenti del mondo politico. Maneggi bipartisan, a giudicare dai primi accertamenti finora condotti. Inchiesta complessa, affidata dal pool mani pulite del procuratore aggiunto Francesco Greco ai vigili del comandante Luigi Sementa. Decisive fino a questo momento alcune mosse messe a segno dagli inquirenti: acquisizioni di atti, sommarie informazioni di potenziali testimoni. Ci sono ipotesi da verificare: mogli, amanti (stando a quanto confermato da alcune testimonianze finora raccolte), parenti di esponenti del mondo sindacale, politico e amministrativo della città risulterebbero beneficiari di contratti di assunzione nel campo della formazione di alunni diversamente abili. Un dato che fa emergere al momento uno sfondo clientelare, su cui da un punto di vista penale ci sarebbe poco da raccontare. Altro discorso invece per quanto sta emergendo dagli accertamenti delle ultime ore: è il caso delle persone regolarmente assunte pur essendo prive dei titoli richiesti, pur non potendo contare sui due anni di esperienza lavorativa maturata sul campo. Titoli e esperienze in default per gente che incassa da mesi uno stipendio, che da tempo svolge un ruolo decisivo nel campo dell&#8217;assistenza degli alunni con difficoltà psicomotorie. Scenario complesso, si lavora con il bisturi. Sotto i riflettori un possibile sottobosco di clientele e appoggi trasversali nel corso di un&#8217;inchiesta nella quale i vertici di Palazzo San Giacomo &#8211; è bene ribadirlo &#8211; vanno ritenuti estranei rispetto alle ipotesi battute dagli investigatori. C&#8217;è un doppio binario investigativo: case e lavoro, immobili e incarichi professionali. Immobili comunali e inserimento in graduatorie per l&#8217;affidamento di appalti milionari nel campo della formazione e dell&#8217;assistenza. Chiara l&#8217;ipotesi di fondo: al centro delle indagini della polizia municipale è finito un gruppetto di personaggi perfettamente a proprio agio quando si tratta di lavorare su bandi di gara, concorsi, graduatorie e cooptazioni a chiamata diretta. Una sorta di «cricca» di burocrati, fatta da dirigenti, politici, rappresentanti di categoria e finanche qualche vigile urbano tutti potenzialmente capaci di segnalare nomi o piazzare amici e parenti in cima alle graduatorie. Tanto che non sono sfuggite alcune mosse da parte degli investigatori, che nelle ultime settimane non hanno lasciato punti inesplorati. Anzi: per giorni sono state scattate foto all&#8217;ingresso di alcuni appartamenti di proprietà del comune di Napoli, assegnati seguendo criteri ritenuti al limite della legalità; poi sono stati ascoltati potenziali testimoni, acquisiti contratti e documenti. E i risultati sembrano confortare le ipotesi di fondo: al centro e in periferia sono stati sgomberati appartamenti comunali assegnati in modo illegale, oggetto di speculazioni o clientele. Non si tratta di case popolari &#8211; è bene chiarirlo &#8211; ma anche di proprietà immobiliari di un certo rilievo. E il caso di un immobile in pieno centro storico &#8211; zona Decumani &#8211; da mesi affidato senza rispettare la pubblica graduatoria a una cittadina non italiana. Indagine in corso, neanche tanto difficile ipotizzare le prossime mosse: ancora interrogatori in vista, si comincia da chi è a lavoro senza i titoli richiesti, da chi non ha molto da vantare, al di là di un&#8217;amicizia che conta. </p>
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		<title>De Mita all&#8217;attacco del Pdl: «In Campania c&#8217;è una logica da bande»</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 07:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Mario Pepe da il Roma) L&#8217;Udc riparte dell&#8217;Eremo di Visciano. E, nella prima uscita dopo le vacanze estive, lancia chiari messaggi ad alleati e antagonisti. Tocca a Ciriaco De Mita tracciare la linea dei centristi. E l&#8217;euro-parlamentare non risparmia strali al Pdl. «Avevamo siglato un accordo di natura programmatica con il Pdl per una riorganizzazione del potere in Regione che passasse attraverso una rivisitazione dei rapporti tra Giunta e Consiglio. Niente di tutto questo, però, è stato fatto. tra l&#8217;altro, ho più volte ribadito che uno degli assessorati più importanti era quello all&#8217;Urbanistica, ma nel settore mi sembra tutto fermo». De Mita