I forum del Mattino/Caldoro: «Fondi Ue e lavoro, così fermeremo il declino»
(da il Mattino)
Stefano Caldoro, candidato del Pdl alla presidenza della Regione Campania, ha risposto ieri alle domande del Mattino sui temi della campagna elettorale.
Ieri è stato il giorno delle piazze. A Roma con Berlusconi, al Plebiscito con il suo avversario De Luca. Lei è stato a piazza San Giovanni, con che spirito ha affrontato la manifestazione?
«Intanto, democraticamente, alla vigilia mi sono augurato che entrambe le manifestazioni riuscissero bene, perché credo che la partecipazione dei cittadini sia una cosa positiva. Le piazze che non mi piacciono sono quelle dei cortei di protesta, che dovrebbero essere invece propositive. La piazza di Roma è nata dalla voglia di discutere di argomenti nell’interesse del paese, dei cittadini».
Partiamo dalla Sanità. È d’accordo a legare agli stipendi dei dirigenti delle Asl e degli ospedali ai risultati ottenuti secondo parametri di servizio e obiettivi raggiunti.
«Nella Sanità occorre la cultura del risultato, come anche in altri campi, ma ancora di più in questo che incide sulla salute dei cittadini, su chi ha bisogno. Per questo non ho timori a ripetere che in Campania c’è stata una gestione criminale dal punto di vista politico. C’è stata un’azione scellerata di occupazione della Sanità da parte dei partiti e degli interessi privati che hanno prodotto la peggiore Sanità in Italia: quella che ha i costi più alti con le tasse più alte. Ma la Sanità può funzionare. Quando non si ha un’idea originale si copia, e allora va copiata l’organizzazione sanitaria lombarda, quella veneta, anche toscana o emiliana. Non è questione di colore politico. Quello che noi imputiamo al centro-sinistra in questi anni è di non aver avuto un modello di riferimento, un modello di una buona sanità. Cosa che si può fare? Si possono spendere meno risorse perché costa meno l’assistenza domiciliare rispetto alla peregrinazione del nostro paziente che va in giro a trovare la soluzione per la sua patologia. Quindi intervenire in maniera decisa e severa. Chi non raggiunge i risultati deve essere rimosso immediatamente».
Chi gestirà la Sanità in Regione?
«Finché non si rientra dal debito, 1,2 miliardi di deficit annuo, ammesso che siano queste le cifre, ci sono da rispettare gli accordi siglati nella gestione commissariale. A regime evidentemente bisogna incaricare una persona competente, che risolva i problemi della Sanità non nella logica della gestione del potere ma negli interessi dei cittadini».
Veniamo ai fondi strutturali, ai 7 miliardi Ue da spendere nei prossimi tre anni. Strategicamente dove intende concentrare i finanziamenti, in quali settori?
«Sicuramente il turismo, la logistica, i beni culturali, e poi un grande progetto orizzontale sul capitale umano, sulla formazione. Diciamo che questi sono i quattro temi prioritari, e poi c’è tutta la parte infrastrutturale».
Qual è il suo giudizio sul sistema trasporti portato avanti negli ultimi anni in Regione?
«Credo che sia uno dei pochi settori, insieme alla ricerca scientifica, nei quali in termini di risultato le performarces sono positive. Certo anche qui si deve fare molto di più, perché si è molto lavorato sul ferro e non su altre iniziative. Serve una rivoluzione di impostazione. In questi dieci anni abbiamo registrato lo 0,6% di aumento del Pil sui fondi strutturali quando la media delle regioni dell’obiettivo 1 è mediamente dal 3 al 4%. Quindi vuol dire che noi abbiamo speso male. E che c’è un problema di qualità della spesa. Oggi qualcuno dice tra i miei avversari che vuole cambiare le cose, ma in questi anni che cosa ha fatto? Sono stati complici di un sistema e oggi vogliono cambiare».
Cosa propone per i giovani e la formazione?
«Ci vogliono accordi, ad esempio per il Mit, un ateneo d’eccellenza, e non l’istituzione di nuove università peraltro non previsti dalla informativa italiana. E com’è noto, la normativa italiana non prevede l’istituzione di nuovi atenei. Noi proponiamo cose che si possono fare e che faremo. Ci vuole un grande patto, una grande alleanza fra le forze produttive, le forze sociali, il mondo accademico, una grande alleanza in cui tutti lavorano nella logica di programmi precisi e concreti. Un patto anche per i precari della scuola. È una questione tecnica, ma chi ha l’idoneità all’insegnamento ha diritto di lavorare. Noi stiamo prevedendo una norma a livello internazionale che offra loro invece di un parcheggio eterno anche la possibilità di facilitazione ai concorsi pubblici. È questa la linea indicata dal ministro Gelmini, puntiamo sulla meritocrazia».
