Il centro storico non è un presepe
(di Giovanni Laino da la Repubblica Napoli)
È ripresa la campagna di presentazione del Programma Integrato Urbano (Piu) per il centro storico redatto dal Comune con il finanziamento europeo di circa 240 milioni di euro. Martedì 15 settembre vi è anche la scadenza per presentare le manifestazioni di interesse con cui singoli e organizzazioni possono suggerire integrazioni o altre iniziative da inserire nel programma.Questa politica pubblica presenta diversi profili critici: le modalità di comunicazione istituzionale adottati dal Comune che in realtà non consentono una reale partecipazione; il grado di reale fattibilità e cantierabilità di molti interventi inseriti nell´elenco.
Fra i diversi aspetti problematici intendo mettere in luce un carattere critico di fondo del programma: si tratta di un insieme di interventi fisici che da soli, in assenza cioè di una batteria di seri progetti per servizi sociali, non miglioreranno la qualità della vita in città .
La filosofia di fondo che ispira il programma è antica: la riqualificazione dello spazio, ottenuta con il recupero edilizio degli edifici, avrebbe un potere di rigenerazione che a cascata trascinerebbe una serie di effetti virtuosi per la qualità della vita e l´economia locale. A lato di tutto ciò, con qualche spicciolo, si finanzieranno un po´ di attività sociali, magari anche caritatevoli.
Tale visione da tempo è risultata sbagliata, ma il partito trasversale dei finanziamenti alla pietra è potente. In verità credo che l´egemonia culturale di questa impostazione è dovuta anche a una certa inconcludenza delle proposte alternative sui servizi e sulla dinamizzazione economica.
Gli assessori comunali hanno assicurato che vi saranno altre risorse aggiuntive per le iniziative sociali e sul versante delle attività commerciali l´assessore Raffa già sta realizzando sforzi molto apprezzabili ma nell´insieme, per le condizioni in cui si trova il centro storico a Napoli, si è molto distanti da quello che pure si dovrebbe e si potrebbe fare: gli interventi immateriali – innanzitutto quelli sociali – sono comunque la cenerentola delle politiche locali.
Questo non solo in termini di quantità di risorse investite, ma anche in termini di attenzione e cura della progettazione e dell´attuazione di queste attività .
Pensando ad esempio alla disponibilità di alcuni contenitori dimessi o sottoutilizzati nei quartieri del centro storico, che potrebbero essere riattati e destinati ad attività sociali, è evidente la mancanza di una adeguata progettazione delle funzioni da insediare. Un´impostazione innovativa ed efficace dovrebbe far partire insieme lavori di restauro dei fabbricati e attivazione dei nuovi servizi, anche in sedi provvisorie, anche facendo tesoro di realizzazioni che già sono in corso e non vengono mai razionalizzate e stabilizzate. Questo però significa anche attivare competenze idonee per razionalizzare l´esistente, tener conto della sua pluralità , aggregare gruppi ed esperti, puntare su alcuni progetti esemplari. Si dovrebbe, ad esempio, lavorare a un sottoprogramma che individuando nel centro storico edifici dimessi e riutilizzando locali scolastici, preveda una serie di servizi per l´infanzia e l´adolescenza, facendo tesoro anche del meglio di quello che è già attivo.
Sarà meritevole restaurare edifici storici, ripavimentare strade, ma è indispensabile lavorare per e con le persone oltre che sulle pietre.



sempre belle parole ma i fatti???? anche voi chiusi in quei dipartimenti con il vostro stipendio assicurato ma fatevi un paio di conti in tasca e lasciate spazio