parla di «logica di bande» all&#8217;interno del Pdl in riferimento alla discussione sulle nomine, come ad esempio quelle per i subcommissari e gli Ept. Poi gli scappa anche un riferimento ai Casalesi e viene prontamente rintuzzato dal commissario regionale Giampiero Zinzi, che gli ricorda che una cosa sono i cittadini del centro dell&#8217;agro aversano, altro è la criminalità contro la quale di deve lottare senza risparmio. «Vedo che si cerca di attribuire a noi uno smisurato desiderio di poltrone &#8211; è la sintesi del ragionamento dell&#8217;ex segretario della Dc &#8211; ma è da quella parte che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Mario Pepe da il Roma)</strong></p>
<p>L&#8217;Udc riparte dell&#8217;Eremo di Visciano. E, nella prima uscita dopo le vacanze estive, lancia chiari messaggi ad alleati e antagonisti. Tocca a Ciriaco De Mita tracciare la linea dei centristi. E l&#8217;euro-parlamentare non risparmia strali al Pdl. «Avevamo siglato un accordo di natura programmatica con il Pdl per una riorganizzazione del potere in Regione che passasse attraverso una rivisitazione dei rapporti tra Giunta e Consiglio. Niente di tutto questo, però, è stato fatto. tra l&#8217;altro, ho più volte ribadito che uno degli assessorati più importanti era quello all&#8217;Urbanistica, ma nel settore mi sembra tutto fermo».<br />
De Mita parla di «logica di bande» all&#8217;interno del Pdl in riferimento alla discussione sulle nomine, come ad esempio quelle per i subcommissari e gli Ept. Poi gli scappa anche un riferimento ai Casalesi e viene prontamente rintuzzato dal commissario regionale Giampiero Zinzi, che gli ricorda che una cosa sono i cittadini del centro dell&#8217;agro aversano, altro è la criminalità contro la quale di deve lottare senza risparmio. «Vedo che si cerca di attribuire a noi uno smisurato desiderio di poltrone &#8211; è la sintesi del ragionamento dell&#8217;ex segretario della Dc &#8211; ma è da quella parte che si ragiona cercando di piazzare i propri uomini, tanto che qualche amico di amici va in giro dicendosi già sicuro dell&#8217;incarico». Il tutto mentre il commissario provinciale Ciro Alfano tiene a sottolineare, in riferimento alla candidatura a sindaco di Napoli, che «l&#8217;Udc tranquillamente può rivendicare il diritto a fornire un&#8217;indicazione, visto che siamo risultati determinanti per la vittoria del centrodestra sia alla Provincia che alla Regione. Il Pdl resta il nostro interlocutore privilegiato, anche se valuteremo anche l&#8217;atteggiamento che avrà nei nostri confronti. Adesso ci sarà la tre giorni di Chianciano (da venerdì a domenica prossimi ndr) e poi, subito dopo, convocheremo l&#8217;assemblea a Napoli per azzerare i livelli provinciali e procedere al rinnovo, scorporando la guida del partito nel capoluogo partenopeo». E il commissario regionale del partito, Giampiero Zinzi, ricorda che «la città di Napoli è centrale per il progetto del nuovo Partito della Nazione. Le prossime consultazioni per l&#8217;elezione del sindaco del capoluogo di Regione costituiscono un test importante per misurare il nostro consenso. Alle prossime Comunali, sia a Napoli che negli altri tre capoluoghi di Provincia (Benevento, Caserta, Salerno) in cui si eleggerà il nuovo sindaco, se non ci saranno accordi con altre forze politiche basati su programmi seri e su una squadra di qualità, l&#8217;Udc è disposta anche ad andare da sola».</p>
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		<title>Città della Scienza, stop alle attività</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 07:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Adele Brunetti da la Repubblica Napoli) Stop alle attività e cancelli sbarrati, Città della Scienza chiude per sciopero. I cento dipendenti incrociano le braccia: «Troppi tre mesi senza stipendio, la Regione salvi il futuro delle nostre famiglie, così rischiamo di affogare», protestano. Una comunità con il fiato sospeso che vanta un credito di otto milioni da Palazzo Santa Lucia. Tutto si deciderà in mattinata: il presidente della Fondazione Idis Vittorio Silvestrini incontrerà l´assessore alla Ricerca e all´Innovazione Guido Trombetti. Sul tavolo la necessità di stringere un accordo che permetta di superare la crisi esplosa a giugno. «Siamo soddisfatti