Il fratello di Claudio Miccoli: non ripetete vecchi errori

29 novembre 2009

(di Dario Del Porto da la Repubblica Napoli)

Quarant´anni fa cominciò così, con qualche scaramuccia isolata. «Poi accaddero fatti enormi che radicalizzarono lo scontro – ricorda lo psicologo Oscar Nicolaus – oggi queste nubi all´orizzonte non si vedono. Ma bisogna stare attenti perché basta poco e le cose possono avvitarsi su se stesse».
Chi ha vissuto la stagione nata dal ´68 non assiste tranquillo alla contrapposizione fra i ragazzi di CasaPound e i promotori della Rete antifascista che si fa ogni giorno più aspra e più violenta. «Quell´esperienza mi ha insegnato molte cose – dice Nicolaus – è stata una grande scuola di vita e di costume. Ho imparato anche a riconoscere pensieri e idee fanatiche e a trovare un antidoto al fanatismo di cui ero portatore. In casi del genere, il rischio che da un rogo apparentemente isolato possa svilupparsi un incendio più esteso esiste sempre», sottolinea lo psicologo. Ed è d´accordo il maestro di strada Marco Rossi-Doria: «Quella era certamente un´altra epoca – argomenta – ma siccome la storia, come diceva Marx, si ripete prima in tragedia, poi in farsa, non si possono escludere focolai farseschi».
Il contesto storico e politico è dunque molto diverso, il sentiero da percorrere appare però ugualmente stretto e irto di ostacoli. «Prima di avvolgerci nelle spirali dei dogmatismi reciproci sarebbe meglio comprendere il senso della posizione di ciascuno – avverte Nicolaus -. Per quanto mi riguarda non conosco dall´interno la realtà di CasaPound, non so se è frequentato solo da fanatici di destra o se al contrario ospita anche culture interessanti. Ma abbiamo alle spalle un passato di scontri e di lutti che dovrebbe invitarci a ripensare le modalità di confronto». Ammette, Nicolaus, che «certi discorsi quando hai vent´anni non si ascoltano neppure» e senza saperlo con queste parole richiama alla memoria la tragedia di Claudio Miccoli il ragazzo, pacifista e ambientalista, che aveva vent´anni, appunto, quando fu massacrato da quattro fascisti con i quali aveva tentato invano di dialogare prima di essere colpito a morte. Era il 30 settembre del 1978 e anche se sono passati più di trent´anni da quel delitto il fratello Livio, che in ricordo di Claudio ha istituito un comitato e aperto un sito internet, invita a non sottovalutare gli eventi di questi giorni. «Claudio era una persona che tentava di dialogare con tutti, questo è l´insegnamento che ci ha lasciato. Si disse che era stato ucciso perché aveva la barba e i capelli lunghi. Quel giorno era scampato a una prima violenza dei fascisti che irruppero in piazza Sannazaro e colpirono un ragazzo solo perché aveva una copia di “Lotta Continua” fra le mani. Andarono via tutti, Claudio invece pensò di tornare sui suoi passi. Solo e disarmato andò incontro a un gruppetto di quattro fascisti con bastoni e coltelli. Provò a parlare con loro e fu aggredito a bastonate».
La dolorosa esperienza personale non impedisce a Livio Miccoli di analizzare con lucidità le notizie che arrivano da CasaPound e dintorni: «Essere antifascisti significa essere italiani. È scritto nella Costituzione. Ma essere antifascisti non può voler dire adottare i metodi del fascismo. In nessun caso. Voglio essere ancora più chiaro: alla violenza fascista non si può rispondere con violenza antifascista». Ma allora come si può evitare che la spirale dell´odio finisca per degenerare in maniera irreparabile oggi come accadde allora? Rossi-Doria indica la via della mediazione come unica soluzione possibile: «CasaPound deve dimostrare di non essere violenta e gli altri devono capire che i problemi della città non possono essere trascurati a causa di questioni ideologiche». Secondo Oscar Nicolaus «devono essere gli adulti a intervenire. Tocca a loro farsi promotori delle iniziative in grado di svelenire il clima. Un assessore ad esempio potrebbe attivarsi per organizzare un incontro e promuovere un chiarimento. Poi potrà anche esserci qualcuno che rifiuterà di partecipare, ma almeno un pezzo di strada sarà stato fatto».
E alle istituzioni si rivolge Livio Miccoli. «Quando c´è un vuoto, come per una legge fisica, tende a riempirsi. Se il vuoto è istituzionale, i ragazzi agiscono da soli e possono commettere errori. Personalmente ritengo che questi giovani, se non si comportano male, non dovrebbero proclamarsi fascisti. Ma un intervento deciso, determinato, da parte delle istituzioni è indispensabile. Tocca a loro, non ad altri intervenire. In che modo farlo – prosegue – non dobbiamo essere noi a stabilirlo. Ma non possono restare fermi. Tanto per cominciare, si dica chiaramente se le occupazioni, di destra come di sinistra, sono legittime o meno. Un ritorno alla violenza di quegli anni drammatici non si può escludere – ragiona Miccoli – ma ciò può accadere se lo Stato rinuncia a recitare il ruolo che gli compete e si lasciano i ragazzi a vedersela fra loro. Io però spero proprio che questo non succeda, che la città e il Paese non si ritrovino a vivere momenti come quelli che speravamo di esserci lasciati per sempre alle spalle. Ma no, non andrà così. Questi ragazzi mi sembrano disposti a ragionare. L´importante è che non siano lasciati soli».

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