Gli assediati fanno saluto il romano “Ma noi continuiamo a lavorare”
(di cri. z. da la Repubblica Napoli)
Quando il corteo dei 5000 passa da via Salvator Rosa, i ragazzi di CasaPound salgono sul tetto del convento occupato. Sono otto, forse dieci, tutti con le maglie nere. E tutti insieme alzano il braccio destro in alto. Saluto romano. Saluto di sfida, dall´alto di Materdei. I cinquemila entrano in fibrillazione. I cori si rinforzano. Gli sguardi sono tutti al tetto del convento. La polizia blinda la salita e costringe il corteo a proseguire dritto. I ragazzi sul tetto insistono. Si tolgono le maglie e le sventolano contro il cielo. Bandiere nere. È l´unico gesto di sfida. L´unica reazione. Nessun contatto fisico. Solo le braccia alzate che sovrastano le bandiere rosse.
Quelli di CasaPound si definiscono i “bravi ragazzi” e vogliono dimostrare di esserlo proprio oggi. Soprattutto oggi. Mentre per il quartiere sfilano i centri sociali, gli studenti, la rete antirazzista, dietro il portone del Convento di salita San Raffaele CasaPound stucca le pareti del cortile: «Stiamo sistemando almeno l´entrata – dice Giuseppe Savuto, responsabile provinciale del movimento – In questi giorni, per motivi di ordine pubblico, siamo rimasti chiusi dentro, ma l´idea è quella di organizzare un grande pranzo e invitare la gente del quartiere la settimana prossima, per fare conoscenza. Vogliamo spiegare loro i nostri progetti e siamo pronti a rispondere a qualsiasi domanda». La porta del convento intanto rimane sprangata. In alto una bandiera italiana. Sui gradini solo Savuto: «Non siamo stati noi a salire sui tetti, sarà stato qualcuno del palazzo accanto. Tanta gente del quartiere è con noi».
Salita San Raffaele, dal mattino presto, è stata blindata dalla polizia. Chiusi i due accessi dalle camionette. Gli ingressi guardati a vista. Sono le 15. Ormai la manifestazione è terminata. Ma l´eco degli scontri arriva fino alle porte del convento. «Abbiamo saputo che hanno sfidato la polizia. Ce lo hanno detto gli abitanti del vicolo», dice Savuto. Indossa una polo nera, con lo stemma di CasaPound Napoli. Il portone si apre. L´atmosfera nella strada blindata è tranquilla. Sulla soglia escono in dieci. Tutti uomini. Diciotto, vent´anni. Tutti con maglie nere. Alcuni indossano le mascherine anti polvere. «Stiamo facendo i muratori, per recuperare questo palazzo abbandonato da tutti per anni», dicono. Nell´androne sacchetti di cemento, secchi e cazzuole. «Per noi è una normale giornata di lavoro» aggiunge Savuto. «Abbiamo presentato anche in Comune lo Statuto della nuova associazione Hmo, dalla frase di D´annunzio Hic manebimus optime. È un´associazione territoriale e per la promozione sociale». E i ragazzi sulla soglia aggiungono: «Nessun riferimento alla storia o al passato. Solo i nostri progetti per lo stabile e per la città. Perché noi vogliamo guardare avanti».
Ma il quartiere? Il quartiere sta a guardare gli uni e gli altri. Indifferente. «Sì, il monastero è stato occupato, ma a me non interessa. Se prima non c´era niente e ora ci fanno qualcosa va bene così. Stiamo a vedere, tanto nel migliore dei casi non succederà niente di niente», dice Nunzia che abita in un basso proprio in salita San Raffaele. «Qui abbiamo tanti problemi, il lavoro che manca, la camorra, il quartiere abbandonato a se stesso – si adombra un anziano affacciato alla finestra in piazzetta Materdei, mentre il corteo sfila – Questi gridano contro i fascisti, quelli hanno occupato un convento e si fanno le battaglie tra di loro e noi? Chi ci pensa a noi?».