di aver ripristinato un rapporto civile e diretto con la Regione» precisa Silvestrini che si dice fiducioso: «Ci affidiamo all´ottimismo della ragione, una realtà come la nostra, riconosciuta a livello mondiale, non può e non deve dissiparsi». Insomma in giornata è atteso un segnale di sblocco dei primi fondi arretrati. «Speriamo di poter contare sul pagamento dei 3,9 milioni di euro assegnati dal Tribunale come crediti immediatamente esigibili per riuscire ad offrire un attimo di respiro alle iniziative ferme e provare a risollevare la disperazione dei lavoratori. Al momento, la situazione è gravissima, le banche, in particolare, minacciano di privarci dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Adele Brunetti da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Stop alle attività e cancelli sbarrati, Città della Scienza chiude per sciopero. I cento dipendenti incrociano le braccia: «Troppi tre mesi senza stipendio, la Regione salvi il futuro delle nostre famiglie, così rischiamo di affogare», protestano. Una comunità con il fiato sospeso che vanta un credito di otto milioni da Palazzo Santa Lucia.<br />
Tutto si deciderà in mattinata: il presidente della Fondazione Idis Vittorio Silvestrini incontrerà l´assessore alla Ricerca e all´Innovazione Guido Trombetti. Sul tavolo la necessità di stringere un accordo che permetta di superare la crisi esplosa a giugno. «Siamo soddisfatti di aver ripristinato un rapporto civile e diretto con la Regione» precisa Silvestrini che si dice fiducioso: «Ci affidiamo all´ottimismo della ragione, una realtà come la nostra, riconosciuta a livello mondiale, non può e non deve dissiparsi».<br />
Insomma in giornata è atteso un segnale di sblocco dei primi fondi arretrati. «Speriamo di poter contare sul pagamento dei 3,9 milioni di euro assegnati dal Tribunale come crediti immediatamente esigibili per riuscire ad offrire un attimo di respiro alle iniziative ferme e provare a risollevare la disperazione dei lavoratori. Al momento, la situazione è gravissima, le banche, in particolare, minacciano di privarci dei sostegni, restiamo sull´orlo dell´insolvenza finanziaria, incapaci di gestire l´assenza di liquidità».<br />
Previsto domani un colloquio con il capo di gabinetto di Caldoro, Danilo Del Gaizo. «Una conferma positiva della reciproca disponibilità a risolvere l´impasse. Convocherò &#8211; continua Silvestrini &#8211; subito dopo il consiglio di amministrazione di Città della Scienza per comunicare le novità e decidere le strategie per affrontare al meglio i prossimi mesi». In pericolo, eventi consolidati, «la convention con le scuole di ottobre» e appuntamenti storici dell´autunno a Napoli, «tra gli altri, Futuro Remoto».<br />
Iniziative importanti sono già state annullate: «La scuola di scienza e società, programmata per il 10 settembre, è rinviata a data da destinarsi, una figuraccia fatta davanti a personalità di alto spessore, come lo scienziato Silvio Garattini e il genetista Edoardo Boncinelli che avrebbero partecipato accanto a centinaia di nomi di grande spicco del panorama scientifico internazionale». </p>
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		<title>I Giovani Democratici. Città della Scienza: 200 posti di lavoro a rischio</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 06:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non è possibile che per assecondare i capricci ed i ritardi burocratici del Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, decine di famiglie e giovani lavoratori siano costretti sul lastrico”.È ciò che afferma il Segretario Regionale dei Giovani Democratici della Campania, Antonio Iozzi, su quanto da diverse settimane sta accadendo a Città della Scienza, il primo museo interattivo e scientifico italiano.