Il successo gli rovina la festa. E i nemici se li ritrova in casa

6 novembre 2009

(di Peppino Caldarola da il Riformista)

Peppino Caldarola

Peppino Caldarola

Forse in queste ore Di Pietro rimpiange i tempi in cui era solo. Il successo gli sta rovinando la festa. Quando abbandonò incomprensibilmente la magistratura la politica gli fece ponti d’oro. Berlusconi, tramite Previti, gli offrì un ministero nel suo primo governo. An lo corteggiava considerandolo affine nella visione politica. D’Alema lo parlamentarizzò offrendogli il collegio nel Mugello lasciato libero da Pino Arlacchi che oggi è senatore dell’Idv. Poi arrivò l’avventura nel primo governo Prodi interrotta da un’inchiesta che finì in una bolla di sapone. Il primo Di Pietro era un girovago in attesa di collocazione. In poco tempo la rendita di posizione dei suoi anni d’oro di Mani Pulite si stava esaurendo e l’ex pm capì che doveva mettersi in proprio.

Fondò il suo movimento raccattando scontenti di tutti i partiti. Con un gruppo di fedelissimi, in primo luogo l’irriducibile Silvana Mura, mise in piedi un partitino che lo costrinse a girare in lungo e in largo tutta l’Italia. I grandi partiti lo rifiutavano, nell’Ulivo venne accettato a malincuore. Persino durante il “biennio rossiccio” quando imperversavano la Cgil di Cofferati e i girotondi di Moretti il povero magistrato sembrava l’anatroccolo nero.

Le file dell’Idv intanto si ingrossavano di riciclati di ogni tipo. In poco tempo Di Pietro mise insieme un’armata Brancaleone che non guardava tanto per il sottile. Il modello era “mastelliano”. Un partito con qualche voto al Nord ma che cercava di insediarsi al Sud nel mondo degli esclusi dalla politica. La seconda esperienza di governo, sempre con Prodi, lo riportò al centro della scena per le diatribe con il suo omologo di Ceppaloni. Sarebbe rimasto a lungo un pesce pilota, quello che segue nel suo viaggio i grandi cetacei e si ciba dei loro avanzi, se non fosse successa una situazione nuova e non fosse apparso all’orizzonte un nuovo leader.

La terza vittoria di Berlusconi convince un’area elettorale del centro-sinistra, in cui Repubblica regna sovrana, che è arrivata l’ora dell’attacco frontale. I temi giustizialisti riprendono il sopravvento non dalla porta secondaria dei girotondi ma dal portone d’ingresso delle forze antiberlusconiane che contano. L’arrivo di Veltroni alla guida del Pd gli offre l’occasione di svolgere il ruolo del king maker del partito a semi-vocazione maggioritaria. Veltroni lo nomina alleato privilegiato, gli presta un paio di uomini per formare il gruppo parlamentare, Touadì e Giulietti, e lo rimette in corsa. Nel frattempo l’Italia dei valori comincia a gonfiarsi. Arriva gente di ogni tipo, come ne è arrivata tanta nel passato, basta pensare al senatore De Gregorio. Arrivano anche ex dc come Pino Pisicchio, che nelle elezioni baresi che portarono alla vittoria Michele Emiliano si era battuto contro l’ingresso in politica dell’ex magistrato.

Veltroni dura poco e si dimette. Il Pd non sa che pesci prendere ed inizia la nuova stagione d’oro di Di Pietro. Quel mondo giustizialista che affolla i giornali, le università, le tv, per non parlare dei tribunali si toglie la puzza sotto il naso e lo incorona. Qualche incidente di percorso sembra frenarlo come nel caso del figlio Cristiano impegnato ceppalonianamente in una storia di raccomandazioni e di appalti. Tuttavia Di Pietro resiste. È lui il taxi che l’armata degli antiberlusconiani “duri e puri” è costretto a prendere per entrare nell’agone politico e soprattutto per lavorare ai fianchi un esausto Pd. Il voto europeo gli regala un trionfo e una disgrazia. Il trionfo sono i voti, la disgrazia è Luigi De Magistris.

La new entry della magistratura in politica è un uomo ambizioso, con buoni rapporti con il sistema dei media, una vasta popolarità che viene da inchieste clamorose mai condotte a buon fine. Dietro De Magistris si colloca Paolo Flores D’Arcais che da anni cerca la leva per sollevare il mondo. Dalle colonne di Micromega parte l’attacco più duro al mondo di Di Pietro. In poche ore il reuccio di Montenero di Bisaccia si trova in braghe di tela. L’elenco degli “intrusi” che militano nel suo partito è impressionante. La “questione morale” agitata contro gli avversari sconvolge la bolla elettorale dipietresca. Il partito ne viene scosso profondamente. La stessa gestione padronale dell’Idv è messa in discussione. Non c’è ex amico o ex alleato di Di Pietro, basti pensare a Veltri, Giulietto Chiesa e Occhetto che non metta in luce la famelicità dell’ex pm quando si parla di finanziamenti pubblici. Tutta l’argenteria è in mano a lui e a Silvana Mura. I giornali di destra scrivono di speculazioni immobiliari. L’Italia dei valori cresce percentualmente come un partito di medie dimensioni ma dal punto di vista finanziario-amministrativo è sempre un’impresa familiare.

La nuova stagione antiberlusconiana porta nuovi voti a Di Pietro ma gli fa perdere il comando dell’area. A mano a mano che il campo viene occupato dal gruppo “Repubblica” si capisce che per Di Pietro sta iniziando la stagione del declino. Si apre, è la storia di queste ore, un nuovo scontro senza precedenti. La politica non c’entra. C’è qualcuno, come il capogruppo alla Camera Donati, che non ama le polemiche con il Quirinale, ma non è questo il centro della contesa. I “rinnovatori” dell’Idv sollevano il tema delle infiltrazioni nel partito. Luigi De Magistris parla di un punto in comune con Di Pietro – la difesa della Costituzione – ma non mette a tacere le voci su una sua ambizione di sostituire il collega più anziano. Di Pietro intanto svolta a sinistra e stabilisce un patto con Ferrero, leader della dimezzata Rifondazione comunista, su temi sociali che non erano mai comparsi nella sua piattaforma politica. Anche Rutelli trova qualche aggancio nell’Idv e forse si porta nel suo nuovo movimento un paio di parlamentari legati a Pino Pisicchio. Beppe Grillo continua a raccogliere consensi nella stessa area giustizialista e Il Fatto di Travaglio e Padellaro non rilascia deleghe. Il rospo si è gonfiato troppo ma per molti è rimasto rospo. Di Pietro è un combattente vero, ma sopravviverà alla guerra civile che gli sta scoppiando in casa?

Condividi:
  • Print
  • email
  • RSS
  • Facebook
  • Technorati
  • Diggita

Tags: ,

Comments are closed.

PODCAST

Link Sponsorizzati

Napolionline.org, prima di pubblicare foto, video o testi ricavati da Internet, compie tutte le verifiche possibili al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti d'autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare eventuali errori nell'uso di materiale riservato, scriveteci a info@napolionline.org : provvederemo all'immediata rimozione del materiale lesivo del diritto di terzi