Fumo nero ed esalazioni. L’inferno del campo rom

7 settembre 2009

I residenti di Scampia: accendono roghi e noi siamo costretti a tapparci in casa

(di Claudia Procentese da Cronache di Napoli)

Si respira a fatica mentre si percorre via Cupa Perillo. La stradina, naturale appendice di viale della Resistenza, che porta al campo rom di Scampia è un ‘serpente’ di immondizia. Una discarica a cielo aperto contenente di tutto e i cui miasmi occludono la gola. Vecchi mobili, cumuli di materiale edilizio di risulta, composti plastici di varia natura, metalli, computer, frigoriferi, televisori, servizi igienici, residui di potatura, materassi, pericolose bombole di gas. Ed amianto: dalle lastre alle canne filmarle in eternit. Scarti a cui qualcuno pensa bene di appiccare il fuoco con lo scopo di ridurne il volume, prima di continuare ad ingrossare la montagnola di rifiuti che si accumula a bordo strada. Sotto accusa sono i nomadi dell’insediamento abusivo, sorto sotto il ponte dell’Asse Mediano, da dove gli abitanti del quartiere a nord di Napoli sono soliti vedere dense colonne di fumo innalzarsi a grande altezza e, sospinte dai venti, diffondersi nelle zone limitrofe. I rom abitano baracche tirate su ai piedi del cavalcavia per il raccordo della Tangenziale e che ne impediscono, da vent’anni, l’apertura dello svincolo. Una parte è macedone, l’altra è serbo-bosniaca. Mille e cinquecento persone forse, mai censite. che vivono senza fogne. L’acqua manca da sempre. Non c’è la luce anche se l’utilizzo di altoparlanti nelle lunghe serate fatte di canti e balli fa pensare, a detta dei residenti, ad un allacciamento abusivo alla rete pubblica. E a Scampia, all’imbrunire, scende la nebbia. Una foschia dall’odore acre. L’aria diventa irrespirabile costringendo molti a tapparsi in casa. Tutti i giorni, a partire dal primo pomeriggio, da oltre dieci anni. “Non ne possiamo più. – si sfoga Ferdinando Giordano, presidente del comitato civico ‘Gli affumicati’ di recente costituzione – Le esalazioni sono nocive per la salute di chi le respira dal momento che a bruciare sono sostanze tossiche. Ormai siamo in grado di riconoscere per esperienza anche quello che viene bruciato in base alla puzza. Se, cioè, si tratta di plastica, rame o gomma. E spesso molti di noi hanno sentito un tanfo che spaventa. E’ macabro anche pensarlo, ma se in questo campo non viene mai celebrato un funerale, i cadaveri che fine fanno?”. Segnalazioni al prefetto, lettere al sindaco, incursioni alla locale Asl per rassicurarsi su eventi tali epidemie. Gli oltre trecento firmatari della petizione popolare presentata alle istituzioni le hanno provate tutte. “Ma nulla, finora convivenza è divenuta insostenibile. Tollerare non significa accettare le condizioni igienicamente ed umanamente assurde in cui vivono i nomadi di un accampamento che non è mai stato regolarizzato ed in cui mancano servizi essenziali come acqua, luce e fogne. Prima di parlare di integrazione dobbiamo bonificare l’area, renderla dignitosamente vivibile”. T vigili del fuoco, intanto, la cui caserma è a 150 metri di distanza, vengono continuamente allerta-ti per lo spegnimento dei roghi di immondizia, ma spesso hanno difficoltà ad intervenire per i fumi generati all’interno del campo. Le resistenze da parte dei rom, infatti, hanno costretto diverse volte i caschi gialli a chiedere la scorta della polizia per introdursi nell’insediamento.

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