“Sono ormai due mesi”, prosegue Iozzi, “che i lavoratori della Fondazione Idis e di Cuen Srl, gli enti che gestiscono insieme a Città della Scienza Spa il museo, non percepiscono lo stipendio che avrebbero diritto di ricevere per quanto svolto presso uno dei più prestigiosi enti culturali e scientifici campani. Non capiamo perché tante persone debbano patire drammatiche conseguenze a causa della mancata monetizzazione dei crediti vantati dall&#8217;ente Città della Scienza nei confronti della Regione Campania. È inaccettabile che 200 posti di lavoro e 40 imprese dell’indotto siano messi a rischio in un periodo, come quello attuale, in cui la crisi fa ancora sentire il suo morso sulla pelle della gente. I giovani democratici campani si batteranno per avere risposte chiare, tempestive e credibili su quanto sta accadendo a Coroglio in questi giorni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non è possibile che per assecondare i capricci ed i ritardi burocratici del Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, decine di famiglie e giovani lavoratori siano costretti sul lastrico”.È ciò che afferma il Segretario Regionale dei Giovani Democratici della Campania, Antonio Iozzi, su quanto da diverse settimane sta accadendo a Città della Scienza, il primo museo interattivo e scientifico italiano.“Sono ormai due mesi”, prosegue Iozzi, “che i lavoratori della Fondazione Idis e di Cuen Srl, gli enti che gestiscono insieme a Città della Scienza Spa il museo, non percepiscono lo stipendio che avrebbero diritto di ricevere per quanto svolto presso uno dei più prestigiosi enti culturali e scientifici campani. Non capiamo perché tante persone debbano patire drammatiche conseguenze a causa della mancata monetizzazione dei crediti vantati dall&#8217;ente Città della Scienza nei confronti della Regione Campania. È inaccettabile che 200 posti di lavoro e 40 imprese dell’indotto siano messi a rischio in un periodo, come quello attuale, in cui la crisi fa ancora sentire il suo morso sulla pelle della gente. I giovani democratici campani si batteranno per avere risposte chiare, tempestive e credibili su quanto sta accadendo a Coroglio in questi giorni.</p>
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		<title>Valente attacca Tremante «Giù le mani dalle primarie»</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 06:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Luigi Roano da il Mattino) Botta e risposta nel Pd. A Nicola Tremante &#8211; il segretario provinciale che ha bocciato i bassoliniani nella corsa a sindaco di Napoli e messo in dubbio la necessità delle primarie &#8211; replica Valeria Valente, leader dei bassoliniani, la candidata alla segreteria provinciale arrivata alle spalle proprio di Tremante con il 30 per cento dei consensi. «Verrebbe naturale chiedersi &#8211; si legge in una nota a sua firma &#8211; se nell&#8217;attuale maggioranza del Pd esistono ancora quelle forze liberali e uliviste che in passato hanno evocato le primarie sempre e comunque in ogni occasione». La Valente insiste: «Spero che nel Pd nessuno, a partire da Tremante, provi a mettere in discussione lo strumento delle primarie per la scelta del candidato sindaco che trova consenso da parte dell&#8217;intera coalizione». Per l&#8217;ex assessore al Turismo del Comune Tremante «deve occuparsi di più e meglio della costruzione di idee e programmi per Napoli abbandonando cosi il semplicistico e fuorviante schema della discontinuità rispetto alle ultime esperienze di governo che mi pare, almeno fino ad oggi, abbia portato ben poca fortuna alle forze di centrosinistra ed allo stesso Pd se si guarda agli esiti delle ultime competizioni elettorali». [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Luigi Roano da il Mattino)</strong></p>
<p>Botta e risposta nel Pd. A Nicola Tremante &#8211; il segretario provinciale che ha bocciato i bassoliniani nella corsa a sindaco di Napoli e messo in dubbio la necessità delle primarie &#8211; replica Valeria Valente, leader dei bassoliniani, la candidata alla segreteria provinciale arrivata alle spalle proprio di Tremante con il 30 per cento dei consensi. «Verrebbe naturale chiedersi &#8211; si legge in una nota a sua firma &#8211; se nell&#8217;attuale maggioranza del Pd esistono ancora quelle forze liberali e uliviste che in passato hanno evocato le primarie sempre e comunque in ogni occasione». La Valente insiste: «Spero che nel Pd nessuno, a partire da Tremante, provi a mettere in discussione lo strumento delle primarie per la scelta del candidato sindaco che trova consenso da parte dell&#8217;intera coalizione». Per l&#8217;ex assessore al Turismo del Comune Tremante «deve occuparsi di più e meglio della costruzione di idee e programmi per Napoli abbandonando cosi il semplicistico e fuorviante schema della discontinuità