La spesa è solo del 5% dei fondi Fas. Per aumentarla cosa farete?
«Siamo in ritardo di due anni e mezzo. C’è un problema di accelerazione della spesa, ma se si punta sulla parcellizzazione dei capitoli di spesa i tempi si allungano e anche la qualità della spesa non ha lo stesso effetto dei progetti strategici. Abbiamo un problema generale di programmazione, che strategicamente va condivisa con le regioni meridionali. Idee e collaborazione per fermare il declino della Campania, che come vedete (mostra un dossier) sta andando sempre più giù. Siamo tra le quindici città italiane peggiori d’Italia. Qui c’è tutto il fallimento di una politica. Ora bisogna invece tener conto ad esempio di quanto ricchi sono diventati i paesi del Mediterraneo. Se si è spostato l’asse della ricchezza, la Campania deve essere pronta a cogliere l’occasione».
Sarà possibile utilizzare i fondi europei per il credito d’imposta?
«È una idea che abbiamo messo in campo, alla quale io credo. Cioe rimodulare i fondi strutturali: nella riprogrammazione dei fondi strutturali si potrebbe lavorare non più per il trasferimento finanziario, che è quello che ha dato la parcellizzazione, ma avviare una trattativa in Europa per ottenere la cosiddetta fiscalità di vantaggio. È una partita da giocare».
Capitolo turismo, ritiene giusto incentivare e quindi pagare anche in questo settore chi gestisce i fondi sulla base dei risultati ottenuti?
«Innanzitutto bisogna rivedere gli strumenti che sono in campo. Serve una normativa chiara che definisce la valutazione del risultato e celerità della spesa. Nelle procedure ordinarie, questa è la mia proposta, bisogna inserire anche dei riferimenti di carattere straordinario come quello dei commissari ad acta. Io credo molto in questo strumento per definire modalità e tempi di un intervento. Si risolve il problema autorizzativo, e quindi si ha la possibilità anche di valutare il risultato».
Il ministero della Salute ha stanziato circa 6 miliardi per l’Università. È d’accordo anche qui nel dare queste risorse alle università che sulla base di risultati misurabili, siano in grado di dimostrare il raggiungimento di determinati traguardi?
«Soprattutto sull’alta formazione e sulla ricerca, la meritocrazia è essenziale. Su questo ci colleghiamo al governo, con il nuovo provvedimento del ministro Gelmini che si fonda proprio sulla meritocrazia, sul risultato. Premiamo i ricercatori su base degli indici di riferimento internazionali: so qual è la mia classifica e quello che produco, e questo deve essere il punto di riferimento. Ovvero: basta con tutti questi falsi concorsi falsi».
Capitolo criminalità. Quali proposte intende mettere operativamente in campo per rafforzare la sicurezza nelle città?
«Sul fronte della lotta alla grande criminalità, bisogna avere tolleranza zero. Per fortuna abbiamo in questo caso un governo che i camorristi li arresta che confisca i beni. Si è fatto un piano straordinario per la criminalità con dieci punti importantissimi e su questo dobbiamo metterci in piena sintonia col governo nazionale, che ha prevalentemente le competenze sulla sicurezza. Noi poi dobbiamo affermare la cultura della legalità, e su questo argomento ho sempre detto che la politica non si può dividere. Sono stato il primo e fui attaccato duramente negli anni in cui mi occupavo del ministero dell’Istruzione a dire che bisogna mettere la videosorveglianza fuori alle scuole. Fui attaccato duramente da una parte il sindacato e dalla sinistra. Oggi siano tutti convinti che la videosorveglianza è un baluardo importante. Il problema è che ci sono gli impianti ma mancano i software, altro esempio di cattiva amministrazione».
A proposito della videosorveglianza c’è anche un problema di mancati trasferimenti statali ai Comuni.
«Sulle risorse sono state dette tante bugie, i fondi sono lì, è la Regione Campania che non ha presentato un piano. Il ministro Scajola ha una nota datata 3 febbraio 2010 nella quale la Regione Campania chiede una ulteriore istruttoria per il proprio piano. Cioè la Regione ferma il ministro che vuole assegnarle i fondi.
C’è stata una grande polemica sulle liste pulite. Prima il caso Cosentino, poi il caso Conte. Stessa domanda fatta a De Luca: è sicuro e garantisce che è stato fatto tutto il possibile per avere liste pulite.
