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Disonorate società

venerdì, novembre 13, 2009

(di Gian Antonio Stella da il Corriere della Sera)

Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella

C’ è un altro Pae­se al mondo dove il siste­ma pubblico si prende come soci «Pan­zone », «Capagrossa» e «Gi­gino ‘o drink»? Il fascicolo dell’inchiesta su Nicola Co­sentino, riassunto ieri da Marco Imarisio, toglie il fia­to. E fa venire in mente, forse per quei nomi che sembrano imparentati con Macchia Nera e Gambadile­gno, il modo in cui furono dipinte qualche anno fa, quando dilagarono da Vipi­teno a Capo Passero, le so­cietà miste. Ricordate? Pa­reva fossero dotate della bacchetta magica della fa­ta Smemorina capace di trasformare la zucca di Ce­nerentola in una carrozza e i topolini in cavalli. For­mula magica: la forza del sistema pubblico più l’effi­cienza imprenditoriale del privato. Come sia finita si è visto: i ratti si sono man­giati spesso la bacchetta, la carrozza e anche la zuc­ca.

Il caso della «Eco4», l’azienda mista in cui tutti i cittadini italiani hanno messo i soldi senza imma­ginare che fosse, per usare le parole del gip, una «pu­ra espressione della crimi­nalità organizzata» che se ne infischiava dei rifiuti e della realizzazione di un termovalorizzatore ma ave­va come unico obiettivo una montagna di assunzio­ni che, raccontò l’«impren­ditore » Michele Orsi pri­ma di essere assassinato, erano per il 70% «inutili» e «motivate per lo più da ra­gioni politico-elettorali», non è purtroppo un’ecce­zione.

Anzi. Nel Lazio è sotto proces­so una società mista, la «Aser», che con l’aiuto di sindaci e amministratori era riuscita a ottenere ad Aprilia e in altri comuni (quelli che dicono di non vedere i soldi da anni sa­rebbero 128, quelli coinvol­ti 400) un accordo che pre­vedeva non solo una per­centuale del 30% sui tributi riscossi (quella precedente del Monte dei Paschi e quella attuale di Equitalia sono intorno all’1,5%) ma che la quota del socio pri­vato, su quel 30%, fosse del 70%. In Sicilia i tribunali so­no alle prese col caso di «Messinambiente», in cui il comune aveva il 51% ma riconosceva al partner pri­vato, la chiacchierata «Alte­coen » di Enna, il 118% (ave­te letto bene: il centodiciot­to) degli incassi. Un affare sconcertante. Sul quale l’al­lora procuratore Luigi Cro­ce disse in Parlamento che «tanto per l’appalto quan­to per la costituzione della società mista vi fu certa­mente un’influenza della criminalità» e che la «Alte­coen » era arrivata perché spinta «dal boss Nitto San­tapaola ». Sono solo due ca­si. Ma potremmo andare avanti.

Sia chiaro: alcuni proble­mi, quale l’ingordigia dei partiti che si servono delle società miste per assume­re gente senza concorso o piazzare trombati e reggi­coda, sono generali. Vedi il caso dell’autostrada Pa­dova- Venezia: un consiglie­re d’amministrazione ogni due chilometri e mezzo. C’è tuttavia una specificità meridionale che dovrebbe allarmare soprattutto chi ha a cuore il Mezzogiorno. Sono anni, infatti, che la magistratura, le inchieste giornalistiche, i rapporti come quello di Sos Impre­sa segnalano una progres­siva penetrazione della ma­la economia in tutto il Pae­se ma in particolare nel Sud. È una questione non solo morale. Ma economi­ca, se è vero che dall’este­ro, anche prima della gran­de crisi, la volontà di inve­stire era così bassa che se­condo il Rapporto Svimez «le regioni del Mezzogior­no hanno ricevuto nel 2006 appena lo 0,66% degli investimenti esteri entrati in Italia». Forse non voglio­no come socio, loro, «Gigi­no ‘o drink»…

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Tags: Editoriali, Nicola Cosentino

Questo post e' stato inserito venerdì, 13 novembre, 2009 ed e' archiviato nella/e categoria/e Editoriali, Rassegna Stampa. Puoi seguire la discussione sottoscrivendo il feed RSS 2.0 .

un commento a “Disonorate società”

  1. gianvaljean
    13 novembre 2009 alle 18:45

    quando leggi certi articoli non capisci se i loro autori ci sono o ci fanno.
    non voler riconoscere, e per iscritto, che i tanti gigino ‘o drink sono la manovalanza locale di una committenza diffusa sull’intero territorio nazionale è da stupidi o da bugiardi.
    siamo tutti contenti quando per televisione vediamo gli arresti di questi manovali così brutti, sporchi e cattivi.
    ma restiamo costernati quando, agli arresti di “gentiluomini” in tasmania, segue una vastissima reazione, scomposta e omertosa da parte di un pubblico “insospettabile”.
    una reazione trasversale fra partiti che fanno a gara a chi è più garantista che si aggiunge a quella dei tanti compagni di merenda o, meglio, di prebenda: e tutti sono rigorosamente in tasmania e cravatta a pallini.
    i manovali possono andare in galera ma la committenza no.
    e che tante belle intelligenze si consumino nella litania del sud camorrista e del nord solo inefficiente e sprecone è veramente deprimente.

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