rispetto alle ultime esperienze di governo che mi pare, almeno fino ad oggi, abbia portato ben poca fortuna alle forze di centrosinistra ed allo stesso Pd se si guarda agli esiti delle ultime competizioni elettorali». Il duello è dunque aperto, non solo per la corsa alla candidatura a sindaco, ma anche nella segreteria. A proposito di candidati, l&#8217;antagonista del bassoliniano Nicola Oddati è Umberto Ranieri &#8211; sostenuto dalla maggioranza del partito, Tremante in testa &#8211; interviene sulla questione dei campi Roma a Napoli. Un assaggio del suo programma elettorale, il riferimento è al rogo di 48 ore fa nell&#8217;area nord: «La situazione dei cittadini di via Cupa Perillo &#8211; spiega &#8211; dove resta un campo abusivo di nomadi è insostenibile». Ranieri è chiaro: «Alcuni nomadi rubano materiale elettrico e vi appiccano il fuoco per recuperare il rame e rivenderlo. E ora di raccogliere l&#8217;allarme dei cittadini». Intanto ieri a Torino alla festa Pd, il segretario regionale Enzo Amendola, durante un dibattito con il procuratore nazionale Piero Grasso, ha lanciato la kermesse nazionale sulla legalità e la lotta alle mafie, che si terra&#8217; a Caserta dal 16 al 19 settembre.</p>
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		<title>Trianon, D&#8217;Angelo torna alla carica</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 06:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Antonio Tricomi da la Repubblica Napoli) «È un´ingiustizia. Come bocciare uno studente che ha sempre preso ottimi voti. Ma io su questa storia del Trianon ci faccio uno spettacolo, tutti devono sapere quello che sta succedendo». Nino D´Angelo non è ottimista: il 20 settembre si riunisce il consiglio d´amministrazione del Trianon Viviani, &#8220;teatro del popolo&#8221; di cui il cantante è direttore artistico. In gioco non è solo la sua carica, ma lo stesso destino della storica sala di piazza Calenda, che da teatro potrebbe diventare qualcos´altro. «Nessuno si preoccupa di informarmi direttamente», polemizza D´Angelo. «Ma dai giornali so che vogliono farci un museo della canzone. E che cominceranno con una mostra, facendola rientrare nella Piedrigotta vagamente annunciata in questi giorni. Ma una mostra sugli emigranti l´abbiamo già fatta, voluta da Bassolino: sarebbe strano se gli antibassoliniani avessero la stessa idea. E poi se il problema sono i costi, questi non diminuiscono se il Trianon cambia attività». La verità, per D´Angelo, «è che vogliono spegnere di nuovo la luce a Forcella e dintorni, visto che anche il Madre sta per essere condannato. Quanto a me, hanno già deciso: mi sembra chiaro che non sarò più direttore. Rispettando i termini di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Antonio Tricomi da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>«È un´ingiustizia. Come bocciare uno studente che ha sempre preso ottimi voti. Ma io su questa storia del Trianon ci faccio uno spettacolo, tutti devono sapere quello che sta succedendo». Nino D´Angelo non è ottimista: il 20 settembre si riunisce il consiglio d´amministrazione del Trianon Viviani, &#8220;teatro del popolo&#8221; di cui il cantante è direttore artistico. In gioco non è solo la sua carica, ma lo stesso destino della storica sala di piazza Calenda, che da teatro potrebbe diventare qualcos´altro. «Nessuno si preoccupa di informarmi direttamente», polemizza D´Angelo. «Ma dai giornali so che vogliono farci un museo della canzone. E che cominceranno con una mostra, facendola rientrare nella Piedrigotta vagamente annunciata in questi giorni. Ma una mostra sugli emigranti l´abbiamo già fatta, voluta da Bassolino: sarebbe strano se gli antibassoliniani avessero la stessa idea. E poi se il problema sono i costi, questi non diminuiscono se il Trianon cambia attività».<br />
La verità, per D´Angelo, «è che vogliono spegnere di nuovo la luce a Forcella e dintorni, visto che anche il Madre sta per essere condannato. Quanto a me, hanno già deciso: mi sembra chiaro che non sarò più direttore. Rispettando i termini di contratto dovrei restare in carica fino a tutto il 2011: come potrebbero motivare la rescissione? Ho fatto troppi abbonati? Non ho fatto un teatro commerciale? Perché solo il Trianon deve presentare i suoi conti e gli altri teatri no?»<br />