«Per quello che è a nostra conoscenza, sì. Su Conte è ben noto a tutti che si è trattato di un’azione fatta di nascosto senza che ci sia stata la possibilità purtroppo di intervenire. Noi non firmiamo le liste ma i singoli contrassegni e i simboli. In ogni caso ho detto che quei voti non li voglio, e se fossero determinanti rinuncerei alla carica di presidente. Detto questo aggiungo: con chi stava questo personaggio quando era potente? Stava con Bassolino, con De Luca e con Iervolino. È stato 15 anni con loro. Quando è stato condannato in primo grado per associazione a delinquere perché c’erano i voti di un clan napoletano, questi voti a chi andavano? Sono andati a Bassolino e alla Iervolino, al centrosinistra. Per non dire che stava anche nella corrente di De Luca alle primarie…».
Se sarà governatore, avrà a che fare con quella che è considerata una delle peggiori pubbliche amministrazioni italiane. Cosa pensa di fare con la macchina amministrativa della Regione Campania?
«C’è scritto nel nostro programma, che è in rete . vedo che c’è quello di di Ferrero e di Fico, ma non vedo quello del centrosinistra. Vedo solo slogan. Noi intanto chiediamo scusa, scusa del declino di questa regione. Poi diciamo come cambieremo, come riformeremo la Regione. E non è uno slogan. Ogni mattina, dal mio avversario in particolare e dal centrosinistra arrivano una serie di attacchi. hanno una certa ossessione che sta iniziando a preoccuparmi. Io non rispondo con la provocazione, rispondo con i fatti. Serve la forza delle idee e la voglia di cambiare, queste sono le due condizioni essenziali».
Rifiuti, è tornato l’allarme. Qual è il piano della Regione?
«Intanto abbiamo un termovalorizzatore e bisogna farne almeno un altro. Non per forza a Napoli, ma credo che due siano in una logica minima di equilibrio. Poi è chiaro che gli impianti servono in maniera inversamente proporzionale alla crescita della differenziata, che resta una priorità. Il ciclo sta iniziando e va completato, ma nella ultime settimane il problema è stata la raccolta. Cioè un problema dell’assistenzialismo costruito nelle società che hanno troppi dipendenti, quelle nate con assunzioni clientelari e che ora non riescono a pagare gli stipendi perché non c’è un piano industriale. Questa è la fotografia del fallimento del centrosinistra: rifiuti e sanità».
Ci potrà essere una grande agenzia con un numero di addetti precisi che gestisce la Regione?
«Questo è un piano industriale, io però l’ho detto apertamente e lo ripeto: non si può trasferire così in maniera secca le responsabilità alle Provincie senza risolvere il problema del piano industriale, cioè senza un accompagnamento. Da dove prendono le risorse? Cioè, chi deve pagare gli sprechi della cattiva politica, delle assunzioni clientelari? Se dobbiamo pagarli bisogna sapere che c’è qualcuno che ha una responsabilità. Il ministro Sacconi dice che l’amministratore che sbaglia sarà ineleggibile. Io credo che se ci fosse stata questa regola prima, qualche partito avrebbe avuto problemi a fare le liste, in particolare nel centrosinistra».
A proposito di fallimenti e di successi, cosa pensa di Bassolino?
«Salvo per una parte i trasporti e per un’altra quello che abbiamo anche condiviso sul piano nazionale, con le intese istituzionali che facemmo in particolare sull’alta formazione e la ricerca. Tutto il resto è negativo e fallimentare».
Ma lei prenderebbe Ennio Cascetta come assessore?
«Non faccio una questione di nomi. Anzi chiarisco in questa occasione che non ho avuto nessuna richiesta su assessorati. Questo è il nostro programma, e nella squadra ci saranno persone competenti che lo condividono e lo sostengono».
Veniamo al «faccia a faccia». De Luca ha detto di essere disponibile. Si farà e quando?
«Io sono convinto che lui non vuole farlo. Del resto ha avuto tante occasioni. Allora rilancio. Visto che ha individuato nel direttore del Mattino il moderatore del dibattito, io sono pronto: mi faccia sapere dove quando. Stavolta senza scuse per non farlo.
De Luca sindaco sceriffo, uomo solo al comando… Cosa risponde?
«Questa è la comunicazione di Velardi. Lui fa il comunicatore e non deve dire per forza la verità. In questo caso dice una bugia. La dimostrazione è che il mio avversario sindaco ha portato Salerno ad essere tra le 15 città dove c’è minore vivibilità. È un crollo, è un fallimento della politica. Poi sarà sceriffo, ma non lo so, se questi sono i dati. Per il resto come si misura il consenso? Io so che quando ci siamo confrontati alla vecchia maniera con la preferenza unica, nel ’92, io sono stato eletto con circa 40 mila voti di preferenza a Napoli nel Psi. Lui era nel Pci e credo che abbia avuto 6-7 mila voti e non è stato eletto».
Ma De Luca potrebbe pescare voti anche nel centrodestra.
«No, assolutamente non succederà. Lui rappresenta pienamente la continuità con Bassolino e la Iervolino. negli ultimi 15 anni sono stati i tre uomini più potenti in questa regione».

