De Luca piace a tutti, meno uno. De Magistris: «Racconta favole…»
(di Natalia Lombardo da l’Unità )
Volete consegnare la campania ai Casalesi? NOOOO! Vincenzo De Luca lo vogliamo? SIIIII! Con un colpo di teatro magistralmente messo in scena da Antonio Di Pietro, il congresso dell’Italia dei Valori «assolve» il sindaco di Salerno per acclamazione, dopo la sua arringa difensiva nella sala dell’Hotel Marriott. Così il leader Idv rafforza l’alleanza privilegiata col Pd nella regione e oltre, inaugura la democrazia nel partito in vago stile Barabba, e mette nell’angolo l’opposizione di Luigi De Magistris. L’altro ex pm, che sbotta: «E che hanno fatto, il processo breve? I processi si fanno in tribunale. Su De Luca non cambio idea, non lo voto».
COLPO DI TEATRO
A sorpresa, guardando in prima fila Bersani, Antonio Di Pietro annuncia: «Ho telefonato a De Luca e gli ho detto: visto che ti stiamo processando perché non vieni qui a fare delle dichiarazioni spontanee? Convincici. Ecco, alle tre e mezza viene qui». Il sindaco di Salerno accetta sicuro di averla vinta, grazie al terreno spianato dal leader Idv sulla necessità delle alleanze. Tonino ha telefonato a De Luca la notte prima, oggi il congresso avrebbe deciso se sostenerlo o no come candidato Pd in Campania. Il leader Idv inventa un altro paletto, un Grande Fratello regionale: piazzare «una webcam sulle riunioni della giunta». Vendola e Bersani annuiscono.
Con ironia o no, Tonino non perde il lessico da magistrato. Fa scoppiare a ridere il segretario Pd quando dice «in Calabria abbiamo questo supplemento d’indagine e Bersani è il procuratore aggiunto». Convincere Loiero a farsi da parte.
Così l’albergone romano si trasforma in un’aula di tribunale paesano. «Qualche domanda da fare a De Luca ce l’avrei», scherza De Magistris, «ma mica posso fare il pm qui». Volutamente non ascolta «l’imputato», esce sul piazzale gelido. Non ci sono mozioni alternative, si vota, non si vota? Non servirà , basta l’applausometro nell’happening Idv.
Enzo De Luca arriva alle tre e dieci. Entra in sala tra pochi applausi fiacchi, si siede in prima fila tra Zipponi e Formisano e attende tamburellando il suo turno. Quando sale sul palco conquista la platea dipietrista (i parlamentari campani in una riunione hanno dato il via libera). «È bene parlare alla luce del sole, guardandoci negli occhi», esordisce. Incassa un «bravo» quando esalta le battaglie per la trasparenza ma anche «il dovere civile di non calpestare gli esseri umani» se indagati. Piuttosto «ti può capitare sul territorio un mafioso senza avviso di garanzia che devi sbattere fuori subito».
REGALARE LA CAMPANIA AI CASALESI È il rischio se non mi appoggerete, avverte De Luca. E da lì parte per l’autodifesa sulla vicenda del ’98. Elenca i capi d’imputazione di cui è accusato, truffa e concussione per «avere difeso 200 operai», declama fra gli applausi, la variante urbanistica per opere di bene comune e così via. Guarda negli occhi la platea e dà la sua parola «che vale più della vita»: si difenderà «nei processi» senza fuggirne e «chi è condannato mette la firma sotto le sue dimissioni e se ne vada a casa». I dipietristi si alzano in piedi, applaudono a mani alzate, conquistati da chi si presenta come «un altro Sud».
Nuovo anche rispetto a Bassolino, è fra le righe. De Luca insiste sul «rinnovamento» senza clientele «a destra e a sinistra», boccia una classe dirigente «chiusa nelle stanze e lontana dalla gente» o, peggio, zeppa di «burini arricchiti». E «tutti consulenti vadano a casa». L’accordo è coronato dall’abbraccio con Tonino, dal bacio con Orlando.
È andata, il congresso ha premiato la linea dell’asse col Pd cara al capogruppo Donadi. Nella hall un giovane urla: «Qui è come per Berlusconi, votato per acclamazione»; delegati campani contestano in minoranza, con loro De Magistris che rispetta la scelta di Di Pietro «come leader di partito» e farà campagna elettorale «solo per l’Idv». Si volta pagina sulla grana Calabria; Di Pietro nega scambi tra regioni: «È un patto tra gentiluomini, non un ricatto». Bersani lasciando il Marriott annuncia «primarie di coalizione», ma Callipo, sponsor l’Idv, le rifiuta.