Altra questione, i dipendenti. Una decina, secondo il direttore artistico, «anche se in questi giorni ho sentito fare ben altre cifre». Il loro posto però non sarebbe a rischio, se anche il Trianon dovesse diventare un museo. «Ma perché invece non può rimanere un teatro?», si chiede D´Angelo. «Mi sono anche offerto di allestire, per la stagione 2010-2011, un cartellone a percentuale: il 20 o 25 per cento degli incassi va al Trianon, il rimanente alla compagnia ospite. E al direttore artistico non va nulla: rinuncerei al mio compenso, che è di circa 50 mila euro l´anno. Ma non mi hanno permesso nemmeno di fare questo».<br />
La proprietà del teatro è per il 60 per cento della Regione e per il 40 della Provincia. «Anche se la Provincia dice di esserne uscita &#8211; sottolinea D´Angelo &#8211; ha conservato la sua quota e la sua rappresentanza nel cda». L´artista ha incontrato Caldoro, che gli ha chiesto di vedere i conti. E Cesaro, che gli ha fatto i complimenti. «Ma poi non si sono fatti più sentire. Si è fatto invece sentire Taglialatela, l´assessore regionale all´Urbanistica, che ha promesso di ripianiare i debiti pregressi: sì, ma lui cosa c´entra? Con lui dovrei parlare delle pietose condizioni di piazza Calenda, non di teatro e di musica. Capisco che nell´aria c´è un cambio di poltrone ed è vero che io sono stato messo al Trianon dalla sinistra. Ma non sono un politico, sono un artista e so di aver lavorato bene. Ho sentito che Taglialatela intende candidarsi a sindaco, ma così parte male. Come può il popolo votare per uno che chiude il teatro del popolo?». </p>
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		<title>La modernità difettosa</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 09:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Demarco]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Macry]]></category>
		<category><![CDATA[sindaco di napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno) A Marta Petrusewicz non piace la modernità imposta dalle guerre di Bush o dal mercato globale. A Franco Piperno sembra che Napoli faccia bene a concentrarsi sui bucatini alimentari e non sui tondini della siderurgia. Tutti e due chiedono attenzione al genius loci partenopeo e lo cercano, vitale e irriducibile, nel groviglio dei decumani. I loro interventi su queste pagine sono intensi e sinceri. Ma appaiono disarmati e inattuali (qualcuno ha detto reazionari), perché finiscono per leggere taluni aspetti di Napoli e del Sud come una feconda resistenza ai processi di standardizzazione della modernità. Il fatto è — come ha rilevato Norberto Gallo (www.napolionline.org) — che quelle «peculiarità» non sono pre-moderne: sono piuttosto una versione degradata e patologica della modernità. Costituiscono un modello di polis che provoca scarsità di beni pubblici, ingiustizia sociale, sofferenza collettiva e, al tempo stesso, foraggia i privilegi di élite autoreferenziali e parassitarie. Storicamente Napoli è radicata nelle vicende di un Occidente che, nel corso dei secoli, ha costruito un proprio standard di pluralismo politico (l’Europa delle invasioni barbariche), di mercato (la rivoluzione agricola e industriale), di istituzioni pubbliche (lo stato nazionale e la rappresentanza). Con questo standard [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/09/bucatini.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/09/bucatini-300x205.jpg" alt="" title="bucatini" width="300" height="205" class="alignleft size-medium wp-image-10368" /></a> A Marta Petrusewicz non piace la modernità imposta dalle guerre di Bush o dal mercato globale. A Franco Piperno sembra che Napoli faccia bene a concentrarsi sui bucatini alimentari e non sui tondini della siderurgia. Tutti e due chiedono attenzione al genius loci partenopeo e lo cercano, vitale e irriducibile, nel groviglio dei decumani. I loro interventi su queste pagine sono intensi e sinceri. Ma appaiono disarmati e inattuali (qualcuno ha detto reazionari), perché finiscono per leggere taluni aspetti di Napoli e del Sud come una feconda resistenza ai processi di standardizzazione della modernità. Il fatto è — <a href="http://www.napolionline.org/new/napoli-e-la-modernita-un-dibattito-tutto-ideologico">come ha rilevato Norberto Gallo (www.napolionline.org)</a> — che quelle «peculiarità» non sono pre-moderne: sono piuttosto una versione degradata e patologica della modernità. Costituiscono un modello di polis che provoca scarsità di beni pubblici, ingiustizia sociale, sofferenza collettiva e, al tempo stesso, foraggia i privilegi di élite autoreferenziali e parassitarie.</p>
<p>Storicamente Napoli è radicata nelle vicende di un Occidente che, nel corso dei secoli, ha costruito un proprio standard di pluralismo politico (l’Europa delle invasioni barbariche), di mercato (la rivoluzione agricola e industriale), di istituzioni pubbliche (lo stato nazionale e la rappresentanza). Con questo standard forte ed espansivo Napoli si è confrontata, trasformandosi e modernizzandosi. Anche le sue specificità, i suoi «ritardi e i suoi «errori» — dalla cronica sovrabbondanza demografica all’autolesionistico rifiuto borbonico del costituzionalismo, dalle pratiche assistenziali della prima Repubblica fino al successo delle ideologie salvifiche del bassolinismo — costituiscono altrettanti modi per affrontare e metabolizzare i canoni che frattanto si andavano affermando nei paesi leader dell’Occidente.</p>
<p>È questa storia che legittima i problemi posti alcune settimane fa da Marco Demarco: perché la modernità di Napoli è così difettosa? Perché le sue risorse umane, ambientali e artistiche sono tanto sottoutilizzate? Perché non esiste un Municipio che provveda a riempire le buche assassine delle strade, né una Questura che liberi i turisti dalla piaga dei borseggiatori? E perché nessuno protesta?</p>
<p>Di fronte a un’immobilità inspiegabile, ci si può limitare allo stigma antropologico o, al contrario, alla rivalutazione romantica della lentezza. Ma il problema, come si diceva una volta, è politico. Il punto è che la patologica modernità napoletana si è costruita all’ombra di una politica, la quale, fin da tempi remoti, ha saputo tenere a bada un’intera popolazione, distribuendo elemosine ai ceti disagiati e privilegi alle élite. Diceva bene, su queste pagine, Adolfo Scotto di Luzio. Operando in un territorio debole sul piano del mercato e delle sue opportunità, a Napoli la politica ha comprato la borghesia. Né più, né meno. Ha costruito un sistema di fidelizzazione, che è giunto al proprio apice negli ultimi decenni, con l’utilizzo clientelare delle ingenti risorse investite qui dall’Europa.</p>
<p>È questo meccanismo (tra molti altri, ovviamente) che spiega perché la città appaia ingessata. Disillusi dai rinascimenti, colpiti dalla crisi, abbandonati dai propri amministratori, i tre milioni di abitanti della metropoli meridionale hanno smesso perfino di pretendere assistenza. Tra loro e la politica c’è ormai un abisso. Ed è questa, probabilmente, l’ennesima manifestazione della modernità napoletana. Quanto alle élite, che ancora negli anni Settanta e Ottanta del Novecento progettavano e talvolta realizzavano trasformazioni simili a quelle che accadono usualmente in Europa e nel mondo, appaiono oggi immalinconite dalla prospettiva di un banchetto pubblico giunto alla frutta (per mancanza di risorse o per l’auspicabile rigore della nuova giunta regionale). E tanto più si chiudono nel supponente rifiuto storicistico di ogni trasformazione della città, forse perché le trasformazioni spesso implicano competizione meritocratica e circolazione delle élite. Preferiscono l’immobilismo di una città omeostatica al rischio del mutamento e seriosamente contrabbandono pigrizie e privilegi con la necessità di preservare il «grande museo all’aria aperta». Un museo di arti diroccate e sotto chiave, ma anche un museo antropico— ben lontano da Chiaia e Posillipo— di abitazioni malsane, piaghe epidemiologiche, marginalità culturali.</p>
<p>Naturalmente si tratta di calcoli miopi e (si sarebbe detto in altri tempi) classisti, che poco c’entrano con i rischi sistemici della modernità richiamati da Franco Piperno e Marta Petrusewicz. Ma che stritolano il futuro della metropoli meridionale e affliggono la nostra quotidianità. I miei amici Franco e Marta vengano a vivere qui per qualche tempo, da residenti ingenui e non da turisti colti. Poi ne riparliamo.</p>
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		<title>Paura a Scampia rogo e veleni nel campo rom</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 08:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cupa perillo]]></category>
		<category><![CDATA[Scampia]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Marisa La Penna da il Mattino) Rubano materiale elettrico. Vi appiccano il fuoco per recuperarne la componente di rame. E la rivendono. E&#8217; la tecnica, per racimolare qualche soldo, che utilizzano i rom già da molto tempo. Sta di fatto che, sempre più spesso, i ladri dell&#8217;Est non riescono a «gestire» le fiamme. E il fuoco si propaga alle loro baracche di legno e lamiere. Ieri mattina l&#8217;ennesimo incendio ai confini di Scampia. Che ha fatto andare su tutte le furie i residenti, le cui case sono state avvolte per l&#8217;intera giornata da un fumo nero e acre. E la quarta volta che un episodio si ripete, sempre nello stesso luogo, in meno di una settimana. L&#8217;incendio di ieri è divampato qualche minuto prima delle nove del mattino. E per avere la meglio sulle fiamme sono occorse sei lunghe ore di lavoro, per cinque squadre di vigili del fuoco. Teatro del rogo il campo rom sorto in via Cupa Perillo, sotto il ponte dell&#8217;Asse Mediano, tra Scampia e Melito. Il campo non è stato evacuato. Nonostante le fiamme abbiano interessato una vasta area contigua all&#8217;insediamento e una parte dello stesso campo. A prendere fuoco è stato soprattutto materiale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Marisa La Penna da il Mattino)</strong></p>
<p>Rubano materiale elettrico. Vi appiccano il fuoco per recuperarne la componente di rame. E la rivendono. E&#8217; la tecnica, per racimolare qualche soldo, che utilizzano i rom già da molto tempo. Sta di fatto che, sempre più spesso, i ladri dell&#8217;Est non riescono a «gestire» le fiamme. E il fuoco si propaga alle loro baracche di legno e lamiere. Ieri mattina l&#8217;ennesimo incendio ai confini di Scampia. Che ha fatto andare su tutte le furie i residenti, le cui case sono state avvolte per l&#8217;intera giornata da un fumo nero e acre. E la quarta volta che un episodio si ripete, sempre nello stesso luogo, in meno di una settimana. L&#8217;incendio di ieri è divampato qualche minuto prima delle nove del mattino. E per avere la meglio sulle fiamme sono occorse sei lunghe ore di lavoro, per cinque squadre di vigili del fuoco. Teatro del rogo il campo rom sorto in via Cupa Perillo, sotto il ponte dell&#8217;Asse Mediano, tra Scampia e Melito. Il campo non è stato evacuato. Nonostante le fiamme abbiano interessato una vasta area contigua all&#8217;insediamento e una parte dello stesso campo. A prendere fuoco è stato soprattutto materiale di risulta e rifiuti vari. «Subito una seduta di consiglio comunale straordinario sul fenomeno dei roghi a Scampia. Ho già inoltrato una richiesta ufficiale al presidente Impegno, a tutti i capigruppo e allo stesso sindaco Iervolino, responsabile della salute dei cittadini così come previsto dalla legge» ha affermato, in un comunicato diffuso ieri, il consigliere comunale del Pdl, Raffaele Ambrosino. E in una nota, Chiara Giordano, presidente dell&#8217;associazione onlus «Campania in Movimento», invece, ha scritto: «I protagonisti di questo ennesimo incendio sono i soliti rom abusivi. Sono circa 700 e appiccano roghi quotidianamente. A prendere fuoco sono pneumatici, plastica e altro materiale cancerogeno». Secondo la testimonianza della Giordano, per liberare dei rivestimenti di plastica fili di rame, probabilmente provento di furto i rom vi appiccano il fuoco. «Stavolta per lo spegnimento dell&#8217;incendio, che ha provocato anche degli scoppi, ci sono stati momenti di panico e sono dovuti intervenire anche rappresentanti delle forze dell&#8217; ordine. Finanche un elicottero della Polizia. Questa situazione non può continuare &#8211; ha concluso la Giordano &#8211; le istituzioni facciano subito qualcosa prima che la gente si ribelli sul serio». Sulla questione è intervenuto anche Gennaro Centanni, consigliere comunale del Partito Democratico, che ha detto: «Su questa questione deve intervenire subito il prefetto. E una questione di ordine pubblico. L&#8217;area deve essere riqualificata, bonificata al pi presto. I residenti sono sul piede di guerra». In tarda serata, nella stessa zona, nuovi focolai e ennesimo intervento dei pompieri. </p>
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